Tex nel manicomio di Mefisto

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Bedlam!, il titolo del terzo albo della saga di Tex dedicata al ritorno di Mefisto che ci sta accompagnando attraverso l’estate e che terminerà in autunno, è la storpiatura nella pronuncia popolare cockney del primo manicomio al mondo, il Bethlem Royal Hospital di Londra, ed è il modo con il quale nel Regno Unito si è indicato per decenni l’idea stessa di manicomio. È il nome della sezione più interna e nascosta del Black Mountain Asylum, il manicomio criminale attorno al quale ruota tutta la vicenda raccontata in questi primi albi di Tex. Il manicomio è diretto dallo psichiatra dottor Weyland, che il realtà come sappiamo è Mefisto.

Dove siamo arrivati

Nei primi due capitoli Tex e i suoi pards hanno indagato su una serie di rapine e deciso di interrogare il giudice che ha salvato dalla forca il “Macellaio” Gradmore, un criminale da loro arrestato nelle fogne di San Francisco, che invece è stato ricoverato in manicomio. Il giudice però è stato misteriosamente ucciso, loro si sono salvati a malapena e hanno inseguito lo stesso Gradmore, che ha rapito lo strillone Willy.

L’albo precedente si era chiuso con Tex, Carson e il loro amico capo della polizia di San Francisco Tom Devlin prigionieri del manicomio, mentre Mefisto cercava di guarire dalla follia suo figlio Yama.

Cosa succede adesso

Mefisto sta facendo un patto con il demonio, rappresentato in questo caso dagli angeli neri: i suoi nemici (tutto il gruppo di Tex) in cambio dell’anima di suo figlio Yama. Eppure deve ancora catturare Kit Willer e Tiger Jack. La storia di questo numero si svolge quasi completamente all’interno del manicomio e soprattutto delle sue segrete, la zona sotterranea in parte adibita a manicomio vero e proprio, Bedlam, e in parte ad antro del mago cultore della magia nera, cioè la tana di Mefisto.

Qui sono prigionieri Tex e Carson con Tom Devlin (il capo della polizia di San Francisco), qui convergono Kit Willer e Tiger Jack, qui arriveranno anche i rinforzi sotto forma degli amici della palestra Hercules che per l’occasione vengono nominati agenti provvisori della polizia di San Francisco.

Ci sono numerosi cambiamenti di fronte, ma in buona sostanzia il piano di Mefisto è di catturare anche Kit e uccidere Tiger Jack, scambiando la mente del figlio di Tex, suo padre e Carson con quella risanata di Yama. Le cose non vanno come nei piani, ma per un pelo. Ci sono molta violenza e continui cambi di fronte che vedono di volta in volta prevalere e poi soccombere i nostri eroi. Ma non per sempre. Lo scontro diventa sempre più diretto, Mefisto non riesce più a soggiogare Tex con la sua volontà magica e l’albo arriva alla sua naturale conclusione, che è anche la conclusione di questo primo arco della saga del ritorno di Mefisto.

La magia di Mefisto è vera o falsa?

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La conquista di Bedlam costa cara a Tex e ai suoi: muoiono molti poliziotti e anche Duke, mentre Lorna rimane ferita. I nostri eroi però non muoiono perché c’è una premessa: Mefisto non vuole uccidere Tex e i suoi (a parte Tiger Jack) ma soggiogarli per poi scambiarli misticamente. Questo artificio narrativo – che è anche molto ben calibrato dallo sceneggiatore Mauro Boselli – è la chiave che permette di seguire la storia senza infastidirsi perché i buoni non vengano freddati con un colpo a tradimento quando sono del tutto impotenti. Una buona soluzione narrativa, insomma.

Al centro dello scontro e dei ribaltamenti di fronte c’è però un grande interrogativo. Tex e Yama si confrontano sul senso di tutto questo: «Storie! Ancora vuoi darmi da bere che Mefisto è morto e tornato dall’inferno?» Per Tex, Mefisto è solo un illusionista e un ciarlatano. Ma il piano della narrazione, nella soggettiva di Mefisto e di Yama, è quello di veri negromanti che dialogano con creature ultraterrene. Yama parla con un demone e a Tex pare di scorgerlo: «Fulmini! Se non esco di qui in fretta rischio di diventare pazzo anch’io!».

Il nostro giudizio

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La lunga storia del ritorno di Mefisto è composta da due archi. Questa prima sezione, durata tre albi e ambientata a San Francisco, è stata solo un antipasto. Boselli l’ha sviluppata fin dove era possibile e per il futuro promette quella che si preannuncia come un’epica caccia all’uomo con Tex con i suoi pards all’inseguimento di uno sconfitto ma sempre pericoloso Mefisto con il figlio Yama ancora pazzo e l’infermiera Ruth sempre molta pericolosa. I prossimi capitoli avranno una dimensione diversa, come scopriremo nel prossimo numero, Sierra Nevada (Tex 741), ambientato sulle sponde del lago Tahoe d’inverno.

I fratelli Gianluca e Raul Cestaro con quest’albo lasciano il testimone a Fabio Civitelli (che come vedremo ha uno stile profondamente diverso) dopo aver assolto alla perfezione il loro compito, quello di ricreare atmosfere cupe e diaboliche alla Dylan Dog, che però qui ricordano anche la capacità espressiva degli albi del mistero più scuri degli anni Cinquanta e Sessanta di Tex. Ma bisogna soprattutto fare i complimenti al curatore di Tex e autore di questa serie, Mauro Boselli, che è riuscito sinora a costruire una storia ingegnosa e complessa, con un numero impressionante di personaggi senza snaturarli o renderli banali.

Invece, buoni e cattivi sono sempre riconoscibili e con un proprio arco narrativo ben costruito. Soprattutto, accanto alla macchina narrativa ben rodata, c’è un lavoro interessante nella costruzione di una profonda e cercata ambiguità narrativa: Mefisto è davvero un negromante, i demoni e la magia nera esistono realmente, oppure stiamo parlando d’altro? Chissà. Questo cominceremo forse a capirlo meglio nel prossimo numero.

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Antonio Dini, giornalista e saggista, è nato a Firenze e ora vive a Milano. La sua newsletter si intitola: Mostly Weekly.

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