Psicosi femminile tra le pagine di Umezu, re del manga horror

di Ali Raffaele Matar

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Kazuo Umezu

Ormai da decenni, l’universo di appassionati dell’orrore aguzza gli occhi quando si parla di horror giapponese. L’adorazione per pellicole di registi del calibro di Tsukamoto Shinya, Miike Takashi, Nakata Hideo e Sion Sono, si affianca non di rado al desiderio di riscoprire gemme del passato, più appetibili per i veri cultori del genere. Questa stessa fetta di pubblico amante del cinema dell’orrore troverà pane per i propri denti con le storie di quello che è stato – e lo è senza dubbio ancora – l’impareggiabile re del manga horror: Kazuo Umezu (conosciuto anche come Umezz).

Figlio della generazione dell’anteguerra, classe 1936, Umezu ha debuttato nel mondo del fumetto negli anni cinquanta, accompagnandosi al cammino di altre leggende dell’age d’or del manga come Tezuka, Mizuki e Ishinomori, specializzandosi nella nicchia del macabro. A vederlo oggi in carne ed ossa, Umezu, vestito ossessivamente alla “Where’s Wally“, con quella lunga maglia a strisce bianche e rosse e il sorriso perennemente stampato sul volto, tutto pare meno che il padrino dell’horror giapponese.

Umezo è, invece, un personaggio iconico che ha ispirato vecchie e nuove leve di artisti, sceneggiatori e registi dell’orrore, disturbando il sonno di generazioni di lettori. Il fumettista horror Junji Ito, per citarne uno, autore di Gyo e Uzumaki, si è sempre dichiarato un grande appassionato di Umezu. E, come lui. molti altri autori di horror e non.

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Una tavola di “Baptism”

Così, oggi, per la logica secondo la quale non si può comprendere il presente senza conoscere l’arte di ieri, l’editore perugino Star Comics rende fruibili ai lettori italiani le opere di Kazuo Umezu nell’apposita Umezz Collection. La collana, inaugurata con il futuristico Io sono Shingo (in sette tomi), ha raggiunto il suo picco con la pubblicazione della trilogia di Baptism e Orochi, entambe opere degli anni Settanta, un periodo molto prolifico per l’autore, che comprende anche un altro suo grande manga, Aula alla deriva (in Italia pubblicato da 001 Edizioni).

Sarebbe riduttivo, però, considerare le opere di Umezu come dei meri divertissement del brivido. Un capolavoro come Baptism, così come alcune delle storie contenute in Orochi, celano tra le proprie pagine un’analisi della complessa psicologia femminile. Vanità, invidia, ossessione per il fascino e l’apparenza fisica portano le donne ritratte da Umezu a diventare perfide vendicatrici senza scrupoli.

L’attrice protagonista di Baptism, per esempio, impazzisce quando nota allo specchio che il suo volto inizia a riempirsi di macchie e rughe, comunissimi segni dell’età che avanza. Rifiutandosi ad accettare il cambiamento corporale, decide che l’unica soluzione è quella di partorire una bambina immacolata, farla crescere sana per poi… Impossessarsi del suo corpo da adolescente, tramite uno scambio di cervelli.

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La copertina del secondo volume di “Orochi” edito da Star Comics nella Umezz Collection

Il manga offre più livelli di lettura e non si ferma unicamente allo scambio di cervelli tra madre e figlia, proponendosi come una riflessione sul senso stesso della maternità e della creazione. La battuta finale dell’ultimo volume recita difatti questo interrogativo: «Cos’è Dio per l’uomo? Cos’è l’uomo per Dio? E cos’ha dato Dio all’uomo?».

Simili tematiche vengono trattate in Orochi, dove le prime storie della serie, legate fra loro dalla presenza dell’omonimo personaggio del titolo, narrano dell’ossessione femminile per la bellezza effimera e il desiderio di assicurarsi un buon partito per il proprio avvenire, interrogando il lettore su questioni filosofiche e identitarie, che travalicano il confine del horror tradizionale, realizzato solo per spaventare o stuzzicare chi legge.

Che si sia voluto cimentare nello studio della psicologia di alcune donne estreme o che abbia preso spunto dall’archivio folkloristico nipponico, ricco di spaventose figure femminili, la bravura di Umezu si ravvede non solo nelle sue storie profonde ma anche nelle sue illustrazioni. Quelle in bianco e nero hanno spesso contrasti grafici che rimandano al sofisticato cinema muto degli anni trenta. Splendide come quelle a colori, stampate da Star Comics nei volumi della collana Umezz Collection.

Articolo originariamente pubblicato su Diari di Cineclub 93 e qui riproposto in una versione editata.

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