Diabolik, chi sei?

la filosofia di diabolik e alan ford
La copertina del libro “La filosofia di Diabolik e Alan Ford“, di Davide Steccanella (Mimesis), da cui è tratto questo articolo

Il 4 marzo del 1968 rappresentò un giorno decisivo per tutti i fan di Diabolik.

Alcuni degli epiteti con cui Diabolik è stato definito nel corso degli episodi sono stati utilizzati per dare il titolo ad albi come: Il re del terrore, L’inafferrabile criminale, Il genio del delitto, L’assassino fantasma, L’assassino dai 1000 volti, Il genio della rapina, Il genio della fuga, Il genio del male, Il maledetto criminale, L’invincibile criminale, L’uomo dai 1000 trucchi, L’uomo senza legge, Implacabile assassino. Ma come si chiamasse davvero non l’ha mai saputo nessuno, neppure Eva, che lo ha sempre chiamato lui.

Le maschere con le quali camuffava la propria identità si sapevano realizzate con una sostanza artificiale che simulava la pelle umana grazie alla sua straordinaria abilità nel modellarla, riuscendo a riprodurre perfettamente i lineamenti di un volto, arte che in seguito apprenderà ovviamente anche Eva. Questa sostanza sarebbe stata composta da una resina vegetale proveniente da una piccola isola immaginaria i cui abitanti erano legati a Diabolik da un sentimento di riconoscenza; successivamente lui era riuscito a sintetizzarla in un laboratorio. Per questo motivo la polizia di Clerville era stata addestrata a effettuare il controllo approfondito del volto del sospetto in modo da individuarne il camuffamento. 

Ma per sapere chi fosse davvero il personaggio che stava sbancando le edicole di tutta Italia, occorrerà attendere sei anni e ben 107 numeri e, potremmo ironizzare, anche il Sessantotto inteso come la grande rivolta studentesca mondiale – visto che pochi giorni dopo, il 22 marzo, avrebbe avuto inizio, con l’occupazione delle Università di Parigi e Nanterre, il celebre Maggio Francese. 

E chi altri se non Ginko avrebbe potuto raccontarci finalmente qualcosa sulla misteriosa biografia di Diabolik prima di diventare il re del terrore? Il miracolo accade con l’uscita del numero 5 dell’annata VII, l’albo più venduto e ricercato dell’intera collezione e dal significativo titolo: Diabolik, chi sei?

diabolik chi sei

In copertina si vedono per la prima volta i due eterni rivali legati uno di fronte all’altro in una sinistra prigione priva di finestre e sulla quarta non compare la solita donna orpello ma un uomo di mezza età di nome King. 

Diabolik e Ginko si trovano rinchiusi insieme in una cella senza via d’uscita, certi di andare incontro a una morte inevitabile perché nessuno, neppure Eva, è in grado di rintracciarli. Allora, perso per perso, Ginko ne approfitta per soddisfare una curiosità che lo assilla da anni, ponendo al suo nemico di sempre la fatidica domanda che si legge nel titolo.

– Noi stiamo per morire, e questo è il momento della verità. Diabolik, chi sei?

– Non so chi sono! 

Dopo questa prima risposta, Diabolik inizia a raccontargli che quando era ancora bambino, a seguito di un naufragio, venne trovato, come il Mowgli de Il libro della giungla di Rudyard Kipling, su una barca alla deriva e portato in salvo su un’isola da un gruppo di persone agli ordini di un malavitoso internazionale di nome King, che si circondava di collaboratori specializzati in attività criminali. “Quel bambino ero io, mi dissero che avevo circa un anno e che fui portato sull’isola in fin di vita, ma il destino volle che sopravvivessi”.

king diabolik

Quando venne trovato, furono reperiti anche alcuni documenti dal contenuto tuttora ignoto ma della massima importanza, che portarono King a decidere di non eliminare il bambino e di tenerlo con sé, accettando che crescesse sull’isola accudito da tutti i membri dell’organizzazione, che si riferivano a lui chiamandolo semplicemente “il ragazzo”. 

Diabolik trascorse i primi ventidue anni della sua vita sull’isola di King girando liberamente per il quartier generale, dimostrando fin da piccolo un’intelligenza prodigiosa, perché tutti gli insegnarono qualcosa: da Dempur imparò a tagliare pietre preziose e a riconoscere i falsi a vista d’occhio, dall’ingegner Suanda apprese i segreti del mondo dei motori, ma soprattutto grazie allo scienziato Wolf si appassionò alle scienze, in particolare alla chimica in cui dimostrò di avere un talento unico. 

Durante l’adolescenza, venne a sapere dell’esistenza nella giungla di una terribile pantera nera chiamata Diabolik, che terrorizzava i pescatori e i membri della banda. Scoprì che il pericoloso animale era l’unico che King non fosse stato in grado di uccidere, arrivando a proibire a chiunque di avvicinarsi alla zona in cui abitualmente viveva. Diabolik tentò di vedere l’animale con i propri occhi, ma venne scoperto da uno scagnozzo di King mentre si addentrava nella zona proibita. Per farlo tacere, il futuro criminale commise il suo primo omicidio, riuscendo a realizzare una messa in scena per fare in modo che quella morte sembrasse un’ennesima opera della pantera. Diabolik riuscì poi a scoprire che il felino usciva solo di notte; approfittò così di un’eclissi per vederlo, rimanendo incantato dall’agilità dei suoi movimenti e delle letali movenze aggraziate. Purtroppo, anche King ebbe la sua stessa idea quella notte e, approfittando dell’eclissi, uccise la pantera per poi imbalsamarla. 

Da quel momento, il futuro re del terrore iniziò a provare una profonda avversione per King, e a pianificare il suo piano per ucciderlo e derubarlo.

Poco più che ventenne, Diabolik venne convocato da King, che voleva sapere come procedevano i suoi studi sulla formula per ottenere un composto simile alla pelle umana con cui poter fare maschere estremamente realistiche. 

– Il dottor Lopez faceva plastiche facciali alle persone che avevano bisogno di cambiare volto. Fu un anno dopo il nostro primo incontro che gli portai una maschera. 

– Incredibile! È una scoperta colossale! Pensi di poter arrivare anche alle somiglianze? 

– Credo di sì, ho già fatto una prova.

Scopriamo in questa occasione l’origine del trucco più noto di Diabolik, il camuffamento, che in futuro verrà adottato frequentemente. Fu proprio grazie a questo trucco che Diabolik riuscì poco dopo a cogliere di sorpresa King, uccidendolo e vendicando finalmente la pantera. Poco prima di morire, fu lo stesso King a battezzarlo “Diabolik”, in ricordo della pantera nera che un tempo seminava morte e terrore nell’isola, dicendogli: “Tu! Mi hai colpito come la pantera… come Diabolik!”. Dopo l’uccisione, Diabolik utilizzò una maschera per sostituirsi a King: ordinò ai suoi uomini, che credevano di avere a che fare con il loro capo, di caricare un panfilo con tutte le sue ricchezze e così, ricco di tesori, abbandonò per sempre l’isola. 

Al termine dell’episodio in cui viene narrata questa storia, Ginko e Diabolik riusciranno a salvarsi, ma da quel momento tutti leggeranno gli albi successivi sapendo finalmente chi avesse dato il nome di battaglia al protagonista e dove egli avesse appreso l’arte di creare maschere che riproducevano perfettamente la pelle umana. In seguito, altri albi – sia regolari che fuoriserie – riveleranno ulteriori particolari e avventure di Diabolik accadute durante la sua infanzia, adolescenza e giovinezza, contribuendo a spiegarne il carattere e le scelte di vita; in particolare, la collana “Il grande Diabolik” con storie ambientate nel passato del personaggio.

Gli uomini della banda di King, una volta capito il trucco, non tardarono a mettersi sulle tracce dell’assassino, desiderosi di vendicare il loro capo. Riuscirono a intercettarlo mentre cercava di vendere parte dei gioielli rubati a un ricettatore in Oriente.

Al termine di una dura colluttazione, Diabolik venne salvato da un contrabbandiere di nome Ronin, che, notando le potenzialità del giovane, gli offrì di entrare a far parte della propria scuola, luogo in cui vigeva una rigida disciplina in grado di temprare i migliori soldati e assassini mercenari del pianeta. Nella scuola il ragazzo si sottopose ai più duri insegnamenti, intessendo una relazione con una ragazza, anche lei allieva, di nome Jin. In quel periodo gli vennero insegnate numerose tecniche che, in seguito, faranno parte della sua attività, come i mille trucchi che utilizzerà per seminare i nemici, e il lancio del pugnale in cui già eccelleva e che perfezionerà grazie ai consigli di Ronin. Affinò anche il suo stile di combattimento, in precedenza non al livello degli avversari più forti, con lo studio di tutte le principali arti marziali e fu proprio in questa scuola che iniziò a indossare il suo famoso costume nero, modificando la divisa d’ordinanza, per poter essere più libero nei movimenti. 

Quando Jin, gelosa del suo talento, decise di farlo fuori per derubarlo, Diabolik la uccise, seppure a malincuore, e quando la scuola venne distrutta e tutti gli allievi e i maestri, compreso Ronin, uccisi da Walter Dorian, un criminale di Clerville sosia di Diabolik, lui, come unico sopravvissuto, uccise il criminale impossessandosi della sua Jaguar E-Type, la celebre auto disegnata nel 1961 dall’inglese Malcolm Sayer, e di tutte le sue proprietà, assumendone l’identità. 

Dopo avere perfezionato l’arte delle maschere, Diabolik si trasferì a Clerville, dove Walter Dorian aveva parecchi possedimenti. Qui incontrò Natasha Morgan, potente boss a capo di una grande organizzazione criminale; tra i due si instaurò un rapporto singolare perché la donna, affascinata dai suoi modi, lo aiutò a perfezionare le sue tecniche. Più avanti i due si separeranno, ma Natasha, segretamente innamorata di lui, verrà catturata dai suoi nemici e portata di forza su un aereo dove riuscirà a chiudersi nella cabina di pilotaggio e, capendo di essere spacciata, si suiciderà facendo schiantare l’aereo, non prima di aver inviato un messaggio in cui dichiara che il dirottamento è opera di Diabolik. Questo gesto, pur non compiuto da lui in persona, gli sarà per sempre attribuito e contribuirà a far nascere il mito del re del terrore.

Poco tempo dopo, Diabolik tornò in Oriente, nel Decan, e fu proprio laggiù e non a Clerville che avvenne il primo incontro tra lui e Ginko, che era sulle tracce di alcuni trafficanti di droga. Da quel momento inizia la loro eterna sfida. 

Ginko lo catturò senza sapere che il criminale stava indossando una delle sue tante maschere, non ancora note alla polizia, e lo rinchiuse nel carcere di massima sicurezza di Asen, da cui nessun detenuto era mai riuscito a fuggire. Diabolik riuscì a evadere semplicemente togliendosi la maschera e uscendo col suo volto normale, allora ancora sconosciuto. 

Sempre nel Decan, Diabolik iniziò a ordire il colpo raccontato nel primo episodio della serie, Il re del terrore, che aveva come vittime la famiglia Garian. Con un abile gioco di maschere e intrighi, e sotto lo pseudonimo di Walter Dorian, Diabolik rovinò l’intera nobile casata, e fu in quell’occasione che fecero la loro comparsa Gustavo Garian, che nei primi numeri era una sorta di assistente fisso di Ginko, ed Elisabeth Gay, la prima ragazza di Diabolik, bella ma molto ingenua, che credeva che il suo amante fosse un ricco uomo d’affari; sarà proprio lei a denunciarlo, nel terzo numero, dopo aver scoperto la sua vera identità. 

Solo nell’estate del 2007, con il doppio episodio L’isola maledetta e Fuga dall’isola, si apprende che la plastica per creare le maschere doveva contenere un componente insostituibile che Diabolik per anni aveva fatto arrivare dalla lontana isola di Bo Tang.

Questo articolo è un estratto del libro La filosofia di Diabolik e Alan Ford, di Davide Steccanella, pubblicato da Mimesis.

Leggi anche: Due sorelle, un treno e un ladro: la nascita di Diabolik

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