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Lo Spider-Verse di Spider-Man, spiegato

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Il film animato Spider-Man: Across the Spider-Verse racconta l’incontro-scontro tra il giovane Miles Morales e la miriade di versioni alternative di Spider-Man provenienti da altre dimensioni. La pellicola recupera un’idea già vista nel primo film, Spider-Man – Un nuovo universo, ma anche in Spider-Man: No Way Home, ampliandola: uno scontro epocale di Spider-Man alternativi. L’idea alla base di Spider-Man: Across the Spider-Verse proviene però in realtà dalla saga a fumetti intitolata Spider-Verse (in Italia anche nota come Ragnoversoqui c’è l’edizione Panini più economica) e pubblicata originariamente negli Stati Uniti a cavallo tra il 2014 e il 2015

Scritta da Dan Slott e Christos Gage per i disegni di Olivier Coipel e Giuseppe Camuncoli, la storia vedeva Spider-Man collaborare con diverse sue versioni alternative provenienti da universi paralleli per combattere la casata degli Eredi, vampiri psichici capitanati da Morlun che si nutrono degli Spider-Totem, esseri con poteri di ragno collegati alla Tela della Vita e del Destino – un portale multidimensionale tenuto insieme dalla creatura nota come Mastro Tessitore.

Per la storia, Dan Slott colse gli spunti lasciati dalla gestione di J. M. Straczynski (il personaggio di Morlun, l’idea dei poteri totemici) e dal videogioco del 2010 Spider-Man: Shattered Dimensions. La genesi del progetto ebbe origine proprio durante la realizzazione di quest’ultimo. Shattered Dimensions ruotava attorno a quattro Spider-Man provenienti da altrettante realtà: il Peter Parker canonico dell’universo Marvel (le cui avventure erano raccontate in Amazing Spider-Man), quello più giovane della linea Ultimate (di cui abbiamo parlato qui), Spider-Man 2099 (sul quale qui c’è tutto quello che serve sapere) e Spider-Man Noir (qui alcune informazioni utili).

Dan Slott, che all’epoca era parte del gruppo di autori che gestiva The Amazing Spider-Man, collaborò alla scrittura di Shattered Dimensions e rimase intrigato dall’idea del gioco. «Ma mi dava fastidio che, a causa delle dinamiche del gioco, i quattro Spider-Man non si incontrassero mai se non nelle cutscene» raccontò Slott. «Chiamai l’editor Stephen Wacker e dissi “dobbiamo farlo nei fumetti, ma non con quattro Spider-Man, con tutti gli Spider-Man”.»

Esisteva in realtà un altro precedente: nel 1998 la serie animata Spider-Man – L’Uomo Ragno si era conclusa con il doppio episodio Spider-Wars (da noi tradotto con i titoli Il clone e Addio Uomo Ragno) che vedeva un gruppo di Uomini Ragno provenienti da diversi universi unirsi per sconfiggere un nemico comune, in quel caso Ragno Carnage. Slott ha ammesso che il cartone aveva avuto un’idea simile, anche se all’epoca lui non ne era a conoscenza ed era stato ispirato dal videogioco: «La mia vera idea originale è stata quella di trovare il nome “Spider-Verse”».

Ottenuto il via libera dall’editore, Slott si mise al lavoro alle sceneggiature di Spider-Verse ma, una volta pronte, gli editor rimandarono il progetto di un anno per fare spazio a Spider-Men, di Brian Bendis e Sara Pichelli, in cui si incontravano per la prima volta Peter Parker e Miles Morales. Alla fine, Ragnoverso vide la luce nel 2014, non prima di alcuni importanti aggiustamenti. Slott aveva infatti inventato molti nuovi personaggi ragneschi, tra cui una versione alternativa di Gwen Stacy – la fidanzata di Peter Parker morta nel 1973 – che diventava Spider-Man al posto di Peter.

Lo sceneggiatore aveva inventato questa premessa e il nome di Spider-Gwen, senza pensare alle origini precise del personaggio. Quando Jason Latour e Robbi Rodriguez proposero di scrivere una miniserie su Spider-Ben (una versione dello zio Ben che riceve i poteri al posto del nipote), Slott bocciò l’idea perché il personaggio era una parte importante della storia e non voleva darla via prima del tempo. Offrì allora al team creativo Spider-Gwen, dando loro carta bianca per idearne le origini.

Nelle intenzioni di Slott, Gwen si sarebbe dovuta sacrificare alla fine di Spider-Verse per salvare gli altri – in un ribaltamento rispetto alla morte passiva che la vera Gwen aveva incontrato nei fumetti. Ma quando la supereroina raccolse il favore del pubblico, diventando un personaggio molto popolare, Slott si rese conto che non avrebbe potuto ucciderla e modificò la storia di conseguenza. Non fu l’unico cambiamento, come racconta lo sceneggiatore, che dovette riscrivere alcuni passaggi «perché certi autori che lavoravano su altre storie dell’Uomo Ragno stavano contraddicendo una o due regole condivise da tutti i ragno-scrittori».

Rispetto a storie con altre versioni alternative del protagonista, lo scarto di Spider-Verse è notevole: un tempo limitate a incursioni da what if o parodistiche, le declinazioni del personaggio hanno fatto sistema, prestandosi a una storia dal respiro epico. Nel corso della saga, morirono 45 versioni alternative del protagonista, tra Spider-Man, Spider-Woman e Spider-Animal, lo Spider-Man di 1602 (la miniserie di Neil Gaiman e Andy Kubert del 2003), quello della realtà alternativa di House of M e il Peter Parker padre di Spider-Girl dell’MC2, una etichetta editoriale nata a fine anni Novanta che raccontava una possibile linea futura alternativa dell’universo Marvel.

Nacquerono però anche nuovi e popolari Spider-Eroi, come la già citata Spider-Gwen o Spider-Punk, senza contare le apparizioni degli Spider-Man più assurdi, come quello del cartone animato degli anni Sessanta (disegnato nello stesso stile alla buona) e una gag che coinvolge, pur senza mostrarli in volto (per problemi di diritti), gli Spider-Man dei film – due Uomini Ragno dicono di aver visto uno Spider-Man con la faccia dell’attore di Seabiscuts (Tobey Maguire) e uno con il volto dell’attore di The Social Network (Andrew Garfield).

Spider-Verse fu un successo di pubblico, vendendo in media centomila copie ad albo (e anche la raccolta in volume riscosse un buon seguito), mentre la critica lo accolse in maniera più tiepida. Tutta la stampa specializzata era esaltata dalla premessa, ma molti recensori non furono soddisfatti dallo sviluppo canonico della trama. The Beat scrisse che Ragnoverso «parte alla grande ma finisce in modo deludente, ignorando tutte le potenzialità della premessa e lo sviluppo dei personaggi», mentre Chasing Amazing, uno dei blog più famosi e letti dedicati a Spider-Man, ne rimase deluso al punto da scrivere che la saga era «piena di idee raffazzonate che ignorano, intenzionalmente o meno, la storia e l’eredità del personaggio».

Il fumetto è poi diventato il primo capitolo di una trilogia continuata nel 2018 con Spider-Geddon (un’altra grande zuffa tra i vari Spider-Man e gli Eredi) e infine con The End of the Spider-Verse, che Slott sta scrivendo in questi mesi sulla testata Spider-Man (qui ci sono alcuni spoiler, se volete sapere come va a finire).

Se volete recuperare la saga principale Ragnoverso, in Italia è stata pubblicata nel 2015 sulla testata L’Uomo Ragno 627-633, per poi essere rieditata in varie occasioni: nel 2017 nel volume di Panini Comics Ragnoverso della collana Marvel Collection (numero 125); nel volume del 2019 Spider-Man: Spider-Verse della collana di Hachette Marvel Graphic Novel (numero 10); nel 2020 nella collana Panini Marvel Must-Have (numero 3). Se invece volete recuperare tutta l’epopea del Ragnoverso, inclusi i vari preamboli, spin-off e il sequel Spider-Geddon, nell’ottobre 2022 Panini Comics ha pubblicato un imponente volume in formato Omnibus dal titolo Spider-Man: Spider-Verse/Spider-Geddon.

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