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Come i Funko Pop! sono diventati un fenomeno globale

funko pop he-man masters

I Funko Pop! sono giocattoli collezionabili in vinile che, solitamente, riproducono personaggi iconici della cultura pop ma con la testa grossa e che sono grandi circa 10 cm (ma esistono versioni di dimensioni maggiori). Nonostante siano sulla cresta dell’onda già da qualche anno, il loro successo non si sta esaurendo e, anzi, con il tempo il loro bacino di appassionati sta aumentando. Non sembra trattarsi dunque solo di un momento passeggero, ma di un fenomeno globale da analizzare.

Parliamo di oggetti da collezione che tutti possono permettersi, anche se alcuni pezzi aumentano anche drasticamente il proprio valore con il tempo. Il collezionismo ha coinvolto folle di appassionati, ma anche personaggi famosi. Con il tempo, dai Funko Pop! sono derivati cartoni animati e persino merchandising come magliette e giochi da tavolo, con un catalogo Funko sempre più ampio. All’interno degli eventi festivalieri sono diventati un must: San Diego Comic-Con ne è la Mecca, e anche a Lucca Comics & Games hanno trovato un loro spazio indipendente.

La particolarità delle fiere è che, in quelle occasioni, vengono rilasciate versioni apposite di singoli Funko Pop!, distinguibili dal bollino sulla confezione esterna. Questo elemento è tra i più apprezzati dai fan: la confezione e i bollini fanno parte dell’esperienza del collezionismo di Funko Pop! e ne determinano il valore nel tempo. E parliamo di valori molto alti, spesso influenzati dalla tiratura originaria. Un esempio? Tra i Funko Pop! con il più alto valore in assoluto c’è la Chase Edition di Arancia Meccanica, il cui valore si aggira intorno ai 12.500 dollari (poco meno di 12 mila euro). Ad oggi sono state prodotte centinaia di queste statuine e su Internet ci sono store online in cui è possibile ammirare la più ampia scelta di Funko Pop! che si possa immaginare.

La nascita dei Funko Pop!

Ma quando sono nati questi particolari collezionabili? Nel 1998 Mike Becker, un collezionista di giocattoli, decise di fondare una piccola azienda di nome Funko con cui realizzare prodotti low-tech in un mondo high-tech. Cosa significava? Che l’universo del collezionismo era costoso e non era alla portata di tutti. Il suo desiderio – innanzitutto come appassionato e acquirente – era di dare a tutti la possibilità di comprare giocattoli collezionabili a prezzi accessibili, sfruttando le singole licenze che, all’inizio, comprendevano Popeye e Big Boy, la mascotte di una famosa catena di ristoranti americani. Pur generando un discreto interesse tra i collezionisti, quella versione dell’azienda rimase su una dimensione più intima e con basse aspirazioni commerciali. 

Questo almeno fino a quando, nel 2005, Brian Mariotti si propose di acquistarla. La sua intenzione era di fornire all’azienda ben altre aspirazioni, e così fu. Nei primi anni, la crescita delle linee di prodotto – diversificate rispetto a quelle proposte da Becker – fu netta, così come l’aumento del fatturato. Ma il momento di svolta avvenne quando, nel 2010, in occasione di San Diego Comic-Con, fu proposta al pubblico una nuova linea di giocattoli, la Funko Force 2.0, che si distanziava dalle linee per cui Funko era conosciuta. 

Si trattava della nascita della linea Pop!: quell’evento generò malcontento fra i seguaci di lunga data della Funko, ma destò anche notevole interesse fra coloro che non la conoscevano. Mariotti decise di puntare tutto su quella linea, e il tempo gli diede ragione. I dati dicono che nei primi quattro anni furono venduti più di quaranta milioni di pezzi, e che il fatturato di Funko LLC aumentò a dismisura.

Incrociare i flussi

Ma, quindi, come mai i Funko Pop! sono diventati un fenomeno così vasto e importante? Di sicuro non grazie alle licenze. Basti pensare che quelle più gettonate, come Star Wars, Marvel o DC Comics, già erano presenti in diverse linee di prodotti ben prima della nascita dei Funko Pop!. E allora forse il fattore determinante è stata l’estetica. La definizione corretta per i Funko Pop! è: action figure create con uno stile super-deformed e provenienti da franchise pop e molto noti.

Ma esteticamente c’è una grande differenza fra i Vinyl Idolz – statuine in vinile che stilizzano personaggi famosi ma creando una sorta di caricatura dell’originale, con forme morbide e allungate, alte più del doppio dei classici Pop! – e i Funko Pop!. Questi ultimi si rifanno a un’estetica definita “chibi”, termine che in giapponese identifica una persona bassa, ma che è entrato prepotentemente nel linguaggio occidentale per definire uno stile specifico utilizzato nei manga e negli anime. Lo stile “chibi” identifica infatti personaggi dal corpo piccolo e la testa leggermente più grande, così come gli occhi. La sensazione che dovrebbe generare nel lettore/spettatore è di tenerezza. I Funko Pop! mescolano, quindi, due elementi apparentemente distanti fra loro: il super-deformed e lo stile “chibi”.

A questo si aggiunge una componente intrinsecamente legata alle dinamiche nerd e alla cultura di massa. La particolarità dei Funko Pop! è quella di incrociare flussi diversi in un’unica statuina alla portata di tutti. E se è vero che incrociare i flussi è (quasi) sempre sbagliato, è altrettanto vero che la trasversalità con cui questo fenomeno abbraccia la cultura nerd (e non solo) è incredibile. Si va da Star Wars a Marvel, passando per le serie tv, i musicisti, i personaggi dello sport, quelli delle serie animate, occidentali e orientali, mainstream e di nicchia. Insomma, ormai ci sono personaggi Funko Pop di tutti i tipi.

L’offerta dei Funko Pop! accontenta tutti e intercetta un gusto che non può più definirsi ristretto a pochi, ma che è ormai un elemento cardine della contemporaneità. In pratica, questa linea di collezionabili ha avuto la fortuna (cercata o meno) di intercettare il fandom nerd esploso negli ultimi decenni e intrecciarsi a quelle stesse dinamiche che alimentano il commercio che gira attorno a fenomeni pop come animazione, fumetti, serie tv, cinema.  

Le community e il senso dei Funko Pop!

Sul fenomeno dei Funko Pop! è stato girato un interessante documentario che si chiama Making Fun: The story of Funko ed è diretto da David Romero. Oltre a ripercorrere la storia dell’azienda, le scelte strategiche e di marketing, anche grazie alle interviste fatte ai protagonisti, offre un paio di riflessioni interessanti. Innanzitutto sottolinea come la passione per la collezione di queste bamboline abbia creato una community molto coesa, formata dai cosiddetti Funatic, un gruppo molto ampio di persone che condividono la passione per la collezione di Funko, arrivando a tenere convention o scambiarsi informazioni sui vari forum (come per esempio questo).

Il documentario mette inoltre fianco a fianco diverse storie di appassionati collezionisti di Funko Pop!. Ci sono personaggi famosi, come Kirk Hammett, chitarrista dei Metallica, o l’attore e regista Kevin Smith, o ancora il pugile Cletus Seldin. Ma anche ragazzi bullizzati che nella passione per i Funko Pop! hanno trovato un modo per affrontare i loro problemi. Al di là della retorica dietro a un documentario come Making Fun, è interessante notare come effettivamente questo amore per questo tipo di collezionismo sia trasversale e in molti casi abbia dato la possibilità di far uscire allo scoperto una cultura geek, nerd, pop e far mettere in contatto persone che, in contesti specifici, non avevano modo di condividere con altri questa passione.

Il fenomeno dei Funko Pop!, in sostanza, non può limitarsi al solo elemento economico, ma deve essere valutato anche per quello sociale. Che è, a sua volta, un riflesso di come la società contemporanea – per lo più occidentale – abbia messo al centro delle proprie dinamiche intrattenitive forme che fino a vent’anni fa erano sopite, celate, nascoste e che ora rappresentano una fetta importante del mercato internazionale.

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