I mondi impossibili di Escher

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Escher: Mondi impossibili si propone come una sfida pericolosa sia sul piano narrativo sia su quello iconografico e meta-visivo, in quanto il soggetto della narrazione è quel Maurits Cornelius Escher, artista incisore olandese protagonista singolare ed eccentricamente inimitabile dell’arte surreale e fantastica del Novecento.

Progettato dallo sceneggiatore Lorenzo Coltellacci (Un singolo passo) insieme al visual designer Andrés Abiuso, qui alla sua opera prima (o almeno credo, vista l’assenza nel volume delle consuete note sugli autori), il libro si propone di costruire due piani narrativi, uno biografico e l’altro fantastico-avventuroso, che troveranno poi naturalmente una sintesi finale. Al loro interno riescono a convivere strategicamente molti richiami diretti e indiretti alle opere dell’artista, dai personaggi alle scenografie e alle atmosfere, a volte in modo funzionale, sia nella veste del racconto biografico sia in quella della narrazione che l’accompagna, grazie all’uso intelligente della vecchia tecnica emozionale della “viratura” dei colori esplorata con sagacia dal cinema muto, e in altre attraverso richiami più squisitamente decorativi e iconicamente allusivi.

La scelta del plot narrativo in Escher: Mondi impossibili, anche se non straordinariamente innovativo e intrinsecamente logicamente obbligato, non permette spoiler. Comunque la costruzione nel complesso regge, nonostante alcuni passaggi tra il forzato e l’ingenuo che si riverberano anche a livello dei dialoghi, a volte inusitatamente tautologici. Bisogna però rimarcare che gestire più piani narrativi che si alternano intrecciandosi sempre con lucidità e coerenza non è una sfida semplice, anche tenendo conto del “sentiero” biografico da cui non si può più di troppo deviare. E se si devia bisogna spostarsi su un piano fictionale che deve fare i conti con il maestro dell’illusione e del fantastico come lo è stato Escher. Che ha influito nel nostro immaginario non solo visivo ma anche, come ben raccontato da Ernst Kris e Otto Kurz in La leggenda dell’artista, dell’aspetto “mitico” del personaggio che crea arte.

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Dal punto di vista della realizzazione grafica, fatto salvo che sarebbe stato impossibile chiedere ad Abiuso le capacità tecnico-creative prospettiche e ottiche di Escher, la prova dell’illustratore porta con sé luci ed ombre di un’opera prima. Non tanto per quanto riguarda l’aderenza visiva alla sceneggiatura, ma innanzitutto per la scelta di alcuni “marcamenti” di stile che vorrebbero essere note distintive ma che invece rischiano di diventare dei limiti estetici, ben ammesso che nel fumetto contemporaneo si possa ancora parlare di stili e di modelli estetici condivisi se non in termini assai relativi.

Se tutta la parte più realistica e biografica del novel è ben sorretta da una scelta felice del personaggio Mauk Escher – una sorta di Don Chisciotte nella versione di Gipi, autore quest’ultimo che sembra essere una presenza ispiratrice importante – la parte originale dedicata alla finzione romanzata risulta visivamente più anonima, quasi sottotono sia per la scelta di distinguere nettamente le due narrazioni sia per mancanza di personaggi di difficile caratterizzazione e quindi giocoforza dal risultato visivo molto stereotipico. Le braccia allungate e le mani ingrandite dall’avvicinamento della “camera virtuale” ci rimandano a Martoz, che però compie naturalmente questa scelta grafica in quanto coerente con il resto del suo stile.

Nel caso del nostro giovane autore invece la commistione tra caricaturale e realismo, che risulta per lunghi tratti efficace come stilema personale distintivo, soffre il variare dei campi delle inquadrature, mentre le prospettive “audaci” scelte come cifra visiva incidono strutturalmente sulle armonie anatomiche e sulle forme complessive del disegno. Ma questo è un giudizio estremamente parziale, limitato dalla consapevolezza della particolarità di un’opera dedicata a chi ha fatto dell’inganno ottico il cuore pulsante di un’intera vita artistica. Una poetica visiva dove gli anamorfismi, le metamorfosi, i giochi delle false prospettive che trasformano il bidimensionale in tridimensionale – ovvero la mancanza di profondità in un’illusione solida e le deformazioni delle immagini su superfici riflettenti concave o convesse – sono seme e frutto di un’instancabile ricerca teorica-tecnica ma anche estremamente interiore.

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Ricerca questa che ha attraversato la storia dell’arte sin dalla nascita della prospettiva e che ha accompagnato le strutture delle piccole città medioevali per poi passare alle stampe del bavarese Mair von Landshut alla fine del Quattrocento, dell’esponente del Rinascimento francese Jean Cousin e dei tedeschi Melchior Jamnitzer e Jost Amman durante il manierismo in area germanica. Tutti autori poco conosciuti ma che stanno alla base dei lavori di Escher, per non citare i maestri dell’effetto trompe-l’œil sin dall’epoca romana, le suggestive Invenzioni piranesiane e i giochi ottici dell’arte manierista presenti nelle sperimentazioni del Dadaismo e del Surrealismo sino all’Optical Art.

Ma questo è quello che ci dice la mente di un lettore di fumetti di lungo corso sicuramente un po’ pedante. La letteratura – anche quella disegnata – non può essere però letta solo con la mente, presupponendo che tutti conoscano Escher e le sua straordinaria opera. Esiste un piano che è quello dell’impatto emotivo e delle suggestioni che complessivamente questo libro mette in campo.

Baudelaire diceva che per capire l’importanza di un autore e della suo lavoro il critico doveva partire dal suo pubblico. Ecco, se Escher: Mondi Impossibili troverà un pubblico curioso e disponibile a farsi affascinare da una storia di un artista atipico ed isolato, immerso nelle sue irrinunciabili concettuali, matematiche e logiche fantasie, che ha vissuto come un umanista nordico del Cinquecento durante il Novecento delle dittature e della Seconda guerra mondiale, sfiorando il surrealismo e nel contempo superandolo ampiamente, allora questo progetto emergerà per i suoi pregi e gli eventuali difetti passeranno nel sottoscala.

lorenzo coltellacci andres abiuso

Credo che questa biografia romanzata – non nel senso che ogni vita sia un romanzo ma perché presentata in una modalità circolare, nel continuum tra sogno e realtà – possa davvero essere un piacevole modo per approcciare all’uomo e all’artista Escher. La ricca iconografia escheriana che integra l’apparato grafico di questo graphic novel, intelligentemente citata o abilmente nascosta, è motivo sufficiente per apprezzare l’opera e funziona come irresistibile richiamo alla scoperta o all’approfondimento del lavoro dell’incisore olandese.

Un uomo normale e straordinario, marito e padre, che ha creduto fino in fondo che l’immaginazione fantastica e la realtà percepita percorressero la stessa identica strada, l’una per un verso e l’altro in senso opposto, e che fossero destinate a incontrarsi felicemente. Escher: Mondi impossibili ha il merito di aver aperto una finestra su quel miracolo dell’arte chiamato Escher. Siamo fiduciosi che in molti vorranno affacciarsi.

Escher: Mondi impossibili
di Lorenzo Coltellacci e Andrés Abiuso
Tunué, marzo 2022
cartonato, 144 pp., colore
17,50 € (acquista online)

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