News Il cuore di Spider-Man è più distrutto della sua faccia

Il cuore di Spider-Man è più distrutto della sua faccia

Il rilancio di " The Amazing Spider-Man", scritto da Zeb Wells per i disegni di John Romita Jr., raccontato numero per numero da Andrea Fiamma.

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER PER THE AMAZING SPIDER-MAN 5

Il quinto albo di Amazing Spider-Man chiude il primo arco narrativo della gestione di Zeb Wells e John Romita Jr., in attesa dei fuochi d’artificio che con tutta probabilità saranno fatti esplodere nel prossimo numero, il 900esimo della numerazione originale della testata.

Sei mesi fa, alcune non ben specificate azioni di Peter Parker hanno compromesso la sua vita: ora è pieno di debiti e ha bruciato i ponti con i suoi affetti più cari. Non fa che dedicarsi al lavoro di supereroe: ha fermato un traffico d’armi tra il boss criminale Lapide e la gang della Rosa, indebolendo la nomea del primo agli occhi della malavita newyorchese. Ora è in guaio peggiore, perché ha incosapevolmente sgominato la Rosa e i suoi sgherri, dando l’impressione di essere in combutta con Lapide. 

Cosa succede nell’albo

Interrogato dagli altri boss criminali, Lapide si dice estraneo alle azioni di Spider-Man asserendo che l’eroe ha agito per conto suo, forse consapevole di non poter sconfiggere un pezzo grosso come lui e preferendogli un bersaglio più facile come la Rosa (che intanto è stato preso in custodia dall’FBI). La congrega di criminali non sembra comunque convinta dalle spiegazioni di Lapide.

La Gatta Nera intercetta Peter che rientra nel proprio appartamento. Martoriato nel fisico e nello spirito, con la faccia tumefatta e il morale sotto i piedi, Peter rifiuta l’aiuto dell’amica, che però insiste dicendogli di «recuperare il sorriso». Rinfrancato dalle parole di Felicia, il giorno dopo Spider-Man pedina gli scagnozzi di Lapide mentre trasferiscono la loro base operativa in un altro edificio. Si dirige poi da Digger, che era al soldo della Rosa e ora, oltre a essere senza lavoro, teme che il suo vecchio capo lo verrà a cercare ritenendolo responsabile della sua disfatta. Peter rivela a Digger l’ubicazione del nuovo covo e questi, sperando che la Rosa lo venga a sapere e che capisca che sta ancora dalla sua parte, distrugge le attività di Lapide.

Spider-Man si reca quindi a casa di Lapide. Dato che ormai agli occhi degli altri sembra che i due siano in combutta, si offre di ufficializzare la cosa: diventerà il suo sgherro di riferimento, a patto che Lapide «si comporti bene». Si dice poi dispiaciuto dei trascorsi d’infanzia che Lapide gli aveva raccontato la notte prima. In tutta risposta, Lapide lo caccia fuori da casa sua.

La sera, Peter si presenta – in ritardo – a cena da zia May. Il nipote scherza sulle condizioni della sua faccia, e i due si riappacificano, anche se al momento non è ancora stato spiegato perché il loro rapporto si era raffreddato.

Appunti sparsi

I primi cinque albi di Amazing Spider-Man non hanno un titolo comune e, se non fosse per il messaggio dell’editor Nick Lowe nelle pagine della posta (non certo il luogo dove uno va a cercare informazioni), da nessuna parte nell’albo ci sono indicazioni sul fatto che l’arco narrativo sia concluso. E la storia di certo non offre una qualsiasi tipo di chiusa. Forse il rapporto sanato con zia May, ma non venite a dirmi che quella era una vera sottotrama: in cinque numeri ci sono passati sopra credo due o tre pagine, non di più. 

In questo arco narrativo in ogni caso abbiamo scoperto che Peter Parker è un uomo emotivamente distrutto, ma ci sono piccoli avanzamenti nei suoi rapporti personali: ha messo una toppa con zia May ed è nell’ordine di idee di recuperare lo spirito gioviale di un tempo, grazie a una scena con la Gatta Nera che dice più a immagini che a parole (anche perché, a guardare i consigli che gli dà Felicia non c’è di che applaudire, gli dice praticamente di smettere di fare la vittima e sorridere alla vita; ah, be’ grazie mi ero proprio scordato che bastava così poco, ti seguo per altri suggerimenti, non è che per caso sono cascato dentro il meme di Milord che dice «il mio lavoro qui è finito»?). Di Mary Jane continuiamo a non sapere nulla, mentre sul versante supereroistico le accuse sul conto di Spider-Man restano pesanti, e le cose temo che peggioreranno prima di migliorare.

In Amazing Spider-Man 5 c’è poca azione da dare in pasto a Romita. Ma anche nelle scene di dialogo, per esempio quelle tra Spider-Man e Lapide, lo trovo più a suo agio di quanto sia mai stato nel disegnare anche solo un capello di Superman. All’inizio dell’albo c’è un dettaglio che secondo me dice tanto di come l’Uomo Ragno viva da sempre del contrasto tra ciò che è credibile o realistico e ciò che funziona visivamente (e che quindi rende Romita un autore che con Spider-Man si è sempre sentito a suo agio, stando in quella zona tra segno stilizzato e pragmatismo tipico del reale). Vediamo Spider-Man con una macchia di sangue dovuta alle mazzate che si è preso nel corso dei precedenti albi e che hanno trasformato la parte superiore del viso, zigomi e occhi, in due pompelmi.

Ora, seguendo la fisica del sanguinamento, la macchia al centro in realtà dovrebbe stare ai lati, ma qui entra in gioco ciò che funziona, una macchia centrale, un bersaglio netto. È la versione meno drastica della lezione di Todd McFarlane, che faceva assumere a Spider-Man pose ragnesche anatomicamente impossibili ma fumettisticamente al bacio. Non posso escludere che Romita potrebbe anche averla messa a caso. Se anche fosse (non credo), nella casualità gli è andata bene.

Nella gestione dei fumetti (di Spider-Man in particolare), da ormai molto tempo mi sembra di vivere in una fase post-arco narrativo, o meglio, una fase in cui l’arco narrativo corrisponde all’intera gestione di uno sceneggiatore (o di un gruppo di sceneggiatori). Era vero per Nick Spencer, l’autore che ha scritto Amazing Spider-Man dal 2018 al 2021, era vero per il gruppo che ha gestito la saga Beyond e mi sembra che possa essere vero anche per la gestione in solitario di Wells.

Intendo dire che se prima la gestione di un autore era un sistema filosofico, una sovrastruttura che dava una direzione generale e dava modo di capire come quel dato autore interpretava il personaggio – e gli archi narrativi erano storie che potevano allacciarsi tra di loro ma avevano anche un minimo di autoconclusività – questa distinzione si è persa. Ora uno sceneggiatore tende a scrivere un’unica trama che “risolve tutto”, alla maniera di Jonathan Hickman, l’autore che ha la colpa di aver fatto diventare le gestioni supereroistiche costruzioni enormi in cui non esistono stanze cieche o scale che non portano da nessuna parte – perché fa figo e fa sembrare lo sceneggiatore molto più intelligente se quella svolta di trama l’aveva in serbo fin dal primo numero. Va benissimo, sono edifici narrativi belli da leggere, ma a volte vorrei aprire una porta e trovarci un muro di mattoni, magari è una fisima mia.

D’accordo, al prossimo recap mi aspetto un po’ di bombette visto che sarà l’albo numero 6, ma anche il 900 della numerazione originale (o come dicono in America “legacy”, da cui l’abbreviazione LGY che compare in copertina vicino alla vecchia numerazione), quindi se Fumettologica fosse esista nel 2000, avrei compilato la classifica dei migliori numeri tondi di Amazing Spider-Man e quell’articolo sarebbe stato il più letto del mese e Mr. Bongo su Wiz ci avrebbe citati come «la fanzine elettronica più importante del web italiano», che comunque nel 2000 credo fosse un bel gagliardetto da appuntarsi sul bavero della giacca.

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