RubricheSofisticazioni PopolariIl politicamente scorretto è il nuovo mainstream

Il politicamente scorretto è il nuovo mainstream

Tendenze e direzioni della pop culture viste da chi non riesce a farne a meno, anche se vorrebbe. "Sofisticazioni popolari": una rubrica di Fumettologica a cura di Marco Andreoletti. Ogni 15 giorni riflessioni sullo stato dell’industria dell’intrattenimento, cercando di capire come sopravvivergli.

politicamente scorretto brand noew cherry flavor
Immagine da “Brand New Cherry Flavor” di Netflix

Fra pochi giorni ricorreranno i 40 anni dall’esordio di Squeak the Mouse, la dissacrante parodia porno-splatter di Tom & Jerry a opera di Massimo Mattioli. Anche senza averne mai letta una singola pagina è magari possibile che siate a conoscenza dell’aneddoto delle migliaia di copie bloccate all’aeroporto JFK di New York in occasione della sua pubblicazione sul mercato statunitense, perché ritenute oscene e pornografiche. Correva l’anno 1985, e il fattaccio contribuì non poco ad aumentare l’aura di leggenda dietro agli albi che fino a pochi anni fa costituivano l’intero corpus narrativo dei due crudeli animaletti. 

Peccato che spesso ci si dimentichi di aggiungere che in soli due giorni ogni tipo di accusa nei confronti della Catalan Communications cadde – la pubblicazione non fu sostanzialmente ritenuta oscena – scagionando l’editore Bernd Metz e fornendogli un formidabile strumento promozionale a costo zero. Secondo le cronache del Comics Interview ci fu un solo ordine annullato, mentre gli altri non fecero che aumentare le copie acquistate. Per quanto si trattasse di un fumetto sguaiato e senza nessuna pietà per i suoi protagonisti, rimane evidente che si trattava più di uno straordinario esercizio di umorismo slapstick rispetto a un’opera autenticamente trasgressiva. 

In pochi erano in grado di gestire il continuo flusso di idee contenute in quelle storie con la pulizia esecutiva di Mattioli, e gran parte del valore dell’opera era riconducibile proprio a questo fattore. Se n’è accorto anche Sean McTiernan quando, in uno splendido articolo per The Comics Journal scritto in concomitanza con l’uscita della nuova edizione per Fantagraphics, si è posto una domanda piuttosto pregnate: «Nel 2022, cos’ha da guadagnare un adulto che legge qualcosa di così pittoresco come un cartone animato hardcore con un gatto e un topo, a parte il turbamento immaginario che potrebbe causare a uno dei miei quattro nonni morti?».

Il riferimento ai poveri parenti venuti a mancare non è casuale, visto che parliamo di un fumetto giudicato non pericoloso perfino negli Stati Uniti del 1985. Da questo punto di vista sembrerebbe che ormai si sia raggiunta una certa maturità nel valutare cosa possa essere considerato oltraggioso o meno, eppure ancora oggi succede che ci si stracci le vesti per prodotti quantomeno inoffensivi. Vale quindi la pena chiedersi cosa significhi politicamente scorretto nel 2022.

A oggi, dire che il problema di cosa possa o non possa essere rappresentato in un’opera di finzione sia molto sentito è quantomeno un eufemismo. Se, dopo aver vissuto gli ultimi dieci anni sotto una pietra sperduta in qualche valle di Marte, tornassimo sulla Terra e ci mettessimo a leggere cosa si è scritto al riguardo ci sarebbe da rimanere frastornati.

Il mondo pare diviso tra chi si sente bloccato in un contesto che non esita a definire come oscurantista, pregno di «un’ideologia diversa dal liberalismo e dalla democrazia: un sistema pervasivo e pericoloso», e chi invece pare offendersi per ogni minimo errore. Per nostra fortuna esistono anche voci più consapevoli ed equilibrate in grado di farci capire come ci si stia avviando a un’effettiva evoluzione della sensibilità e del linguaggio, dovuta tanto ai cambiamenti interni alla società quanto a motivi di puro marketing. 

L’impressione è comunque che si tratti di una netta minoranza, in totale svantaggio rispetto a opinioni più polarizzate e semplicistiche. Ragionando in maniera del tutto superficiale, chi nel 2022 volesse continuare a raccontare storie cercando di fare meno danni possibile avrebbe l’impressione della tipica passeggiata sui gusci di uova. Basti vedere la recente polemica per il Miles Morales in versione Thor scritto da Yehudi Mercado, art director per Disney nato a Città del Messico, accusato di insistere troppo su luoghi comuni da ghetto come graffiti e slang.

La ricerca di una coolness legata alla cultura da strada – quindi quasi un omaggio – diventa una riduzione offensiva dello stile di vita afroamericano. Il terrore di poter offendere qualcuno, o la poca voglia di affrontarne le conseguenze, parrebbe un deterrente perfetto per ogni tipo di uscita sopra le righe. Dopotutto funzionano così le dittature, no? Non si può davvero dire più niente senza che qualcuno non si metta a rincorrerci con fiaccole e forcone.

Peccato che le cose non siano davvero così. A conti fatti dubito che in qualsiasi altro momento della modernità ci si sia potuti esprimere con la libertà e il totale menefreghismo che contraddistingue la comunicazione odierna. Così, mentre l’industria lotta con le unghie e con i denti per potersi muovere su una lama di rasoio dove niente e nessuno possa rimanere escluso (e dove, soprattutto, nessuno possa farsi male), basta farsi un giro sui vari Reddit, Telegram o 4Chan per capire come in realtà valga tutto, basta studiarsi bene la policy – se ce n’è una – del sito che ospiterà le nostre produzioni ed evitare con cura ogni passo falso. 

Questo ha portato a una situazione al limite del paradossale. Quando una major si sforza di voler spostare avanti l’asticella dell’inclusività – allineandosi semplicemente ai cambiamenti in corso della società per poter allargare sempre più il proprio pubblico pagante, non facendo certo avanguardia – una massa di idioti può urlare nel peggior modo possibile che ormai tutto è assoggettato al pensiero unico e che non si può più dire nulla. Aspetto che nella loro testa si traduce nella possibilità di aggredire verbalmente chiunque si riconosca in una scelta vagamente inclusiva.

Per queste persone, che si vedono come paladini della libertà, il fatto che fino a qualche decennio fa fosse impensabile mostrare due soggetti dello stesso sesso baciarsi senza un sottesto di malattia e/o intenti macchiettistici è tutt’ora una modalità di narrazione accettabile e consigliabile. Se invece adesso possiamo inserire in qualsiasi narrazione una scena di amore gay e nessuno può farci nulla – sempre che non abitiate in Russia – allora significa che siamo in una dittatura dove la coercizione è all’ordine del giorno. Strana cosa da affermare in un contesto in cui si possono mostrare molte più cose rispetto a prima. Basti considerare la tempesta di peni eretti, flaccidi, minuti o possenti – e perfino parlanti – che pare contraddistinguere le ultime stagioni di streaming statunitense (e stiamo parlando di giganti come HBO e Disney, non di produzioni sotterranee).

Siamo sospesi tra due poli: un intrattenimento più selvaggio e legato al web dove i limiti sono pochissimi e molto labili – o comunque piuttosto ambigui – e un mondo più tradizionale dove tutto deve essere esaminato sotto il microscopio perché la minima parola sbagliata potrebbe causare un finimondo sui vari social network. Questo ha portato a un risultato davvero imprevisto: ha reso le trasgressioni qualcosa di plastificato e iperconservatore. Praticamente innocuo, tanto da trasformarsi in un gioco da tavola campione di vendite.

Quella che oggi viene solitamente definita come scorrettezza politica non è che un mucchio di banalità legate a una visione del mondo che vorrebbe essere libera ma che in realtà è retrograda in maniera quantomeno offensiva. Nel 2022 chi si identifica come trasgressore è la stessa persona che poco prima avrebbe agito come il più severo dei censori, mentre per passare da progressisti basta bastonare senza pietà chi se ne esce con la battuta sbagliata in un contesto sovraesposto. Non capisco come ci siamo riusciti, ma i poli si sono invertiti.

Il fatto che da anni abbiamo facile accesso a un profluvio di vignette o meme populisti e reazionari venduti come scorretti e liberi, oppure all’ennesima serie animata per adulti sboccata ed esplicita, deve farci capire che forse questa roba non è proprio così edgy e pazzesca come crediamo. Per numeri ed esposizione si tratta del nuovo mainstream. Non è un caso che molte delle produzioni più interessanti viste ultimamente si stiano muovendo esattamente nella direzione opposta, ovvero in un ambito dove positività ed empatia vanno a sostituire la voglia fine a se stessa di rompere le scatole a chi, molto probabilmente, vorrebbe solo farsi gli affari suoi. Un aspetto che peraltro abbiamo già affrontato qui

Ricky Gervais – che passa dall’essere un genio della scorrettezza a raccogliere lodi – fa capire come il momento per certe cose ormai sia passato. E allora, anche solo per attimo, viene il dubbio che per restituire senso di pericolo alle provocazioni forse varrebbe la pena mettere dei vincoli a quello che si può dire. Se esistessero zone proibite dove sconfinare, mettere piede in tali territori tornerebbe ad avere un significato antagonista. Qualcosa che vada al di là del semplice turpiloquio da bar. Si tornerebbe a una riappropriazione liberatoria del disgusto e della marginalità. 

Come dice Ian Folke Svenonius nel suo libro Censura subito!!!, «L’arte e la cosiddetta “espressività” devono subire la minaccia della censura affinché ci siano i mezzi e la volontà di renderle più forti. Se l’arte vuole riguadagnarsi il proprio posto nel mondo ha bisogno di sentire lo spettro dei manganelli e dell’oscuramento. […] La censura, nell’immediato, le offrirebbe una bussola, un significato, uno scopo, una direzione, restituendole così il suo potere».

Tra una battuta razzista postata su qualche forum anonimo senza nessuna conseguenza e un fumetto di Mike Diana – primo fumettista condannato per oscenità da un tribunale – la differenza è che il primo è solo idiota, il secondo è davvero oltraggioso e ingiustificabile. Quindi autenticamente, genuinamente e sconsideratamente scorretto. Non si nasconde dietro layer di ironia o nella lore amorfa di gruppi Telegram o Reddit. Nei suoi fumetti non ci sono messaggi, retorica o politica. C’è un autore che deliberatamente sposta la sua arte in territori sempre più offensivi, con la speranza di offendere chiunque.

Più che della dilagante normalizzazione del politicamente scorretto – alla faccia di ogni attacco di panico per presunte dittature del pensiero unico – abbiamo bisogno di entità incomprensibili e fuori dalla zona di sicurezza di ciò che è tollerato, che ci facciano mancare la terra sotto i piedi e che ci offendano nel profondo. Nei casi più estremi dovrebbero arrivare perfino a farci male, perché prendere qualche cazzotto a volte fa bene. Secondo il filosofo Byung-Chul Han, ormai una presenza fissa di questa rubrica, «la nuova formula di dominio recita: sii felice. La positività della contentezza scaccia la negatività del dolore. In forma di capitale emotivo positivo, la felicità deve garantire un’ininterrotta capacità di prestazione». 

Nel suo saggio La società senza dolore Han spiega che che per rimanere svegli e attenti talvolta occorre buscarle, mentre la folle corsa verso il benessere forzato e l’assenza di colpi bassi tipica della nostra società non fa che indirizzarci a un’introspezione narcolettica e nuclearizzante. Ma, attenzione, l’oltraggio non è una disciplina adatta a tutti, bisogna saperla maneggiare con cura. 

Come spiegava il grande John Waters – guida e vate di chiunque ami la scorrettezza – nel suo libro Shock Values: «Bisogna ricordare che esistono cose come il buon cattivo gusto e il cattivo cattivo gusto. Disgustare qualcuno è facile. Potrei fare un film di novanta minuti dove le persone si fanno tagliare gli arti, ma questo sarebbe solo di cattivo gusto non molto elegante o originale. Per capire il cattivo gusto bisogna avere molto buon gusto. Il buon cattivo gusto può essere creativamente nauseante ma deve, allo stesso tempo, fare appello a un senso dell’umorismo particolarmente contorto, che è tutt’altro che universale». 

L’ennesima dimostrazione che certe cose non possono, per forza di cose, essere per tutti. Per poter tornare a godere di una scorrettezza politica davvero efficace dobbiamo strapparla al mainstream e tornare a renderla un esercizio per pochi.

Leggi tutti gli articoli di Sofisticazioni popolari.

Leggi anche: La cultura pop è morta?

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