È morto Tim Sale

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Tim Sale nel 2018.

Il 16 giugno è morto a 66 anni Tim Sale, disegnatore americano noto per aver realizzato serie come Batman: Il lungo Halloween, Superman: Stagioni, Billi 99 e Devil: Giallo, spesso in collaborazione con lo sceneggiatore Jeph Loeb. Lavorò anche in televisione, disegnando per la serie tv Heroes (tra i cui autori c’era Loeb).

Maestro del bianco e nero, è diventato famoso per il suo stile essenziale, dotato di un gusto per i personaggi stilizzati e per i design grotteschi. Nelle sue pagine, le storie prendevano pieghe retrò, le atmosfere erano nostalgiche ed ombrose, e antagonisti come Joker e Goblin diventano folletti dalle mascelle giganti, Poison Ivy e Catwoman corpi conturbanti riempiti di dettagli nei costumi.

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Nato nel 1956 a Ithaca, New York, Tim Sale era figlio di Roger Sale (professore e critico letterario specializzato nella letteratura per l’infanzia) e Dorothy Young. Dopo un periodo a Amherst, nel Massachusetts, si trasferì con la famiglia a Seattle, dove trascorrerà buona parte della sua vita.

Si appassionò ai fumetti leggendo le storie di Spider-Man (Sale ricordò che da grande, vedendo Amazing Spider-Man Annual 2, ebbe un attacco di nostalgia e capì che quello doveva essere stato uno dei suoi primi fumetti), per poi scoprire tutte le altre serie Marvel, un editore che Sale considerava il migliore perché «aveva i migliori disegnatori, Kirby, Buscema, Windsor-Smith, Steranko».

I genitori lo incoraggiarono nel disegno, in particolare la madre, che aveva studiato arte e aveva familiarità con quel mondo. Gli fece conoscere artisti come Michelangelo e Rembrandt, che Sale affiancò ai suoi preferiti Jim Steranko e John Buscema. «Mi parlava di qualcosa per cui nutrivo grande passione» scrisse Sale nel libro Tim Sale: Black and White, «cioè i fumetti, qualcosa che il mondo trattava come una barzelletta, prendendolo sul serio e mostrandomi come poteva stare all’interno di una Storia dell’arte tenuta in considerazione».

Tim Sale e Jeph Loeb nel 1988.

Terminate le scuole, si iscrisse all’Università di Washington, che frequentò senza entusiasmo, poi alla New York School of Visual Arts, soltanto per poter partecipare ai laboratori organizzati da John Buscema. Ai laboratori insegnavano, oltre a Buscema, John Romita e Marie Severin. Quest’ultima fu colpita dai lavori di Sale e lo invitò in redazione alla Marvel.

Il ragazzo rimediò qualche lavoro da inchiostratore ma l’ambiente newyorchese lo deprimeva e decide di tornarsene a a Seattle, accantonando i sogni da disegnatore. Si riappassionò al fumetto grazie agli X-Men di John Byrne e al Devil di Frank Miller.

Daltonico, Tim Sale si specializzò nel bianco e nero, covando l’obiettivo di diventare inchiostratore. Scoprì che Richard e Wendy Pini, autori della fortunatissima autoproduzione ElfQuest, erano a Seattle per partecipare a un incontro con i lettori. Sale si propose e loro gli offrirono di inchiostrare Myth Adventures, fumetto tratto dall’omonima serie di romanzi fantasy di Robert Asprin. Questo portò al successivo Thieves’ World, di cui Sale curò anche le matite.

Tuttavia, i due progetti si dimostrarono un’altra falsa partenza, perché non furono seguiti da altri incarichi. Alla fine degli anni Ottanta, incontrò Mike Friedrich, sceneggiatore che gli fece da agente e gli consegnò di parlare con gli editor delle case editrici alla fiera di San Diego.

Fu così che rimediò alcuni lavori come Billi 99, una versione femminile di V for Vendetta sui testi di Sarah Byam, e una collaborazione sulla serie Grendel di Matt Wagner. Nel 1991 DC Comics gli assegnò Gli Esploratori dell’Ignoto devono morire!, miniserie che aggiornava lo gruppo creato da Jack Kirby insieme a Dave Wood (le fonti in materia di paternità differiscono) e precursore dei Fantastici Quattro. I testi erano scritti dallo sceneggiatore hollywoodiano Jeph Loeb. Con Loeb, Sale instaurò un sodalizio creativo che li porterà a produrre i migliori lavori delle rispettive carriere.

Gli Esploratori dell’Ignoto devono morire! attirò l’attenzione di Archie Goodwin, editor di Legends of the Dark Knight, un’antologia di Batman contraddistinta da team creativi sempre diversi, che contattò Sale per una storia intitolata Lame, con James Robinson. A Goodwin piacque così tanto lo stile di Tim Sale da farlo restare sulla testata per un altro progetto, ma questi pose la condizione che a sceneggiare la storia fosse Loeb. Nacque così Scelte (1993), un racconto che rinnova il look dello Spaventapasseri. L’anno dopo uscì Pazzia, e poi ancora Fantasmi. La trilogia di titoli, ora conosciuta come Batman: Cavaliere maledetto, fu un successo di vendite, complice la popolarità di Batman in quegli anni, e la coppia artistica si fece la reputazione dei battitori fuori campo.

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Dopo una breve parentesi alla Marvel con la miniserie Wolverine/Gambit: Vittime (la cui genesi venne così riassunta da Sale: «Jeph è uno che pensa sempre al marketing, voleva fare una miniserie coi personaggi più in voga della testata più in voga»), i due realizzarono Il lungo Halloween (1996-1997), storia di Batman che rappresenta l’apice della loro produzione. 

Ambientata durante il primo anno di attività del supereroe, è una storia gialla in cui Batman cerca di fermare il misterioso assassino Festa, così chiamato per la particolarità di uccidere soltanto durante le festività. Tim Sale raggiunse qui una maturità artistica che gli permise di stravolgere i personaggi DC e farli suoi, imponendo quella che sarebbe diventata la sua cifra stilistica.

Il lungo Halloween mischia atmosfere noir, il decorativismo di Dave McKean (la flora che sparge Poison Ivy è un omaggio a Black Orchid) e il Grinch del Dr. Seuss, omaggiato nelle forme estreme del Joker. Grazie alla struttura narrativa e ai disegni di Tim Sale, la miniserie fu uno dei prodotti più acclamati degli anni Novanta e ispirò la trilogia cinematografica di Christopher Nolan.

Tra gli anni Novanta e Duemila, il team Loeb/Sale produsse diversi altri lavori insieme, tra cui una serie di opere nostalgiche come Superman: Stagioni (una storia con meno ombre e più dettagli e che fu criticata per la rappresentazione peculiare del protagonista, un «pollice con gli occhi», ma che valse a Sale un premio Eisner come miglior disegnatore) e la “quadrilogia dei colori”, reintepretazioni del passato di icone come Devil (Devil: Giallo, 2001), Spider-Man (Spider-Man: Blu, 2002), Hulk (Hulk: Grigio, 2003) e Capitan America (Capitan America: Bianco, 2015). L’idea di Loeb era quella di recuperare elementi dei personaggi che erano passati in secondo piano con il passare dei decenni, ma le miniserie furono più che altro un bellissimo, indulgente e stucchevole esercizio di stile che non offriva letture inedite dei personaggi. I punti di forza, a parte il nostalgismo, erano proprio i disegni di Sale, che diede la sua visione, stilizzata, grottesca e retrò, delle icone Marvel.

Nel 2007, sui testi di Darwyn Cooke, disegnò Kryptonite, un arco narrativo apparso su Superman: Confidential in cui si raccontava la storia del primo incontro di Superman con la kryptonite. Nell’ultimo decennio Tim Sale aveva diradato le proprie apparizioni, concentrandosi sulle storie brevi e le illustrazioni.

Nel 2021, Sale e Loeb si erano riuniti per Batman: Il lungo Halloween – Incubi, una storia ambientata durante la saga che li aveva consacrati presso i lettori.

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«Da piccolo, disegnavo come tutti» raccontò Tim Sale. «Solo che, mentre gran parte delle persone smette di farlo a un certo punto, io non ci sono mai riuscito. La gente relega la capacità di disegnare a qualche pratica misteriosa, dimenticandosi la gioia che si prova quando si crea qualcosa, solo perché non riescono a realizzare disegni che somiglino alla cosa che stavano disegnando, come se creare una verosimiglianza fosse l’unico criterio o motivo per disegnare.»

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