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RubricheAnd So What?I problemi di leggere fumetti sul tablet

I problemi di leggere fumetti sul tablet

Pensiero critico e laterale attorno a quell'incrocio molto trafficato fra cultura, tecnologia e mercato. "And So What?", una rubrica di Fumettologica a cura di Antonio Dini. Il giovedì, ogni 15 giorni.

leggere fumetti tablet

È ormai un bel po’ di anni che cerco di fare un’operazione che i più considerano impossibile o “vietata”: spostare il peso della carta nel reame dei bit grazie a dispositivi elettronici per la lettura. Detta in altre parole: Kindle, iPad e altri eReader. L’ultimo in ordine di tempo con il quale sto cercando di trovare una quadra si chiama reMarkable 2 ed è di una azienda di Oslo, in Norvegia. È bellissimo, sottilissimo, leggerissimo: l’ha creato uno di questi imprenditori tech un po’ ossessionati dall’idea di sostituire la carta per scrivere (bloc notes, fogli volanti) con qualcosa di elettronico. E poi dare spazio anche alla lettura digitale.

C’è riuscito, nel senso che la sua azienda – che è nata nel 2013 e ha partorito il primo dispositivo costoso ma molto elegante nel 2017 – è diventata un “unicorno”, una di quelle startup che vengono valutate tanti soldi. Inoltre, l’imprenditore ha fatturato anche più di 300 milioni di euro, cosa che lo rende sicuramente uno che ci ha visto giusto: come posso dare torto con il mio Isee da abitante dell’isola di Lilliput al suo bilancio consolidato? Tuttavia, anche se ha fatto jackpot, non è detto che abbia cambiato il mondo.

Il reMarkable 2 sulla carta (perdonate il gioco di parole) ha tutti i requisiti giusti: schermo da 10,3 pollici con tecnologia eInk “Carta”, spessore di appena 0,43 centimetri, peso di 390 grammi, scocca in alluminio, processore Arm A9 dual core, 1 Gb di Ram, 8 Gb di spazio archiviazione non espandibili, batteria da 3.000 mAh, presa Usb-C, WiFi e Bluetooth, niente audio, niente fotocamera, niente retroilluminazione, niente app. Il sistema operativo è poco più di un firmware, tutte le funzioni sono gestite da chi ha progettato l’apparecchio, non ci sono app di terzi. Ma ci sono le app iOS, Android, Windows e Mac che permettono di sincronizzare i documenti in modalità senza fili. In abbonamento ci sono anche altre funzioni aggiuntive (come l’integrazione con DropBox, Google Drive e OneDrive).

Il dispositivo è leggero in maniera scioccante, abbastanza veloce per scrivere con la penna dedicata e lo schermo è molto bello ma non è retroillumianto, come dicevo. Il che si traduce nel bisogno di una fonte di illuminazione la sera o in contesti poco luminosi. Detto questo: lo sto usando per leggere libri e fumetti perché è bello grande e le tavole si vedono bene e in maniera comoda. Ma mi sono accorto che ci sono due problemi, motivo per il quale state leggendo questo articolo.

Se da un lato l’eInk Carta non stanca la vista, dall’altro è in bianco e nero e “ammazza” molti titoli: in pratica ci puoi leggere solo Bonelli (neanche tutti), i manga e poco altro. L’altra cosa, per me più grave e comune anche all’esperienza d’uso del Kindle per i libri, è che l’oggetto reader ammazza l’oggetto fumetto (o l’oggetto libro, se è per questo). E la seconda cosa è ben più grave della prima. Vediamo perché.

Prima dobbiamo fare un passo indietro: chi, come noialtri di Fumettologica, scrive di fumetti (ma la stessa cosa si applica per chi scrive di libri) è sommerso dalla carta. Un po’ per passione, un po’ per lavoro e un po’ per dovere di completezza, leggiamo tonnellate di storie. Il rapporto con le case editrici però negli ultimi anni è cambiato, e vengono inviate copie in anteprima per scrivere le recensioni sotto forma di pdf. Questo vuol dire poterle caricare su un tablet e leggerle in momenti diversi della giornata, magari in viaggio o mentre si aspetta un appuntamento o cose del genere. È più pratico, ma dopo qualche anno succede una cosa particolare: si perde il senso della dimensione fisica del libro, che, nel caso del fumetto, è ancora più rilevante. È quello di cui voglio parlare qui.

La monocultura degli eReader

L’idea è che se uno comincia a leggere libri sul Kindle dopo un po’ le opere sembrano tutte uguali, perché sono tutte impaginate alla stessa maniera, con lo stesso font e sullo stesso dispositivo, cioè sullo stesso schermo. Che si tratti dei Fratelli Karamazov o di una novella di Amélie Nothomb, occupano tutti lo stesso spazio mentale e sono privi di spessore. Non c’è il senso della dimensione della pagina e non c’è neanche il senso della profondità del libro: uno grande e grosso (tante pagine), l’altro piccolo e veloce (pochissime pagine) sul device sono identici.

Nel fumetto tutto questo è ancora peggio, perché lavori pensati per una pagina grande diventano uguali in dimensione a quelli pensati per un formato pocket. Se sembra una considerazione da poco, in realtà è cruciale: il formato Diabolik, quello manga, quello Disney, quello Bonelli, quello dei supereroi, quello francese, non sono solo “taglie” di libri da mettere su uno scaffale, ma veri e propri ambiti di senso. Differenti spazi vengono interpretati in maniera diversa dagli autori e producono risultati diversi. Non c’è solo la scrittura (come nei libri) e il disegno (come nei fumetti) o l’immagine (come nei libri di fotografie). C’è anche il “somalibro“, la forma del libro, che ha un significato semiotico enorme.

Tre articoli da leggere per restare aggiornati
• Pubblicato da Marvel Comics nell’estate del 1991 e diventato il fumetto più venduto di sempre con oltre 8 milioni di copie, X-Men 1 fu il frutto di una strana miscela che tirava e spingeva, e affastellava storie editoriali e dinamiche distanti. Questa è la sua storia.
• Nel Tempo Medio in cui viviamo la quantità delle immagini che accumuliamo le rende inutili, senza costruire un discorso che ci arricchisca.
• 20 anni fa usciva Pluto di Naoki Urasawa. Un manga struggente e potentissimo.

Se ad esempio prendete la Monna Lisa di Leonardo, quando uno va al Louvre a vederla per la prima volta di solito rimane colpito dalle dimensioni “mini” di uno dei quadri più visti e rivisti, fotografati, stampati, illustrati della storia. Te lo immagini enorme, ma invece è proprio piccolo. Inoltre, vederlo finalmente dal vivo cambia tutto, compresa la valutazione della capacità pittorica di Leonardo e delle diottrie più o meno in calo del sottoscritto.

Vi faccio un altro esempio: quando ho recensito il primo volume di Quei due di Tito Faraci e Silvia Ziche – che secondo me è una gran bella serie – non ho neanche visto l’albo di carta, ma solo il pdf. Un po’ di tempo dopo, in fumetteria, mi è capitata sotto mano la versione di carta e mi sono accorto che era un formato molto grande ma sottilissimo (nel senso che ha relativamente poche pagine), cosa di cui non mi ero reso assolutamente conto leggendola sull’iPad. A questo “inganno” ha contribuito il tratto di Silvia Ziche, molto bello e pulito ma poco denso, fatto di inquadrature ravvicinate, con tavole a tre palchi che ricordano per le proporzioni il formato Disney (così come lo stile della stessa Ziche, che è autrice di fantastiche storie di paperi).

In buona sostanza, mi ero completamente perso una dimensione molto importante di quel fumetto che non apparteneva a un formato tradizionale e quindi era impossibile da collocare “a memoria”. Con altri fumetti e altri formati va molto meglio, però anche qui cambiano le cose. E arriviamo al reMarkable 2.

L’insostenibile leggerezza del bit

Il tablet norvegese come ho detto è un bellissimo oggetto e l’ho usato, oltre che per il mio lavoro di giornalista che altrove si occupa di innovazione e tecnologia, anche come strumento per leggere fumetti. In particolare, moltissimi fumetti di Tex, tra i quali la saga dedicata al ritorno di Mefisto.

Tex, intesa come rivista, la conosco a memoria: il suo formato l’ho visto sin da bambino, è il secondo fumetto che ho letto dopo Topolino. Probabilmente potrei disegnare un rettangolo su un foglio bianco e azzeccare le dimensioni dell’albo con un’approssimazione di pochi millimetri. Eppure, sfogliare una dopo l’altra le tavole della saga del ritorno di Mefisto è stata un’esperienza diversa. Intanto perché il reMarkable è più grande di una tavola di Tex, e poi perché è abbastanza grande da poter fare lo zoom delle singole vignette. E questo cambia tutto.

Se vi abituate a leggere i fumetti sui tablet, a prescindere che siano a schermo tradizionale come l’iPad o eInk come Kindle e reMarkable, la cosa dello zoom con due dita diventa una droga. Non vedi quasi più la tavola intera: continui a saltare di qua e di là per guardare i particolari, cogliere espressioni che altrimenti si sarebbero perse, cercare di curiosare tra i dettagli del disegno.

Tutto bello, però il fumetto non è pensato come un grande affresco che copre un’intera parete e viene scoperta un po’ per volta. Invece, il lavoro di chi scrive e disegna fumetti è tutto centrato sulla costruzione di un binario invisibile che fa scorrere l’occhio dalla prima all’ultima vignetta della tavola e crea un discorso che accresce (in teoria) il desiderio di voltare pagina e ricominciare con la tavola dopo. Tutto questo sul tablet esplode in una pioggia di frammenti quasi inconciliabili tra loro.

È comodissimo leggere i fumetti su tablet, ancora più che i libri, non fraintendetemi. Ma al tempo stesso è distruttivo per l’esperienza completa del fumetto. È un viaggio che lentamente, albo dopo albo, cambia la percezione di quel che si legge e rende il tutto diverso. Non è un caso se la strada del reader per fumetti, con o senza app, tentata da vari editori nel corso degli anni cercando di ricreare una versione alternativa magari “aumentata” (cioè animata o con musica), non è mai arrivata a essere la strada mainstream. Il fumetto continua a essere un oggetto, e se invece si cerca qualcosa da scorrere sul proprio telefonino (che poi è il reader “naturale” che abbiamo sempre in tasca) bisogna andare dai webtoon, che sono quasi un’altra cosa.

Cosa faccio adesso con il mio reMarkable? Lo continuo a usare, ovviamente, perché è molto comodo ed è fatto particolarmente bene, anche se sono arrivati prodotti di altre aziende che presentano caratteristiche diverse e più ricche (ad esempio Huawei con un modello simile ma basato su Android e quindi con moltissime app a disposizione). Tuttavia, mi sa che per me e per i miei figli continuerò a comprare qualche chilo di carta all’anno, almeno finché avremo voglia di leggere dei buoni fumetti.

Leggi tutte le puntate di And So What?

Antonio Dini, giornalista e saggista, è nato a Firenze e ora vive a Milano. La sua newsletter si intitola: Mostly Weekly.

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