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Manga"Olympia Kyklos" è un manga sullo sport, l'arte e il senso della...

“Olympia Kyklos” è un manga sullo sport, l’arte e il senso della vita

olympia kyklos mari yamazaki manga recensione

Mangaka dal percorso insolito, Mari Yamazaki è diventata celebre con la serie Thermae Romae, in cui un ingegnere dell’antica Roma viene catapultato nei bagni termali del Giappone moderno, e si è poi ritagliata il ruolo di autrice «esperta nello scrivere di persone straniere un po’ strane» con Plinius, opera sceneggiata da Miki Tori sul naturalista Plinio il Vecchio, e Steve Jobs, manga biografico sul co-fondatore di Apple. Coerente con queste precedenti esperienze è il suo ultimo lavoro, la serie Olympia Kyklos, realizzata mentre Tokyo si preparava alla XXXII Olimpiade e pubblicata ora in italiano da Star Comics.

Nella Grecia del Quarto secolo a.C., Demetrio è un apprendista pittore in una bottega di ceramiche. Provvisto dalla natura di un fisico particolarmente atletico, il ragazzo è costretto dal capo del villaggio a prendere parte a una competizione sportiva per garantire la salvezza della comunità. Prima della gara, oppresso dalla tensione e dalla responsabilità di vincere a tutti i costi, Demetrio si nasconde in un’anfora con la scusa di ripararsi da un temporale, finché non viene colpito da un fulmine e si ritrova nel Giappone degli anni Sessanta, a casa di uno studioso di cultura classica, il professor Iwaya. È solo il primo di numerosi viaggi nel tempo che daranno al giovane l’opportunità di esplorare il Giappone moderno alla ricerca di idee utili per affrontare i problemi della sua epoca e aprire le vedute di chi gli sta intorno.

Yamazaki riprende l’artificio dei viaggi temporali inspiegabili già usato in Thermae Romae per mettere a confronto epoche, mentalità e personalità che a suo parere hanno elementi in comune. In questo caso ci sono la Grecia di Platone da una parte, il Giappone moderno, dagli anni Sessanta fino alla vigilia delle Olimpiadi di Tokyo del 2020, dall’altra. Il protagonista del racconto non solo fa da ponte tra i due periodi storici, ma incarna anche il tema chiave della serie, il parallelismo tra sport e arte: artista per vocazione e atleta per necessità, Demetrio sperimenta quanto sia simile la condizione di chi fa dello sport e dell’arte la sua vita. Professionisti che ottengono vittorie o realizzano opere per ispirare le persone e ampliare la loro sfera di possibilità, ma che restano ingabbiati in un sistema che non li valorizza perché tende a quantificare in denaro il senso ultimo delle loro fatiche. 

A ribadire questa analogia concorrono anche i due personaggi reali nei quali Demetrio più si rispecchia. Il primo è Kōkichi Tsuburaya, il maratoneta che vinse la medaglia di bronzo nelle Olimpiadi di Tokyo del 1964 diventando un simbolo di speranza per il paese, ma che si suicidò alla vigilia dei Giochi successivi, incapace di portare sulle spalle le aspettative di tutti. Il secondo è Osamu Tezuka, che per disegnare manga rinunciò a una carriera sicura da medico, convinto che, all’indomani della guerra, il suo vero compito fosse quello di restituire alla gente la speranza e la capacità di immaginare un futuro felice attraverso le storie. Per la mole di lavoro che Tezuka portò avanti nella sua carriera è sensato affermare, come fa l’autrice, che la fatica che fa un mangaka sia paragonabile a quella di un atleta estremo.

Tre articoli da leggere per restare aggiornati
• Pubblicato da Marvel Comics nell’estate del 1991 e diventato il fumetto più venduto di sempre con oltre 8 milioni di copie, X-Men 1 fu il frutto di una strana miscela che tirava e spingeva, e affastellava storie editoriali e dinamiche distanti. Questa è la sua storia.
• Nel Tempo Medio in cui viviamo la quantità delle immagini che accumuliamo le rende inutili, senza costruire un discorso che ci arricchisca.
• 20 anni fa usciva Pluto di Naoki Urasawa. Un manga struggente e potentissimo.

Quasi a richiamare a modello i dialoghi platonici, le conversazioni tra personaggi servono a Yamazaki per far emergere le sue idee sul senso dell’arte, dello sport e della vita stessa, anche se i suoi dialoghi non sono effettivi confronti dialettici ma ragionamenti che procedono in linea retta, senza possibilità di esitazione, verso un’unica, incontrovertibile constatazione, in barba alla complessità di cui personaggi di varie epoche storiche dovrebbero essere portatori.

All’unidirezionalità del messaggio corrisponde la scarsa incisività dei personaggi, che non suscitano emozione o coinvolgimento in chi legge, ma appaiono più che altro figure simboliche rappresentative di un determinato modo di pensare. Anche la costruzione narrativa appare abbastanza fragile e si limita a fare da cornice ai contenuti didattici che all’autrice preme portare avanti – e che vengono inquadrati con ulteriore completezza nelle appendici di ciascun volume.

Pittrice per formazione, Yamazaki elabora una cifra grafica che deve molto agli studi accademici e nella quale non trovano posto molti elementi distintivi del linguaggio del manga: i suoi personaggi non sono stilizzati ma hanno al contrario anatomie da statue antiche e fisionomie realistiche (con nasi pronunciati e occhi dalle dimensioni regolari). La scelta di inquadrature statiche, prive di qualsiasi taglio cinematografico, così come la griglia scandita sempre da vignette quadrangolari, conferisce inoltre alle tavole quella fissità tipica delle illustrazioni.

Olympia Kyklos resta un’opera interessante per il modo semplice e diretto con cui trasmette informazioni e curiosità sui più vari argomenti, dal pensiero platonico al teatro kabuki, fino al wrestling. A patto di rinunciare fin da subito a qualsiasi coinvolgimento emotivo, la serie di Yamazaki è una lettura adatta per chi ha interesse ad approfondire alcuni aspetti della cultura giapponese o a osservare la cultura classica da un punto di vista non eurocentrico.

Olympia Kyklos 1-6 (in corso)
di Mari Yamazaki
traduzione di Michela Riminucci
Star Comics, da novembre 2020
Brossurato con sovraccoperta 196 pp., b/n e colori
6,90 € cad. (acquista online)

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