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Alan Moore ha chiesto agli autori della serie tv “Watchmen” di lasciarlo in pace

moore watchmen serie tv

In un’intervista a GQ per la promozione del suo nuovo libro, la raccolta Illuminations (che contiene anche il racconto What We Can Know About Thunderman, una satira dell’industria fumettistica), Alan Moore ha avuto modo di commentare la serie tv del 2019 Watchmen supervisionata da Damon Lindelof e vincitrice di 11 premi Emmy, tra cui quello per la miglior miniserie.

Alan Moore, che fece togliere il proprio nome dai credits della serie, ha detto di aver ricevuto una lettera da Lindelof che iniziava così: «Gentile Signor Moore, sono uno dei bastardi che sta distruggendo Watchmen» («Non il migliore degli incipit» ha commentato Moore). «Poi andava avanti in quello che a me sembrava un farneticamento cervellottico, “Ci può almeno dire come si pronuncia ‘Ozymandias’?”» prosegue Moore. «Io ho risposto con una missiva probabilmente molto ostile in cui gli dicevo che ero convinto che alla Warner Brothers fossero consci del fatto che nessuno dei loro dipendenti avrebbe dovuto contattarmi per alcun motivo.»

Damon Lindelof, che aveva a sua volta già accennato allo scambio tra i due che cita Moore, aveva ampliato il mondo di Watchmen realizzando un sequel che trattasse il tema del suprematismo bianco, una tematica assente nel fumetto. Moore si è chiesto se, ora, per il pubblico generalista il nome di Watchmen sarà associato a una serie tv che non tratta gli stessi argomenti del fumetto.

«Ma hanno almeno capito di che parla Watchmen?» dice l’autore. «È un fumetto di quasi 40 anni fa ed è relativamente semplice in confronto ai miei lavori successivi. Quali sono le possibilità che abbiano capito qualcosa da allora?» Secondo Alan Moore, anche se il tentativo della serie era dimostrare che la figura del supereroe, in qualsiasi contesto realistico, ne uscirà sempre grottesca e da incubo, «la gente pensa soltanto che i supereroi oscuri e deprimenti siano fichi».

Lo sceneggiatore Kurt Busiek (Marvels, Astro City) ha poi criticato il pezzo di GQ affermando che «tutta l’intervista è incentrata sui fumetti, su Moore che non guarda gli adattamenti dei suoi fumetti e tutte le altre cose che già si sanno da anni».

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