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Graphic NovelNon è la fine del mondo. “I Pizzly” di Jeremie Moreau

Non è la fine del mondo. “I Pizzly” di Jeremie Moreau

i pizzly jeremie moreau

Il talentuoso Jérémie Moreau non è nuovo ad acute riflessioni sul rapporto dell’uomo con la natura: in La saga di Grimr l’ambientazione islandese si incarnava nel giovane eroe in cerca di un’identità, mentre in Penss e le pieghe del mondo il protagonista si impegnava a plasmare il mondo naturale venendone a sua volta trasformato. Nel suo ultimo lavoro, I Pizzly, Moreau vi aggiunge un sentimento di angoscia personale verso il contemporaneo, il tentativo di esprimere per immagini, più ancora che attraverso le parole, uno spaesamento: prova a descrivere la fine del mondo mentre sta accadendo, a livello globale e individuale.

Nathan fa l’autista per Uber a Parigi. Con la morte della madre si occupa lui dei fratelli più piccoli, Zoe e Etienne, ma il tempo non basta mai. È in burnout: più lavora, più rischia di fare danni. Non conosce affatto le vie di Parigi e affida la propria esistenza al navigatore satellitare, ma quando il cellulare lo abbandona si confonde, finisce fuori strada. La macchina, ancora da pagare, è completamente distrutta. La sua vita rovinata. 

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Toccato il fondo, Nathan accoglie con fiducia la proposta di Annie, una sua cliente, di portare tutta la sua famiglia con lei in Alaska. La città è tossica, fa ammalare: nella foresta Annie insegnerà loro a vivere una vita più piena, senza bollette e senza ansia. Così Nathan e i due bambini volano in Alaska a sperimentare un’esistenza diversa, senza elettricità, senza rete cellulare: un modo nuovo, e allo stesso tempo antico, di approcciarsi al mondo.

Non è facile, ai primi tempi, ambientarsi: è freddo l’inverno in Alaska, non ci sono molti esseri umani con cui parlare e per mangiare qualcosa bisogna andare a caccia e accontentarsi di quel che si trova. La natura è magnifica e terribile, bisogna rispettarla per sopravvivere. All’inizio Zoe pensa di essere finita in un reality show, Etienne si dispera di non avere abbastanza batteria per il suo inseparabile smartphone. Ma, piano piano, anche loro si liberano delle catene di una civilizzazione tossica e si sintonizzano al ritmo della terra: Zoe torna a disegnare, Etienne si diverte a cacciare piccoli animali. Nathan, il più inquieto, prova a seguire le sue stesse tracce sulla neve, per tornare coi piedi nel presente e riprendere possesso della propria vita.

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Su tutti loro, in mezzo ai bellissimi paesaggi innevati, campeggia la figura quasi mitica di un grande orso bianco, un animale nuovo, figlio del cambiamento climatico. L’incrocio tra un grizzly e un orso polare, che entra nei loro sogni per annunciare forse la fine del mondo. La natura infatti non è insensibile al passaggio dell’uomo. Le anatre emigrano fuori dal tempo, i caribù si ammalano, i ghiacci si sciolgono, tutti gli animali, “quelli che sanno”, sono smarriti. Il mondo sta cambiando: persino Annie, dopo quarant’anni di vita in città, non riconosce più il posto che aveva lasciato. 

Il danno ambientale prodotto dal cambiamento climatico nel mondo reale si rispecchia nella precarietà esistenziale dei personaggi. In tutti loro, e soprattutto nella figura irrequieta e sfuggente di Nathan, si percepisce la difficoltà a restare in risonanza con il mondo che cambia, a tenere lo stesso respiro. Come l’orso che si adatta alle mutate condizioni del luogo, anche l’umanità si trova costretta a subire la violenza di una natura imprevedibile. Il tempo cambia, non solo quello atmosferico: ma il mutamento, per quanto drammatico, non implica una fine, piuttosto un passaggio verso qualcosa di nuovo, che ancora non sappiamo prevedere.

i pizzly jeremie moreau

In tavole di grande impatto, sostenute da colori quasi psichedelici, Moreau separa le figure dei protagonisti dal contesto, si focalizza sul loro corpo sospeso in mezzo al nulla. Questo corpo, come il mondo, vive una fase di transizione: deve riprendere il contatto con la terra per accogliere la nuova forma che arriverà. Così Nathan, Zoe ed Etienne devono prima smarrirsi per ritrovare la loro nuova forma, per diventare come l’orso dei loro sogni. 

Ritornando a miti ancestrali, Moreau sembra volerci rassicurare e spaventarci allo stesso tempo. Nel vedere il nostro mondo che muore, non dobbiamo avere paura, ma distinguere i segni di una trasformazione inevitabile. La fine dell’uomo è vicina? Forse si, ma pazienza. Non è mica la fine del mondo.

I Pizzly
di Jeremie Moreau
traduzione di Stefano Andrea Cresti
Tunué, novembre 2023
cartonato, 200 pp., colore
35,00 € (acquista online)

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