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NewsBill Watterson è tornato (più o meno)

Bill Watterson è tornato (più o meno)

the mysteries bill watterson

Dopo la fine di Calvin & Hobbes, nel 1995, il suo autore Bill Watterson si è ritirato a vita privata, concedendo soltanto qualche rarissima apparizione (due o tre interviste, un paio di locandine e una comparsata nella striscia Perle ai porci). Perciò prima l’annuncio e ora la pubblicazione a inizio ottobre, negli Stati Uniti, di un nuovo lavoro che porta il suo nome hanno rappresentato un vero e proprio evento.

Il progetto in questione si intitola The Mysteries ed è una fiaba illustrata di 72 pagine scritta e disegnata da Watterson insieme a John Kascht, caricaturista che ha lavorato per le principali testate americani (New York Times, Rolling Stone, New Yorker, Washington Post, Wall Street Journal e tante altre).

Il libro (pubblicato da Andrews McMeel e acquistabile online qui) è stato presentato come «una fiaba adulta in cui un regno arcaico viene colpito da inspiegabili calamità. Per porre fine alle sofferenze del suo popolo, il re incarica i suoi cavalieri di scoprire l’origine di questi eventi misteriosi». Per l’occasione, l’editore Andrews McMeel Publishing ha pubblicato un video su YouTube in cui i due autori raccontano la genesi dell’opera, mentre assemblano con varie tecniche – fotografie, diorama, sculture, dipinti – le illustrazioni del libro.

Descritta come un’opera «su ciò che va oltre la comprensione umana», The Mysteries è un progetto a cui Watterson e Kascht hanno lavorato per anni, in quella che viene definita «una collaborazione insolitamente stretta. Entrambi gli autori hanno abbandonato il loro metodo di lavoro, inventando immagini che nessuno dei due avrebbe potuto prevedere».

The Mysteries nasce da uno spunto che Watterson si era dato per avere un soggetto attorno a cui realizzare dipinti che si distanziassero dal suo stile cartoonesco – attività che, stando alle cronache, lo ha tenuto occupato dopo la fine di Calvin & Hobbes. Pensando fosse un buon soggetto per un libro, ha provato a svilupparlo insieme a Kascht. Watterson voleva però che la collaborazione fosse alla pari, che nessuno dei due prevalesse sull’altro e che ogni aspetto del progetto fosse condiviso.

Nel video, Kascht viene descritto come un autore che studia molto e progetta ogni aspetto del lavoro prima di iniziare a disegnare o scrivere, mentre Watterson si definisce un tipo a cui piace «scoprire mentre sto facendo e lasciarmi stupire dall’improvvisazione». Perciò, dopo un anno di lavoro, i due, insoddisfatti del risultato, lo hanno cestinato, continuando a tentativi per i successivi (pare) nove anni. «La sensazione di essere smarriti, quello avevamo in comune. Il progetto ha richiesto che sviluppassimo una grande tolleranza all’incertezza e alla confusione» ha detto Watterson.

Il risultato finale, un testo illustrato in cui le immagini sono parte integrante della narrazione e non un semplice commento visivo, ha prodotto immagini ibride, con fotografie di modellini costruiti da Kascht unite agli sfondi dipinti da Watterson.

the mysteries bill watterson

Leggendo il libro, il lettore scopre che The Mysteries è una metafora non troppo sottile sul rapporto che l’uomo ha con la conoscenza. Quelli del titolo sono i misteri dell’universo, tutto ciò che l’essere umano non conosce e che, attraverso studi e scoperte scientifiche, ha imparato a svelare nel corso della Storia. Ma anche quel mistero, una volta compreso, perde il suo potere (di fascino o di paura) e viene dato per scontato, portando a un’involuzione che, pur non esplicitata nel testo, ricorda certi movimenti complottisti come i terrapiattisti.

Il New Yorker, in un profilo dedicato a Watterson, ha descritto The Mysteries come «un incrocio tra Jumanji di Chris Van Allsburg e Metropolis di Fritz Lang», in cui la morale finale è «quando pensiamo di aver compreso questi misteri, li stiamo malinterpretando; quando pensiamo di averli risolti e di poter andare avanti, quell’errore può portarci alla rovina».

In rete, per ora, non sono state pubblicate molte recensioni, e il parere complessivo, sommato a quello dei lettori che online si sono espressi in maniera abbastanza polarizzata, fotografa una generale delusione per il ritorno di un autore che sembrava promettere qualcosa di consistente ma che ha partorito un’opera fin troppo eterea e fuori dai canoni. Ma proprio per questo forse meritevole di attenzioni, per la sua volontà di proporre uno stile inedito, almeno per Watterson.

Leggi anche: “Calvin & Hobbes” ha fatto bene a finire nel 1995

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