Il gran finale dello scontro tra Tex e Mefisto

tex 744 il trionfo di mefisto

Questo Tex numero 744, intitolato Il trionfo di Mefisto, segna l’ultimo capitolo di questa saga che ha visto il ritorno di Mefisto e che ci ha accompagnato dalla scorsa primavera all’autunno di quest’anno. Una lunghissima saga alla quale ha lavorato con precisione e gusto il curatore – nonché autore di moltissime storie – di Tex Mauro Boselli, assistito al disegno in questo come negli ultimi albi dal valente Fabio Civitelli.

Boselli ci ha abituato a vari trucchi del mestiere di sceneggiatore che utilizza per dare gambe alla sua vena generosa di autore e alla sua visione strategica sull’evoluzione dell’universo di Tex. In questo numero conclusivo della saga sono soprattutto i colpi di scena che ribaltano all’improvviso la prospettiva a farla giustamente da padroni. E vi garantiamo che questo numero speciale di Tex, che dura 132 pagine, non vi darà tregua: lo dovrete finire tutto in una volta, come abbiamo fatto noi.

Dove eravamo rimasti

Partiamo con il riassunto offerto nella tavola di apertura da Boselli stesso: «Tex e i suoi pards, aiutati dal sesto senso di Narbas, cui Mefisto rubò il corpo, sono sulle tracce del loro acerrimo nemico. Padma ha una visione di Mefisto che si rivela un tranello: Carson e Kit rimangono feriti e sono accompagnati nella cittadina di Caborca, dove, in precedenza, Yama ha preparato un’altra trappola con l’aiuto dei Rurales da lui soggiogati».

Ovviamente la storia è più lunga è si dipana dalla nebbiosa San Francisco. Ma dopo tutti questi mesi in cui abbiamo scoperto che non solo Mefisto era tornato dalla morte, sostanzialmente, ma aveva anche un piano per conquistare la città e poi forse il mondo, di cose ne sono successe. Tex e i suoi sono passati da vittime dei piani di Mefisto a suoi attaccanti. e le trappole che lo stregone ha messo in piedi sono state per alcuni mesi solo di retroguardia. Ma adesso cambia la marcia.

Cosa succede in quest’ultimo numero

tex 744 il trionfo di mefisto

I cambiamenti di fronte sono rapidi, ma in buona sostanza assistiamo al precipitare degli eventi, con un “falso finale” che poi è quello che dà il titolo al volume: il “trionfo di Mefisto” è semplicemente la dimensione onirico-magica del negromante che gli si rivolge contro. È l’inferno dove finisce intrappolato per sempre (?) e da dove invece Padma riesce a fuggire grazie al cuore immacolato di Tex.

La storia vede alcuni passaggi fondamentali. I comprimari tendono a morire: l’infermiera Ruth, frate Joacquim, lo stesso saggio indù, l’indiano compagno di Yama e, forse, Yama stesso, oltre a un numero imprecisato di persone coinvolte in questa lotta senza quartiere fra Tex e Mefisto. Tenere il passo, con tutti i sussulti della trama, sarebbe fare un torto al lavoro di Boselli, ma possiamo dire che la sintassi è serrata e l’alternanza di inquadrature generali e di ravvicinate dove precipitano in vari eventi le fasi del confronto sono davvero ben ritmate.

Si scopre, tra l’altro, che la doppia ferita di Kit Carson e di Tiger Jack è fondamentale per lo sviluppo della trama, perché rallenta i due e li separa più volte da Tex e suo figlio, rendendo la storia ancora più drammatica. C’è un tocco di dolcezza che Boselli pennella con maestria quando Tex parla con Carson mentre inseguono a cavallo Mefisto e i suoi: «So che stai tenendo duro, ma anche le rocce si sgretolano, vecchio mio… Hai una ferita ancora fresca! Ti propongo di rimanere alla retroguardia con Narbas, anche lui non riesce a mantenere il passo». «Mi secca ammettere che hai ragione…» risponde Carson.

La tana del lupo, cioè il cono del vulcano dell’isola di Tiburon, dove vivono gli indiani e dove si è attestato Mefisto con i suoi, è una geniale invenzione grafica che permette di avere scenari diversi, con luci e ombre molto nette e possibili evoluzioni: tempesta, giungla, ma anche sassi e rocce, persino caverne e grotte sotterranee. Un set limitato ma che permette di girare scene molto diverse.

Non scendiamo nei dettagli dell’avventura che va tutta gustata, ma si può dire che le spiegazioni qui arrivano in maniera più che soddisfacente: i fatti non sono raccontati ma li vediamo accadere, in pieno rispetto della regola “Show, don’t tell”. Infatti, questa volta, con tutti i pezzi sulla scacchiera, gli inganni e gli scontri sono molto lineari, chiari e al tempo stesso soddisfacenti, perché complessi e sfaccettati. Incluso il finale: Lily si salva e arriva a riva, e sappiamo da precedenti esperienze che la sorella di Mefisto è quanto basta per far ripartire tutto da capo. È già successo, potrebbe succedere ancora.

La freccia nella gamba di Tex, che non è una ferita per caso proprio all’ultimo, va oltre la semplice segnalazione che anche lui deve pagare pegno da questa lotta senza quartiere. In realtà introduce in maniera simmetrica un elemento di fragilità in una storia in cui Tex quasi trascende in un principio di pura giustizia. Invece, un tocco brusco ma risoluto lo rimette in pista come essere umano: il migliore, ma pur sempre un essere umano.

Un disegno che cresce sempre più

tex 744 il trionfo di mefisto

Anche quest’ultimo albo della serie è illustrato da un ottimo Fabio Civitelli. A me il suo lavoro è piaciuto molto, ma in un crescendo. Nella progressione della seconda parte della serie, dove si è visto affidare un buon monte di tavole da disegnare, Civitelli si è scaldato progressivamente mantenendo il meglio della sua capacità quasi neoclassica di scolpire le figure con i chiari e gli scuri, e un occhio davvero invidiabile per la composizione soprattutto delle vignette corali dove dispone i personaggi quasi meglio di Leonardo nell’Ultima cena.

A questo sguardo neoclassico molto statico ha aggiunto un crescente dinamismo che, negli scontri a fuoco, dà soddisfazione. Ma ne dà soprattutto nell’apparizione delle creature ultraterrene: lontano dal gusto dylandogghiano per le creature dell’orrore, Civitelli porta con sé alcune rivisitazioni di immaginari altri (Asia, ma anche letteratura medioevale e a tratti fantasy) che donano alle sue “bestie” profondità anche con pochi tratti e poche inquadrature.

Un finale soddisfacente?

C’è da chiedersi: dopo tutte le premesse fatte da Boselli con i capitoli precedenti e tutti filoni interpretativi che abbiamo provato a trovarci, il finale ci soddisfa? Riesce a riprendere tutti i fili e a portare a compimento l’evoluzione della storia? Dà soddisfazione? O si tratta di un altro “Lost”, cioè una storia come quella del famoso telefilm americano in cui il vero mistero è quello che girava nella testa degli sceneggiatori?

State tranquilli, il pragmatismo italico è la vera energia sotterranea delle narrazioni bonelliane in generale e di Tex in particolare. E la forza scorre potente in questa serie: Boselli non si lascia portare via e dimostra di avere sempre il controllo della narrazione. Manda i personaggi dove vuole lui e con i tempi che vuole lui, senza che succeda niente che sia fuori tempo, forzato o addirittura inutile. Boselli sostanzialmente dimostra una maturità nel gestire i piani diversi di questa saga che è decisamente notevole.

Per un ipotetico lettore che avesse deciso di leggere Tex partendo da questa saga, o per l’anziano lettore che ne conosce a memoria più di 700 albi – per tacer degli Speciali e dei Texoni – questa è ugualmente una gran bella storia da leggere. E il suo finale è perfettamente in linea con le premesse. Si chiude l’ultimo albo soddisfatti e al tempo stesso curiosi di sapere se ci sarà un seguito, prima o poi. Cosa si può chiedere di più?

La fine di una storia che passerà alla storia

tex 744 il trionfo di mefisto

Questa forse non è l’avventura più lunga di Tex e dei suoi, ma è certamente destinata a passare alla storia perché consente non solo di creare un primo “evento” nel mondo di Tex, ma anche di rimettere un po’ di ordine nella vita del ranger e dei suoi pards. Adesso che la biografia di Tex si sta storicizzando, acquisendo sostanza e coerenza perché ancorata allo scorrere del tempo, e che le avventure sono destinate a lasciare un segno permanente nei personaggi principali, l’universo di Tex si è anche definitivamente aperto al soprannaturale e questo porta con sé un mondo di possibili aperture narrative.

Abbiamo scoperto ancora una volta che Tex è più che un semplice essere umano: nella sua natura c’è una “giustizia” che lo rende puro di cuore (può utilizzare marchingegni mistici senza essere penalizzato come toccherebbe a tutte le persone normali) e ha una energia incredibile. Come dice tra sé e sé il figlio Kit guardando il padre in azione, «Diamine! Ha il doppio dei miei anni ed eccolo ancora in azione! Spero che dopo decida di riposare qualche ora. Neppure lui può andare avanti in eterno a questo ritmo… oppure sì?».

Leggi tutti gli articoli sul ritorno di Mefisto su Tex

Leggi anche: 

Antonio Dini, giornalista e saggista, è nato a Firenze e ora vive a Milano. La sua newsletter si intitola: Mostly Weekly.

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui. O seguici su Instagram, Facebook e Twitter.