Non si cresce per magia. Intervista a Rachele Aragno

di Gianluca Grisolia*

rachele aragno intervista melvina e il dono del serpente

Melvina è tornata. La rossa occhialuta creata da Rachele Aragno, protagonista di un graphic novel per ragazzi (e non solo) pubblicato nel 2019, continua la sua avventura nel mondo di Aldiqua in un nuovo volume dal suggestivo titolo Melvina e il dono del serpente (Bao Publishing). Ora però è una giovane adolescente scontrosa e problematica, intenta a fronteggiare non solo i complotti di creature magiche, i pericoli di mondi incantati e le tensioni con i suoi amici più cari, ma anche i suoi stessi fantasmi interiori. Che, come sappiamo, possono fare molta più paura di quelli che fluttuano per aria infestando case e spaventandone gli abitanti. Per capire meglio cosa sia successo a Melvina, abbiamo pensato di sentire la sua autrice e di farci raccontare un po’ l’evoluzione del suo fiabesco alter ego cartaceo.

Melvina è cresciuta, ma ha anche attraversato una pandemia. E diversi sono i riferimenti, in questo secondo volume, che rievocano le psicosi del nuovo coronavirus. Penso alla difficoltà della protagonista a respirare, alla sindrome che porta gli abitanti di Aldiqua a non sentire i sapori, alle docce di vapore per eliminare i germi… Com’è stato scrivere un seguito in questo scenario?

Molto particolare, sicuramente. Ho avuto più tempo a disposizione per pensare alla storia e ai personaggi ma soprattutto per fare un viaggio, profondo e non sempre facile, dentro di me. In realtà questo libro è nato dalla necessità di raccontare un preciso momento della mia vita. Ho sofferto di anoressia nervosa, anni fa, che mi causava fortissimi attacchi di panico (da qui la difficoltà di Melvina a respirare) e che mi ha fatto rischiare davvero grosso.

Era necessario, per me e per la protagonista, affrontare di nuovo quel preciso momento e farlo con una rinnovata consapevolezza, con lo sguardo dolce di chi ha deciso di perdonarsi e andare avanti, ma anche con la stessa crudezza e verità che provavo allora. La pandemia ha giocato un ruolo fortissimo nella stesura, un mix che ha reso questo nuovo libro così tanto speciale per me.

Come sempre, con Melvina il lettore si prepara a leggere una storia fantasy e finisce per riflettere su problematiche fin troppo reali. Nella prima storia si affrontavano i temi del lutto e della perdita, qui si prende coscienza della difficoltà di crescere, di accettarsi per ciò che si è, di volersi bene fisicamente. Quanto è stato esorcizzante scrivere e disegnare questo secondo capitolo?

Oltre che esorcizzante, direi terapeutico. Mi sono ritrovata spesso, nel momento esatto in cui disegnavo alcune scene, con gli occhi lucidi o con la sensazione di aver lasciato andare un macigno pesantissimo che era legato al mio corpo. Credo sia normale, quando si parla di sé stessi o si descrivono situazioni pesanti del passato che ci hanno fatto soffrire, sentirsi quasi sollevati nel momento in cui ci raccontiamo, quando alleggeriamo il nostro carico emotivo e condividiamo con altri un dolore che pensiamo unico e solo nostro.

Il titolo del nuovo libro è Melvina e il dono del serpente. E viene da pensare che la stessa protagonista nell’avventura abbia un po’ la natura del serpente, sia per l’inedito lato oscuro che mostra, sia perché, proprio come il famoso rettile, sembra avere la necessità di cambiare pelle. È così?

Melvina è cresciuta e, crescendo, ha imparato a confrontarsi con la vita. Quando si esce dalla bolla dell’infanzia, ci si scontra con un muro fatto di nuove scoperte. In primo luogo della scoperta di un corpo che cambia, di emozioni esplosive nuove, di rabbia, angoscia, gioia estrema. Gestirle non è mai facile, figuriamoci a quell’età in cui tutto è avvolto da un pesante panno fatto di paure. Uscire indenni dall’adolescenza non è scontato e così si finisce per diventare un po’ nemici di noi stessi, chiudendoci, interiorizzando, tenendo dentro qualcosa di corrosivo e grande che, prima o poi, uscirà fuori e ci morderà, chiedendoci il conto di tutto. Proprio come un serpente.

C’è una sequenza di questo secondo volume a cui sei particolarmente legata e che puoi descriverci senza spoilerare troppo?

Penso che sia il momento dello specchio. In quelle pagine, senza parole, c’è tutto il significato del libro. Tutto quello che volevo dire è proprio lì.

Immagino che, come tutti, tra lockdown e autoreclusioni, avrai aumentato le visioni e le letture. C’è qualche film, serie o fumetto di nuova produzione che ti ha particolarmente colpito, in questi ultimi tre anni?

Guardo e leggo moltissime cose horror, è in assoluto il mio genere preferito. Ma quest’anno sono stata una fruitrice onnivora e mi sono innamorata di The French Dispatch (Wes Anderson è, insieme a David Lynch, Guillermo Del Toro, Robert Eggers e John Carpenter, tra i miei registi preferiti), Sir Gawain e il Cavaliere Verde e alcune serie coreane come Sweet Home e Squid Game e Nightmare Alley. Ho letto anche molti libri come Piranesi, La casa sul mare celeste… e me ne sto dimenticando di sicuro altri. Ma questi due anni sono sembrati davvero lunghissimi!

Prossimi progetti, con e senza Melvina?

Al momento ho finito di illustrare un libro per ragazzi, sto lavorando a un nuovo progetto per Dark Horse e a un altro, insieme a Bruno Enna, per Métamorphose, collana diretta da Barbara Canepa per la casa editrice francese Delcourt-Soleil. Poi a breve comincerò a lavorare al soggetto per il nuovo libro per BAO Publishing e dovrei avere qualche altro progetto in cantiere che, spero, si realizzi.

*La versione integrale di questa intervista è disponibile sul mensile Fumo di China 317, ora in edicola, fumetteria e online.

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