“Lightyear” torna a farci volare

LightyearLa vera storia di Buzz è il ventiseiesimo film degli Studi Pixar è anche quello dell’atteso ritorno in sala. A causa della pandemia e per incomprensibili scelte commerciali (che hanno favorito i lungometraggi Disney), gli ultimi tre film targati Pixar – Soul, Luca e Red – non erano infatti stati distribuiti al cinema. Il grande schermo sembra però il luogo perfetto per godersi questo spin-off della saga di Toy Story, caratterizzato da azione, spettacolo e intrattenimento. 

L’idea alla base di Lightyear è intrigante: nel 1995 un bambino di nome Andy, il primo proprietario dei giocattoli protagonisti di Toy Story, va al cinema a vedere un film animato avente per protagonista Buzz, uno space ranger, da cui ebbe origine la nota action figure. Quel film è proprio quello che stiamo guardando noi e racconta la storia di un uomo, Buzz, che a causa di un suo errore porta la colonia terrestre a rimanere bloccata su un pianeta ostile. Nel tentativo di trovare la formula giusta del cristallo che permetterebbe loro di tornare a casa, Buzz viaggia nel tempo, fino a trovarsi in un futuro pericoloso e incomprensibile.

Il primo elemento di forza di un film come Lightyear è proprio la sua natura metacinematografica, con il suo modo di uscire dalla quarta parete e coinvolgere lo spettatore, che diventa parte integrante di un universo mediatico ormai entrato nella storia. Il film su Buzz è stato visto da Andy (e presumibilmente da Bonnie), ma anche da noi, che probabilmente abbiamo i giocattoli di Buzz (ma anche di Woody & co.) non per il film Lightyear ma per il film Toy Story. C’è quindi un fil rouge vibrante che collega tutte queste storie e questi universi mediatici e che pone l’operazione Lightyear al di fuori del singolo film ma lo colloca in un universo molto più complesso e affascinante.

Lightyear è un film immerso nel citazionismo, che vive di riferimenti e assorbe gli elementi grafici, narrativi e visuali di altre opere di fantascienza quasi per ripercorrere la storia di questo genere. Dentro Lightyear ci sono Alien, 2001: Odissea nello spazio, Terminator, Star Wars, Metropolis di Fritz Lang, Interstellar, persino gli space marine di Warhammer. In virtù di questo, Lightyear è una pellicola che sottrae contenuto in favore dell’intrattenimento e quindi è più essenziale e meno elaborata di un Inside Out o di un Soul, ma anche tematicamente meno incisiva di un Red, per citare alcuni titoli più o meno recenti. 

Questo non significa che Lightyear non abbia un nucleo tematico centrale. È la storia di un eroe che scopre la fragilità del suo ruolo e la sua drastica solitudine. Nel costante tentativo di farsi prodromo eroico, Buzz si scontra con la retorica a esso legata, e così emerge la consapevolezza che l’idea di eroe, legata soprattutto alla narrazione (soprattutto statunitense) del Ventesimo secolo, è ormai obsoleta e superata. L’eroe per come ci era stato proposto era rigorosamente uomo, etero, non aveva bisogno di una squadra, poteva rinunciare alla felicità di una famiglia, di un amore, non accettava il fallimento e aspirava alla perfezione. 

Il Buzz di Lightyear si scontra letteralmente contro questa idea di eroe e si ritrova costretto a ripensarla e, di conseguenza, a ripensarsi. È un concetto alla base della politica idealistica di Pixar (e Disney), che infatti integra la storia con elementi queer e multietnici. È tutto molto interessante, ma a farne le spese è l’incisività e la prevedibilità della storia, che non trova il giusto equilibrio con gli elementi concettuali, come invece succedeva nei migliori film Pixar.

Certo, Lightyear è un film in cui a spingere sull’acceleratore è il desiderio di intrattenere, di divertire, di emozionare e coinvolgere. Ma, soprattutto, è un film che è del tutto teso alla costruzione di una mitografia: per chi ha amato Toy Story (o per chi ha giocato con i giocattoli) ci si ritrova in un mondo che si conosce già, fatto di frasi, personaggi, riferimenti già noti ma che ora acquisiscono un ulteriore senso, una collocazione significante. Insomma, Lightyear è l’ulteriore tassello di un universo immaginifico e creativo, di un ponte che collega il mondo adulto con l’infanzia.

Qui c’è il trailer

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