“Tono Monogatari”, la narrazione popolare di Shigeru Mizuki

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Shigeru Mizuki arrivò ad adattare Tono Monogatari, un classico della letteratura giapponese di Kunio Yanagita, padre della etnologia nativa, nel 2008, a 86 anni. Già autore affermatissimo in patria, con questo suo ultimo lavoro Mizuki portò a compimento un discorso portato avanti lungo tutta la sua carriera, prima come creatore di Kitaro dei cimiteri, con il quale aveva introdotto nella cultura pop gli Yokai, i demoni del folklore nipponico; poi riprendendo il concetto in età matura con NonNonBâ, una sorta di autobiografia dedicata a sua nonna, capace di parlare coi fantasmi. 

La poetica di Mizuki era quindi da sempre ispirata al folklore, alle leggende e alle tradizioni popolari giapponesi. La trasposizione del classico di Yanagita (risalente al 1910) risultò una tappa del tutto naturale, quasi scontata, di un percorso coerente: Tono Monogatari è la summa della poetica di Shigeru Mizuki e il suo testamento artistico. I racconti inseriti in questa raccolta mostrano un Giappone rurale, intrecciato con la tradizione e con la magia, una religione animista radicata nel Giappone più antico e allo stesso tempo ne rivendicano la contemporaneità, sancendo una forza letteraria ancora viva che si richiama a miti ancestrali, a leggende, fiabe, narrazioni che riecheggiano un po’ ovunque nel mondo. 

Accanto al lavoro di Yanagita si possono accostare infatti la raccolta e l’elaborazione delle fiabe popolari germaniche messe a punto dai fratelli Grimm nell’Ottocento o, più recentemente, l’antologia delle Fiabe italiane curata da Italo Calvino (1956). La ricerca etnografica di Yanagita costituì dunque un punto di arrivo per Mizuki, ma rappresentò allo stesso tempo anche un ritorno alle origini, al nucleo letterario da cui tutto era partito. Qui Mizuki chiuse idealmente un percorso, tracciando la linea definitiva della sua opera. 

La regione di Tono, così vicina al centro del Giappone civilizzato e allo stesso tempo distante dal mondo contemporaneo, come collocato in un altro universo, in un passato mitico e contadino, si fa teatro di una serie di racconti senza morale, episodi che testimoniano un mondo quasi scomparso, che sondano il mistero della natura, delle montagne, delle vite più o meno felici di un’umanità fuori dal tempo. I racconti si susseguono rapidamente, come fotografie di un universo contadino che sovrappone realtà e superstizione.

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Leggende su giganteschi uomini della montagna che rapiscono le donne dei villaggi, ma anche piccole storie di solitudine, di vecchi solitari senza un soldo che scendono nel villaggio solo per ubriacarsi e passano la notte a ciondolare per strada; di uomini che vivono con due donne nella stessa casa, moglie e madre che non vanno d’accordo, allora per risolvere la contesa decidono di uccidere la madre. 

Di Yokai dispettosi, come il ribalta-cuscini; di dèi della fertilità o di spiriti protettori delle case scolpiti in statuette di legno, che ogni tanto assumono la forma di bambini per aiutare i contadini a seminare e raccogliere. Di divinità minori che quando abbandonano le case lasciano la famiglia in rovina e forze misteriose che si nascondono nelle montagne. Di lupi e orsi famelici e vendicativi, di scimmie magiche che si prendono gioco dei contadini. Di fanciulle tramutate in gufi che cantano il loro amore scomparso. Di case abbandonate nella foresta che contengono oggetti magici in grado di rendere ricco chi li usa. Di Kappa, magici esseri acquatici che spaventano i passanti. Di volpi che assumono sembianze umane, o di villaggi crudeli, dove gli anziani vengono lasciati morire.

Anche gli episodi storici si mischiano alle leggende per costruire un grande racconto popolare: come la storia di Abe Sadato, figlio di uno shogun ribelle che fu sconfitto e ucciso ma che, per gli abitanti di Tono, resta un eroe venerato. Si narra poi della figlia piacente di un contadino che si  innamora del suo cavallo: quando il contadino lo scopre, decapita il cavallo, così la figlia per la disperazione vola nel cielo sulla testa del suo animale decapitato. 

Mizuki traspone queste narrazioni popolari giapponesi con rispetto e devozione. In accordo a uno stile ormai maturo, le figure umane, come i fantasmi, gli Yokai e gli animali, resi con tratto sintetico e caricaturale, creano un efficace contrasto con la precisione realistica e quasi fotografica dei paesaggi, le case, la vegetazione: spazi primordiali che acquisiscono una concretezza immutabile, magica, fuori dal tempo e dalla storia.

La poetica di Mizuki, intrisa di una delicata disperazione, richiama quella di altri grandi narratori giapponesi. Sakaguchi Ango in alcuni suoi racconti (Sotto la foresta di ciliegi in fiore, Marsilio, 1993) rievocò le stesse atmosfere a metà tra il realismo e la magia, in cui gli spiriti del bosco e della montagna, gli Yokai, i Tanuki e i Kappa, convivono con gli uomini e talvolta ne prendono il posto. Anche un altro grande rappresentante del gekiga, Susumu Katsumata, inseriva fantasmi, Kappa e creature ancestrali nei suoi racconti. 

Il ritorno alle radici, a una tradizione antica che attinge alla narrazione popolare, diventava per questi autori un modo per mantenere vivo un patrimonio culturale che rischiava di disperdersi a causa dell’omologazione alla cultura dominante, quella occidentale, secondo la visione dei vincitori della Seconda guerra mondiale, ponendosi dunque in aperta polemica nei confronti di una società che rinunciava alla propria identità e alla propria cultura.

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La narrazione di Tono Monogatari è dunque allo stesso tempo fantastica e biografica, personale e politica. La vicenda descritta da Mizuki – che ripercorre gli stessi luoghi in cui sono ambientate le antiche leggende, fino a incontrare, magicamente e narrativamente, il maestro Yanagita – si intreccia con le storie di quei luoghi magici ed eterni, giungendo a una vera e propria identificazione.

Al punto che, al termine dei racconti, Mizuki si dice convinto di aver vissuto a Tono, in una qualche vita precedente. Ecco allora che la trasposizione dei racconti di Yanagita rappresentò per Mizuki non soltanto il rispettoso omaggio a un prezioso antecedente letterario, ma quasi un memoir, il tentativo di ritrovare un ricordo primordiale, di ripercorrere indietro nel tempo un’antica origine comune a tutte le storie.

Leggi le prime pagine del fumetto qui.

Tono Monogatari
di Shigeru Mizuki
traduzione di Vincenzo Filosa
Canicola Edizioni, maggio 2022
brossura, 248 pp., b/n
19,00 € (acquista online)

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