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Il fumetto di Neil Gaiman su Sweeney Todd che non leggeremo mai

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Particolare da una tavola di Michael Zulli dal prologo di “Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street” pubblicata su “Taboo” 7

Molti autori hanno nella loro carriera una grande opera incompiuta, un lavoro ambizioso che, per qualche motivo, non sono mai riusciti a realizzare ma che, dalla premesse, sarebbe potuto diventare il loro capolavoro. Alan Moore e Bill Sienkiewicz hanno Big Numbers, Alejandro Jodorowsky ha il suo Dune e Neil Gaiman, l’autore di Sandman, ha il fumetto Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street.

Negli anni Novanta, Gaiman lasciò infatti incompiute due serie: una è Miracleman, l’altra è proprio Sweeney Todd. Mentre però la prima sta finalmente vedendo la luce in questi mesi, per Sweeney Todd non ci sono, al momento grandi speranze. Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street è un fumetto che Gaiman e il disegnatore Michael Zulli iniziarono a realizzare nel 1992 per la rivista horror Taboo, fondata dal disegnatore Stephen R. Bissette. Con molta probabilità sarebbe stata un’opera importante nella produzione di Gaiman e dalle parti di From Hell di Alan Moore e Eddie Campbell.

La storia avrebbe dovuto adattare il penny dreadful (termine inglese per indicare il genere del romanzo di bassa lega in voga nell’Ottocento) The String of Pearls, storia del 1846 in cui il barbiere Sweeney Todd sgozza le sue vittime, i cui corpi vengono poi utilizzati dalla signora Lovett nei suoi pasticci di carne. Il romanzo è stato fonte di numerosi adattamenti, il più noto dei quali è il musical teatrale del 1979 Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street, firmato da Stephen Sondheim e Hugh Wheeler (a sua volta trasposto al cinema da Tim Burton nel 2007). 

La genesi di Sweeney Todd risale al 1990, in seguito alla scrittura di Uomini di buona fortuna, storia contenuta in Sandman 13 e disegnata da Michael Zulli. L’albo era ambientato in diverse epoche e richiese a Gaiman un discreto lavoro di documentazione storica. Lo studio gli stimolò l’idea di un fumetto storico e, parlando con Zulli, i due scoprirono di avere in comune la passione per il musical di Sweeney Todd.

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La copertina dell’opuscolo su Sweeney Todd allegato a “Taboo” 6

Dopo un lungo periodo di ricerca, Gaiman fu risucchiato nel mondo di Sweeney Todd e rimase affascinato dal presunto spunto reale su cui si sarebbe basata la vicenda. La ricostruzione della vita editoriale del personaggio e le considerazioni di Neil Gaiman in merito all’affidabilità delle storie confluirono in un opuscolo di sedici pagine, allegato a Taboo 6, che rappresentava una sorta di manifesto programmatico dell’opera. 

A Gaiman piaceva come le varie versioni della trama trattassero il genere horror e i personaggi: ognuno, eccetto Sweeney Todd, «poteva essere buono in una versione della storia, cattivo in un’altra» spiegava Gaiman in un’intervista alla rivista australiana Bloodsongs. «Ci sono sempre questi sei personaggi ma non c’è coerenza nei loro caratteri. Così diventa incredibilmente fluido, credo sia questo che mi ha intrigato del progetto.»

Inoltre, Gaiman avrebbe voluto tornare allo spirito di The String of Pearls, in cui «il luogo in cui era ambientata la storia era importante. Il musical di Sondheim è bellissimo ma, per quanto mi riguarda, avrebbe potuto essere ambientato a Pittsburg o a Brisbane e non sarebbe cambiato». La Fleet Street in cui ha sede il barbiere è infatti una zona peculiare di Londra, vicina alla Temple Bar Gate. La storia, secondo Gaiman, offriva «l’occasione di parlare di Londra e della sua natura in un modo bellissimo». 

Di Sweeney Todd fu pubblicato però soltanto il prologo, nel settimo numero di Taboo, datato dicembre 1992. Gaiman aveva scelto la rivista perché non c’era l’obbligo di realizzare puntate della stessa lunghezza ed era perciò libero di spaziare nella suddivisione dei capitoli. Tuttavia la pubblicazione chiuse due numeri dopo, lasciando il progetto senza casa.

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Una tavola di Michael Zulli dal prologo di “Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street” pubblicata su “Taboo” 7

Nel prologo, Gaiman inizia a documentarsi sulla storia di Sweeney Todd e parte insieme all’amico Mike Lake (fondatore della fumetteria Forbidden Planet e del distributore Titan Distributors) alla ricerca delle rovine del Temple Bar Gate, la porta principale alla City di Londra, dove si svolge la vicenda. La Temple Bar Gate è una porta ad arco ornamentale barocca del XVII secolo progettata da Christopher Wren (architetto che ebbe un ruolo di primo piano nella ricostruzione di Londra dopo il grande incendio del 1666), anche se la sua storia risale a molti secoli prima. Fu rimossa nel 1878, per essere trasferito in Theobalds Park e poi riportata in città nel 2004. Nel fumetto, ambientato all’epoca della pubblicazione, si trovava ancora a Theobalds Park, in una zona non molto lusinghiera.

Dopo aver trovato la porta e aver scattato delle foto a uso del disegnatore Michael Zulli, Gaiman descrive la scena come «storia priva di contesto» e gli sembra che la porta stia «nel mezzo del nulla come una bomba inesplosa». Londra, dice lo sceneggiatore, è un posto pieno di storie di morte e non ci sarebbe da stupirsi se una vicenda come quella di Sweeney Todd fosse accaduta realmente.

In un’intervista al Comics Buyer’s Guide nel 1992, Gaiman spiegò come si sarebbe sviluppata la vicenda: «Da lì saremmo passati a un giovane di nome Edmund Wilde, un giornalista di fine Ottocento che avrebbe guidato il lettore per il resto della storia. Wilde matura un’ossessione nei confronti di Sweeney e cerca di capire quanto di vero c’era nella storia, intervistando quante più persone possibili, che però davano tutte una versione diversa dei fatti».

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Una tavola di Michael Zulli dal prologo di “Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street” pubblicata su “Taboo” 7

Zulli, che disegnò il prologo a penna e inchiostro, aveva già deciso che i capitoli successivi sarebbero stati realizzati in qualsiasi tecnica tranne quella, «dalla pittura alla matita, pastelli, lucido da scarpe, sugo per gli spaghetti, qualsiasi cosa mi capiti a tiro».

In un’intervista al Comics Journal del 1995 Bissette accusò From Hell (che era serializzato su Taboo ed era molto popolare ma, per volere degli autori, iniziò a essere pubblicato in autonomia) e Sweeney Todd di aver affondato la rivista: secondo Bissette, Gaiman non volle continuare il fumetto, preferendo incarichi più prestigiosi. Anni dopo, Neil Gaiman raccontò che era stato Bissette a dirgli di interrompere i lavori perché «avevano materiale da smaltire e si sarebbe fatto vivo lui». Gaiman racconta che, dopo aver letto l’intervista a Bissette, telefonò inviperito all’autore facendogli ammettere che la versione di Gaiman della storia era quella veritiera.

Negli anni successivi, Gaiman e Zulli hanno sempre parlato di Sweeney Todd come di un progetto a loro caro che avrebbero voluto completare in qualsiasi modo. «A me piacerebbe», disse Gaiman nel 1997, «realizzarlo in una forma d’arte ancora da inventare, il prologo a fumetti, il primo capitolo come una storia illustrata, il secondo una canzone da ascoltare».

Leggi anche: Neil Gaiman dalla A alla Z

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