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Graphic Novel"Il colore delle cose" è il fumetto più strano che potete leggere...

“Il colore delle cose” è il fumetto più strano che potete leggere quest’anno

Il colore delle cose Martin Panchaud Coconino Press

In Francia, Il colore delle cose di Martin Panchaud ha raccolto un entusiasmo unanime di critica e pubblico, tanto da conquistare nel 2023 il Premio della Critica ACBD 2023 e il Fauve D’or al Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême, in pratica i due più importanti riconoscimenti d’oltralpe per il fumetto.

Nato a Ginevra, Panchaud vive e lavora a Zurigo. Il suo nome era saltato agli onori della cronaca grazie al suo adattamento grafico di Star Wars: Una nuova speranza. Utilizzando Adobe Illustrator e una dose enorme di pazienza e dedizione aveva creato un’infografica a scorrimento lunga 123 metri (si può leggere online a questo link). Nelle intenzioni di Panchaud l’approccio illustrativo era a metà strada tra i shǒujuǎn cinesi e la sintesi tipica dello scroll digitale. 

Tra il lavoro dedicato alla compressione infografica di Episodio IV e quello come grafico e illustratore, nel 2020 Panchaud ha portato a termine dopo dieci anni il suo primo romanzo grafico, Die Farbe der Dinge per la casa editrice svizzera Edition Moderne, che di lì in poi ha fatto breccia in altri Paesi europei.

Il colore delle cose Martin Panchaud Coconino Press

Coconino Press ha dunque portato in Italia quello che da molte parti è stato presentato come una svolta per la nona arte, grazie al suo stile innovativo e inconsueto (ne abbiamo già parlato qui). In realtà, le infografiche hanno piena cittadinanza nel fumetto da sempre. Sono convinto che l’idea che il fumetto sia un’arte sequenziale sia abbastanza riduttiva. Il fumetto è un rizoma, un dispositivo logico, prima che diegetico, che può assumere diverse forme, anche quella di farfalla o di elefante come voleva il buon Moebius. Ma, soprattutto, che il fumetto sia una macchina astratta, un diagramma che ci permette di muoverci all’interno di un flusso cronotopico. 

Il “fumetto” di Panchaud è una mappa temporale che ci permette di seguire le avventure di Simon Hope, un quattordicenne obeso vessato tanto da una famiglia disfuzionale quanto da una combricolla di pseudo-amici che non perdono occasione per bullizzarlo o rubargli la paghetta. Una profezia fattagli da una chiromante e una scommessa milionaria su una corsa all’ippodromo di Ascot apriranno le porte a nuove disavventure che lo vedranno protagonista e vittima. Al di là di quello che accade in queste duecento pagine, quello che interessa è come il tutto viene raccontato. Panchaud ha creato un vero e proprio romanzo grafico. Se la definizione molto spesso sembra stare stretta al fumetto tout court, nel caso di Panchaud a mio avviso calza a pennello.

Il colore delle cose Martin Panchaud Coconino Press

Il colore delle cose è un ibrido che funziona alla grande, un’opera monstre che sintetizza in sé diversi linguaggi con cui abbiamo ormai una discreta familiarità. Dalla sintesi delle infografiche al flusso dello schermo dei nostri device, passando per un fumetto ectoplasmatico e per un’estetica da retrogame che nutre di alcune suggestioni 80s anche l’intreccio narrativo, il libro di Panchaud è qualcosa di inedito, ma verso cui non nutriamo alcuna diffidenza. 

Se dovessimo rimanere in ambito strettamente fumettistico, il primo nome che viene in mente guardando le “tavole” dell’artista ginevrino è sicuramente Chris Ware, che ci ha abbondantemente abituati a un stile cerebrale, dove il diagramma, l’infografica e lo schema sono parte integrante di un narrazione allargata. Pensiamo per esempio a un lavoro seminale come Quimby the Mouse, dove l’amore per le strisce sindacate si fonde a un approccio contemporaneo, che mette a dura prova ogni lettore ipovedente. Ma anche il fumetto sperimentale di Marc-Antoine Mathieu o il Nick Sousanis di Unflattening potrebbero essere un agile paragone per capire l’attitudine con cui Panchaud si approccia alla narrazione. 

Il colore delle cose Martin Panchaud Coconino Press

La sintesi potrebbe inoltre richiamare La lunga e inutile vita di Roland Gethers di Shane Simmons, sebbene l’opera di Panchaud sia meno improntata al minimalismo. Tuttavia, la via è quella segnata da Ware e seguita negli ultimi anni da autori come Nick Drnaso o dal nostro Miguel Vila, soprattutto nel point-of-view a volo d’uccello che crea quasi un distacco analitico, qua però mitigato da una buona dose di ironia.

Al di là dei paragoni più o meno centrati, Il colore delle cose resta un prodotto editoriale unico che innesta sul corpo del fumetto l’esperienza immersiva e, al contempo, destabilizzante del data storytelling. Siamo in presenza di un qualcosa che sicuramente non è sovrapponibile all’idea di fumetto classico che un po’ tutti noi nutriamo, ma che ben interpreta la natura di quello che dovrebbe essere un romanzo grafico: cioè, un oggetto da definire e non da accettare come semplice cornice merceologica, che possa servire come un segnavia o un astrolabio, che ci permetta di orientarci nella mappa infinita – e ancora da scrivere – della narrazione per immagini.

Il colore delle cose
di Martin Panchaud
traduzione di Giovanni Zucca
Coconino Press, ottobre 2023
cartonato, 224 pp., colore
25,00 € (acquista online)

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