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“Shazam! Furia degli dei” punta tutto sul divertimento

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Come una specie di animale che sussulta e si agita anche quando sembra essere moribondo o addirittura già trapassato, l’universo cinematografico della DC è in grado di regalare qualche sorpresa. Persino fuori tempo massimo, con un film rinviato di più di un anno rispetto alla data prevista originariamente e con gli attori protagonisti tenuti sul filo del rasoio: avranno spazio nel soft-reboot previsto a breve con il nuovo DC Universe?

Shazam! Furia degli dei arriva nei cinema con questa domanda pendente sulla testa. Si tratta di un film totalmente e completamente basato sulla mitologia greca. È quasi deprimente, a tratti, ma il film in quanto tale è piacevolmente chiassoso, corale e sufficientemente colorato da far pensare che ci sia un equilibrio possibile anche sul pianeta desaturato e tragicamente privo di comicità della DC.

La trama è semplice e in linea con i protagonisti: continua il gioco giovani liceali/supereroi nel corpo di adulti, le famiglie adottive, il bisogno di sentirsi guardati e trovare una casa. Zachary Levi e Asher Angel interpretano i ruoli di Shazam e Billy Baxton, mentre un cast abbastanza nutrito di comprimari di livello che cercano di rubarsi la scena a vicenda (inclusi, in ordine sparso, Adam Brody e Rachel Zegler) fa il resto della partita. Ma la vera star è indubbiamente Levi, che regge – anche se spesso con troppi manierismi – buona parte del film.

Abbiamo parlato diffusamente dei problemi delll’ormai defunto DC Extended Universe, del bisogno di un reboot anche se c’è ancora una coda di film che un tempo sarebbero bastati a fare un intero catalogo, cioè The Flash, Blue Beetle e il sequel di Aquaman, rinviati anch’essi da un annetto o due per varie problematiche. Il reboot sta prendendo efffetivamente forma e si porterà dietro interpreti vecchi oltre a cercarne di nuovi. Insomma, interessante, se riuscirà a cambiare qualcosa.

Se Jason Momoa sarà l’attore che forse si divertirà di più in questo reboot, se Gal Gadot continuerà ad avere ascendente su tutto e su tutti (alla fine è stata lei la vera anima del DCEU, anche se ha avuto un passo falso al botteghino importante con Wonder Woman 1984), il posto per Levi potrebbe essere lo stesso dell’universo cartaceo di DC Comics: l’elemento surrealista di rottura. Da quel che sappiamo sono proprio Gal Gadot e Zachary Levi i due attori in dubbio per la nuova fase DC. Perché una è “troppo” come superpoteri e anche come attrice da un lato, e l’altro è “troppo” come superpoteri e come ruolo comico di alleggerimento: un Deadpool per le scuole elementari. Se cambia il tono dell’universo, loro due ci potrebbero rientrare o magari no. Dipende.

È naturale che sia così, perché soprattutto al cinema ma a volte anche su carta la DC non riesce a fondere le due anime dell’arte dello storytelling: commedia e tragedia. Invece, sente il bisogno di separarle artificialmente, come fossero escrescenze da tagliare senza ritegno. Così, nonostante i morti ammazzati, Shazam! Furia degli dei fa ridere, deve far ridere, e fa di tutto per far ridere, compreso il maggior numero di riferimenti ed easter egg dedicati al Marvel Cinematic Universe (qualcuno le chiamerebbe “citazioni”) di tutti gli altri film del DCEU sommati.

Ma si regge in piedi, questo film? Sì. A malapena, ma ce la fa. È divertente. Ha una prima parte gustosa, un crescendo interessante, una parte centrale in cui i nostri eroi finiscono in pance di varie balene, e poi una tempesta di fulmini finali con sorprese varie che però finisce in maniera abbastanza veloce. C’è umorismo nero e scene genuinamente dark (come per il duello finale), ma il percorso è decisamente gustoso, con qualche sbavatura che tutto sommato si può perdonare grazie al tono fondamentalmente da frat pack, da film adolescenziale alla American Pie (e i costumi aderenti per supereroine abbastanza polpose ne richiama certamente l’estetica).

Per questo film valgono alcune considerazioni: la macchina dei generi declinata sul versante dei supereroi è in difficoltà, certamente, perché c’è troppo da gestire. Le trame sono state provate praticamente tutte, gli eroi li conosciamo, i possibili mix e match sono diventati sempre più un esercizio combinatorio. Shazam! Furia degli dei però si salva con un’ironia e un umorismo a tratti infantili. Ma nel senso buono: umorismo da bambini, senza (eccessiva) malizia.

Le antagoniste del film sono le figlie di Atlante, interpretate da Rachel Zegler, Helen Mirren e Lucy Liu. Spiccano soprattutto le prime due, con la seconda in particolare che ha la grande capacità di fare veramente paura, mentre la prima sembra il perfetto sogno di un adolescente. Ancora di più di Wonder Woman, per dire.

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È bel film? Relativamente ad altri film del DCEU sì, decisamente. In assoluto, no. C’è, a voler guardare il pelo nell’uovo, un problema di scrittura qua e là (qualche salto logico nella trama), ma soprattutto c’è un difetto che si vede raramente nei film corali ma che in questo caso spicca abbastanza: il problema dei personaggi congelati. È un problema che succede quando c’è troppa gente sulla scena e ci sono scambi importanti tra due personaggi. Cosa fanno gli altri?

In questo caso rimangono congelati, come a teatro quando si accende l’occhio di bue sul personaggio che fa il monologo o la coppia che deve dirsi cose importanti, e tutti gli altri in penombra si muovono piano, il capo chino senza incontrare lo sguardo di nessuno. Succede nel film, letteralmente: lo fa lo stregone Djimon Hounsou, che è un attore imponente e con un ruolo roboante; lo fa Lucy Liu, che invece è molto decisa e netta; lo fa tantissimo Rachel Zegler, perché deve alternare la sua identità principale a quella di una persona qualunque, quasi una spettatrice.

È un esercizio difficile, di solito, quello di “spegnersi” in scena in modo credibile. Tipico dei personaggi secondari quando interpretati da grandi caratteristi. Per i genitori affidatari, Rosa e Victor Vásquez, “spegnersi” in scena è praticamente una professione, e gli attori che li interpretano (la bomba atomica Marta Milans e il buon Cooper Andrews) la rendono una prova di bravura. Però per i comprimari di un film corale, come dicevo, è un salto di tono che si nota e stona.

Alla fine, dunque, cosa rimane dopo due ore di questo Shazam! La furia degli dei? Innanzitutto l’idea di un film che ha buone battute e fa fare anche un paio di risate (non di più, ma un paio ci sono). Poi una tonnellata di effetti speciali, che oggi sono quasi imbarazzanti e non aggiungono più niente o quasi. Infine, la leggerezza complessiva che, a parte le stragi di innocenti chiuse con una battuta da scuola media, rende se non altro questo film un film come già detto gustoso e non cupo.

Mentre James Gunn e Peter Safran, i due boss dei DC Studios, stanno per resettare l’universo cinematografico e televisivo di DC Comics, il regista di quest’episodio, David F. Sandberg, si sfrega le mani perché ha messo in piedi un secondo film con un eroe non credibile che è gestito in maniera inappuntabile (grazie alla forma fisica e all’aspetto di Levi), un cast di comprimari più o meno affiatati, una sceneggiatura decente e quella tonnellata o due di professionalità nella produzione che permette di apprezzare il modo con cui sono stati spesi i 125 milioni di dollari del budget, spalmati su 130 minuti di film.

Non è poco, di questi tempi. Soprattutto per un sequel che è stato annunciato e progettato subito dopo l’uscita nel 2019 del primo, e poi via via rinviato fino ai giorni nostri. Vale due ore e dieci della vostra vita? Si, ma solo se promettete di lasciare il cervello a casa.

Antonio Dini, giornalista e saggista, è nato a Firenze e ora vive a Milano. La sua newsletter si intitola: Mostly Weekly.

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