Gotham è caduta in mano a un robot

Il nuovo ciclo di storie di "Batman" scritto da Chip Zdarsky e disegnato da Jorge Jiménez, raccontato numero per numero da Andrea Fiamma.

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER PER “BATMAN” 128

batman 128

In Batman 128 continua la saga Failsafe, il primo arco narrativo scritto da Chip Zdarsky, nuovo sceneggiatore della serie, e disegnato da Jorge Jiménez.

Failsafe, un minaccioso robot che si è scoperto essere stato creato da Batman come precauzione per fermare sé stesso nell’eventualità che passasse dalla parte del male, ha iniziato ad attaccare senza sosta l’uomo pipistrello e la sua famiglia. Bruce si è visto costretto a una mossa estrema: far emergere la personalità di Zur-En-Arrh, una versione di Batman spietata, che però non è riuscita a contrastare il robot. Per fortuna, però, è arrivato Superman.

Cosa succede nell’albo

batman 128

Failsafe sfodera armi alla kryptonite che mettono fuori gioco Superman. Batman, Superman e Robin si salvano solo grazie all’intervento della Justice League. Intanto Failsafe si dirige a Gotham, attirando il gruppo in un quartiere di proprietà di Bruce riempito di trappole per metterlo fuori gioco. Intanto, Batman, Superman e Robin sono su un veicolo aereo della Justice League. Batman abbandona i due, lasciando che Robin porti Superman alla Fortezza della Solitudine da solo. Si getta in mare per chiedere aiuto ad Aquaman, che lo cura grazie alla tecnologia atlantidea.

Due settimane dopo, Batman si risveglia dalle cure e scopre dall’amico che Gotham è caduta in mano a Failsafe. I supereroi della metropoli sono stati imprigionati o sono fuggiti. L’automa ha creato squadre di sentille che monitorano la città e soprattutto vanno alla ricerca di Batman in ogni parte del globo. Distrutto il batsegnale, Failsafe ne ha costruito uno cento volte più grande, per mandare un messaggio a Batman affinché si faccia vivo e lo affronti.

Nel passato, Batman rivive i momenti che hanno portato alla nascita del Batman di Zur-En-Arrh, indotta da una allucinazione provocata dal Professor Milo e poi sviluppata da Bruce in autonomia.

Appunti sparsi

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Sto iniziando ad annoiarmi*. Siamo al quarto capitolo della prima saga, sono successe molte cose e al tempo stesso molte poche. Zdarsky non se ne andrà tanto presto, quindi è comprensibile che in questi primi numeri abbia deciso di disporre una serie di pedine con cui giocare più avanti. Però, per ora, l’unica vera pedina è Failsafe, e in questi primi albi la gente non ha fatto altro che menarsi e scappare.

{*Non sto davvero iniziando ad annoiarmi perché comunque ci sono i disegni, le luci, i colori, però ho comunque una soglia di resistenza finita di fronte alla visione dei fuochi d’artificio. O voi stareste tutta la notte a guardarli senza stancarvi mai?}

Batman 128 contiene una storia breve, I Am a Gun, disegnata dallo stuntman di Chris Samnee quando lui non se la sente di fare le scene pericolose, Leonardo Romero*, che mostra la nascita di Batman di Zur-En-Arrh dal punto di vista di Bruce, raccontando inoltre l’inizio di uno scontro con il Joker in cui Zdarsky sembra far capire che, come Batman è scisso tra due personalità, anche Joker è frammentato in due (o più) stati mentali.

{*Teoria assolutamente empirica ma secondo me con un buon fondo di verità: qualsiasi personaggio facciano, i disegnatori ritraggono sempre loro stessi. John Romita Jr. fa tutti i personaggi squadrati con i tratti mediterranei perché lui è squadrato paro paro (lo spiega lui stesso qui). Rob Liefeld sorride come i suoi personaggi, con cui condivide gli occhietti strizzati. Ma gli esempi sono tantissimi. Ecco, Romero conferma la mia teoria. Fatevi un giro sul suo Instagram, guardate la sua foto profilo e poi i suoi disegni e non ditemi che non riconoscete la sua faccia pulita e gioviale in tutti i personaggi, da Robin a Jubilee.}

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Con Batman di Zur-En-Arrh, Zdarsky sta recuperando Batman R.I.P., la saga del 2008 in cui Grant Morrison cercava di sistemizzare alcune delle avventure più strambe di Batman, riportandole entro confini realistici e coerenti con quella che è la versione moderna del personaggio. È un approccio anche divertente da utilizzare che però ormai ha preso piedi in qualsiasi reboot.

Proprio in quegli anni al cinema due icone come Batman e James Bond stavano subendo lo stesso identico trattamento, che si vede ancora oggi in molte produzioni: se c’è una cosa strana o peculiare del personaggio bisogna farla rientrare in un regime di credibilità, e quindi il costume di Batman ha le orecchie da pipistrello perché dentro ci sono degli auricolari e James Bond non dice più «agitato, non mescolato» ma manda direttamente a quel paese il barista. Possiamo per favore far tornare le scemenze per il gusto di essere sceme? Certo, se poi in cambio ottengo robe come l’ultimo film di Thor forse è meglio la serietà…

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