Una storia di famiglia: “Survilo, la ragazza di Leningrado” di Olga Lavrenteva

di Angela Viola Borzachiello

Survilo Leningrado Olga Lavrenteva coconino

Grafica, designer e fumettista, con Survilo, la ragazza di Leningrado (pubblicato in Italia da Coconino Press) Olga Lavrenteva ha adattato a fumetti la testimonianza orale di sua nonna novantenne, Valja Survilo, sopravvissuta all’assedio di Leningrado durante la Seconda guerra mondiale.

L’intento dell’autrice è stato quello di rievocare alla memoria una vicenda familiare e collettiva altrimenti destinata all’oblio. Nonna Valja racconta come la sua infanzia felice a Leningrado (ora San Pietroburgo) fu brutalmente interrotta nel 1937, quando suo padre fu arrestato con la falsa accusa di essere un nemico del popolo. La disgrazia – seguita dalla confisca della casa, dal trasferimento fuori città e dalla morte di sua madre – l’avrebbe tormentata per tutta la vita. Tornata a Leningrado per studiare, Survilo trovò lavoro in un ospedale carcerario, uno dei pochi posti in cui si ignorava la vergogna che il padre aveva apportato al suo nome, mentre la città subiva il terribile assedio, lungo oltre due anni (compresi gli inverni 1941-1942), nel corso del quale più di un milione di persone persero la vita a causa di bombardamenti, fame e freddo.

Olga Lavrenteva ha racconta il destino di un Paese ripercorrendo la vita di una donna vissuta nella paura costante che i suoi cari non potessero tornare a casa. Pervasa di tenerezza e senso di angoscia, la storia personale di una ragazza di Leningrado diventa il riflesso del destino di milioni di persone. Valja Survilo è, in questo fumetto, la narratrice di primo grado, colei che racconta la propria storia, ma non direttamente a noi lettori, bensì alla nipote, creatrice della narrazione, rompendo ogni muro fra i livelli narrativi. 

Precisa e a volte quasi onirica, con un tratto che ricorda quello del disegnatore francese Edmond Baudoin, Lavrenteva è al contempo narratrice e personaggio della storia: solo all’apparenza ininfluente poiché, sebbene i fatti siano accaduti prima della sua nascita, la sua presenza nella storia alimenta la narrazione. Il suo rapporto con la nonna diventa una lenta ricostruzione dei frammenti della sua vita, dove il ricordo in prima persona di Survilo si arricchisce e si completa nel segno della nipote Olga. 

Segno e memoria diventano quindi parti complementari del racconto, in cui ciascuna parte alimenta e viene a sua volta alimentata dall’altra. Olga è personaggio che osserva e non agisce, se non attraverso il disegno, frapponendo una sorta di distanza tra i dialoghi e il delinearsi degli avvenimenti. Il suo segno si sbava e sprofonda nel nero insieme al precipitare degli eventi e all’offuscarsi della memoria: i visi, i corpi si fanno indefiniti oppure riemergono come fantasmi del passato, racchiusi in inquadrature che si avvicinano e si allontanano, guidate dal ricordo e dallo sguardo della nonna.

Survilo Leningrado Olga Lavrenteva coconino

In questa rimembranza tramite il segno, Olga Lavrenteva affascina con una sensibile rievocazione della grande storia. Come in Maus di Art Spiegelman o in Io René Tardi, prigioniero di guerra allo Stalag II B di Jacques Tardi, l’autrice affronta un’impressionante impresa di trasmissione della memoria. Attraverso una narrazione intricata, strutturata su vari livelli dove tempi, ricordi, punti di vista, storia e autobiografia si sovrappongono e si incrociano, Lavrenteva offre una nuova prospettiva sul Ventesimo secolo russo

L’autrice non si accontenta di srotolare in modo piatto il filo della memoria di sua nonna, ma disinnesca le insidie di molti fumetti storici, eccessivamente accademici, elaborando una storia di ampio respiro dove la narrazione produce memoria, e la cruda cronaca allo stesso tempo si addolcisce e si innalza nel ricordo.

Survilo – La ragazza di Leningrado
di Olga Lavrenteva
traduzione di Ilaria Pittiglio
Coconino Press, aprile 2021
brossurato, 320 pp., b/n
22,00 € (acquista online)

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