Todd McFarlane e le ragnatele a spaghetti di Spider-Man

todd mcfarlane spider-man ragnatele spaghetti

Le ragnatele di Spider-Man sono l’elemento visivo che più caratterizza il supereroe, insieme al suo costume. Ma se quest’ultimo ha subito – e subisce ancora – periodici sconvolgimenti, le ragnatele sono state disegnate sì in modi diversi, ma hanno conosciuto soltanto un paio di evoluzioni grafiche importanti, la più famosa delle quali, detta “a spaghetti”, è stata coniata da Todd McFarlane ed è quella utilizzata ancora oggi.

Quando nacque nel 1962 per mano del disegnatore Steve Ditko, Spider-Man sparava ragnatele filiformi che si trasformavano in due linee unite da fili incidentali a croce: una rete dall’aspetto simile a quelle usate dai pescatori, solida, senza il motivo concentrico che distingue quella dei ragni, e ottima per le vedute laterali. Anche il successore di Ditko, John Romita, disegnava così la ragnatela, mettendo Spider-Man in pose in cui sparava il fluido di lato o in alto, mai frontalmente, perché la tela avrebbe assunto una forma a imbuto esteticamente sgradevole.

Insomma, la ragnatela era pensata come elemento bidimensionale che perdeva d’efficacia se assumeva una terza dimensione. Questo però era uno degli obiettivi di Todd McFarlane, negli anni Ottanta giovane disegnatore che stava raccogliendo il consenso degli appassionati e che iniziò a disegnare Spider-Man a partire da Amazing Spider-Man 298 del 1988.

Dopo Romita, nessuno aveva mai provato a disegnare uno Spider-Man diverso, visto che quello di Romita era considerato insuperabile. E quindi quelle erano le pose, quelli erano i calci e i pugni. Soprattutto, quelle erano le ragnatele. McFarlane innovò il personaggio disegnandolo in contorte pose da ragno e proponendo un nuovo tipo di ragnatela: una corda sfilacciata, appiccicosa e intricata descritta come «quattro fili di pongo tenuti insieme da un quinto filo che li avvolge».

McFarlane poteva finalmente disegnare l’Uomo Ragno mentre sparava la ragnatela in faccia al lettore, realizzando pose e inquadrature adrenaliche. Fece di più: ogni volta che Spider-Man volteggiava in aria, McFarlane gli disegnava attorno metri di ragnatela, andando contro qualsiasi legge fisica ma facendola diventare un elemento decorativo. Prese a disegnarne così tante che ogni tavola con le ragnatele gli portava via fino a due ore in più di lavoro. Spesso questa scelta non aveva senso logico, ma era bella da vedere – e questo era il punto fondamentale della poetica mcfarliana.

Con McFarlane la ragnatela diventò uno strumento più flessibile e assunse questa nuova consistenza che fece scuola, tanto da prendere il nome di “spaghetti”, soprannome nato dopo che il caporedattore di Marvel Comics Tom DeFalco aveva ammonito McFarlane dicendogli di «smetterla di disegnare quelle ragnatele a spaghetti».

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McFarlane rivelò che le ragnatele a spaghetti furono ispirate da quella che Michael Golden (The Nam) aveva disegnato in un’illustrazione in bianco e nero del 1981 intitolata On the Trail of the Lunatik, con i Difensori e Spider-Man (parte di un gruppo di immagini raccolte in Marvel Team-Up Portfolio).

«Golden disegnò un bellissimo Spider-Man con questa ragnatela strana» disse McFarlane in un’intervista apparsa su Comics Interview 81 nel 1990. «Conservai quell’illustrazione e dissi “Se mai diventassi un professionista, e se mai lavorassi per la Marvel, e se mai disegnassi Spider-Man, farò le ragnatele così.» Il fumettista confermò l’omaggio a Golden nel 1991, nel programma Comic Books Greats condotto da Stan Lee, il co-creatore dello stesso Spider-Man.

Arthur Adams, in Web of Spider-Man Annual 2, nel 1986, e poi Alex Saviuk, che disegnò i numeri immediatamente precedenti al debutto di McFarlane, avevano ideato una soluzione simile, una ragnatela a corda, fitta e compatta, che però portarono avanti senza convinzione. McFarlane, invece, già dalla copertina del suo primo albo, mise le cose in chiaro: queste sarebbero state le ragnatele dello Spider-Man moderno.

Dopo McFarlane, quasi tutti i disegnatori hanno adottato le ragnatele a spaghetti, apportando leggere variazioni, disegnandole più o meno lente, fitte o svolazzanti. John Romita Jr., per esempio, utilizza un ibrido tra la forma di McFarlane e quella delle origini a mo’ di rete, dando la sensazione della lana di vetro. Tutti però, in un modo o nell’altro, seguono l’idea che aveva avuto un giovane disegnatore con l’ambizione di cambiare le cose solo per «renderle più belle».

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