Recensioni Classic Rileggere “Mermaid Saga” di Rumiko Takahashi

Rileggere “Mermaid Saga” di Rumiko Takahashi

di Ali Raffaele Matar

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Torna disponibile in una nuova veste editoriale, 24 anni dopo l’ultima pubblicazione italiana, Mermaid Saga, la Saga della Sirena di Rumiko Takahashi, che narra la storia di Mana e Yuta, divenuti immortali dopo aver assaggiato della carne di sirena. Data alle stampe per la prima volta nel 1994 da Granata Press, l’opera vede la luce in versione integrale (ma ribaltata) soltanto nel 1998, grazie a Star Comics, che da anni detiene l’esclusiva della pubblicazione in Italia delle opere della “Principessa del Manga”.

Annunciata nel mese di Settembre 2021, in occasione della live inaugurale della rubrica Star Versus, la riedizione di Mermaid Saga rientra nel piano dell’editore perugino di rendere costantemente disponibili al pubblico le opere della maestra Takahashi e giunge dopo la riproposta di Maison Ikkoku, ripubblicato nel 2015 in 10 volumi, di Ranma ½, riedito in 20 volumi tra il 2017 e il 2018, Lamù – Urusei Yatsura, raccolto in 17 volumi nel 2019 e Inuyasha, la cui wide edition è tuttora in corso di pubblicazione.

Sulla scia dell’edizione omnibus statunitense Viz del 2020, Mermaid Saga include tutti gli archi della serie, suddivisi in precedenza in tre albi (intitolati rispettivamente: Il bosco della sirena, Il segno della sirena e La maschera della sirena), con l’aggiunta di una galleria di illustrazioni inedite a colori e un apparato di note che spiega i significati dei nomi dei personaggi. Pur mantenendo la stessa grafica di copertina dell’edizione americana, Star Comics, al contrario di Viz Media, ha scelto di non modificare o riadattare in alcun modo le tavole, lasciando intatte le onomatopee in lingua giapponese, in segno di fedeltà con il layout originario pensato dall’autrice.

Per l’occasione, abbiamo stilato una serie di motivi per cui vi dimostriamo che questo classico è una lettura imprescindibile per ogni appassionato:

Il primo horror non si scorda mai

Pare che i nati nella prefettura di Niigata abbiano una spiccata predisposizione per la comicità. Non si spiegherebbe altrimenti come mai i più noti autori di gag manga della storia, come Akatsuka Fujio (Osomatsu-kun), Kobayashi Makoto (What’s Michael), Maya Mineo (Patalliro) e la stessa Takahashi Rumiko, siano tutti originari di Niigata, dove da qualche anno è stato fondato un museo che celebra la vita e le opere di queste leggende del fumetto umoristico: la Niigata City Manga House

Eppure, anche se dagli esordi Takahashi si è contraddistinta per il suo humour tagliente e le sue saghe assurde, è solo con la Saga della Sirena che l’autrice si appropria dei paradigmi narrativi del genere horror, mostrando al mondo una faccia quasi del tutto inedita. “Quasi”, perché in realtà già nel 1983 Rumiko aveva scritto una storia dalle tinte orrorifiche: Warau hyoteki (Il bersaglio che ride), contenuta nel primo tomo della raccolta Rumic World, da cui venne tratto anche un OAV animato dallo Studio Pierrot.

A differenza di altre autrici di manga horror dello stesso periodo, come Shirakawa Marina, Takahashi opta per un horror più umano e psicologico, meno splatter, non-sense e bizzarro di quello degli altri addetti del settore. In Mermaid Saga, ogni storia ha un suo preciso senso, così come è pertinente la presenza di elementi di body horror, riscontrabili nell’aspetto ripugnante degli esseri “incompiuti”, divenuti tali dopo aver mangiato avidamente carne di sirena. 

Molte delle idee originali sviluppate da Takahashi per Mermaid Saga sono poi confluite e rielaborate diversamente in Inuyasha e Mao, rendendo le tre opere in un certo senso una trilogia di mistery horror.

Je suis toutes les femmes et parfois femme fatale aussi

Mana, la protagonista femminile della saga, è cresciuta legata a un futon, in un villaggio abitato soltanto da misteriose donne anziane. Non conosce nulla del mondo, tanto da non riuscire a distinguere un gatto da un qualunque altro animale, eppure ha il coraggio di opporsi alle anziane donne del villaggio quando scopre la verità che si cela dietro alla sua prigionia durata quindici anni. 

Isago è una femme fatale, tanto affascinante quanto spietata, che usa un nerboruto energumeno e la sua banda di banditi per i suoi scopi e non si fa scrupoli a uccidere un malato anziano pur di trovare la carne di sirena di cui è in cerca. La pirata Rin, dietro alla sua apparenza da maschiaccio, nasconde un animo fragile e un cuore di donna. La gelida Towa, invece, vive solo per raggiungere la sua vendetta e per farlo non teme di profanare tombe o tagliare parti del corpo di donne ancora in vita. 

Comunque la si ponga, sono le donne a farla da padrone in Mermaid Sag. Che siano valorose o perfide, le donne ritratte da Takahashi in queste pagine mostrano tutta la complessità dell’animo femminile e, in un certo senso, ne elogiano l’essenza bivalente di creatrici e distruttrici. Vendicative, egoiste, inquietanti e scellerate assassine senza scrupoli, ma anche affascinanti, sensuali ed eteree, ad ogni età. 

Non viene difficile riscontrare un parallelismo con il modo di ritrarre le donne di Umezu Kazuo, autore di Baptism e Orochi e maestro di Takahashi, che lavorò per un brevissimo periodo come sua assistente. Encomiabile, poi, è la cura che l’autrice ha messo nella decorazione degli splendidi kimono indossati dalle protagoniste di queste storie. Un’eleganza mai più riscontrata nelle sue opere successive. 

La vita non finisce, è come il sogno

“Che sciocchi! Perché quegli uomini non riescono ad accontentarsi della vita che è stata concessa loro? Bisogna mangiare senza esagerare. Lavorare senza esagerare. Vivere senza esagerare”. 

Mangiando carne di sirena, secondo la leggenda raccontata da Takahashi in queste pagine, c’è la possibilità di ottenere l’immortalità e l’eterna giovinezza. Eppure, questa speranza è solo fioca perché, nella maggior parte dei casi, si muore all’istante, oppure ci si tramuta in orribili mostri deformi. 

Le malinconiche storie che si susseguono nella saga della sirena hanno tra loro in comune una profonda riflessione sulla vita. Perché desiderare di divenire immortali se poi la conseguenza è un’eterna solitudine, fatta di vagabondaggi e sofferenze ripetute all’infinito? Secondo Takahashi, l’uomo non è che un essere avido che continua, dalla notte dei tempi, a inseguire l’impossibile. 

Nella solitudine dell’immortalità di Yuta e Mana, costretti a viaggiare in eterno a causa della loro condizione, la saga richiama vagamente i toni mesti alla base del Clan dei Poe di Hagio Moto, incentrato sulla solitudine perenne dei vampiri Edgar e Allan Poe. 

Per quanto cupa, l’opera di Takahashi nasconde di tanto in tanto dei barlumi di speranza con cui sembra spronare il lettore a provare a vivere malgrado le sofferenze perché, in fondo, ogni tassello troverà il suo posto nella grande tragedia della vita.

In dieci anni succedono molte cose

Nel luglio del 1984, quando sulle pagine di Shonen Sunday appare il primo capitolo di Mermaid Saga, Ningyo wa warawanai (Le sirene non ridono mai), Rumiko è al lavoro contemporaneamente su tre commedie degli equivoci: Urusei Yatsura (Lamù) su Shonen Sunday, Maison Ikkoku e la oneshot Happy Talk su Big Comic Spirits. 

L’ultimo capitolo della saga, intitolato Saigo no kao (La maschera della sirena), viene pubblicato su Shonen Sunday esattamente 10 anni dopo, nel gennaio del 1994, mentre l’autrice è alle prese con altre commedie: Ranma ½, One Pound Gospel e la storia breve annuale del Rumic Theater, Senmu no Inu (Il cane dell’amministratore delegato), pubblicata negli stessi giorni su un’altra rivista, Big Comic Original, a target seinen. 

La serializzazione di Mermaid Saga si è, dunque, dipanata saltuariamente nell’arco di un decennio e, nel frattempo, l’instancabile “Principessa del manga” cresce, cambia, sperimenta nuove idee ma, soprattutto, affina il suo storytelling. 

Il primo volume della nuova edizione mostra la progressione grafica e stilistica dell’autrice nel corso di 9 capitoli, realizzati tra il 1984 e il 1990. La struttura delle tavole muta, così come muta la maniera in cui sono disegnati i personaggi e i loro abiti. Rispetto ai primi archi narrativi, gli ultimi hanno un layout più diluito, con meno vignette estese lungo la pagina. Anche gli sfondi si fanno meno dettagliati rispetto agli inizi, lasciando spazio a distese di bianco che danno risalto ai personaggi e alle emozioni dipinte sui loro visi.

Salti nel vuoto e regia cinematografica

La Saga delle sirene nasconde qua e là delle scene squisitamente cinematografiche, dal sapore differente rispetto allo storytelling tipicamente fumettistico della restante produzione di Takahashi. Il finale del secondo arco dell’opera, Togyo no sato (Il villaggio dei pesci guerrieri) mostra il salto nel vuoto di uno dei personaggi femminili più carismatici di tutta la saga. Lo zoom sul viso, i capelli che oscillano e vibrano in aria, il kimono che si apre in acqua svelando la natura del personaggio, grida cinema da ogni dettaglio, tanto che pare di udire la solenne colonna sonora che accompagnerebbe la scena.

Mermaid Saga – 2 voll.
di Rumiko Takahashi
brossura, b/n e col, pp. 392,
€ 18,00 a volume
(acquista online vol. 1 e vol. 2)

Leggi anche: La terza età in “Rumic Theater” di Rumiko Takahashi

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