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Il fumetto secondo Renzo Barbieri

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di Daniele Bevilacqua*

edifumetto renzo barbieri
Il poster estivo con le eroine della Edifumetto di Renzo Barbieri

Per tutti coloro che frequentano il variegato universo delle nuvole parlanti, Renzo Barbieri (1940-2007) rappresenta senza alcun dubbio l’uomo-immagine del fumetto erotico popolare, il fautore per antonomasia del cosiddetto “tascabile erotico” all’italiana, il rivale più accreditato del suo vecchio amico ed ex socio Giorgio Cavedon (1930-2001), cui ebbe a lasciare, dopo un fortunato sodalizio (1967-1972), personaggi e collane di sua ideazione al momento di ricominciare daccapo con un nuovo marchio per proprio esclusivo conto.

Poliedrico e sempre intellettualmente curioso, prima di diventare l’editore princeps dei pocket per adulti, era stato giornalista (a La Notte), addetto alle pubbliche relazioni di importanti marchi (case automobilistiche di lusso e locali milanesi alla moda), sceneggiatore di fumetti (tra l’altro per l’Editoriale Dardo e l’Editrice Torelli) e scrittore “mondano” ovvero di romanzi VIP, attività quest’ultima che lo impegnerà costantemente nel corso della sua carriera e lo farà talvolta balzare persino agli onori delle cronache letterarie come “l’Harold Robbins italiano”.

Sesso e fumetti

Con le Edizioni Sessantasei (che prendono il nome dalle ultime cifre dell’anno di fondazione), con tutti i rischi e le incognite del caso, Renzo Barbieri non soltanto si cimenta per la prima volta come editore ma concretizza un’intuizione rivoluzionaria che si rivelerà fondamentale per la nascita e lo sviluppo di un peculiare genere di fumetti, destinato a tirature da capogiro e floride vendite per quasi trent’anni. L’autore milanese, infatti, decide di spingere alle estreme conseguenze alcuni aspetti eroticamente intriganti già latenti nel gran marasma dei fumetti “neri”, da Diabolik (1962) ai suoi epigoni ben più eversivi, filone ricco e sfaccettato che stava registrando al tempo un vero e proprio boom in un nuovo, efficace formato tascabile.

Infatti, tra le varie “trasgressioni” messe in atto senza remore per la morale comune da questa pletora di antieroi mascherati – una spietata torma di assassini indefessi e criminali impuniti che ha aperto le pagine dei fumetti a tematiche dichiaratamente adulte – l’erotismo è un aspetto, laddove tiepidamente presente, ancora piuttosto velato e soffuso, anche a causa delle già strette maglie censorie in cui si barcamenano gli autori con giustificati timori. Sebbene, rispetto ad altri character, Kriminal (1964) e Satanik (1964), i celeberrimi eroi “neri” di Magnus & Bunker, risultino assai meno timidi e pudichi (sia per le tematiche affrontate nelle loro storie che per la rappresentazione grafica di scene e particolari audaci) in questo turbinio di maschere e pugnali un giornaletto “erotico” tout court ancora non esiste.

Al contrario, per tutti questi albi disegnati all’insegna del crimine e della violenza (gratuita, efferata e a volte sadica), pur con l’indicazione “per adulti” in copertina, il sesso è un tabù che deve ancora essere infranto in maniera programmatica. Per farlo, non bastano testate ancora più sfrontate come Genius, Killing o Masokis (lanciate tutte proprio nel medesimo 1966), le cui le trame vengono alimentate da situazioni sempre più morbose ed eroticamente compiacenti. Complice il clima contestatario e di rottura rispetto ai tradizionali valori borghesi che pervade soprattutto i giovani e l’incipiente rivoluzione sessuale che soffia forte dal Nord Europa e dagli Stati Uniti, Renzo Barbieri – intuitivo e pragmatico come non mai – non può far cadere un’occasione tanto propizia.

Dal binomio “sesso e fumetto” nascono le Edizioni Sessantasei con due personaggi che si riveleranno a dir poco seminali: Isabella (una spregiudicata spadaccina in auge al tempo di Luigi XIII) e Goldrake (la spia playboy), destinati entrambi a un glorioso cursus editoriale e ad assurgere, soprattutto la prima, a indiscusso fenomeno di costume. Al di là dei due rispettivi filoni narrativi di riferimento (cappa e spada e spionistico, di derivazione sia letteraria che cinematografica), a sprigionare un’attrattiva senza eguali all’interno delle due serie saranno soprattutto le sequenze, sempre più frequenti, incentrate sull’esibizione di nudi femminili e d’incontri amorosi, aspetti trainanti del tutto inediti in ambito fumettistico e, peraltro, con un completo ribaltamento di prospettiva rispetto alle figure femminili comunemente trasposte a vignette. Queste nuove eroine, infatti, si riveleranno presto estremamente audaci, spudorate e indipendenti; non più angeli del focolare ma femmine calde, vogliose e insaziabili.

Sulla medesima linea delle prime due testate, seguiranno a ruota l’erotico-peplum Messalina, quindi Cap, “il fumetto capellone”, ispirato al fenomeno beat. L’idea è pienamente centrata, in sintonia con il clima culturale libertario cui aspirano in molti e con i mutati gusti del pubblico alla soglia di un nuovo cruciale decennio. Per accrescere ulteriormente i titoli da produrre, puntando a un effettivo ritorno economico della promettente impresa, Renzo Barbieri si associa all’amico Giorgio Cavedon (jazzista, regista e già suo stretto collaboratore) e nel 1967 nascono le Edizioni RG (ErreGi) dalle iniziali dei nomi di battesimo dei due sodali e che, dal 1971, condivideranno anche il marchio Ediperiodici.

Insieme produrranno svariate serie di successo (tra cui Jolanda, Lucifera, De Sade) e le loro orme saranno immediatamente ricalcate, con risultati assai meno lusinghieri, salvo rari casi, da innumerevoli altri operatori. Nel 1972, causa insanabili divergenze circa la gestione della società, arriva la separazione “consensuale” tra i due, precorsa dalla registrazione della nuova etichetta Segi da parte del solo Renzo Barbieri, prima di essere ricompresa nell’Edifumetto dal gennaio 1973. Cavedon, che ha rilevato tutte le testate, sarà da allora l’unico titolare dell’Ediperiodici.

E via che si riparte

L’Edifumetto di Barbieri (con il logo dello Squalo) e l’Ediperiodici  di Cavedon (con il simbolo del Condor) seguiranno a quel punto strade parallele e continueranno a imporsi per oltre vent’anni come i colossi del settore erotico popolare. A differenza di Cavedon, Renzo Barbieri incarna appieno l’essenza dell’editore arrembante, impaziente di raggiungere il successo (anche quello effimero di un “colpo” solo ben riuscito), sempre pronto a cogliere le nuove esigenze del pubblico e a leggere con lungimiranza le mode e i trend del momento. Un atteggiamento che ci ricorda dappresso una personalità altrettanto “accesa” e dirompente come quella di Gino Sansoni, il patron dell’Astoria, personaggio parimenti incontenibile e attivo sulla scena editoriale milanese fino almeno alla metà degli anni Settanta.

Il grande merito di Renzo Barbieri non è stato soltanto quello di declinare il fumetto popolare in forma eroticamente compiuta ma anche di riuscire a strutturare un’editrice incentrata su questo particolarissimo genere, alla stregua di una qualunque altra fabbrica della fantasia disegnata. Ciò con tutte le difficoltà che di volta in volta potevano sollevarsi: si pensi anche soltanto ai problemi quotidiani con la censura o al progressivo passaggio dei contenuti delle storie dal blando erotismo alla pornografia più greve. Non è cosa da poco.

Gli albi di Renzo Barbieri, in particolare nei primi anni, come qualunque altro giornalino a fumetti regalavano ai propri lettori poster, adesivi e altri gadget (ma la fidelizzazione del pubblico alle testate e ai personaggi, come altrove, avveniva anche attraverso le confidenziali rubriche della posta). Poteva accadere che i suoi personaggi condividessero il medesimo universo narrativo, dove incontrarsi e interagire con fortuiti cameo o veri e propri crossover oppure generare degli spin-off. Le nuove testate in uscita erano a volte anticipate da un “numero zero” e l’oggi mitico manifesto “Estate RG” (1972, allegato a Goldrake n.143) opera di Ferdinando Tacconi, con l’allegra sfilata paratattica della scuderia proibita, sembra anticipare di un ventennio la celebre “Foto di famiglia” realizzata da Claudio Villa a partire dagli anni Novanta per la Sergio Bonelli Editore.

Tra i meriti dell’Edifumetto, oltre ad avere messo in campo personaggi d’indubbia efficacia sulla vasta platea di riferimento (Lando, Zora, Sukia e compagnia), in grado di tenere il passo e talvolta finanche di affossare i titoli ceduti all’Ediperiodici, vi è anche l’avere inventato di sana pianta il genere della favola erotica (da Biancaneve in avanti) e incrementato in ogni forma l’insano connubio di sesso e orrore (come ai tempi di Oltretomba) con testate a episodi autoconclusivi.

Inoltre, la casa madre di Barbieri sarà caratterizzata da un parco-disegnatori con vere punte di eccellenza: Sandro Angiolini, Leone Frollo, Stelio Fenzo, Magnus, Giovanni Romanini, spesso chiamati a distinguersi in collane dalla durata necessariamente ridotta e che oggi possiamo considerare come preziose miniserie “d’autore”. E con loro molti altri ancora (addirittura oltre cento, nella fase più prolifica), sia veterani della matita, sia giovani promesse in cerca di affermazione professionale. Per non parlare dei copertinisti, scelti nel Gotha dell’illustrazione italiana.

Fine dei giochi (e inizio del riscatto)

L’avventura dell’Edifumetto, la factory regina dell’eros popolare, termina a tutti gli effetti nel 2002 quando, in concomitanza con il suo trentennale di presenza in edicola, Renzo Barbieri decide di liquidare definitivamente tutti i suoi marchi. Nonostante il netto mutamento dei gusti e delle preferenze dei lettori fosse già evidente da tempo, il divario tra le esigenze del pubblico e i materiali proposti dall’Edifumetto si era acuito in misura ormai insostenibile a cavallo tra gli anni Novanta e l’inizio del nuovo Millennio. È solo allora – vent’anni fa! – che per quei pocket piccanti, impostisi a lungo in un segmento ben preciso di mercato, svanisce davvero qualsiasi chance di sopravvivenza commerciale.

Anzi, per gran parte degli anni Novanta l’ultima produzione “erotica” (giacché altri tentativi erano pure stati fatti in direzioni differenti con l’etichetta Renzo Barbieri Editore) lanciata sul mercato dall’immarcescibile editore meneghino, in un estremo sussulto fuori tempo massimo, a parte rari inediti, era stata ex facto una mera riproposta di materiali “antologizzati” per serie e tematiche, recuperati da testate degli anni Settanta e Ottanta.

La chiusura definitiva dell’Edifumetto, divenuta nel frattempo Squalo Comics, non può che segnare un’epoca. Per quanto paradossale, però, è proprio in questo torno di tempo che i fumetti “a luci rosse”, da sempre bistrattati da più parti, iniziavano a calamitare per la prima volta le attenzioni di molti collezionisti e l’interesse storico-critico di alcuni volenterosi appassionati. Nel senso che da più parti, i tascabili erotici nel loro insieme erano evidentemente già considerati come un fenomeno bell’e concluso nel suo divenire. Bisognava allora confrontarsi, da un lato con una sterminata selva di albi, da ricercare in ogni dove e riscoprire con estrema attenzione, dall’altro con un argomento di studio finalmente meritevole di essere “storicizzato”, al pari di altri fumetti dalla connaturata cattiva reputazione, ma già “riabilitati” presso l’opinione comune (come il fumetto “nero”).

Il tascabile erotico, infatti, aveva da sempre goduto di ben scarsa considerazione sia da parte di accademici e giornalisti che della critica specializzata. Allo stesso modo i maggiori collezionisti di fumetti (salvo rarissime eccezioni) si erano sempre dimostrati refrattari, per pudore o ignoranza, al recupero e alla valorizzazione di simili personaggi. Una sorta di prima scossa dal torpore in cui versavano tali “scottanti” materiali era stata data proprio dal riscatto in senso “autoriale” di alcuni importanti disegnatori che avevano contribuito a lungo alla causa dell’Edifumetto e che, d’improvviso, erano stati rilanciati, con pari dignità rispetto ad altri blasonati autori, da due importanti riviste “amatoriali di lusso”: Glamour International Magazine di Antonio Vianovi e Diva della Glittering Images di Stefano Piselli e Mauro Ricciardelli, indirizzate a un pubblico maturo di appassionati di erotismo.

Rimaneva da passare filologicamente al vaglio una produzione copiosissima: migliaia di albi andavano recuperati da un’umiliante dispersione, analizzati, schedati e ricondotti alla memoria collettiva. Bisognava stilare le cronologie di innumerevoli collane e cercare di attribuire con buona certezza la paternità di testi, disegni e copertine. Tutto ciò assecondando un’esigenza che si faceva sempre più pressante per gli studiosi del fumetto e ancora di più per i collezionisti, desiderosi di mettere dei punti fermi al fine di indirizzare meglio le proprie ricerche sul mercato antiquario.

Con l’ampio dossier Zora Nostalgia, ospitato dalla rivista Fumetto (2003-2004), avevamo tracciato un panorama storico del fenomeno nel suo insieme abbastanza completo e che aveva suscitato pure un sentito apprezzamento da parte dello stesso Renzo Barbieri. Alla schedatura completa delle testate dei pocket erotici italiani ha quindi provveduto con esito encomiabile l’esperto Luca Mencaroni (coadiuvato da un insuperabile staff di collezionisti) con la collana di volumi Immaginario sexy (i primi tre riguardano l’attività di Barbieri) e i relativi supplementi.

A testimoniare l’attuale vitalità di un immenso patrimonio disegnato, accanto al fervore delle analisi critiche e al susseguente, doveroso recupero filologico dei singoli albi, a romanzi “d’ambientazione” come Storia di sesso e di fumetto di Corrado Farina (Mare Nero 2001) o “di formazione” come I giornaletti sporchi di Demetrio Salvi (Città del Sole 2006), alla riscoperta nostalgica in chiave vintage del genere promossa da alcune antologie librarie a tema (Neri Pozza, Rizzoli, Mondadori), registriamo ancora diversi tentativi di ripresa di testate e personaggi su licenza. Prima con l’Editrice Lennoxx e il suo (fallimentare) rilancio di Zora la Vampira con episodi inediti (1999), più di recente con l’operazione Vintagerotika di Annexia, varata nel 2018 e volta a produrre ex novo episodi, tra gli altri, di alcuni tra i personaggi più rappresentativi del catalogo storico dell’Edifumetto (Belzeba, Cimiteria, Sukia, Wallestein, Yra e altri).

Attualmente in edicola, poi, con storie rimontate e riadattate ad hoc (incluse incomprensibili censure postume) in corposi balenotteri di formato bonelliano (con ricche note d’accompagno), segnaliamo la collana di ristampe Classici dell’erotismo italiano (con Zora, Yra, Sukia, Ulula, Biancaneve e altre), inaugurata dalla Editoriale Cosmo nel 2020. Per chiudere degnamente queste brevi note, rammentiamo ancora gli accattivanti, folli e coloratissimi volumi prodotti dalla piccola etichetta londinese Korero Press, che dal 2015, con la serie tematica Sex and Horror, partendo dall’opera di eccelsi copertinisti (Emanuele Taglietti, Alessandro Biffignandi, Ferdinando Carcupino), rende un importante omaggio internazionale a un universo grafico ancora oggi incredibilmente affascinante.

Per una bibliografia essenziale

Sul Renzo Barbieri autore ed editore, l’autore di questo articolo ha compilato un pregevole orientamento bibliografico che ha preso in considerazione monografie e volumi critici e/o articoli specialistici, interviste, dossier a tema apparsi (con rare eccezioni) presso la sola stampa specializzata, strettamente e unicamente riguardanti l’argomento. A questo si aggiungono quei volumi storico-antologici dedicati ai pocket “vietati ai minori”, utili con note e contenuti a recuperare alla memoria collettiva e riproporre con entusiasmo (e un indiscutibile fascino vintage) alcuni fumetti ben esemplificativi del filone. Il contributo bibliografico è disponibile a questo link.

*La versione originale di questo articolo è disponibile sul mensile Fumo di China 319, ora in edicola, fumetteria e online.

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