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FocusOpinioniIl Marvel Cinematic Universe non è più quello di una volta

Il Marvel Cinematic Universe non è più quello di una volta

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Nonostante prendesse il titolo da uno degli eventi più importanti nella storia di Marvel Comics e presentasse nel cast attori di primo piano come Samuel L. Jackson, Olivia Colman, Don Cheadle ed Emilia Clarke, Secret Invasion è risultato un vero e proprio flop per i Marvel Studios. La serie tv è stata la seconda meno vista tra quelle prodotte negli ultimi anni per Disney+ – davanti solo a Ms. Marvel – e ha inoltre ricevuto recensioni negative, sia da parte della critica che del pubblico (con uno dei peggiori punteggi di sempre su Rotten Tomatoes per lo studio).

Quello che c’è ora da chiedersi è se si tratti di un caso isolato o di un sintomo di qualcosa che non sta andando come dovrebbe. Probabilmente la risposta è la seconda, visto che già da qualche mese The Walt Disney Company è corsa ai ripari, riducendo le produzioni dei Marvel Studios per concentrarsi maggiormente sulla qualità, dopo che già Kevin Feige – il capo dei Marvel Studios – aveva sottolineato come, con così tante cose in uscita, fosse difficile mantenere sempre vivo lo zeitgeist.

Come fatto notare da Stuart Heritage sul Guardian, questo ha però lasciato Secret Invasion in una brutta situazione: «Come gli ultimi film della DC, che soffrivano tutti della consapevolezza di essere gli ultimi, inamovibili, ritardatari prima che il regista James Gunn arrivasse e facesse ordine, Secret Invasion è ora un totem del disfacimento del MCU. Quando persino i produttori annunciano che ci sono troppi show Marvel di scarsa qualità su Disney+, non viene proprio voglia di guardare l’ultimo».

«Alla fine, Secret Invasion è stato un flop. Ma va bene così. I flop capitano. Ma questo è il MCU, dove tutto è collegato» continua poi il giornalista. «Dicono che il finale di Secret Invasion si collegherà direttamente a The Marvels (in uscita quest’anno) e ad Armor Wars (ancora senza data di uscita), ma gli scarsi dati di ascolto e le recensioni negative fanno sì che la gente si avvicinerà a questi film con dati incompleti. Non avranno lo stesso senso, e tutto questo perché il pubblico non ha avuto il coraggio di sopportare sei ore di cattiva televisione. È un altro segno che il MCU, un tempo davvero emozionante e divertente, è diventato poco più che un compito da fare a casa. Se dovessimo basarci su Secret Invasion, il disfacimento sembra terminale.»

Lo stesso Heritage fa rientrare comunque il tutto in un trend negativo, sottolineando come l’intero Marvel Cinematic Universe sia in crisi: «La CGI è così scadente che i registi la deridono nei video promozionali, come ha fatto Taika Waititi per Thor: Love and Thunder. A loro volta, gli artisti che lavorano agli aspetti visivi dei film si lamentano di essere sovraccarichi di lavoro e di stress al servizio di registi che non sembrano sapere cosa vogliono. Nel frattempo, ex star come Elizabeth Olsen, Chris Hemsworth e Robert Downey Jr. stanno esprimendo pubblicamente sempre di più i dubbi sui loro ruoli».

Secondo Adam B. Vary di Variety, invece, «le stesse cose che hanno consentito allo studio di svettare negli anni 2010 sono diventate un peso opprimente negli anni 2020». Il riferimento è in particolare alla pesante continuity che si trascina da un film all’altro, passando per tutte le serie tv: «Secret Invasion voleva essere un thriller cospirazionista dai ritmi serrati che prendeva spunto dagli eventi di Captain Marvel per analizzare come Nick Fury fosse diventato così formidabile. Invece, è stato appesantito dagli eventi di Endgame e dall’apparente necessità di stipare il maggior numero possibile di riferimenti ai supereroi nel finale. Allo stesso modo, mentre i primi due film di Ant-Man erano stati dei capitoli relativamente autosufficienti, Ant-Man and the Wasp: Quantumania è stato appesantito dal lancio ufficiale del Kang di Jonathan Majors come Grande Cattivo della Multiverse Saga».

Un po’ quello che succede ai fumetti da ormai qualche decennio, tanto che in passato Marvel Comics ha spesso cercato di alleggerire la propria continuity con alcune operazioni editoriali (si pensi a Secret Wars del 2015, che darà il titolo a uno dei prossimi film degli Avengers) o rilanciare da zero i propri personaggi (come nel 2000 con la linea Ultimate, che è poi stata anche utilizzata come base dalle case di produzione di Hollywood).

In particolare, il giornalista ha mal sopportato le presenze di Valentina Allegra de Fontaine in Black Panther: Wakanda Forever, di Damage Control in Ms. Marvel e dei Guardiani della Galassia in Thor: Love and Thunder, perché a suo dire non erano necessarie e anzi sviavano l’attenzione dal cuore delle storie. Come esempi virtuosi cita invece Guardiani della Galassia vol. 3 e Spider-Man: Across the Universe di Sony Pictures, che secondo lui sono andati bene al botteghino «perché si sono concentrati sugli archi emotivi dei loro personaggi invece di mettersi al servizio di un universo cinematografico più ampio e, cosa fondamentale, entrambi i film sembrano unici e offrono sensazioni diverse da tutti gli altri presenti sul mercato in questo momento».

Non si tratterebbe insomma di “fatica” da supereroi, ma semplicemente di pessimi blockbuster, come evidenzia anche Kelcie Mattson su Collider. La quale, dopo aver rilevato gli stessi problemi dei suoi colleghi, trova però giusta la strada scelta da Walt Disney e i Marvel Studios di ridurre le produzioni, indicando poi come modello valido quello del recente “Barbenheimer“: «Meno è più, perché gli autori hanno la possibilità di respirare, di creare qualcosa con cuore, grinta e arte. Inoltre, i fan non vedono l’ora di vedere il prossimo episodio, invece di storcere il naso di fronte all’ultimo bombardamento di marketing di Disney+. Se tutti gli studios hollywoodiani fossero intuitivi, il “Barbenheimer” sarebbe visto come un segno di una presa di coscienza da parte del pubblico. Barbie e Oppenheimer sono film evento con un livello irregolare di libertà creativa, e il pubblico ha risposto».

Per tutti – chi più, chi meno – la strada per Kevin Feige sembra essere in ogni caso in salita. «È improbabile che la Marvel della Disney riesca a ritrovare la buona volontà necessaria per riportare i propri film allo status di eventi significativi» conclude Mattson, pensando per esempio ad Avengers: Endgame. «Tuttavia, Guardiani della Galassia vol. 3 ha dimostrato che, se la storia è buona, un’impresa del genere non è impossibile. È ora che una delle più grandi case produttrici di denaro al mondo torni al tavolo da disegno e ricordi ciò che ha costruito il suo successo: semplicità, tempo e passione.»

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