Tatsuki Fujimoto vuole farci dimenticare di essere l’autore di “Chainsaw Man”

Goodbye Eri Tatsuki Fujimoto

A seguito del successo di Chainsaw Man, Tatsuki Fujimoto sembra voler far di tutto per non legare il proprio nome all’universo piuttosto banale e mainstream dei manga fantasy e dei battle shonen, dandosi a fumetti dal gusto realistico e dall’approccio maturo, ricercato. Dopo il già interessante Look Back, Goodbye, Eri è la conferma di questa tendenza. Pubblicato dall’editore giapponese Shueisha ad aprile online sulla app Shonen Jump+, il manga è stato reso disponibile anche al di fuori del Giappone per alcune settimane su Manga Plus.

In Goodbye, Eri Tatsuki Fujimoto affronta il tema della morte, con uno storytelling capace di alternare toni drammatici a passaggi subdolamente surreali. L’autore gioca col lettore, mettendo in scena un racconto fatto di storie nella storia, in cui il piano narrativo principale della realtà dei protagonisti si confonde e si concatena più e più volte con il piano della finzione e dei ricordi dei personaggi.

Il protagonista è Yuta, un giovane che ha realizzato un film amatoriale sugli ultimi momenti di vita della madre, osservandola e filmandola in ogni momento prima che una malattia terminale la portasse via. Quando il film viene proiettato a scuola, fa scandalo tra gli insegnanti e i compagni del ragazzo, a causa di un finale fittizio particolarmente violento. Ricevere reazioni di disgusto e scandalo è uno shock per Yuta, che arriva a meditare il suicidio. In un momento di simile crisi conosce però una ragazza di nome Eri, rimasta affascinata dal video e dalla vicenda. I due inizieranno a frequentarsi, a guardare film insieme e a scambiarsi opinioni su come Yuta avrebbe dovuto realizzare il film.

Goodbye Eri Tatsuki Fujimoto

È a questo punto che il piano narrativo della realtà del protagonista e quello dei frammenti di vita visti e distorti attraverso la telecamera si confondono man mano sempre di più. Yuta sembra ossessionato dalla documentazione della realtà e dal filtro – o meglio dal rifugio – che gli può offrire rielaborare il vissuto attraverso il film. Il ragazzo si nasconde dalla realtà vivendo dietro la telecamera e cerca di rendere ogni momento una finzione, o perlomeno di spiegarsi la realtà attraverso la finzione.

I lutti nella vita di Yuta non si fermano a quello della madre, e la narrazione di Fujimoto prosegue per 200 pagine in una parabola di inquietudine crescente. Ripetendo sequenze lente e dal disegno freddo e asettico, l’autore realizza così un racconto ricco di emozioni, ma al contempo cinico e spietato. In Goodbye, Eri Fujimoto riflette sul lutto e sulla perdita, ma anche sull’importanza della narrazione, sia di finzione che di realtà, e su come essa possa servire da sollievo e da strumento di comprensione della realtà.

Dopo l’altrettanto delicato Look Back, Tatsuki Fujimoto si conferma come un autore raffinato, il cui talento va ben oltre il blockbuster facilone di Chainsaw Man.

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