I rassicuranti mostri giganti di “Kaiju No. 8”

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Il lancio di Kaiju No. 8 nelle librerie italiane è stato un evento con ben pochi precedenti per il mercato nostrano dei manga. Forte dei record di vendita in patria – è stato il titolo di Shonen Jump+ più rapido a raggiungere i quattro milioni di copie vendute – Star Comics ha pensato bene di organizzare una promozione in grande stile, celebrando in anticipo uno dei campioni di vendite della stagione. A distanza di qualche mese, e arrivati ormai al sesto volume, è allora il momento di fare qualche valutazione sull’andamento della serie di Naoya Matsumoto e scoprire se tanto hype era effettivamente giustificato.

Nel mondo di Kaiju No. 8 le invasioni di mostri giganti sono all’ordine del giorno, tanto comuni da spingere il governo a organizzare, oltre alle canoniche forze di difesa super addestrate e dotate di armamenti di ultima generazione, squadre di addetti alla rimozione di carcasse grandi quanto un quartiere. Proprio in una di queste milita il nostro protagonista, Kafka Hibino, un trentaduenne leggermente sovrappeso che una volta sognava di entrare a far parte dell’élite delle forze armate. Le cose non sono andate come si aspettava e ora si ritrova a svolgere il suo lavoro da inusuale spazzino. Un’occupazione nobile e necessaria tanto quanto chi combatte in prima linea, ma talvolta un tantinello più maleodorante rispetto ad abbattere gargantueschi invasori sfruttando lo stato dell’arte dell’industria bellica.

Nonostante la forma non proprio da atleta e un talento tutt’altro che sfavillante, Kafka Hibino decide, spronato da un giovane collega, di riprovare il test d’ingresso all’accademia. Ultima occasione per redimersi e mantenere una promessa fatta all’amica d’infanzia Mina Ashiro, oggi membro di spicco delle forze armate. La faccenda subisce un’ulteriore complicazione quando il corpo dell’uomo si fonde con il nucleo di un kaiju, acquisendo il potere di trasformarsi a proprio piacimento – e nella percentuale da lui richiesta – in un essere dotato di forza e riflessi spaventosi. Inizialmente intenzionato a tenere nascosto il nuovo e tremendo potere, Kafka ben presto dovrà uscire allo scoperto e affrontare le conseguenze della sua condizione.

Kaiju No. 8 è uno shonen a modo suo perfettamente congegnato, capace di pescare tanto dai grandi classici del passato quanto da successi moderni. Qualche riferimento a L’attacco dei giganti – senza essere nemmeno lontanamente altrettanto crudo e disperato – una buona dose di My Hero Academia, le meccaniche comiche di One-Punch Man e numerosi richiami a tutti quegli eroi trasformabili della tradizione nipponica. Il tutto disegnato con un tratto estremamente pulito e dinamico, a modo suo essenziale nell’evitare con cura ogni forma di preziosismo e pretesa di autorialità. 

Questo non impedisce di trovarci comunque la consueta attenzione maniacale per la progettazione di armi e attrezzatura militare, una discreta fantasia per gli esseri mostruosi e una gestione quasi geometrica di volti e anatomie. Naoya Matsumoto, forte della precoce conclusione dei suoi precedenti lavori Pochi & Kuro e Neko Wappa! (mai arrivati oltre il quarto volume), proprio come il suo Kafka Hibino tenta il tutto per tutto e consegna ai suoi lettori un manga estremamente accattivante, leccato e levigato da ogni asperità fino all’eccesso.

Dentro ci infila la consueta dose di botte da orbi, una storia d’amore/amicizia totalmente platonica, l’ennesima parabola dell’outsider che ce la mette tutta per raggiungere il suo sogno e un ottimo gusto per le scene a effetto, spesso sinceramente galvanizzanti. Difficile non immaginare il successo istantaneo di una simile miscela di ingredienti già ben noti al grande pubblico. E il problema di tutta la serie sta tutto lì: non dice assolutamente nulla di nuovo ed evita a ogni costo eccessi e colpi di testa in grado di dare nuova vita a espedienti ormai usurati dal tempo. In Kaiju No. 8 tutto è fatto in maniera certosina, non ci sono difetti macroscopici ed è evidente come si sia portato avanti un lavoro di pulizia da professionisti scafati. 

Peccato che questo processo disinneschi ogni forma di caratterizzazione o tentativo di proporre qualcosa che possa rimanere nel tempo. L’intuizione migliore rimane quella di aver scelto un protagonista ben più maturo degli standard degli shonen, un tizio qualunque che ha fallito le prove d’ingresso per la scuola dei suoi sogni e che a trent’anni si ritrova con la pancetta e un lavoro di certo non da sogno. Uno spunto di partenza così interessante – a ben vedere una versione normcore di quanto fatto nell’altro recente bestseller Chainsaw Man, dove però il fallimento esistenziale è effettivo e totale – non viene però sfruttato quasi per nulla, appiattendo il personaggio al consueto bonaccione dal cuore d’oro che passa le giornate spronandosi a dare il meglio.

In ogni caso il manga in patria continua a vendere molto bene, trainato ulteriormente dall’annuncio dell’inevitabile trasposizione animata. Ci sarebbe da stupirsi del contrario, anche se un simile dispendio di cura editoriale e ottimo mestiere al tavolo da disegno non basta a consegnare un’opera che riesca a superare l’obiettivo minimo dell’intrattenimento.

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