Chi è Barbara Baraldi, la nuova curatrice di Dylan Dog

Barbara Baraldi | Foto di Ettone

«Il mio Dylan Dog siamo noi, è un uomo con dei limiti, che affronta situazioni più grandi di lui»: così parlava anni fa Barbara Baraldi – eclettica autrice di successo con una predilezione per le storie gialle dalle atmosfere gotiche – in occasione dell’uscita di una delle prime da lei sceneggiate per Sergio Bonelli Editore. Ora Barbara Baraldi è stata nominata nuova curatrice proprio di Dylan Dog, al posto di Roberto Recchioni, che ha lasciato l’incarico dopo 10 anni, con l’intenzione di rilanciare il personaggio riportandolo alle sue origini.

Classe 1975, nata a Mirandola in provincia di Modena, Barbara Baraldi esordì nei primi anni del Duemila come scrittrice di racconti e romanzi in prosa: nel 2006, con lo pseudonimo di Luna Lanzoni, si aggiudicò il XXXIII Premio Gran Giallo Città di Cattolica con il racconto Una storia da rubare, prima di dedicarsi a partire dall’anno successivo al genere poliziesco con il romanzo La collezionista di sogni infranti, pubblicato da Perdisa Pop, marchio editoriale curato da Luigi Bernardi e Antonio Paolacci (per il quale l’anno successivo uscì anche il seguito intitolato La casa di Amelia).

In seguito, Barbara Baraldi si è dedicata in particolar modo alla scrittura della serie di romanzi della trilogia urban fantasy Scarlett pubblicata da Mondadori (tre libri usciti fra il 2010 e il 2015) e di quella di genere thriller incentrata sulla profiler Aurora Scalviati (cinque libri editi invece da Giunti fra il 2017 e il 2022). Il primo romanzo di quest’ultima, Aurora nel buio, le ha fatto conquistare anche alcuni importanti premi letterari dedicati al genere, come il Premio Giallo d’amare e il Premio NebbiaGialla. A queste due serie vanno aggiunti anche numerosi romanzi “singoli” e racconti pubblicati nel corso degli anni in antologie varie. Pubblicati in Italia da editori come i già citati Giunti e Mondadori, oltre che da Einaudi, i suoi romanzi sono stati tradotti anche in altri Paesi, tra cui Germania, Olanda, Gran Bretagna e Stati Uniti.

La scrittura per lei è sempre stata una cosa naturale: «Scrivere fa parte di me, non ho scelto di farlo, è stata quasi una necessità. Scrivo da sempre e allo stesso modo coltivo una passione bruciante per le storie. Forse ho proprio iniziato così; come sorella maggiore tenevo buoni i miei tre fratelli raccontando loro fiabe spaventose, o avventurose e mia madre si meravigliava di quanto riuscissi a farli stare buoni. Un giorno ho capito che queste storie potevo scriverle e per me si è aperto un mondo. Non ho scelto un genere piuttosto che un altro, sono le storie a chiamarmi e a farsi scegliere».

L’esordio di Barbara Baraldi nel fumetto risale invece al 2011 con Bloodymilla, storia con protagonista una vampira disegnata da Elena Cesana e Roberta Ingranata per Delos Books. L’anno successivò entrò poi nello staff di sceneggiatori di Dylan Dog con la storia Il bottone di madreperla, disegnata da Paolo Mottura e pubblicata su Dylan Dog Color Fest 9. Ricordando quella prima storia, la scrittrice ha dichiarato che in precedenza aveva provato più volte a proporre storie del personaggio, subendo anche alcuni rifiuti, «perché Dylan Dog comunque era il secondo fumetto più venduto in Italia, dopo Tex, quindi si fa veramente fatica».

«Poi, a un certo punto, ho capito che cercavo di proporre – con il fatto che erano già stati sconfitti tanti tipi di mostri – la cosa particolare, che non era stata fatta, piuttosto che una cosa mia, che venisse dal mio cuore» ha specificato Barbara Baraldi. «Quindi ho proposto una cosa molto personale. Io collezionavo i bottoni; i miei preferiti erano quelli di madreperla, perché secondo me la madreperla è come se fosse l’anima delle persone: brillante, luccicante… per me era magica, quindi avevo sempre un bottone di madreperla in tasca. C’era una merceria, a Bologna, in cui andavo spesso, con al banco una signora anziana, e ho pensato: la signora anziana, la merceria, e tutte le notti qualcosa o qualcuno scaraventa tutti i bottoni a terra; lei ogni giorno deve ricominciare a tirarli su, quindi chiama Dylan. Queste le basi della storia. Allora c’era Giovanni Gualdoni alla guida della serie, che l’ha scelta… poi è piaciuta tantissimo ai lettori, hanno pianto tutti tantissimo e ho pianto anch’io mentre la scrivevo».

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La tavola di apertura della prima storia di Dylan Dog sceneggiata da Barbara Baraldi

L’esordio sulla serie regolare arrivò invece nel 2015, sul numero 348, con la storia La mano sbagliata (disegni di Nicola Mari), quando Gualdoni era già stato sostituito da Roberto Recchioni alla supervisione del personaggio. Da allora, Barbaba Baraldi ha scritto con regolarità numerose storie di Dylan Dog: a oggi sono 16, uscite sulla serie regolare ma anche sulla testata Dylan Dog OldBoy, collaborando spesso con disegnatori storici del personaggio come Corrado Roi, Bruno Brindisi, Angelo Stano e Luigi Piccatto. L’ultima sua storia – intitolata L’invasione silenziosa – è stata pubblicata a febbraio di quest’anno sul numero 439 di Dylan Dog, con i disegni di Davide Furnò (ne abbiamo scritto qui).

Da allora, il suo percorso come sceneggiatrice di Dylan Dog è stato in salita, per usare le sue stesse parole: «Una sequenza di sfide che mi ha permesso di mettermi alla prova su registri differenti, così come sulle mie paure. Perché Dylan pretende sincerità e spesso mi sono ritrovata a elaborare il mio vissuto mentre lo accompagnavo nelle sue indagini. Nel corso del tempo ho proceduto per “sottrazione”, dato che dal punto di vista creativo posso essere esuberante. Quello che non è mai cambiato durante questi dieci anni da sceneggiatrice è il grande amore e il rispetto che nutro per il nostro Indagatore dell’incubo».

Negli anni, Barbara Baraldi si è poi dedicata anche ad altri lavori a fumetti: insieme a Paola Barbato, Micol Beltramini e altri ha creato la serie Real Life per Panini Comics, ha collaborato come consulente creativa per The Walt Disney Company e pubblicato graphic novel sia in Italia che in Francia (con l’editore Soleil). È inoltre docente presso la Scuola Romana dei Fumetti. 

Ma il legame con Dylan Dog è quello che ha le radici più profonde. L’autrice ha infatti raccontato che – come tanti della sua generazione – «ho iniziato a leggere Dylan Dog da ragazzina. Ero quella strana del paese: mi vestivo sempre di nero, abitavo – davvero, non è una battuta – nell’ultima casa in fondo a sinistra, c’era sempre la nebbia in quel punto lì, avevo nove gatti, avevo un sacco di cani… secondo me partiva la musichetta della famiglia Addams quando io andavo a fare un giro in paese. Allora ti vedevano particolare, comunque diversa dagli altri; oggi non ci si fa più caso, però io sono nata negli anni Settanta, le cose erano diverse».

«Quindi Dylan era la mia casa: io leggevo Dylan Dog, si parlava dei mostri – i mostri siamo noi – si parlava dell’orrore… alla fine anche Dylan, anche se ha caratteristiche assolutamente umane, e per certi versi non gli daresti due spicci sulla carta, in realtà fa tutto proprio perché è umano, proprio per la sua umanità. Il mio sogno era di arrivare, un giorno, a restituire qualcosa di quello che Dylan mi aveva dato» ha sottolineato poi la scrittrice, pronta ora a restituire un vecchio, nuovo Dylan Dog ai suoi lettori anche da nuova curatrice del personaggio.

Un compito da far tremare i polsi, come ha affermato lei stessa subito dopo l’ufficializzazione della nomina: «Ma c’è anche tanta voglia di mettermi al lavoro. Perché la cosa più bella di questo mestiere è vivere all’interno delle storie. Non smettere di esplorare l’animo umano attraverso l’orrore, il genere che più di ogni altro scava nell’inconscio, nel rimosso, e ci permette di allenarci alla paura».

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