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ComicsLa storia di Spider-Man più scandalosa di sempre

La storia di Spider-Man più scandalosa di sempre

La copertina di “Trouble” 1

In una scala da 1 a 10, quanto vorreste vedere zia May, l’anziana signora che ha cresciuto Spider-Man, fare sesso? Nel 2003, Marvel Comics pensò ci sarebbe stato abbastanza pubblico che avrebbe alzato la paletta del 10, o almeno del 6, e pubblicò Trouble, un progetto che cercava di riportare in auge il genere dei romance comics, adattandolo al nuovo millennio e mischiandolo con il cast del suo supereroe più famoso, Spider-Man. Tutto quello che ottennero furono polemiche e insuccesso commerciale, e la storia è oggi talmente famigerata che sono passati più di dieci anni dall’ultima riedizione, nonostante i nomi degli autori siano di primissimo piano.

Nei primi anni Duemila, il caporedattore di Marvel Comics, Joe Quesada, e il presidente Bill Jemas stavano rivoluzionando il settore con progetti ambiziosi, sperimentali e folli. Molti di questi tentativi per rivitalizzare i fumetti supereroistici ebbero grande successo, come la linea Ultimate, altri, troppo assurdi o mal congegnati (il western gay Rawhide Kid, per esempio), si rivelarono un fallimento. Quesada e Jemas lavorarono su due fronti, dando nuova linfa ai personaggi, con storie e autori degni del loro nome, e cercando di allargare il bacino di appassionati pescandoli da segmenti mai battuti: i lettori di manga e il pubblico femminile.

Nacquero così storie con influenze nipponiche (Runaways, NYX, Sentinel), realizzate direttamente da autori giapponesi (Wolverine: Snikt! di Tsutomu Nihei) o a tinte shojo-romantiche (Mary Jane). Le lettrici, giovani e tendenzialmente interessate a storie d’amore, anche carnale, affollavano le librerie portando alla ribalta libri come Gossip Girl, perché non poteva succedere anche con i fumetti? D’altronde, quello dei romance comics – i fumetti a tema romantico – era stato il genere più in voga negli anni Cinquanta, vendendo milioni di copie e superando in popolarità anche i supereroi. I fumetti ce l’avevano nel DNA, bastava solo aggiornare le situazioni e lo stile di racconto.

Così, come successo per Origin – fumetto del 2001 che aveva svelato le origini di Wolverine – Jemas immaginò un fumetto dal titolo Parents (“genitori”, poi cambiato in Trouble, “guai”, “problemi”) che raccontasse gli anni di vita di Peter Parker mai narrati nel fumetto, in particolare la sua nascita, prima che potessero farlo i film, dando però un taglio romantico alla storia. Jemas e Quesada coinvolsero Mark Millar, che all’epoca stava raccogliendo consensi di pubblico e critica con Ultimates ed era uno dei nomi di punta dell’editore. Il gruppo chiamò poi Terry Dodson, disegnatore dallo stile morbido e romantico che da lì a poco avrebbe affiancato Millar anche in una breve gestione sulla testata Marvel Knights Spider-Man. «Joe Quesada mi chiese di disegnare Trouble come favore personale» rivela Dodson a Fumettologica. «Ero molto scettico a riguardo, ma alla fine fu un incarico divertente.»

Ma che cosa racconta di così tanto scandaloso Trouble? La storia narra le vicende amorose di quattro ragazzi, i fratelli Ben e Richard, e le amiche May e Mary, in un passato imprecisato ma che assomiglia agli anni Settanta. Le due coppie si conoscono durante un impiego estivo presso una struttura turistica negli Hamptons, zona di villeggiatura solitamente frequentata da ricchi newyorchesi. Ben si invaghisce di May, mentre Richard inizia a frequentare Mary. Mentre i primi due portano subito il loro rapporto sul piano fisico, Mary è titubante nel concedersi a Richard: un’indovina le ha predetto che sarebbe diventata madre prima dei vent’anni e non vuole correre rischi. La stessa indovina ha invece predetto a May che nessuno l’avrebbe mai chiamata mamma, quindi la giovane non si preoccupa di eventuali gravidanze indesiderate.

Frustrato dalla castità impostagli da Mary, Richard la tradisce con May. Quest’ultima rimane incinta e confessa il tradimento a Ben, che di contro le rivela di essere sterile. Pur di non dover affrontare gli intransigenti genitori, May scappa con un uomo più grande ma rimane disgustata dalla vita che conduce e chiede aiuto a Mary, che nel frattempo ha scoperto da Richard l’infedeltà dei due.

Mary escogita un piano: una volta che May avrà partorito, Mary si presenterà da Richard con il neonato, di nome Peter, spacciandosi per la madre. Se il ragazzo si prenderà le sue responsabilità e dimostrerà il suo amore, Mary accetterà di costruire una famiglia con lui. Così succede, e poco dopo Richard e Mary si sposano. Alle nozze, May incontra Ben e gli dice di aver perso il bambino. I due si riappacificano e tornano a frequentarsi.

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Se non vi era chiaro dai nomi, quei Richard, Mary, Ben e May altri non sono che i genitori e gli zii di Peter Parker, alias Spider-Man. Trouble è la storia del concepimento di Peter, mostrato senza troppi pudori – per un fumetto Marvel, s’intende. Se le cose stanno così, significa che il personaggio bandiera della casa editrice è un figlio illegittimo nato da un tradimento e cresciuto nella menzogna, a cui nessuno ha mai raccontato la verità. Inutile dire che, di fronte a questa sequela di temi potenzialmente nocivi per un eroe che si rivolge a un pubblico vastissimo e suscettibile alla polemica, la nozione di zia May sessualmente attiva diventa quasi un aneddoto innocuo.

«Potrebbe non esserci mercato per un fumetto esclusivamente romantico» spiegò Millar. «Ma se riesci a combinarlo con altri elementi popolari e attirare un pubblico generalista e variegato allora ci sono delle possibilità intriganti. La gente che legge Spider-Man ci troverà qualcosa di interessante. È il primo fumetto che scrivo che mia moglie riesce a leggere, capire e godersi davvero.»

Con l’avvicinarsi dell’uscita, la redazione perse fiducia nel progetto. Sembrava non sapere in che modo comunicarlo ai lettori. Sbandierare che quelle erano le origini di Spider-Man era un azzardo, dire che era una storia immaginaria un autogol per le vendite, e non collegare il fumetto a un personaggio noto una scommessa persa prima ancora di pronunciarla.

Come sintomo di questa incertezza, durante la conferenza stampa di presentazione Jemas arrivò a dichiarare «spero che i lettori Marvel saranno fieri di chiamare Trouble “le origini di Spider-Man”», salvo poi rimangiarsi la frase in un goffo balletto di temporeggiamenti: «Queste sono le origini di Spider-Man? Per ora non lo sappiamo […] La risposta definitiva ce l’hanno i lettori» e poi «questo non vuol dire che noi non vogliamo che questa sia l’origine canonica di Spider-Man». Millar gli fece eco ribadendo che «l’idea al momento è che crediamo a quello che è successo, e se alle persone piacerà la storia, lo possono credere anche loro».

La trama non fu però l’unico motivo di polemica. Dato che la miniserie doveva inserirsi nel filone editoriale dei romanzi per ragazze, Quesada e James proposero l’idea di utilizzare copertine con illustrazioni dipinte, salvo poi optare per delle fotografie su suggerimento dell’editor David Bogart, che li convinse dopo aver mostrato loro che i romanzi più venduti utilizzavano immagini dal vero e non illustrazioni.

La copertina del primo numero, con una foto di due ragazze in bikini e sguardo civettuolo, fece esplodere la polemica, poi alimentata dagli scatti successivi (una delle due ragazze che mastica una gomma, un’altra che mordicchia l’asta degli occhiali da sole o sussurra nell’orecchio di un ragazzo). Le immagini, realizzate dal fotografo francese Philippe Bialobos, furono bollate come pornografiche o perfino pedopornografiche – data l’età dei personaggi nella storia.

La mossa, artisticamente non granché rilevante (le foto non sono riuscitissime e stonano con le pagine interne in un modo che non accade con la prosa), era la norma nel mercato librario, quindi perché, traslata nei fumetti, attirò così tante critiche? Era lo sguardo dei lettori a essere cambiato. Quel genere di copertine in una libreria (la destinazione finale di Trouble, una volta raccolto in volume), viste dal pubblico di riferimento di giovani donne, suscitava curiosità.

Nel mercato fumettistico che tratta supereroi – dove la donna era quasi sempre sessualizzata e i lettori vi proiettavano fantasie erotiche – assunse connotati impropri, facendo scattare la polemica. «È stato interessante vedere la reazione dei lettori di fumetti» commentò Millar. «La gente diceva che è pornografia, ma non è pornografia. È esattamente quello che leggono le ragazze di 12 anni, e ciò su cui i loro occhi si fissano quando entrano in una libreria.»

Per placare i commenti negativi, Marvel varò una ristampa del primo numero con una copertina disegnata da Frank Cho, più a misura di fumetteria, quindi con toni sessuali espliciti che confermavano l’assunto di partenza: Mary e May, allo specchio, che si preparano per uscire, con il seno prosperoso di Mary a favore di lettori.

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La copertina di “Trouble” 1 disegnata da Frank Cho

Secondo Millar, Trouble avrebbe dovuto intercettare il pubblico femminile e al tempo stesso stare accanto a titoli come Origin, Kingdom Come e Marvels. Era un’impresa difficile da portare a casa, dato che l’elemento supereroistico era tangenziale al racconto, ma in maniera molto più implicita rispetto alle altre opere citate.

Anche il fatto che in un fumetto per ragazzi (e di Spider-Man) si parli di aborto, rapporti sessuali non protetti e fuori dal matrimonio fece alzare qualche sopracciglio. «Penso che i fumetti siano un modo sicuro per introdurre i lettori più piccoli al mondo reale» rispose Millar. «I figli illegittimi sono una cosa normale – io stesso lo sono stato, così come due o tre membri della mia famiglia. Non c’è lo stigma che c’era negli anni Sessanta, o al tempo in cui è ambientata questa storia. E abbiamo cercato di essere sobri e realistici, non c’è niente di cui preoccuparsi se lo dovesse leggere un bambino.» Jemas difese la scelta di affrontare questi tabù affermando che «possiamo diventare irrilevanti nascondendo ai bambini certi problemi, o possiamo restare rilevanti e far arrabbiare le mamme parlando di cose che non pensano vadano raccontate ai loro figli».

Ora, tralasciando il contenuto della storia e le occasionali implausibilità (May è adolescente quando nasce Peter), Trouble è un fumetto che non funziona proprio per colpa dei nomi coinvolti, in particolare Millar, che scrisse un romance come se stesse scrivendo Ultimates o Kick-Ass, senza alcun tipo di sensibilità e con uno stile a colpi di scena dove, al posto della trasformazione di Bruce Banner in Hulk o della rivelazione che Thor è davvero una divinità nordica, c’è la notizia di una verginità perduta o la scoperta di un tradimento.

Il fumetto è pieno di scene in cui si mostrano i personaggi fare sesso, con addirittura quella vecchia gag un po’ crassa del montaggio di filmati di repertorio (fuochi d’artificio, un treno che entra in galleria, un frustino da cucina che sbatte le uova) per simboleggiare l’amplesso – nei fumetti l’esempio più celebre e riuscito è quello di Nick Fury, Agent of SH.I.E.L.D. di Jim Steranko.

Trouble è il prodotto di un autore che scimmiotta il genere senza conoscerlo intimamente. Erano tempi diversi, ora quando Marvel o DC si buttano sul mercato young adult lo fanno con autori avvezzi. All’epoca, era impensabile sacrificare un nome di punta come Millar a favore di romanzieri o fumettisti magari sconosciuto ai lettori Marvel ma in grado di scrivere una storia di adolescenti. Il problema è che Marvel cercava di presidiare entrambi i settori, le fumetterie e le librerie. Di fatto, perse entrambi. 

Che la mano di Millar non avesse alcuna intenzione di essere carezzevole lo si capisce anche dalle dichiarazioni che rilasciò all’epoca. «Ragazzi e ragazze mozzafiato, sesso estivo per un pubblico carico d’ormoni. È molto strano che nessuno abbia mai provato a fare un fumetto così prima d’ora» disse a Wizard. «Come potrei riassumere Trouble? Da due testicoli derivano grandi responsabilità

Alla fine, il clamore, le critiche e la campagna di marketing incentrata sullo stuzzicare i fan e attirare lettori da fuori non ottennero l’effetto sperato. Uscito nel luglio del 2003, il primo numero di Trouble finì 27esimo nella lista dei fumetti più venduti del mese, con 53.727 copie (circa un terzo del fumetto più venduto, Batman, con quasi 146.000 copie). Nemmeno il nome di Millar, che era lo sceneggiatore anche del quarto fumetto più venduto di quel mese, Ultimates, potè granché. I successivi numeri fecero sempre peggio e alla fine della sua corsa Trouble scivolò in fondo alla classica con poco più di 23.000 copie vendute.

La copertina di “Trouble” 5

Il responso critico fu ancora più impietoso. Sul blog del Comics Journal Dirk Deppey scrisse che «Trouble imita i recenti sviluppi in fatto di romanzi per adolescenti (sesso, alcol e un tentativo di affrontare “problemi moderni”), ma sembra scritto da un comitato tecnico. Mentre lo leggevo non riuscivo a togliermi di dosso la sensazione di stare guardando Archie e Veronica fare sesso», in riferimento ai personaggi dei fumetti, casti e solari, di Archie Comics.

«L’uso incessante e gratuito dei riferimenti al sesso e ai preservativi avrebbe potuto scioccare qualche genitore negli anni Settanta, ma oggigiorno non c’è niente che non sia già stato fatto altrove» scrissero in una recensione apparsa sul Comics Bulletin che si concludeva con un lapidario «fa ridere che un fumetto del genere sia anche solo stato stampato».

L’operazione Trouble andò talmente male che la dirigenza cancellò il previsto volume da libreria, che era il motivo per cui era stato messo in piedi tutto questo circo. La raccolta, con una copertina riciclata da una tavola interna, uscì soltanto 8 anni dopo, nel 2011, e da allora la storia non è più stata ristampata.

Dietro a Trouble c’erano tante speranze, tutte disattese: raccontare le origini di Spider-Man in modo controverso, rilanciare il genere romance e attirare un nuovo segmento di pubblico. Se non altro, Marvel consegnò ai lettori un’opera che assomiglia alla versione a fumetti di una storia d’amore diretta da Michael Bay. Unica, a suo modo.

Il fumetto è stato pubblicato in volume da Panini Comics nel 2004, è attualmente fuori catalogo, ma online si trova ancora qualche copia.

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