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RecensioniNovità"Eternity" è un'esplosione di stile ed eleganza

“Eternity” è un’esplosione di stile ed eleganza

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eternity bonelli bilotta gerasi recensione

Un mistery sopra le righe, ricco di livelli di interpretazione e di spunti ancora tutti da dipanare, ambientato in una Roma fuori dal tempo dove convivono tecnologie futuristiche, spinte nostalgiche e residui di un passato che pare bloccare tutto in un eterno ciclo di stasi. Questa è Eternity, la nuova serie sceneggiata da Alessandro Bilotta (Mercurio Loi) per Sergio Bonelli Editore, che ha esordito in libreria e fumetteria con il volume intitolato La morte è un dandy, disegnato da Sergio Gerasi e Adele Matera. Al centro delle vicende c’è un giornalista scandalistico – anche se lui preferisce definirsi cronista mondano – che pare vivere al di sopra di ogni evento gli attraversi la vita.

Alceste Santacroce, questo il nome del protagonista, si muove leggiadro e disinvolto in qualsiasi situazione, algido e distaccato, sempre in grado di rivoltare le carte in tavola a proprio vantaggio. Sigaretta perennemente in bocca – anche sotto la doccia – sagace fino al paradosso, salta da una donna all’altra senza nessun problema e senza farsi troppe paranoie nel caso si ritrovi a passare sopra chi gli blocchi la strada. Spietato osservatore, manipolatore geniale, tanto abile nel suo lavoro da mettere in piedi scoop incredibili solo per non far chiudere il giornale – rigorosamente cartaceo – per cui lavora. Non certo per attaccamento alla maglia, come si direbbe, ma tanto per evitarsi il tedio di trovarsi un altro impiego. Dove magari gli toccherebbe faticare davvero. Forse la forma di punizione peggiore per uno che ama passare le giornate sdraiato su una panchina al parco.

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Il giornalista si pone – fin dal titolo del primo volume – come una sorta di dandy postmoderno, calato nella mediocrità di una Roma fatta di influencer, personaggetti da quattro soldi e feste a cui è proibito mancare. Anche se il richiamo più ovvio potrebbe essere il Jep Gambardella di La grande bellezza di Paolo Sorrentino, comprese le sterili chiacchierate proto-filosofiche da salotto buono e la propensione all’arte performativa più gratuita, in realtà siamo più dalle parti dello sprezzo e della noia di George Bryan Brummell. Leggendaria figura della Londra di inizio Ottocento, in grado di plasmare la vita pubblica a suo piacimento e di scalare le gerarchie sociali grazie solo alle proprie abilità manipolatorie.

Anche la nostalgia per il passato pare la medesima, seppure Bilotta resca a reinterpretarla in maniera paradossale. Quando, entrando in un bar, Alceste si lamenta dell’ennesimo televisore in bianco e nero, in realtà critica la moda passeggera e popolare di utilizzare vecchi apparecchi televisivi, non la scelta di una tecnologia desueta rispetto alle possibilità della sua contemporaneità. È il trend del momento a infastidire, non l’obsolescenza del mezzo.

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Già da rapidi passaggi come questo ci si rende conto di come la scrittura di questo Eternity sia stratificata, ricca, spesso volutamente compiaciuta (si veda per esempio l’apparizione di Mercurio Loi, personaggio creato dallo stesso Bilotta sempre per Bonelli, esplicitata dallo stesso protagonista). Ci sono una serie di indizi disseminati lungo tutto il volume che ancora non riescono a essere del tutto decifrati. I prossimi volumi definiranno in maniera più chiara la vicenda che si andrà a raccontare, ma per ora il gioco degli autori è tenerci sulle spine.

La presenza di un attore di fotoromanzi in scala di grigio rispetto a tutto il resto della tavola, l’ossessione del protagonista per i fumetti e la sua peculiare precisione nel parlare di suicidi, un misterioso incendio e perfino un cammeo di quello che pare essere Germano Mosconi (magari mi sbaglio, ma l’equazione giornalista + notorietà conquistata con una bestemmia + occhiali a goccia mi fanno pensare direttamente a lui). Sono alcuni tra gli elementi che contribuiscono a mettere in piedi un’architettura che deve ancora rivelare la sua vera forma, dopo un’intera uscita dedicata a dare la giusta luce a un protagonista decisamente sopra le righe.

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Bilotta, Gerasi e Matera ci consegnano un fumetto che richiede moltissimo al lettore. Sebbene la materia di cui è composto sia volutamente leggera e volatile, proprio come vuole apparire il suo protagonista, in realtà sono state gettate dense basi per sviluppi futuri. Eternity è un fumetto colorato, dove le tavole traboccano particolari e una costante ricerca di stile ed eleganza, e in cui principalmente i personaggi chiacchierano, passeggiano, stanno seduti al bar o presenziano a qualche festa esclusiva. Eppure si avverte un malessere costante, sia interiore ai personaggi sia inteso come dramma pronto a esplodere da un momento all’altro. 

Ma forse questo aspetto era chiaro fin dalla copertina di questo La morte è un dandy. Nell’illustrazione vediamo Alceste librarsi leggero sopra Roma. Sembra tranquillo e contenuto come al suo solito, ma non è detto che non stia per schiantarsi al suolo. Nell’istante catturato lo vediamo sospeso, al di sopra di ogni ogni piccolezza di una città persa in se stessa e nelle sue questioni ombelicali. Eppure, come ci ricordavano quasi trent’anni fa altri flâneurs – di attitudine ben diversa, seppure (forse) carichi del medesimo nichilismo – «il problema non è la caduta, ma l’atterraggio». Vedremo nei prossimi volumi quanto l’impatto – se mai ci sarà – si dimostrerà duro.

Eternity 1 – La morte è un dandy
di Alessandro Bilotta, Sergio Gerasi e Adele Matera
Sergio Bonelli Editore, novembre 2022
cartonato, 72 pp., colore
17,00 € (acquista online)

Leggia anche: I supereroi secondo Bilotta e Ponchione

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