“One Piece Film: Red” non sorprende

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Per essere l’incasso più alto del 2022 in Giappone, One Piece Film: Red è cosa spicciola. Con i suoi 17 miliardi di yen (circa 117 milioni di euro al cambio attuale), oltre ad aver vinto l’annata cinematografica, è il nono incasso più alto di sempre nel proprio paese. E, dato che è il quindicesimo lungometraggio ambientato nel mondo dell’anime tratto dal manga One Piece, il fatto che Red abbia superato con ampio margine tutti gli altri film lo rendeva degno di attenzioni.

Probabilmente, la pellicola si inserisce nell’onda fortunata che sta solcando la creatura di Eiichiro Oda, e attorno a cui si sono concentrate le smanie di pubblico e stampa con la pubblicazione del centesimo volume della serie. Non spiego altrimenti il successo di un film che dirà ben poco agli spettatori non avvezzi al mondo di Rufy e compagni – ma che anche ai fan non spaccherà la testa dalla meraviglia.

In One Piece Film: Red la ciurma di Cappello di Paglia e i pirati da ogni dove si trovano a Elegia, conosciuta come “l’Isola della Musica”. Lì, la cantante di fama internazionale Uta terrà il suo primo concerto dal vivo, di fronte a una folla di milioni di fan. Uta non è però una cantante qualsiasi, per quanto popolare. È la figlia di Shanks il Rosso, pirata temibile e figura paterna per Rufy da quando quest’ultimo, ancora bimbo, fu assalito da un mostro marino. Shanks lo salvò, rimettendoci il braccio sinistro, e Rufy gli promise che sarebbe diventato il Re dei pirati. Shanks a quel punto gli donò il suo cappello di paglia, capo diventato simbolo della serie. One Piece Film: Red gioca quindi con un personaggio di spicco ma, a dispetto di quello che farebbe pensare il poster, occupato per lo più dal profilo del pirata, si concentra su Uta e sul rapporto della ragazza con Rufy.

I due da piccoli erano grandi amici, poi un giorno Uta sparì senza spiegazioni. Rufy la ritrova idolo delle folle, ma non è l’unico cambiamento della giovane, che ha infatti mangiato un frutto del diavolo chiamato Uta Uta (“uta” in giapponese significa “canzone”) che le permette di trasportare la coscienza delle persone in uno spazio virtuale tramite il canto. All’interno di tale mondo, è in grado di manipolare la realtà e le coscienze di chi vi risiede non possono scappare senza il permesso del creatore. Inoltre, Uta ha sviluppato un forte odio per i pirati, ritenuti responsabili della dilagazione di violenza e crimine. Il rapporto riallacciato con Rufy sarà dunque l’inizio di una storia che riserverà più di una sorpresa.

La sceneggiatura alterna la trama del presente con numerosi flashback al passato di Uta, Shanks e Rufy. Sono loro i personaggi su cui si concentra il film, relegando gli altri a ruoli di contorno. Uta è un personaggio nuovo, quindi lo è tanto per gli appassionati di One Piece quanto per i neofiti. Incentrare la vicenda su di lei e sul rapporto tra Rufy e Shanks – immediatamente chiarito nel prologo del film – ed evitare al tempo stesso che la continuity opprima la storia, ha contribuito ad allargare il bacino di pubblico. Tuttavia, uno spettatore senza conoscenza pregresse potrebbe comunque non riuscire a entrare nel cuore emotivo del film.

Ci sono belle intuizioni, tra cui il tema della musica come forma di escapismo (non necessariamente positivo) ma al tempo stesso strumento di pace, condivisione ed elevazione spirituale, e i poteri di di Uta, che può manipolare fisicamente la musica e utilizzarla per imbrigliare le persone a un pentagramma, ma sono affogate in un film troppo lungo per la storia che racconta e cinematograficamente inconsistente. Nemmeno nei momenti più concitati o spettacolari, nemmeno sul grande schermo, si ha la sensazione di assistere a un film. Da un punto di vista visivo, One Piece Film: Red è più una colossale puntata dell’anime. Non riesce a sfruttare lo spunto offerto della storia per immagini d’impatto o per giocare con il design dei personaggi – come invece faceva One Piece Gold – Il film, in cui i costumi e le ambientazioni erano più interessanti (e che aveva una premessa molto più divertente).

Vediamo Uta esibirsi in una serie di canzoni che, a parte ammazzare il ritmo del film come il peggiore dei musical (dove le esibizioni canore non sono parte del flusso narrativo e allungano soltanto il brodo), mescolano una pessima animazione al computer con quella tradizionale, gettando in faccia allo spettatore quanta più roba possibile, tra effetti di luce, suoni e movimenti. In generale, il regista Goro Taniguchi, già dietro a diverse produzioni, tra cui l’adattamento animato del manga Planetes di Makoto Yukimura, non ha un occhio granché felice. Peccato, perché le canzoni erano variegate – dalla partitura j-pop in piena regola al pezzo melò, fino a quello rock urlato o intimista – e avrebbero potuto essere il trampolino per sequenze d’effetto.

Insomma, nonostante gli sforzi degli autori, la storia non prende mai il volo visivamente e la sceneggiatura è risibile, finendo per far diventare One Piece Film: Red nient’altro che un prodotto apprezzabile solo dai completisti di One Piece.

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