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RecensioniClassic"Frammenti d'autunno", l'apice di PK

“Frammenti d’autunno”, l’apice di PK

Paperinik New Adventures fu una testata coraggiosa. Lo dimostrò fin dalle prime uscite, trasformando il vendicatore mascherato di Guido Martina – buono solo per sconfiggere malviventi di bassa lega – in un supereroe a tutto tondo degno dei comic book statunitensi. Le trame delle avventure del personaggio si fecero più fitte, le psicologie più sfumate, i pericoli più tangibili. Gli autori del PK team riscrissero il personaggio e lo calarono in un mondo sempre più globalizzato, ricercando una sintesi tra il rispetto per i canoni disneyani e il loro naturale superamento.

Non furono molte le storie che perseguirono questo obiettivo fino in fondo, e quelle che ce la fecero sono tra le più amate e commemorate ancora oggi. Fra tutte, un posto d’onore spetta a Frammenti d’autunno di Bruno Enna e Claudio Sciarrone (pubblicata nel 1998), per certi versi la storia “definitiva” di PKNA, quella con cui la filosofia della rivista si identificava di più, bilanciando rigore e avanguardia e spingendo all’estremo le caratteristiche vincenti delle prime uscite.

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Nel posto giusto al momento giusto

Nell’ottobre 1998 la testata esisteva ormai da più di due anni e la spinta che l’aveva animata per i primi 10-15 numeri cominciava a esaurirsi. Scrittori e disegnatori avevano già impostato i principali filoni della serie (gli attacchi evroniani, i viaggi nel Ventitreesimo secolo e la Tempolizia, la sete di vendetta di Xadhoom, la collaborazione di Pikappa con la PBI), ma si iniziava a percepire l’assenza di uno “showrunner” che amalgamasse le tante (forse troppe) direzioni in cui si era mosso il progetto.

Lo sviluppo delle varie sottotrame procedeva a rilento, a discrezione del singolo sceneggiatore, e le avventure davvero memorabili erano sempre più slegate dalla continuity, esperimenti che giocavano con la struttura del racconto o che inquadravano alcuni spicchi dell’universo di PK da punti di vista diversi. Tra marzo e aprile 1998 furono pubblicate le storie più clamorose (Motore/Azione di Tito Faraci e Silvia Ziche e Manutenzione straordinaria di Alessandro Sisti e Lorenzo Pastrovicchio), mentre l’anno successivo toccò a I mastini dell’universo (Sisti/Sciarrone) e a Beato Angelico (Catenacci/Pastrovicchio) rialzare la qualità media del periodico.

Nel numero di agosto 1998, tuttavia, aveva debuttato un nuovo talentuoso sceneggiatore, Bruno Enna. Fresco di diploma all’Accademia Disney e con sole 7 (sette) storie di ampio respiro all’attivo, tra cui Mekkano (l’esordio pikappico), Enna si mise all’opera su Frammenti d’autunno e in meno di un anno, se consideriamo anche Metamorfosi di aprile 1999, riuscì a dare nuova linfa alla rivista e al suo universo narrativo. Oltre ad approfondire alcuni elementi rimasti in secondo piano, gettò le basi della propria poetica, fondata sul sentimento.

«Unica. Immensa. Irraggiungibile.»

Frammenti d’autunno è infatti, se vogliamo ridurla ai minimi termini, la storia di un amore malato e impossibile. Tutto ruota attorno a Lyla, uno dei personaggi principali di PKNA, l’intrepida tempoliziotta giornalista che aiuta Pikappa a sconfiggere i pirati temporali dell’Organizzazione. Papera dalla bellezza ammaliante, Lyla è in realtà un sofisticato androide, perfettamente integrato nel Ventesimo secolo e capace di elaborare risposte e decisioni che vanno al di là della semplice sollecitazione agli stimoli.

È il motivo per cui, nell’incipit di Frammenti d’autunno, ferisce per errore un collega durante uno scontro armato: il suo sistema operativo è in avaria a causa di un ricordo nebuloso che fatica a venire alla luce, il ricordo di una figura maschile a cui si sente legata. L’accaduto le costa la fiducia della tempolizia, che la sottopone a un processo nel Ventitreesimo secolo (il primo della Storia a un essere sintetico, e per questo ricco di implicazioni politiche).

Alcuni comprimari creati ad hoc per aiutare o osteggiare i Nostri dettano le direttive di un racconto che, mischiando la fantascienza al legal thriller, sembra prendere le distanze dalla scintilla intimista, che però ricompare di prepotenza nei momenti più inattesi e invade tutto il quadro, fino alla catartica conclusione.

Chiave di volta di questa complessa architettura è Leonard Vertighel, il visionario ingegnere del design di Lyla, un esteta che vive alla ricerca della forma perfetta e che vede nell’immagine della tempoliziotta il suo capolavoro. La venerazione sconfina in una hybris negativa a metà strada tra Prometeo e Pigmalione: Vertighel si innamora perdutamente della sua creatura e tenta di infonderle vita e ricordi di un passato/futuro insieme, privandola del libero arbitrio e condannandola a un avvenire pieno di dubbi e incertezze.

L’intera storia è strutturata come un epilogo, un lungo discorso di commiato che il demiurgo rivolge a Lyla attraverso i ricordi distorti di lei e che termina bruscamente con la morte volontaria di Leonard, una volta che Pikappa scopre i suoi piani. Un “suicidio” soltanto evocato, naturalmente, ma che si è imposto negli anni come uno dei momenti più radicali dell’intera serie e, per estensione, di tutto il fumetto Disney.

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È il tema della perdita ad accomunare i primi fumetti di Enna per PKNA. Mekkano dà spessore alla figura di Gorthan (capo-branca evroniano responsabile della mutazione di Trauma nella storia omonima), dipingendolo come un eroe maledetto che rimane affascinato dalla razza umana e inizia a provare emozioni, senza il bisogno di sottrarle ad altre forme di vita intelligente. Per questo ingaggia battaglia con i suoi simili ed è costretto a riparare sulla Terra, dove instaura un rapporto di amore/odio con Pikappa e la realtà che lo circonda; tuttavia non compie un vero e proprio percorso di redenzione.

Metamorfosi si fonda invece sulla nostalgia di Xadhoom per il suo amore perduto per sempre. Ferita impossibile da lenire, responsabile degli scompensi psicofisici che trasformano l’aliena in una creatura anfibia, a metà – sia nella psiche che nell’aspetto – tra la scienziata xerbiana che era un tempo e l’eroina “fumantina” che è diventata.

Frammenti d’autunno problematizza il discorso. A subire una privazione sono sia Vertighel che Lyla, e la narrazione presta il fianco al dolore di entrambi, rendendo ancora più difficile tracciare un confine tra il Bene e il Male. Sorprende l’atteggiamento antitetico di Enna nei confronti dei due personaggi: Leonard, creato per questa occasione, ha la statura del comprimario fisso che segna le proprie apparizioni con una manciata di battute fulminanti, conscio della propria centralità nel disegno generale; Lyla, pilastro della serie, appare molto meno spesso, perlopiù nei volti e nei corpi dei suoi simulacri del futuro, droidi o immagini computerizzate a cui Vertighel ha dato le sue sembianze per soddisfare i desideri repressi.

Più che di un semplice ricordo, dunque, Lyla viene privata della propria individualità. Nelle storie precedenti non aveva quasi mai mostrato insicurezze, il suo rigido aplomb le assicurava la battuta pronta anche quando era colta di sorpresa, e il fatto stesso che fosse un androide veniva rivelato senza troppo pathos già nel secondo numero della serie. Appena stretta l’alleanza con Pikappa sembrava nascondere ancora qualche mistero (vedi alla voce Il giorno del sole freddo), ma già dopo pochi mesi si era “normalizzata”, confermandosi una perfetta controparte di Xadhoom.

In Frammenti d’autunno, invece, Enna la rese più simile alla xerbiana, indirizzandola verso un obiettivo intimo e concreto ma senza darle i mezzi per raggiungerlo. Naturalmente con Metamorfosi fece poi l’esatto contrario, stemperando il lato sanguigno di Xadhoom con un po’ di lucida disillusione tipica dell’androide.

Mente immacolata

La perdita di memoria di Lyla è il nodo concettuale di Frammenti d’autunno a tutti i livelli. Lo spessore morale dei personaggi è direttamente proporzionale al valore che attribuiscono ai ricordi, al passato o alle relazioni. Ed è per questo che Eugene Photomas, l’avvocato difensore al processo, è una delle poche figure positive dell’intera vicenda. Pur soffrendo anche lui di gravi quanto grossolane amnesie, con le sue arringhe micidiali dà prova di una conoscenza della Storia recente e di una disinteressata dedizione alla causa che non sembrano avere eguali nella Paperopoli del Ventitreesimo secolo.

Una città governata da politici senza scrupoli, che tradiscono gli alleati e sfruttano l’intervento di Pikappa per essere riconfermati alle urne. E dove il più aperto sostenitore dei diritti dei droidi è in realtà il loro peggior nemico e non aspetta altro che un’azione legale per screditarli agli occhi dell’opinione pubblica.

Non c’è alcuna differenza tra la città del futuro di Enna e quella di Alessandro Sisti, che fa da sfondo a fumetti della stessa serie come Ritratto dell’eroe da giovane o Seconda stesura. Anzi, si potrebbe quasi dire che, insieme a queste ultime, Frammenti d’autunno costituisca un’ideale trilogia sulla società di massa e sul suo pessimo rapporto con la memoria.

“Ritratto dell’eroe da giovane” è l’episodio chiave di uno show televisivo che si propone di trasformare la TV-verità in un avamposto della nuova fiction, prelevando il vero Pikappa del Ventesimo secolo (altrimenti dimenticato) e facendogli rivivere le gesta di un tempo, salvo poi trovarsi di fronte una minaccia più vera del vero.

Seconda stesura scava più in profondità, spacciandosi per what if di quello che sarebbe accaduto se Paperino si fosse impossessato delle industrie Ducklair. Si tratta naturalmente di una serie di falsi ricordi, una riscrittura che il Nostro sarà costretto a cancellare a malincuore (dati i benefici di cui godeva) per preservare il continuum. A pensarci bene il senso ultimo di PKNA starebbe già tutto qui, in questo rifiuto, perché la realtà alternativa proposta dalla storia è esattamente quello a cui ambiva il Paperinik martiniano, un riscatto sociale raggiunto quasi senza sforzo (e con un pizzico di fortuna) alla faccia di tutti i suoi oppositori. Prendere atto della vacuità di questo proposito e rinunciarvi è l’ultimo stadio del progressivo distaccamento di Pikappa dal suo ingombrante e quasi omonimo predecessore.

Se tutto questo non vi sembra già abbastanza radicale, ecco Frammenti d’autunno, dove l’interrogativo sull’identità si estende dall’individuo a un’intera classe politica e la memoria è ormai un bene di lusso. Pikappa, logicamente, ricalca le orme degli antieroi cyberpunk. Per lui tornare nel futuro significa ridiventare un “piccolo, fragile papero” in balia degli eventi, chiamato a testimoniare in favore di Lyla ma allontanato per intemperanza dal processo e costretto ad agire fuori dalla legge, sempre come pedina nello scacchiere di qualcun altro.

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Ancora una volta il personaggio più ambiguo è Vertighel, che da un lato dispone la rifondazione della memoria di Lyla ma dall’altro accumula, cataloga, archivia le tracce del passato, conserva ogni ricordo tangibile in attesa di farlo confluire nel nuovo database emozionale della tempoliziotta, per portarne a termine la “seconda stesura”.

Nell’incipit Enna utilizzò l’espressione «mente immacolata», mutuandola dal poeta Alexander Pope – lo stesso che, sei anni dopo, avrebbe ispirato Se mi lasci ti cancello. Non era certo un espediente nuovo per lo sceneggiatore, che aveva già citato espressamente Il piccolo principe in Mekkano, ma qui il riferimento era più discreto: privo di un contesto specifico rimandava sì alla tabula rasa, ma anche a un’idea di purezza e maestosità, che erano poi i veri oggetti di ricerca di Leonard.

Trasgredire con rispetto

Malgrado gli slanci lirici, lo stile di Enna era limpido, misurato, meravigliosamente sotto le righe. Una scrittura che non si lasciava schiavizzare dai generi a cui aderiva e che brillava nelle cerniere narrative ad alto rischio “spiegone”, dove ogni battuta era rifinita con estrema naturalezza.

A emergere nei frangenti d’azione era invece la messa in forma di Claudio Sciarrone, il più innovativo disegnatore disneyano degli anni Novanta, che aveva contribuito a definire l’estetica della serie fin dai primi numeri. Anche in questa occasione le sue tavole si lasciarono contagiare tanto dai comic book quanto dal manga, facendo a pezzi la gabbia regolare di Topolino e sintonizzandosi con gli sbalzi d’umore del racconto.

Ogni influenza era rielaborata e fatta propria, trasgressiva concettualmente ma sempre in linea con gli stilemi Disney al lato pratico. La caratterizzazione in bilico tra umoristico e realistico interessava infatti anche i personaggi più turpi, laddove la forza del worldbuilding di Sciarrone stava nel far coesistere personaggi quasi “umani” come Lyla con funny animals poco più che antropomorfi come l’avvocato Photomas, per metà bulldog, per metà cartone animato (tra Taddeo e Mr. Magoo).

Lo sviluppo della tavola in senso verticale ricorre abbastanza spesso non solo negli albi di PKNA ma anche nell’intera produzione di Sciarrone, che in Frammenti d’autunno diede ulteriore prova della sua inventiva. Basti l’immagine qui sopra, l’ultima parte dello scontro tra Pikappa e i cronopirati dell’Organizzazione all’inizio della storia. 

L’escamotage della chioma di capelli avvolgente è amplificato dalla suddivisione in tre strisce verticali (due di vignette e una ritagliata sullo sfondo del riquadro inglobante), subordinando il resto dell’azione al fulcro della messa in pagina e lasciando intatti i giochi di campo/controcampo. Una perfetta tavola d’azione, la conferma di quanto Sciarrone fosse abile nel dare spettacolo ricorrendo a soluzioni tanto ardite tecnicamente quanto dirette e immediate nella fruizione.

La saga di PK è piena di sequenze del genere, ma questa di Frammenti d’autunno si fa notare più facilmente, perché in oltre 60 tavole è una delle poche a giocare per davvero a questi livelli di sperimentalismo. Tutte le altre, con saggezza, assecondano il mood agrodolce del racconto in ogni dettaglio: dall’entrata in scena dei personaggi secondari (sempre, rigorosamente in sordina; vedi Photomas) alla regolare disposizione dei balloon (che difficilmente invadono il bianco della pagina), passando per le onomatopee discrete e quasi impercettibili.

Sembra quasi di stare leggendo uno dei “numeri zero” di PKNA, dove la carica eversiva del progetto era ancora tenuta a freno dal timore di un possibile fallimento editoriale. Il contenuto, estremo e irripetibile, ci ricorda però quanta strada sia passata da quegli esordi e crea un cortocircuito di senso dal quale non si può più uscire. E da cui molti lettori, in effetti, non sono usciti più.

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