La Supergirl di Tom King tra fantasy e meraviglia

supergirl tom king la donna del domani

Tom King non ha mai accettato il fatto che Supergirl non vendesse abbastanza. «Wow, ma lei è una tipa tosta. Ha un’incredibile origin story» si lamentava con il suo editor. Effettivamente la cugina di Superman è un personaggio molto celebre, ma che non ha mai avuto una vera storia editoriale. Il suo picco di popolarità rimane probabilmente la morte in Crisi sulle Terra Infinite nel 1985, mentre per il resto rimane una sorta di presenza ectoplasmatica da sfruttare più per merchandising e derivati che per altro. E allora perché non ripartire da zero immergendola in un contesto agli antipodi di quanto fatto dagli sceneggiatori precedenti? 

L’idea deve essere piaciuta parecchio alla dirigenza di DC Comics, che ha deciso all’istante di affidare una maxiserie proprio su Supergirl a quello che probabilmente è uno dei migliori scrittori di fumetti attivi nell’industria statunitense in questo momento. Per i disegni sono stati coinvolti i brasiliani Bilquis Evely e Matheus Lopes, già noti al pubblico per il magnifico lavoro su The Dreaming, confermando il desiderio di rottura dietro tutta l’operazione.

In realtà il progetto attorno a Supergirl è più complicato di così, perché la squadra ha deciso di fare qualcosa di nuovo pescando a piene mani da un passato che tutti conosciamo bene, ma scegliendo di maneggiarlo in maniera del tutto inedita. E allora ecco che il primo degli otto numeri di questa maxiserie si apre come il più classico dei sword & sorcery, con la protagonista ubriaca in una taverna, circondata da energumeni e pronta a scatenare una rissa memorabile. 

Kara Zor-El, appena ventunenne, per festeggiare il suo compleanno decide infatti di atterrare su un pianeta dove il sole la priva dei suoi poteri e di prendersi una sonora sbornia. Da questo spunto, così scontato eppure del tutto atipico per il personaggio, parte una sorta di remake di Il Grinta ambientato in un universo che pare scritto da Robert E. Howard o Alex Raymond, senza dimenticare accenni alla fantascienza europea che vanno da Jean-Claude Mézières a Moebius. Così come il romanzo di Charles Portis da cui fu tratto il film con John Wayne – e l’omonimo remake dei fratelli Coen – è letteralmente richiamato alla lettera, nessuna delle fonti di ispirazione viene in qualche modo nascosta, restituendoci una sorta di coloratissimo e traboccante affresco sospeso tra fantasy e western.

Una volta presa coscienza delle fonti da cui King, Evely e Lopes hanno deciso di partire, la trama di Supergirl: Woman of Tomorrow (tradotto in Italiano da Panini Comics come La donna del domani) è presto riassunta: una ragazzina aliena, figlia di un contadino assassinato senza motivo da un fuorilegge, convince Supergirl a vendicare il suo genitore. La coppia percorrerà tutta la galassia sulle tracce del criminale, fino alla resa dei conti finale. Da un presupposto così minimale si sviluppa un fumetto che fa dell’accumulo la sua parola d’ordine

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Le tavole sono molto ricche, ispirate tanto alla storia del fumetto di fantascienza quanto all’art nouveau, mentre la narrazione concede molto spazio – anche troppo, in tutta onestà – a didascalie di impronta quasi letteraria. Nonostante i dialoghi siano freschi e ficcanti c’è tanto da leggere in questo fumetto, oltre che una ricerca sulla lingua che va a pescare direttamente da quei classici della narrazione fantastica di cui si parlava prima.

La sceneggiatura si affastella su se stessa e decide di mettere sul piatto più livelli di interpretazione possibile. Abbiamo una storia avventurosa vecchio stampo, come se ne leggono poche, e al contempo una riflessione sulla violenza e sulla vendetta. Un classico buddy movie, sebbene a tema intergalattico, ma anche una storia di formazione dove Supergirl si ritrova suo malgrado a essere guida ed esempio. Viene qui chiarito un punto fondamentale della differenza tra Superman e Supergirl, dando finalmente spessore a questo personaggio così sottovalutato: se il celebre cugino fu spedito lontano da Krypton quando era ancora in fasce, salvandolo ma condannandolo a una vita di solitudine e senso di colpa, Kara era adolescente al momento della tragedia. 

Questo la rende una soppravissuta al genocidio, conscia di che cosa significhi essere prigioniera di un pianeta avviato verso la distruzione e della durezza della vita successiva al disastro. King parte da questo spunto e costruisce un personaggio ben più ruvido di Kal-El, iniziando dal linguaggio colorito e passando per un carattere più propenso alla violenza e agli scatti d’ira. Supergirl: La donna del domani si ritrova a questo punto più vicino che mai al western, con il burbero segnato dalla vita che si trova a fare da mentore a un giovane avventato e assetato di vendetta.

«Supergirl ha vissuto un evento traumatico che non potrà mai vendicare o risolvere. Il tema di tutti i western, e perfino di Batman, è “mi è successo qualcosa di brutto e faccio di tutto per fare giustizia”» ha raccontato Tom King. «Supergirl non è mai passata da questo, così volevo creare un contrasto con qualcuno che fosse del tipo “Ho vissuto una tragedia. Voglio risolverla attraverso la violenza”. Supergirl invece è più “Non posso farlo. Non posso uscire a uccidere qualcuno. Non posso vendicarmi di chi ha distrutto il mio pianeta”. Sono partito da questo punto con Ruthye (l’aliena resa orfana nel primo numero) e da lì ho costruito tutto-» 

La profondità di questo nuovo inizio di Supergirl sta tutta in questo concetto, semplice eppure ricco di sfaccettature e interpretazioni. Il finale ambiguo spinge ulteriormente su questo punto, rivelandoci una Kara esausta e ben lontana dal superare il suo trauma. L’intera narrazione si rivela poi essere un libro scritto da Ruthye in età adulta – ecco il perché di tanto testo e dell’impostazione quasi da romanzo -, facendoci capire che forse la storia è andata in maniera totalmente diversa da quanto abbiamo letto noi. 

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Anche se si tratta di un fumetto ben al di sopra della media di quello che si legge oggi tra i supereroi, Supergirl: La donna del domani non è certo un lavoro perfetto. La propensione a una certa attitudine letteraria, seppur giustificata dal twist finale, a tratti dilata troppo i ritmi, e in otto numeri ci sarebbe potuta stare una trama ben più articolata e avvincente. Spesso i muri di testo sono davvero invalicabili e giocano in maniera un filo pedante con lo scollamento dalle vignette in cui vengono inseriti. 

Alla stessa maniera Bilquis Evely e Matheus Lopes partono alla grande – difficilmente troverete fumetti di supereroi pubblicati nell’ultimo anno più belli dei primi numeri di questa maxiserie – ma perdono impatto proprio negli ultimi numeri, dove il climax emotivo è al suo picco. Il loro si tratta comunque di un lavoro fuori scala

Partendo dalla fisionomia di Supergirl – che a tratti pare essere presa di peso da un dipinto di Alphonse Mucha – e passando per un world building fuori dal tempo, ricco e traboccante come solo le copertine di certi vecchi romanzi fantasy riuscivano a essere. Anche solo per le loro tavole, questa nuova Supergirl vale tutta la vostra attenzione.

Supergirl – La donna del domani
di Tom King, Bilquis Evely e Mat Lopes
Panini Comics, agosto 2022
brossurato, 216 pp., colore
19,00 € (acquista online)

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