I piccoli drammi adolescenziali di “The Four of Them”

The Four of Them

Per capire di cosa parli The Four of Them è sufficiente la breve sinossi diffusa dall’editore, un piccolo capolavoro di sintesi e puntualità: «Restare scottati dalla vostra cotta. Fare coming out con i vostri genitori. Scoprire che vostra sorella è la vostra principale rivale negli appuntamenti» (in originale «Getting crushed by your crush. Coming out to your parents. Learning that your sister is your biggest dating rival»). In un pugno di parole ritroviamo tutti i tipici struggimenti da teen drama rivisti in chiave inclusiva e perfettamente allineata con la sensibilità di questi anni. 

Bastano pochi episodi per affezionarsi a Jonathan Grillo, tipico adolescente imbranato e terrorizzato dai cambiamenti che paiono sempre più imminenti. Al suo fianco il migliore amico Gaby Marquez, asociale e ben poco propenso a uscire dalla sua comfort zone. Al centro di tutta la vicenda invece troviamo la timidissima e introversa Micaela Bemberg, non esattamente lo stereotipo di ragazza per cui tutti perdono la testa in questo tipo di prodotti. Il cast si farà via via sempre più ricco, tanto da far perdere ogni significato al titolo della serie – nei piani iniziali tutto doveva effettivamente svolgersi attorno a un gruppo di quattro persone – e costruendo un set di personaggi organico e credibile. 

Le vite – non direi mai le avventure, ma ci arriviamo tra poco – del gruppetto di amici procedono tra gli alti e i bassi tipici di ogni adolescente del pianeta, al ritmo di un capitolo a settimana, dove spesso non succede un granché. Piuttosto che concentrarsi sui drammi del tutto implausibili a cui ci hanno abituati le serie televisive del genere, l’autrice Mai Hirschfeld sceglie di concentrarsi su piccoli bisticci – che puntualmente finiscono per essere risolti – e minuscole catastrofi destinate a svanire nel giro di una settimana. Nel mondo di The Four of Them, tanto per capirci, un cambio di taglio di capelli è un evento che merita almeno tre episodi. 

Non si tratta di una scelta di scrittura ombelicale e avviluppata su se stessa, quanto la deliberata volontà di raccontare storie dove i lettori si possano rispecchiare senza troppi sforzi. Il protagonista stesso è descritto come pigro, poco popolare e non molto brillante a scuola. La ragazza di cui si è innamorato è così insicura da non riuscire a rivolgere la parola a nessuno. Gaby invece è totalmente chiuso su se stesso. L’estroversa e popolare Martina rifugge in ogni maniera il minimo legame sentimentale che non sia di semplice amicizia. 

Se ci sembrano personaggi mediocri e insapori è solo perché la tradizione del teen drama ci ha abituato a personalità inscrivibili in una forbice dove vengono premiati solo gli estremi. Da una parte le eccellenze – il campione sportivo dalle prestazioni olimpiche o il nerd geniale – dall’altra una serie di  problematiche tanto drammatiche quanto semplificate in maniera impietosa – la classica ragazza con famiglia disfunzionale al seguito – dimenticandosi che nella gran parte dei casi la realtà cade esattamente nel mezzo.

A differenza di questi casi appena citati – dove magari ci si appassiona al personaggio ma questo rimane una cosa altra rispetto a noi – un legame empatico tangibile con i propri lettori è il motivo per cui The Four of Them potrebbe essere la prossima sleeper hit tra le infinite proposte di Webtoon, in attesa magari di una trasposizione live-action per qualche piattaforma streaming. Nonostante non abbia numeri da capogiro – considerando che si parla comunque di più di un milione di abbonati – basta una rapida ricerca in rete per rendersi conto dell’affetto che circonda questo teen-drama. 

«Non c’è una Mary Sue, né quel personaggio che sembra essere letteralmente cattivo in tutto. I personaggi sono solo adolescenti con problemi adolescenziali, la maggior parte di loro cercano solo di capire chi sono e dove vogliono andare. Da adolescente, non posso fare a meno di relazionarmi profondamente con i personaggi, immagino che potrebbe essere stato uno dei motivi per cui amo così tanto questo webtoon XD» scrive un utente di Reddit, chiarendo con tutta la tranquillità del mondo perché questo fumetto sia per lui così importante. «Non diventa mai monotono. La storia continua a evolversi. E i personaggi crescono proprio davanti ai tuoi occhi. Sigh! Quanto velocemente crescono, vero?» si lascia invece andare un lettore su Goodread

Le ragioni di un tale capacità di legare con il proprio fandom non sono esattamente scontate, visto che la serie non fa nulla per allontanarsi troppo dal nuovo modello di slice-of-life ultra inclusivo che proprio Webtoon ha contribuito a imporre come uno dei nuovi filoni più fruttuosi del mainstream. In maniera ancora più sottile di Heartstopper, il fumetto di Mai Hirschfeld evita in ogni modo sensazionalismi o drammi troppo espliciti per concentrarsi su di una narrazione confortevole e normalizzante. Questo non significa che si tratti di un lavoro banale e incapace di piazzare qualche colpo decisamente ben studiato.

Si prenda per esempio il personaggio di Gaby, esplicitamente gay fin dalla sua prima apparizione. Lontano anni luce da rappresentazioni stereotipate o troppo facili, si viene a sapere del suo orientamento sessuale solo perché è lui stesso a dirlo esplicitamente e senza troppi giri di parole. Abituati come siamo a rappresentazioni svenevoli e melliflue di personaggi queer – lo spiegava anche Bret Easton Ellis nel suo controverso Bianco, dove li definiva come Elfi Magici – occorreva un webtoon semi amatoriale per incontrarne una versione burbera e menefreghista. 

Con il passare degli episodi scopriremo inoltre che le cose non sono mai semplici come sembrano. Gaby finirà per invaghirsi di un’amica, entrerà in crisi, non saprà più decidere cosa fare di se stesso e alla fine smetterà del tutto di farsi problemi. Piuttosto che concentrarsi banalmente sul coming out di un adolescente – passaggio delicato, ma che ormai abbiamo già visto in ogni salsa possibile – Mai Hirschfeld ne mette in crisi la sessualità a un livello di complessità ancora più spinto.

Dopo anni passati a essere convinto di essere gay, con tutte le difficoltà che questo passaggio comporta, cosa significa incontrare una ragazza in grado di allargare lo spettro emotivo di un personaggio in direzioni che si pensava sopite del tutto? Si tratta di una domanda tutt’altro che banale, ma che viene affrontata con la giusta dose di semplicità e dolcezza. Senza drammatizzare o ricamarci troppo attorno.

Questo tipo di traiettoria esistenziale, anche se magari non proprio così impegnativa, caratterizza tutti i personaggi di The Four of Them, dimostrando come per l’autrice non siano tanto le vicende in sé a essere il punto focale del suo lavoro, quanto la volontà di scolpire personaggi tridimensionali. E per riuscirci gli bastano un tratto semplice – quasi a un passo dalla fan art più derivativa -, un ritmo della narrazione blando e un indubbio talento nello scrivere dialoghi credibili, eppure brillanti e garbati.

The Four of Them è la quintessenza del webtoon e con ogni probabilità non riuscirà a generare nessuna forma di interesse nei lettori più cinici o maturi. E con altrettanta probabilità un’intera nuova generazione di appassionati se ne farà una ragione, continuando a trovare le piccole catastrofi quotidiane di Jonathan Grillo e compagnia mille volte più interessanti di chissà quale pietra miliare del fumetto.

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