Fantasmi dagli occhioni kawaii: Hanako-Kun, lo shonen perturbante di AidaIro

Nelle scuole giapponesi corre voce che il bagno delle ragazze, e precisamente la terza cabina della toilette a partire dal fondo, sia infestata dal fantasma di una bambina dai capelli a caschetto e la gonna rossa. Leggende metropolitane come questa, insieme alle storie di spiriti e demoni del folclore nipponico, sono la fonte d’ispirazione cui hanno attinto Aida Hano e Tokuna Nozomi, che si firmano come AidaIro, nel creare Hanako-Kun: I 7 misteri dell’Accademia Kamome, uno shonen sospeso tra fantasy, horror e kawaii.

Per risolvere un problema sentimentale Nene Yashiro decide di evocare Hanako, il fantasma che si dice abiti nel bagno femminile e che pare abbia il potere di far avverare i desideri. Un fantasma effettivamente c’è, ma è quello di un ragazzo che indossa una divisa scolastica retrò e brandisce un coltello insanguinato. Dispettoso, sottilmente manipolatore e sicuro di sé, Hanako non è uno spirito qualsiasi: è uno dei sette misteri che abitano nella scuola, entità che garantiscono la coesistenza pacifica tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Questo equilibrio è però ogni giorno messo a rischio da qualcuno – un’entità misteriosa che si rivela molto legata a Hanako – capace di condizionare il comportamento degli spiriti, inducendoli a diventare aggressivi e spaventosi.

Nene, che ha espresso il suo desiderio alquanto avventatamente e si trova in debito con Hanako, diventa la sua assistente e lo accompagna in missioni pericolose ma necessarie a tenere gli altri studenti al riparo dagli spiriti fuori controllo. Ai due si aggiunge presto Ko Minamoto, secondogenito pasticcione di un’antichissima stirpe di esorcisti, deciso a eliminare Hanako qualora questi mostri una natura malvagia.

Con un fantasma nel bagno delle ragazze, le stanze che compaiono in determinati corridoi solo a una certa ora, gli alberi magici e le scale stregate, l’Accademia Kamome è una sorta di Hogwarts dei fantasmi, un luogo affascinante da esplorare ma inaspettatamente pericoloso se lo si conosce a fondo. Questo perché gli spiriti che la abitano appaiono tanto buoni quanto cattivi a seconda della situazione. L’esempio più lampante è quello dei mokke, che possono assumere un aspetto mostruoso e un atteggiamento minaccioso pur essendo di fatto dei teneri coniglietti.

Gli studenti dell’Accademia appaiono indiscutibilmente in balia dell’elemento sovrannaturale, eppure sono proprio loro a determinarne la natura in base a quello in cui credono, ossia a seconda delle storie che si raccontano su di loro: sono infatti le dicerie che circolano nelle classi e nei corridoi a garantire la sopravvivenza e il potere degli spiriti, a conferire loro un aspetto benevolo o minaccioso e in definitiva a definire il loro rapporto con i vivi.

La natura ambigua degli spiriti è proprio ciò che li distingue dai vivi, conferendo loro, all’Accademia e al racconto stesso un tocco di perturbante: nulla è mai rassicurante come sembra, una stanza o un oggetto che sembra familiare può mostrare all’improvviso un elemento fuori posto, e soprattutto uno spirito amichevole può esibire da un momento all’altro un ghigno crudele.

Hanako non fa eccezione. Ha l’aspetto innocuo di ragazzino bassino e sorridente, eppure ha in mano un’arma che evidentemente ha usato contro qualcuno. Ha il potere di far avverare i desideri, ma in cambio obbliga chi li ha espressi a pagarne il prezzo. Per completare il quadro (e senza fare spoiler) ha un pericoloso doppelgänger, su cui mantiene un riserbo sospetto ma di cui subisce l’influenza. Anche nei confronti di Nene non si comporta sempre da amico: è pronto a salvarla in situazioni estreme, ma è il primo a coinvolgerla in missioni pericolose, non esita a mentirle e a nasconderle verità importanti, spesso la induce a fare cose che lei preferirebbe evitare, e dopo averla maltrattata le ruba qualche (casto) bacio laddove si meriterebbe un bel ceffone.

È evidente come in Hanako-Kun gli spiriti siano un’estremizzazione dei comportamenti umani, positivi o negativi in relazione al contesto e alle ripercussioni che hanno. Come accade del resto nel folclore, sono proprio sentimenti comuni come odio e amore che, se diventano smisurati, costringono chi li ha provati a ritornare dopo la morte in forma di fantasmi.

Gli unici eroi della storia che non si mostrano ambigui sono vivi e si trovano tra gli studenti: Nene e Ko, i protagonisti dal cuore puro di cui ogni shonen che si rispetti ha bisogno, concepiti secondo stilemi consolidati e quindi non del tutto originali, ma nonostante questo capaci di attirare la simpatia di chi legge. Ko è una rivisitazione dell’eroe coraggioso ma pasticcione e insicuro, che desidera diventare sempre più forte (per eguagliare l’affidabile e implacabile fratello maggiore) e che compensa le sue mancanze con la determinazione a fare la cosa giusta a ogni costo.

Nene è la classica eroina graziosa ma inconsapevole di esserlo (è anzi tormentata per le sue caviglie grandi, che somigliano a radici di rafano), buffa, affettuosa, ingenua, buona e sempre pronta a dare fiducia al prossimo. È una tipica damsel in distress che non ha niente a che vedere con le eroine volitive e combattenti in voga in molte storie per adolescenti, eppure il suo contributo nella serie è fondamentale: come fulcro romance della storia, condiziona il comportamento dei protagonisti maschili, e il suo essere goffa e dolce in qualche modo si riflette nel tono del racconto. Questa è una delle ragioni per cui Hanako-Kun, pur essendo uno shonen, ossia un manga pensato per un pubblico di ragazzi, è in realtà rivolto anche alle lettrici.

Il perturbante della storia si rispecchia coerentemente nello stile grafico, una curata sintesi tra macabro e kawaii. Tutti i personaggi hanno occhioni grandi, visi tondi e un modo di muoversi o vestirsi che ha un che di tenero e di infantile. Eppure nelle tavole i toni di grigio sono dosati con parsimonia, e a creare contrasto viene usato quasi esclusivamente il nero, che ritorna anche negli elementi distintivi dei personaggi principali

Nene ha l’aspetto di una bambolina, ma sul grande fiocco della divisa scolastica sfoggia una spilla a teschio cornuto, e i capelli svolazzanti sono acconciati con due fermaglietti che ricordano piccole corna. Hanako indossa un gakuran (la divisa scolastica, composta da giubba con collo alla coreana, bottoni e mantella, pantaloni neri e cappello con visiera rigida) che lo fa sembrare un piccolo marinaretto, ma questo abbigliamento completamente nero e dalle linee retrò gli conferisce quell’aura formale e vagamente inquietante di certi ritratti fotografici del passato. Inoltre Hanako è sempre accompagnato da due hakujodai, fiammelle fluttuanti che fanno pensare a dei bulbi oculari e che non sono altro che una versione personalizzata degli hitodama, i fuochi fatui ritratti accanto ai defunti nelle illustrazioni della tradizione.

A questo si aggiunge un design originale e sorprendente degli spiriti e dei luoghi a essi associati, spazi che si situano sul confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti e che per la loro bizzarria ed eterogeneità fanno pensare a una versione nipponica di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Aida Hano mostra grande abilità nel forzare la gabbia della tavola nelle scene in cui il sovrannaturale irrompe nell’ordinario, così come Tokuna Nozomi riesce a dosare alla perfezione mistero e ironia, meraviglioso e perturbante, in una narrazione dove si alternano con grande equilibrio lentezza e concitazione. Le loro cifre stilistiche si mescolano alla perfezione, facendo di Hanako-Kun un’alchimia riuscita tra racconto teen e avventura d’evasione.

Hanako-Kun. I 7 misteri dell’Accademia Kamome 1-16 (in corso)
di AidaIro
traduzione di Davide Campari
J-Pop, da ottobre 2020
brossurato con sovraccoperta 172 pp., b/n con pagine a colori
5,90 € (acquista online)

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