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Bande DessineeGuida di lettura al Blueberry di Jean-Michel Charlier e Jean Giraud

Guida di lettura al Blueberry di Jean-Michel Charlier e Jean Giraud

Copertina di Ballata per una bara, conclusione della trilogia dell’oro dei confederati e uno dei migliori episodi della serie.

Jean-Michel Charlier è stato uno dei nomi fondamentali del fumetto franco-belga, tra gli sceneggiatori più prolifici di sempre, co-creatore di personaggi come Barbarossa, Buck Danny e Tanguy e Laverdure. Il suo stile era molto classico, la sua passione era l’Avventura: se fosse nato un secolo prima probabilmente sarebbe stato uno scrittore di feuilleton alla Alexandre Dumas (padre, quello dei Tre moschettieri). Fu anche tra i fondatori di Pilote con René Goscinny e Albert Uderzo nel 1959, e qualche tempo dopo ne diventò caporedattore.

Ispirato da un viaggio negli Stati Uniti, nel 1962 decise che era tempo di scrivere un fumetto western, genere che aveva frequentato molto poco. Si rivolse quindi al celebre disegnatore Jijé (Joseph Gillain), suo buon amico e già autore del cowboy Jerry Spring. Questi rifiutò, oberato dagli impegni, ma propose al suo posto il proprio assistente venticinquenne, che non aveva molti fumetti pubblicati alle spalle, ma aveva da poco inchiostrato con ottimi risultati proprio un episodio di Jerry Spring. Si chiamava Jean Giraud. Una decina di anni dopo avrebbe assunto il nome d’arte di Moebius.

Il grande scrittore classico e il giovane talento rivoluzionario iniziarono così una collaborazione durata anni, creando una delle icone del fumetto franco-belga, il tenente Blueberry.

Numero di albi

Charlier e Giraud firmarono insieme 23 avventure di Blueberry, nell’ultima delle quali, Arizona Love, Gir collaborò anche ai testi, in quanto la morte del collega aveva lasciato incompiuta la sceneggiatura.

La prima storia, Fort Navajo, uscì a puntate su Pilote tra il 1963 e il 1964 e fu raccolta nel 1965 in un volume da libreria dal suo editore Dargaud. Sulla stessa rivista furono pubblicate le 15 seguenti, mentre dal 1975 Blueberry passò ad altre testate come Metal Hurlant, Tintin, Super As e L’Echo des Savanes. Tutte le storie furono comunque pubblicate in volume da Dargaud.

Questo articolo si occuperà di questo corpus di 23 albi, che è però solo una parte delle avventure del personaggio. Dopo la morte dello sceneggiatore nel 1989, Giraud portò infatti avanti in autonomia la serie, reintitolata Mister Blueberry, per altre 5 avventure e un albo fuori serie. 

Nel 1968, su Super Pilote Pocket, Charlier e Giraud avevano inoltre iniziato a raccontare il passato del loro protagonista con La giovinezza di Blueberry, che a oggi è arrivata a 21 volumi. Insieme firmarono i primi 3, poi al disegnatore subentrò Colin Winson e dal numero 10 Michel Blanc-Dumont. Dalla morte dello sceneggiatore fu scritta da François Corteggiani. Tra il 1991 e il 2000, Giraud scrisse una storia in tre parti, intitolata Marshall Blueberry e disegnata da Willem Vance e da Michel Rouge. Nel 2019, infine, Joann Sfar (Il gatto del rabbino) e Christophe Blain (Isaac il pirata) hanno pubblicato il primo volume della loro versione di Blueberry, che prima o poi dovrebbe avere un seguito.

La prima edizione in volume di Fort Navajo, all’interno della collana Collection Pilote (1965). La copertina è di Jijè.

Dove posso leggerlo in Italia

Tutto Blueberry, compresi spin-off e serie parallele, è oggi pubblicato in libreria e fumetteria da Alessandro Editore. Nell’ultimo anno, la Gazzetta dello sport ha pubblicato tutte le collane di Blueberry in un’edizione cartonata economica, ancora recuperabile online.

Per i veri fan di Giraud esiste anche una versione in bianco e nero e in grande formato, quasi una artist edition, che permette di ammirare al meglio il segno del fumettista francese. Al momento in Italia è uscito un solo volume con i primi due episodi.

Chi ama la carta vecchia, invece, può cercare la prima edizione delle prime quattro storie nei Classici Audacia Mondadori del 1967, oppure i due volumi cartonati che lo stesso editore dedicò nel 1978 al dittico La miniera del tedesco e Il fantasma dai proiettili d’oro.

Altre riviste su cui è stata pubblicata la serie sono Totem e Skorpio.

Se volete approfondire, nel 2021 Anafi ha pubblicato il saggio Un uomo chiamato Blueberry, di Bruno Caporlingua e Mauro Giordani, vincitore del Premio Franco Fossati 2022 come miglior opera italiana di saggistica sul fumetto. 

Classici Audacia 42, esordio italiano di Blueberry

Di cosa stiamo parlando

Mike Steve Blueberry è un refrattario ufficiale di cavalleria, di idee aperte nei confronti degli indiani e poco incline a ubbidire ai superiori arroganti, a cui non dispiace gettarsi nelle avventure per fare qualche soldo ma altrettanto per farla pagare a qualcuno o cercare di salvare delle vite. Non conosciamo il suo passato – se non che è un uomo del sud che ha combattuto per gli Unionisti durante la Guerra Civile – ma in fondo poco ci importa. 

La sua serie si sviluppa in cicli di storie, legate da una forte trama orizzontale. I personaggi che compaiono nella lunga saga sono destinati a tornare tutti prima o poi sulla strada del tenente.

  • Il primo ciclo, di Fort Navajo o delle guerre indiane, comprende i primi cinque albi. Racconta, appunto, la guerra dei navajo contro l’esercito statunitense e il tentativo di Blueberry di ricucire tra Cochise e i generali bianchi.
  • Il sesto albo, L’uomo dalla stella d’argento, è a sé stante: il nostro tenente è chiamato a fare da sceriffo provvisorio a Silver Creek, città in cui i tutori della legge durano molto poco.
  • Gli albi 7-10 compongono il ciclo “del cavallo di ferro”, legato alla costruzione della ferrovia Union Pacific. Ancora una volta alcuni bianchi aggrediscono Sioux e Cheyenne e scatenano una nuova guerra indiana per far fallire il progetto della strada ferrata.
  • 11 e 12 sono un’altra pausa, il dittico dell’oro della serra: un tedesco bizzarro, ricercato da cacciatori di taglie, conosce la posizione di una ricchissima miniera perduta, e cerca di ingannare Blueberry e il suo vice MacClure per raggiungerla senza di loro.
  • Dal 13 al 23 la trama si fa ancora più interconnessa, tanto che le storie continuano a essere raggruppate in cicli, ma nella pratica compongono un unico, lungo racconto. Mike viene incaricato di andare di nascosto in Messico a recuperare un tesoro sottratto durante la Guerra Civile e riesce a riportarlo negli Stati Uniti, dove però si scopre che non è ciò che ci si aspettava. Viene quindi imprigionato e poi fatto evadere da un gruppo di cospitatori che lo fa accusare di un tentato omicidio nei confronti del presidente Grant. Fugge, si rifugia dai navajo, li guida alla salvezza oltre confine dopo gli ennesimi incidenti con l’esercito, e ancora in Messico cerca le prove della propria innocenza. Infine salva di nuovo la vita a Grant e, riabilitato, cerca di costruirsi una nuova vita con la bellissima cantante Chihuaha Pearl, che rapisce sull’altare. Ma la tranquillità non è il suo destino.

Un aspetto molto interessante di questa lunga e complicata saga è la forte aderenza a fatti storici e l’inserimento di moltissimi personaggi vissuti realmente, dal generale Dodge a Toro Seduto, dai navajo Kociss e Vittorio a Ulysses Grant. Il lavoro di documentazione da parte dei due autori è imponente, e sebbene la maggior parte dei fatti narrati sia inventata o almeno romanzata, è decisamente realistica.

Kociss discute con gli altri capi tribù all’inizio del secondo volume, Tuoni sull’ovest.

Perché leggerlo

Le avventure di Blueberry mettono in scena tutte le situazioni tipiche del western: duelli, fughe nel deserto, assalti degli indiani ai fortini dell’esercito. La sua saga, forse il miglior western a fumetti di sempre, unisce stilemi e ambientazioni classiche del genere a elementi decisamente più originali, in un’interessante sintonia con il genere degli spaghetti western che si stava sviluppando negli stessi anni da questa parte delle Alpi: entrambi una risposta al cinema classico americano, indipendenti ma con qualche elemento comune.

Ad esempio, rispetto ai protagonisti tutti d’un pezzo del cinema di John Ford e colleghi, Blueberry come i personaggi dei western italiani non ha una fibra morale molto forte e non sente lo spirito patriottico o il desiderio di far trionfare la giustizia dove passa. Scende a compromessi con i criminali, si schiera quasi sempre dalla parte degli indiani. È più un classico eroe romantico, faccia da schiaffi – quella dell’attore Jean-Paul Belmondo, esordiente all’epoca di Fort Navajo -, odio per i prepotenti, spiccato senso dell’onore ma anche amore per l’oro, le belle donne e il buon bourbon. Bisogna anche specificare che è uno dei migliori tiratori del West?

La serie si regge decisamente sulla sua personalità, quasi più che sulle avventure che vive, e questo grazie al talento di Charlier e Giraud. Due autori sulla carta così diversi, lo scrittore solido e molto classico e il disegnatore celebre per le sue sperimentazioni, crearono un mix di altissimo livello, che si affinava man mano che la serie andava avanti. Se i primi albi sono ottime letture ma tutto sommato canoniche, anche per via di un Gir ancora acerbo, da L’uomo con la stella d’argento la serie decolla, i testi si affinano, i disegni diventano sempre più raffinati, ricchi, particolareggiati.

L’influenza della serie fu tale da cambiare l’approccio al genere nel fumetto francese, creando il filone del “nouveau western”, popolato di personaggi più ambigui: Comanche, Jim Cutlass, Durango furono tutti eredi di Blueberry

Sparatoria nel saloon per il neo sceriffo Blueberry, in L’uomo dalla stella d’argento.

Le storie migliori

Gli albi migliori di Blueberry sono senza dubbio l’undicesimo e il dodicesimo, ovvero quelli costituenti il già citato “ciclo dell’oro della sierra”: La miniera del tedesco e Il fantasma dai proiettili d’oro, usciti tra il 1969 e il 1970 su Pilote e in volume nel 1972.

Spiccano rispetto ai lunghi cicli che li precedono e li seguono perché sono una storia conclusa in se stessa, senza eccessive complicazioni nella trama. Non c’entrano con le guerre indiane, non sono la lunghissima vicenda dell’oro dei confederati e del complotto contro Grant. Sono una vicenda tutto sommato più semplice, con un numero ristretto di personaggi alla ricerca di un tesoro. 

C’è Mike, di nuovo supplente sceriffo di una cittadina, e c’è il vecchio Jim MacClure, suo compagno di avventure e di nuovo suo vice. Ci sono due cacciatori di taglie. C’è Luckner, avventuriero tedesco soprannominato “Prosit”, con un passato sordido punteggiato di qualche omicidio. E c’è il “fantasma” che spara proiettili d’oro contro chi si avventura sulla sua serra disabitata dove dovrebbe trovarsi la ricchissima miniera abbandonata.

Il “fantasma dai proiettili d’oro” si mostra per la prima volta.

Charlier si ispirò probabilmente alla leggenda del filone d’oro scavato in segreto sui Monti della Superstizione da un olandese (o da un tedesco, Jacob Waltz) e mai ritrovato in oltre un secolo. Ancora oggi, ogni anno qualcuno si avventura alla sua ricerca. A partire da quel mito, scrisse una storia affascinante e misteriosa, soprattutto nell’episodio finale, una caccia ai fantasmi nelle rovine di un pueblo abbandonato.

Le storie si giovarono di un Giraud in stato di grazia. Il suo stile si era affinato negli anni di lavoro serrato per Pilote, e a breve l’autore avrebbe fatto il salto fondando Metal Hurlant e diventando il mitico disegnatore Moebius. Nel “ciclo della serra” era sicurissimo dei propri mezzi, che sfruttò per inquadrature dal taglio cinematografico e una recitazione molto efficace dei personaggi. “Dottor Giraud” non era ancora influenzato da “Mister Moebius”, che lo avrebbe portato qualche anno più tardi a inserire anche nei disegni di Blueberry un tratto a volte grottesco, a volte sintetico e altre quasi in eccesso nel segnare i volti dei personaggi.

Altri albi più che notevoli sono quelli che seguono Il fantasma dai proiettili d’oro, incentrati sul tesoro dei confederati nascosto in Messico, che Blueberry è incaricato di riportare a nord del Rio Grande. Introducono il personaggio della showgirl Pearl Calloway e il suo complicato rapporto con il tenente, il militare messicano Vigo, onorevole e infido al tempo stesso, e l’ex colonnello Trevor, sudista tutto d’un pezzo che ha nascosto l’oro su ordine del generale Lee in vista di una rivincita del sud.

Nei tre albi Chihuahua Pearl, L’uomo che valeva 500.000 dollari e Ballata per una bara i colpi di scena si alternano ai piani arditi di Blueberry per cercare di compiere la missione. Ma non è un’avventura a lieto fine quella del tenente in Messico: Charlier ha ormai capito fin dove può spingersi e sembra godere nel far masticare amaro ai suoi lettori (e ai protagonisti), sbarazzandosi senza preavviso di personaggi fondamentali, con ammazzamenti spiazzanti che nulla hanno da invidiare a quelli del Trono di Spade, e chiudendo il ciclo con l’arresto ingiusto del suo protagonista tradito.

I messicani di Vigo, gli sbandati sudisti e Blueberry, che supera il Rio Grande alla ricerca del tesoro dei conferedati.

I momenti migliori

In una serie western così incentrata sul suo protagonista e sul sovvertimento degli stilemi del genere, le scene migliori non possono che essere emblematiche dell’approccio dei due autori.

  • Scala reale! Charlier e Giraud in Fort Navajo ci presentano Mike Steve Blueberry seduto al saloon mentre gioca a carte. O meglio, bara a carte. Un nuovo ufficiale dell’esercito entra nel locale durante il viaggio in carrozza per il forte, si trova coinvolto in una rissa tra quelli che lui pensa siano civili e prende le parte dell’aggredito… per poi scoprire che è proprio il tenente Blueberry, suo sottoposto, che stava imbrogliando e bevendo in borghese in barba alle regole: «In viaggio non porto mai l’uniforme per poter barare a poker in tutta tranquillità».
  • Trappola nella neve: Il generale Allister, detto “Testa Gialla”, è forse uno dei pochi personaggi davvero completamente negativi della serie. Comandante del 7° cavalleria nel “ciclo del cavallo di ferro”, non ha rispetto per i propri uomini e disprezza profondamente gli indiani. Risultato? Cade con tutta l’armata in una trappola dei Cheyenne sulle montagne innevate, dalla quale si salva solo lanciando al sacrificio un manipolo di uomini, mandati a inseguire gli indiani in bocca al grosso dei loro guerrieri. È la scena clou di un albo fatto di battaglie e inseguimenti nel bianco di ghiaccio e neve, che si conclude con un finale straziante e un’insperata salvezza all’ultimo momento per Blueberry e pochi superstiti.
  • Autobomba a cavalli: In Ballata per una bara si trova forse il piano più ardito escogitato da Blueberry per cavarsela in una situazione impossibile: sganciare barili di liquore di un ciarlatano finto guaritore dal tetto della chiesa in cui è asserragliato con i suoi sui soldati messicani che lo assediano e bruciarli vivi, poi far uscire all’improvviso dal portone dei ronzini carichi di alcol e esplosivo e approfittare dell’esplosione e del fuoco per galoppare via con il carro che trasporta la bara. Strage di uomini e cavalli a base di elisir portentoso farlocco. Meglio anche dell’evasione dalla prigione del governatore grazie a una carica di tori.
  • Salvare il Presidente: Non è da tutti salvare la vita al presidente degli Stati Uniti. Blueberry ci riesce in ben due occasioni, la prima delle quali, nel volume Angel Face, è decisamente spettacolare. Appostato come un cecchino, riesce a far sbagliare la mira al vero cecchino che avrebbe dovuto uccidere Grant. Segue poi un inseguimento sui tetti dei vagoni di un treno e una scazzottata nella locomotiva. Il Presidente è salvo, ma Blueberry viene ugualmente accusato del tentato omicidio.
  • L’ultimo duello: Siamo al termine dell’ultimo volume, Arizona Love. Blueberry si è ormai arreso al fatto che Pearl non vuole vivere con lui e si è dato all’alcol, con grande disappunto di uno sceriffo e di un vicesceriffo che da giorni lo seguivano e ne ammiravano le gesta. Intanto, la ragazza è raggiunta dal suo promesso sposo abbandonato sull’altare e da uno sgherro interessato al bottino che lei ha sottratto al tenente. Scontro tra i due uomini, entrambi restano a terra. Ma, mentre Pearl soccorre il fidanzato, l’altro si rialza per farli fuori entrambi e intascarsi il malloppo. Se non che dal nulla, da dietro una staccionata, una bottiglia di whisky, impugnata da mano anonima, si schianta sulla testa del malvivente. È l’ultimo “combattimento” di Blueberry, almeno nelle storie di Charlier e Giraud, fuori dagli schemi quanto la sua presentazione 25 anni prima.

I momenti peggiori

La serie non ha cadute particolari: ovvio, con un tale team creativo. Se si vuole proprio indicare un difetto si può far notare che le prime avventure tendono ad avvilupparsi su se stesse. Charlier, per tenere alto il ritmo – Blueberry veniva pubblicato a puntate sul settimanale Pilote, e ogni puntata aveva bisogno di un colpo di scena o di un momento clou – costruiva vicende “a spirale”, in cui la narrazione avanzava di due passi e tornava indietro di uno. 

Blueberry riusciva risolvere una situazione per poi trovarsi in un nuovo problema, salvava qualcuno ma finiva imprigionato dagli indiani, e così via. Succedono così tante cose, soprattutto nel primo ciclo, che le trame dei volumi sono difficilissimi da riassumere. Una lettura molto, troppo densa rispetto ai fumetti contemporanei e decisamente faticosa per un binge-reading.

Un’altra “caduta” è legata al nome del protagonista, chiamato Mike Blueberry in Fort Navajo. Peccato che, per errore, Charlier lo chiamò Steve nella sceneggiatura del secondo volume, Tuoni sull’ovest, e nessuno si accorse dell’errore finché l’albo non fu stampato. Per risolvere il problema si decise quindi di dargli due nomi, Mike Steve Blueberry. Un incidente da poco, utile però per dare un’idea della mole di lavoro a cui era sottoposto Charlier, che non scriveva con un progetto preciso e faticava a seguire i dettagli delle sue serie.

Miglior tavola

Ho già scritto che secondo me le storie migliori della saga sono quelle appartenenti al “ciclo della sierra”. Lì si trova anche la tavola più riuscita in assoluto, verso la fine di La miniera del tedesco. In pieno deserto, i due cacciatori di taglie hanno raggiunto MacClure, che è stato abbandonato da “Prosit”, lo catturano e lo torturano alla maniera Indiana, legandolo in terra sotto il sole, per sapere in che direzione è scappato il tedesco. 

Proprio quando il vecchio se la sta vedendo brutta, in cima a una roccia, in controluce, appare Blueberry, che i due sciacalli avevano abbandonato senza cavallo né acqua alcune miglia prima. È una silhouette, colorata dei riflessi del sole sulle rocce del deserto. Mentre il nostro libera il suo amico con quattro colpi di pistola, i due sciacalli cercano di estrarre per coglierlo di sorpresa. Niente da fare, Mike è più rapido, ne fredda uno e disarma l’altro.

In questa tavola, insomma, non c’è solo azione, ma anche il talento di Giraud nel fare recitare i personaggi e nel tratteggiare e colorare l’ambiente (è uno dei pochi volumi di cui il disegnatore realizzò anche i colori). In più un dettaglio di sceneggiatura da manuale: la colt di Blueberry ha sei colpi, e lui ne usa giusto sei per fare quello che deve.

Miglior copertina

Spiace dirlo, ma le copertine di Blueberry non sono eccezionali quanto i suoi interni. La più interessante forse è quella di Il generale Testa Gialla, rossa del fuoco degli incendi e dominata dall’unica figura inquietante del generale Allister a cavallo, sciabola in mano e sguardo fisso. Davanti a lui, un bastone da capo indiano, probabile preda di guerra.

Dialoghi memorabili

Charlier lasciò incompiuta la sceneggiatura di Arizona Love a pagina 22. Tra le ultime pagine che scrisse (19 e 20) c’è un dialogo importantissimo per Blueberry e Pearl e il loro futuro. Lui l’ha rapita sull’altare, sicuro che lei lo ami e di convincerla a stare con lui una volta che le avrà rivelato di essere diventato ricco (lunga storia, c’entra un altro tesoro in Messico). Lei all’inizio è titubante, ma da una parte la pioggia, dall’altra le attenzioni di Mike, infine i suoi soldi la convincono a cedere alle avances dell’uomo. 

Dopo una notte di passione e una promessa di matrimonio, i due cavalcano il più lontano possibile dal fidanzato (ex?) di lei e discutono del futuro. E qui noi lettori, che per una decina di volumi abbiamo sperato che si ritrovassero e si amassero, ci rendiamo conto che in fondo l’ex tenente e l’ex showgirl non sono fatti per stare insieme. Lei vuole vivere nel lusso, fare la bella vita in una grande città; è più importante questo che stare con una persona che ama davvero, e questa sarà la sua scelta al termine della storia. Lui, invece, mostra un lato che ci aveva sempre tenuto nascosto, l’idea sincera di potersi ritirare dalle avventure, comprare un ranch, vivere in pace, magari mettere su famiglia. Due idee del futuro incompatibili.

«Saremo alla missione di San Saverio in serata…Bivaccheremo lì e riparleremo di tutto questo con un po’ più di calma.» «Io sono calma, Mike…» Non ne parleranno più.

Se dovessi sintetizzarlo

Il più grande western a fumetti di tutti i tempi, nato dall’unione di uno dei massimi sceneggiatori francofoni e di un virtuoso assoluto della matita.

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