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La storia di Spider-Man più odiata di sempre

spider-man soltanto un altro giorno one more day

«Adoro parlare di Soltanto un altro giorno» disse una volta Joe Michael Straczynski, inginocchiandosi nel bel mezzo di una sala convegni, come schiacciato dal peso della domanda. «Datemi solo un minuto. Ora mi riprendo.» Lo sceneggiatore, artefice di un lungo ciclo di Amazing Spider-Man tra il 2001 e il 2007, non può che essere autoironico nel parlare di quella che è la storia più criticata di sempre di Spider-Man e di cui è stato responsabile.

Pubblicata nel 2007 sotto forma di crossover nelle tre testate di Spider-Man dell’epoca (Amazing Spider-Man 544-545, Friendly Neighborhood Spider-Man 24 e Sensational Spider-Man 41), Soltanto un altro giorno (One More Day, in originale) fu voluta dall’allora editor-in-chief di Marvel Comics Joe Quesada, che riteneva che Peter – felicemente sposato con Mary Jane – fosse diventato un personaggio troppo vecchio, proprio in virtù del matrimonio, e avesse bisogno di tornare giovane e single.

Scritta da Straczynski e disegnata dallo stesso Quesada, Soltanto un altro giorno racconta del disperato tentativo di Peter di salvare la vita a zia May, colpita da un killer mandato da Kingpin a uccidere Spider-Man, il quale però aveva evitato il proiettile. L’eroe si reca da Iron Man, con cui ingaggia uno scontro molto duro, e dal Dottor Strange, sperando che abbiano la soluzione per sventare la tragedia, ma nessuno dei due può aiutarlo. Strange lo indirizza dalle menti più brillanti del pianeta, senza però ottenerne nulla. Sconfortato, Spider-Man usa uno degli incantesimi di Strange per tornare indietro nel tempo ma scopre di non poter modificare il corso degli eventi.

Sulla via di casa, Peter incontra una bambina, un programmatore insoddisfatto della sua vita e un ricco industriale che darebbe tutto il suo impero per ritrovare il suo amore di gioventù. La bambina è la figlia che Peter e Mary Jane avrebbero potuto avere in futuro, mentre gli altri due uomini sono versioni alternative di Peter. A proiettare queste visioni è Mefisto, il super-essere a capo dell’inferno, che offre a Peter di salvare zia May ma, invece dell’anima dell’uomo, chiede in cambio il matrimonio con Mary Jane, per poter possedere una delle forze più potenti che abbia mai visto: il loro amore.

spider-man figlia

La vita che hanno vissuto insieme sparirà, i due non ricorderanno di aver stretto il patto ma ci sarà una piccola parte della loro anima che saprà di essere stati sposati. «E la mia gioia» dice Mefisto, «sarà ascoltare quella parte dell’anima che urla di dolore per tutta l’eternità». Il giorno dopo, Peter si sveglia a casa di zia May, viva e vegeta, e si reca a una festa a cui partecipa anche Harry Osborn – morto diversi anni prima e resuscitato da Mefisto.

Nella sua gestione da editor-in-chief, durata dal 2000 al 2011, Quesada si era posto come obiettivo quello di cancellare due elementi che secondo lui compromettevano l’universo Marvel: il matrimonio di Peter Parker e il sottobosco mutante (per definizione i mutanti erano una minoranza ma erano anni che la comunità non faceva che crescere, compromettendo il nucleo narrativo di quel mondo, tutto basato sulla contrapposizione tra umani e mutanti). Se quest’ultimo punto fu risolto con la saga House of M – che eliminò la maggior parte della popolazione mutante – il matrimonio di Spider-Man fu una questione più difficile da sbrogliare.

Come confermò l’editor Jordan D. White, prima di Quesada «TUTTI avevano provato a cancellare il matrimonio di Peter, ma nessuno ci era mai riuscito», un po’ per mancanza di idee, un po’ per paura di far imbufalire lo zoccolo duro di appassionati. A ben vedere, il matrimonio tra Peter e Mary Jane era stato un evento improvvisato e mai davvero desiderato dall’editore: nel 1987, la striscia di Spider-Man che appariva sui giornali stagnava nelle vendite, così si pensò di far sposare Peter e Mary Jane sperando che la mossa avrebbe attirato l’attenzione di stampa e lettori. Marvel Comics, pur di non farsi bruciare un’occasione di visibilità, fece altrettanto nelle serie regolari del personaggio, imbastendo in fretta e furia un matrimonio tra i due personaggi, che all’epoca nemmeno si frequentavano. In tre mesi di storie Peter passò da scapolo a maritato.

Da lì in poi, la vita amorosa di Peter diventò un campo minato, e ogni tentativo di sviluppo fu vissuto con grande incertezza e vistosi dietrofront, come nel caso della gravidanza di Mary Jane negli anni Novanta, che non andò a buon fine quando la redazione si accorse delle ricadute che la prole avrebbe avuto sulla vita del supereroe. «Nessuno si sposa perché vuole più dramma nella sua vita» commentò Quesada. «Quello che va bene per la vita di una persona non sempre produce grandi storie.»

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La gestione di Straczynski, iniziata nel 2001, aveva preso una piega ancora più adulta: Peter iniziò a lavorare come insegnante, si prese un periodo di pausa con Mary Jane, dando vita a un tiramolla che fu risolto rimettendo insieme la coppia. Anche se sulla carta d’identità Spider-Man non superava la trentina, le storie lo stavano conducendo placidamente verso i quarant’anni. Secondo Quesada, la dissoluzione del matrimonio era un punto cruciale per preservare la longevità del personaggio. Per un eroe animato così tanto dalle dinamiche personali, sociali e amorose come Spider-Man, sposarsi era la lieta conclusione di una storia che non poteva finire.

«Al centro di ciò che ha reso rivoluzionarie e soprattutto diverse le storie di Spider-Man c’era la dimensione soap operistica della vita di Peter Parker» ricordò Quesada. «Nei fumetti di Superman e Batman, Clark Kent e Bruce Wayne erano solo delle facciate. Dal mio primo giorno in qualità di editor-in-chief, ho sempre dichiarato che il matrimonio di Peter Parker non era la cosa migliore per il personaggio. Il problema è che non eravamo mai stati in grado di trovare un modo convincente per disfarlo.»

Nel 2005, durante alcuni ritrovi creativi organizzati per decidere gli eventi futuri, Quesada, Straczynski, gli editor Tom Brevoort e Axel Alonso, gli sceneggiatori Brian Bendis, Mark Millar, Jeph Loeb, e poi Ed Brubaker e Dan Slott, elaborarono un piano d’azione che sarebbe scaturito nella storia Soltanto un altro giorno.

In procinto di abbandonare la testata Amazing Spider-Man, Straczynski si accordò con la redazione per gestire la sua uscita. Quesada gli disse che avrebbe potuto concludere la gestione come meglio credeva, e poi qualcuno si sarebbe occupato di Soltanto un altro giorno, oppure avrebbe potuto far diventare quella storia il suo canto del cigno. Straczynski scelse di partecipare alla dissoluzione del matrimonio.

L’unica strada praticabile che trovò il gruppo era quella di un intervento esterno. La scelta ricadde su Mefisto, versione marvelliana del diavolo che non aveva mai avuto granché a che fare con l’Uomo Ragno. «Aveva i poteri giusti ed era da un po’ che non si vedeva nei fumetti» affermò Quesada. «C’era anche la questione che si era già intromesso in affari di cuore con Silver Silver – e, ammettiamolo, è proprio il genere di cose che fa il diavolo. Inoltre, dal punto di vista di un neofita, di un nuovo lettore, il ruolo di Mefisto è chiaro. Un patto con Loki non avrebbe avuto lo stesso effetto e si sarebbe inserito nella mitologia di Thor, complicando la faccenda. E poi perché a Loki sarebbe dovuto importare? Soltanto un altro giorno si basa su uno dei meccanismi classici della letteratura, il patto faustiano.»

C’erano altre due opzioni sul tavolo, ma entrambe avrebbero prestato il fianco a polemiche ancora più grandi: il divorzio o la morte di Mary Jane. Un Peter Parker divorziato o vedovo avrebbe potuto vivere le stesse storie di un Peter single, con la differenza che il pubblico lo avrebbe percepito ancora più vecchio. Inoltre, sciogliere legalmente l’unione di Peter e Mary Jane avrebbe dato vita a un Kramer contro Kramer fumettistico fonte di numerosi grattacapi d’immagine per l’editore. Howard Mackie, sceneggiatore molto attivo negli anni Novanta, disse in uno speciale pubblicato su Wizard 192 che «alle riunioni, nessuno proponeva mai ad alta voce di dividere Peter e Mary Jane, ma dicevamo sempre “Ragazzi, questo matrimonio è un vero problema, che vogliamo fare?”. Nessuno osava mai dire la parola con la “d”, “divorzio”».

Quesada spiegò il perché in un’intervista del 2008, in un passaggio rivelatore delle dinamiche che regolano la rappresentazione dei temi, le stesse per cui una storia degli anni Settanta sulle droghe resta comunque più accettabile di una sul divorzio trent’anni dopo: «Come si sarebbe sentito un genitore a spiegare ai figli che Spider-Man divorziava dalla moglie? Saremmo finiti su tutti i giornali, nel modo sbagliato. Certo, il divorzio è una realtà della vita, un tema scottante per molte persone e potenzialmente per molti personaggi, ma Peter Parker non è il tipo di eroe che divorzia: è un’icona mondiale, è uno dei buoni, come Superman. I lettori avrebbero preferito che Peter e Mary Jane si fossero sacrificati per salvare la vita di qualcuno o avessero gettato la spugna dichiarando conclusa la loro relazione?». Per lo stesso motivo, la vedovanza non fu ritenuta accettabile, senza contare che Mary Jane sarebbe diventata l’ennesimo personaggio femminile sacrificato per il bene dell’eroe.

Si decise che, nella memoria collettiva, Peter e Mary Jane erano stati una coppia, solo non una sposata. Come ricorda Quesada: «Il matrimonio? Qualcosa ha impedito che venisse celebrato. Lo smascheramento? Mefisto lo cancella dalla memoria di tutti. Ci sembrò una soluzione più onesta per tutti i lettori di Spider-Man. Era la soluzione perfetta? No. Ma ne abbiamo investigate tante e, divorzio a parte, nessuna lo era».

Il matrimonio non fu l’unico punto della mitologia ragnesca modificato dalla storia. La mancata celebrazione creò un’onda d’urto che investì piccole porzioni della vita di Spider-Man – quelle che interessavano agli autori, ovviamente. Nell’operazione fu così inserito lo smascheramento di Spider-Man in Civil War, la saga-evento di Mark Millar e Steve McNiven la cui uscita era imminente, pensato proprio «perché avevamo dall’inizio una via di fuga». Inoltre, alla fine di Soltanto un altro giorno Harry Osborn torna in vita, Peter perde l’abilità di produrre ragnatele organiche (mutuate dai film di Sam Raimi e introdotte nella storia L’altro) e torna a utilizzare gli spararagnatele.

Per molto tempo, il gruppo prese in considerazione anche l’idea di resuscitare Gwen Stacy, mossa caldeggiata sia da Quesada che da Straczynski. Il resto degli autori e degli editor convinsero però i due che Gwen non poteva essere resuscitata, pena la distruzione della drammaturgia del personaggio.

Per Straczynski, l’ideazione di Soltanto un altro giorno fu un’esperienza carica di frustrazioni. Qualche tempo prima, lo sceneggiatore era stato pesantemente criticato per la saga Peccati dal passato, in cui era stato rivelato che Gwen Stacy aveva avuto due bambini da Norman Osborn. Nell’idea iniziale dello sceneggiatore, il padre dei bambini era Peter, ma Quesada aveva dato ordine di cambiare l’identità del padre perché la mossa avrebbe invecchiato il personaggio. Straczynski aveva accolto la richiesta, pur non condividendola, e ora avrebbe voluto cogliere l’occasione per togliere la storia dal canone ufficiale.

«Cancellare i figli di Gwen è una cosa che pensavo avrei potuto fare alla fine della mia gestione. Non me l’hanno lasciato fare e, sì, mi ha fatto incazzare» scrisse Straczynski. Nel 2021, Marvel gli avrebbe dato implicitamente ragione, riscrivendo quella specifica saga. Inoltre, Soltanto un altro giorno sarebbe dovuta uscire subito dopo La guerra a casa, arco in cui avviene l’attentato a zia May, ma, spiegò l’autore, «la redazione decise di aggiungere un blocco di storie prima dell’ultima saga, con la conseguenza che avremmo visto zia May in bilico tra la vita e la morte per quasi un anno, una scelta che secondo me non funzionava a livello narrativo».

Ma quando la redazione lesse le sceneggiature del terzo e quarto numero, qualcosa non andava. «Non contenevano la metodologia di risoluzione che avevamo concordato. Il problema era che avevamo già iniziato i lavori per la successiva gestione, Un nuovo giorno, e c’erano cose che non collimavano, in particolare nell’ultimo capitolo.»

L’idea di Straczynski prevedeva infatti un’operazione di retrocontinuity molto più drastica di quella finale: Mefisto cambiava la vita di Peter Perker a partire dall’arco narrativo pubblicato su Amazing Spider-Man 96-98 nel 1971 – quello in cui Harry Osborn inizia a fare uso di droghe. Nella nuova continuity, Peter avrebbe portato Harry in una clinica per disintossicarsi e ci sarebbe riuscito. Quindi Mary Jane sarebbe rimasto con Harry, Gwen non sarebbe morta, non avrebbe avuto la storia con Norman e alla fine Peter e Mary Jane non si sarebbero sposati.

«La scienza che Joe avrebbe voluto utilizzare per disfare il matrimonio avrebbe anche cancellato più di 30 anni di storie di Spider-Man» rammentò Quesada. «Si sarebbe innescata una Crisi sulle Terre infinite nell’universo Marvel, perché avremmo dovuto cambiare moltissimi dettagli delle vite di altri supereroi.»

Straczynski spiegò le sue ragioni affermando che, secondo lui, «esiste questa nozione che la magia risolva tutto. Non è così. “È magia, non dobbiamo spiegarla.” Be’, in realtà, sì, devi spiegarla. La magia ha delle regole. E qui non si trattava di un semplice incantesimo che faceva dimenticare a tutti che Peter era Spider-Man. All’improvviso stavamo resuscitando i morti, curando ferite, cancellando documenti e via discorrendo. Quello che volevo fare io era introdurre un piccolo cambiamento i cui effetti potevano essere controllati in base a quello che gli editor volevano cambiare, ma spiegando logicamente ogni cambiamento successivo. Era rigoroso e il più logico possibile».

«Anche se metteva a posto tutti i pezzi che ci servivano, non era quello che volevamo» ribattè Quesada. «Tanto per cominciare, disconosceva ogni storia di Amazing Spider-Man venuta dopo, andava a toccare anche le storie di altri eroi e c’erano delle ramificazioni anche nelle storie di Un nuovo giorno. Non c’era modo di raccontare la storia di Joe senza far esplodere tutto l’universo Marvel.»

Tra riscrivere le sceneggiature di Straczynski o rivedere quelle, molto più numerose (circa un anno di storie), di Un nuovo giorno, Quesada optò per la soluzione meno dolorosa. La revisione degli ultimi due capitoli di Soltanto un altro giorno, operata da Quesada insieme agli editor Axel Alonso e Tom Brevoort, fu talmente estesa che Straczynski meditò di far togliere il proprio nome dai crediti degli ultimi due numeri, ma fu dissuaso dall’editor-in-chief, il quale si offrì di condividere il ruolo di sceneggiatore nell’ultimo capitolo. «Servì a smussare le cose, a condividere le responsabilità.»

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«Aveva ragione a essere arrabbiato» disse Quesada. «In fin dei conti, stavamo pubblicando una storia che lui non voleva scrivere.» Per dare risalto alla saga (e ingraziarsi i fan) Quesada si spese in prima persona, prestandosi a disegnarla – in tutti i suoi anni da editor-in-chief l’autore era riuscito a lavorare soltanto su un altro fumetto lungo, Daredevil: Padre, uscito nell’arco di tre anni, tra numerosi ritardi. Visivamente, Soltanto un altro giorno sembra strattonato da due forze, quella esibizionista, con splash page esagerate e quasi cartoonesche, inquadrature enfatiche, punti di vista estremi, primissimi piani distorti, e quella più sobria che caratterizza la seconda metà della storia.

Le tavole degli ultimi due capitoli si asciugano fino all’osso, mostrando Peter e Mary Jane in una stanza buia, i volti realistici ma avvolti dalle ombre, mentre discutono della scelta dolorosa che li attende. «Nell’ultima parte, ho disegnato Peter e MJ nel modo più realistico possibile» disse Quesada. «Volevo che quei momenti sembrassero veri e calati nel mondo vero, che ci fosse la sensazione del tempo che è passato.» Una sola fonte luminosa illumina la scena, la luce fredda che proviene dalla stanza più umile del motel, il bagno. «Stanno per prendere una decisione che non prevede aree grigie, è bianco o nero, vivere o morire.»

La scelta sembra in realtà motivata dai ritardi accumulati nella realizzazione dell’opera. Per quanto il gioco di ombre crei un’atmosfera drammatica e disperata, in quei momenti cruciali non vediamo mai le espressioni dei protagonisti, che diventano maschere vuote e impersonali. Quesada ammise che l’ultimo numero fu particolarmente difficile da finire, a causa dei suoi impegni e dei cambiamenti operati all’ultimo minuto, che portarono l’albo dalle canoniche 22 pagine a 31.

La storia scatenò l’ira di lettori e critici. I più gentili la definirono «il peggior fumetto Marvel dell’anno». Nessuno prese bene la scelta di cancellare anni di storie e uno dei rapporti più amati dai fan. In più Soltanto un altro giorno era vessato da uno svolgimento macchinoso, una trama arbitraria, a volte illogica e piena di questioni irrisolte o ancillari, a partire dal titolo: il fantomatico “altro giorno” che Mefisto concede alla coppia per decidere se accettare il patto trascorre anonimo, ridotto a una conversazione tra Peter e Mary Jane e a un montaggio in cui li vediamo tenersi abbracciati in silenzio per il resto del tempo. Quesada corse ai ripari assicurando che l’investimento emotivo dei fan non era stato gettato alle ortiche e che quasi tutte le storie erano accadute, solo senza il matrimonio. Quasi tutte, appunto, perché alcune trame, con Peter e Mary Jane non sposati, non avrebbero avuto senso di esistere, come la mancata nascita della loro figlia. Quella, disse Quesada, «di sicuro non è mai avvenuta».

Tre anni dopo, Marvel Comics rispose alle critiche pubblicando una storia che raddrizzasse alcune delle storture, Un momento nel tempo (One Moment in Time, titolo scelto per l’acronimo O.M.I.T., cioè “omettere”, in riferimento alle parti mancanti della storia e della vita di Spider-Man). Qui scopriamo come Mefisto ha modificato le storie relative al matrimonio di Peter e Mary Jane e perché i due abbiano deciso di lasciarsi.

Riletta oggi, Soltanto un altro giorno, più che negli intenti, mostra la corda nei modi, tra una bizzarra versione ragnesca di La vita è meravigliosa in cui Spider-Man scopre come sarebbe stata la vita se non fosse diventato un supereroe e dialoghi balbettati che vertono soltanto sul senso di colpa di Peter, incapace di accettare la morte solo perché indirettamente provocata da lui. Viene inoltre da chiedersi se davvero il matrimonio minasse così tanto il potenziale per nuove avventure. Nelle gestioni di Dan Slott o Nick Spencer la vita amorosa di Peter è spesso sullo sfondo, e le storie avrebbero avuto ragione d’essere anche con il matrimonio ancora in piedi.

In Soltanto un altro giorno, Peter non si arrende all’idea di vedere morire zia May, viaggia nello spazio e nel tempo non per salvare una donna che ama ma per placare il proprio senso di colpa, nonostante tutti gli altri personaggi gli dicano che non c’è nulla da fare e che la cosa migliore è imparare a lasciare andare. Quesada, come Peter, non si arrese all’idea che aveva in testa e riuscì a riportare il personaggio a una situazione di vent’anni prima. Il costo da pagare fu quello di consegnare al canone una storia con del potenziale inespresso, malandata, goffa, criticata e odiata dai lettori. In due parole: molto brutta. Tutto sommato, un prezzo meno salato di vedere cancellato il proprio matrimonio.

La storia è stata raccolta da Panini Comics in un volume unico che si può acquistare qui.

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