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Mondo cane

Un viaggio nelle storie di ieri e di oggi per provare a immaginare il nostro futuro. "Shock in My Town", una rubrica di Fumettologica a cura di Davide Scagni. Il martedì, ogni 15 giorni.

rick morty episodio 2 evoluzione canina
La trasformazione di Snuffles nell’episodio “Evoluzione canina” di “Rick e Morty”

C’è un episodio della serie animata Rick e Morty – il secondo della prima stagione, uno dei pochi che mi ricordi – che si intitola Evoluzione canina. L’episodio comincia con Jerry, il capofamiglia, che chiede a Rick, il nonno scienziato pazzo, di inventare un marchingegno per rendere meno stupido Snuffles, il tenero cagnolino bianco di casa. Ora, Snuffles non è affatto stupido, solo che non è ubbidiente come Jerry vorrebbe. 

Così Rick, che ha fretta di andarsene insieme al nipote Morty a vivere un’assurda avventura delle sue, costruisce in pochi minuti una sorta di casco potenziante per il piccolo Snuffles, che renda il cagnolino ubbidiente e più intelligente. Snuffles in effetti fin da subito rivela eccellenti capacità di comprensione: dopo poche ore si è già costruito da solo un’estensione al casco in grado di sostituire un braccio umano e di farlo parlare come un essere umano. 

Non soddisfatto, nel corso della notte elabora da solo un’armatura robotica che lo rende molto più massiccio e credibile. Decide anche di cambiare il suo nome da schiavo in uno più di suo gusto: Palla di Neve, perché ha il pelo morbido e bianco come la neve (che tenerezza!). Ma la sua evoluzione non vuole certo fermarsi. Con l’aiuto di altri cani evoluti grazie al casco e all’armatura, Palla di Neve solleva una rivolta contro i padroni e contro tutti gli umani che hanno sempre maltrattato i loro animali domestici. 

In poco tempo diventa leader di una nazione di cani intelligenti, mentre gli esseri umani vengono tutti imprigionati o resi schiavi, costretti nella migliore delle ipotesi a fare da animali da compagnia ai nuovi padroni del mondo. Ma l’amore per l’unico umano che lo ha trattato sempre con rispetto, ovvero Morty, spinge Palla di Neve a rivedere le sue posizioni. Decide quindi di lasciare gli umani in libertà e di andare a vivere coi suoi amici cani in un’altra dimensione, dove poter fondare una società più giusta e senza disuguaglianze.

mondi senza fine clifford simak
La copertina del volume “Mondi senza fine” di Clifford Simak (Mondadori, 2023), che contiene anche il romanzo “City”

Il progetto utopico di Palla di Neve nella serie di Justin Roiland e Dan Harmon ricorda per molti versi la visione futuristica elaborata da Clifford Simak in City (1952). In questo romanzo (o meglio, raccolta di racconti anche nota col titolo di Anni senza fine e di recente riproposta da Mondadori nel volumone Mondi senza fine), si assiste al lento declino della razza umana dall’anno 2000 all’anno 20000, sostituita a poco a poco da una popolazione di cani intelligenti e di robot domestici. Mentre le città si fanno relitti abbandonati di civiltà preistoriche, cani parlanti come il saggio Nathaniel diventano i veri padroni della Terra e si raccontano leggende su una razza umana ormai scomparsa. 

Insomma questi nostri amici cani, a cui noi (beh, perlomeno la gran parte di noi) rivolgiamo quotidianamente il nostro affetto e la nostra frustrata vocazione genitoriale, non sono solo migliori di noi (questo lo sapevamo già) ma probabilmente finiranno per prendere il nostro posto nel dominio del pianeta che ci ospita. Occorre giusto un tocco di tecnologia per appianare alcune differenze che ci separano. 

La sociologa e docente statunitense Donna Haraway, nota ai più per il Manifesto cyborg (1995), citatissima e acclamata fonte di ispirazione per il movimento Cyberpunk, ipotizza il superamento delle consuete dicotomie sociali, maschio/femmina, corpo/mente, naturale/artificiale, umano/animale, tramite appunto la tecnologia. Il Cyborg, dunque, è la strada per un futuro solidale e pacifico: «Un organismo cibernetico, un ibrido di macchina e organismo, una creatura che appartiene tanto alla realtà sociale quanto alla finzione» e consente dunque di liberarsi dalle fratture che hanno caratterizzato la società come la conosciamo e che sono funzionali all’attuale sistema di dominio. 

manifesto cyborg donna haraway
La copertina di “Manifesto cyborg” di Donna J. Haraway (Feltrinelli, 2018)

Ciò che noi ipotizziamo come naturale è il frutto di una costruzione culturale, e le tecnologie che utilizziamo (dalle protesi alle lenti a contatto, dai bypass ai cellulari) sono strumenti che consentono di allargare le capacità dell’umano e imporre al mondo nuovi significati. Al centro di questa mutazione, il corpo si fa territorio di sperimentazione e di manipolazione, costrutto culturale da interpretare e definire in modo nuovo. 

In un libro più recente, dal titolo eloquente Chthulucene: sopravvivere su un pianeta infetto (2019), Haraway ricorre persino al dio tentacolare di Lovecraft per rappresentare la densità di un mondo interconnesso di cui l’uomo non può più considerarsi centro e motore: nel relazionarsi con le altre specie viventi, l’uomo deve abbandonare le proprie ambizioni di dominio. Il concetto di companion species, “specie compagne”, definisce proprio un tipo di relazione produttiva e co-costitutiva che si instaura tra quegli esseri che hanno varcato il confine bio-sociale e le logiche di mera utilità. 

Uomini e cani, compagni di vita e di destino, condividono in effetti gli stessi difetti e subiscono le stesse ingiustizie. Entrambi abituati dopo millenni di adattamento a seguire con ferrea disciplina le logiche del padrone, si trovano spesso a disagio nel gestire le concessioni di libertà. C’è una canzone dei Pink Floyd contenuta nell’album Animals (1977) che si intitola appunto Dogs, è il pezzo più lungo del disco (17 minuti) e con la magniloquenza tipica del progressive rock usa la metafora dei cani per parlare invece degli arrivisti, gli arrampicatori sociali disposti a tutto (anche all’omicidio) pur di arrivare sul tetto del mondo. «You have to be trusted by the people that you lie to, so that when they turn their backs on you, you’ll get the chance to put the knife in»: devi fidarti delle persone a cui menti in modo che, quando ti voltano le spalle, avrai la possibilità di infilare il coltello.

Lo scrittore russo, nativo di Kiev, Michail A. Bulgakov (avete letto Il maestro e Margherita?) nel romanzo breve Cuore di cane (1925) usa la stessa metafora canina per prendersi gioco dei nuovi ricchi che sorsero in Russia dopo la rivoluzione bolscevica. Un cane randagio di nome Pallino viene recuperato da un professore di Medicina che decide di trapiantargli l’ipofisi e i testicoli di un uomo morto. Il cane quindi subisce una progressiva mutazione, acquisendo l’aspetto ma anche i vizi di un essere umano. Perde i peli, la coda, acquista l’uso della parola e col tempo inizia a usare turpiloquio, a commettere oscenità, a citare maldestramente Marx e Engels, finché il suo padrone non è costretto a operarlo di nuovo per farlo tornare nel suo stato naturale, quello di un normale cane di appartamento. 

Se Palla di Neve, in Rick & Morty, fa davvero la rivoluzione, approfittando dei vantaggi evolutivi concessi dal padrone umano, fino a giungere a un modello sociale vicino a quello del Nathaniel di Simak, il povero Pallino si accontenta di una comoda vita di cane domestico. Vittima di una società che lo sfrutta finché fa comodo, per rimetterlo subito a posto quando esagera con le pretese di libertà, Pallino appartiene davvero alla stessa “specie compagna” a cui apparteniamo anche noi, poveri umani schiavi delle circostanze.

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Una tavola di Frank Quitely da “WE3”

Nello splendido fumetto WE3 di Grant Morrison e Frank Quitely (2005) sono addirittura tre gli animali modificati che si ribellano ai padroni. Un cane, un gatto e un coniglio sono trasformati tramite protesi bioniche sofisticatissime in vere e proprie macchine da guerra imbattibili, usate come armi dall’esercito americano per missioni pericolose al fine di salvaguardare la vita dei militari.

Quando però il Governo non sa più che farsene e decide di abbatterli, i tre, con la complicità di una dottoressa umana, riescono a fuggire dal laboratorio in cui sono rinchiusi e iniziano una vera e propria lotta per la sopravvivenza contro l’esercito che prova inutilmente a fermarli. Anche in questo caso, l’evoluzione animale ottenuta grazie all’uomo viene ribaltata contro di lui: lo schiavo si ribella, anche se – per nostra fortuna – non ha la minima intenzione di cambiare il mondo. Vuole soltanto essere trattato con amore.

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