x

x

NewsIl caso della sparizione di milioni di euro in tavole originali di...

Il caso della sparizione di milioni di euro in tavole originali di Blake e Mortimer

blake mortimer disegni originali
Progetto originale di copertina della prima parte di “Le 2 formule del professor Sato”, battuto dalla casa d’aste Christie’s il 3 maggio 2018 per 81.250 €

Nel mondo del collezionismo di fumetti ci sono titoli di cui è quasi un miraggio poter possedere un disegno originale: Tintin, Calvin & Hobbes, la maggior parte dei manga… Tra di essi, fino a qualche tempo fa, c’era anche Blake e Mortimer, una delle serie più famose del fumetto francofono, oggetto quasi di un culto da parte dei lettori di bande dessinée e che vende ancora oggi centinaia di migliaia di copie a ogni nuovo albo.

Creata nel 1946, la serie ha per protagonista sir Francis Percy Blake, capitano dei servizi segreti britannici e il professor Philip Angus Mortimer, fisico nucleare, che si ritrovano coinvolti in avventure a metà strada fra il realistico e l’esoterico, con alcune incursioni nella fantascienza.

Il creatore di Blake e Mortimer, Edgar P. Jacobs, in vita non aveva mai ceduto nemmeno una tavola e si era assicurato che non circolassero neppure dopo la sua morte. Eppure, da un paio di decenni, decine di pagine e copertine dei suoi albi hanno iniziato a comparire in gallerie e case d’aste, vendute a centinaia di migliaia di euro l’una.

Da dove saltino fuori è una storia di caveau, mercanti d’arte, Rolls Royce, fotocopie, nobili e diplomatici, che forse sta per vedere la conclusione grazie a un’inchiesta della giustizia belga, come ha raccontato a dicembre il giornalista Jérôme Dupuis su Le Monde.

Il marchio dell’autore

Jacobs al tavolo da disegno, in un dialogo fantastico con i suoi ispiratori, i simboli dell'arte egizia. Tavola dalla sua biografia a fumetti
Una tavola da “Edgar P. Jacobs – Il cantore dell’apocalisse”, biografia a fumetti di François Rivière e Philippe Wurm pubblicata da Alessandro Editore (acquista online).

Edgar P. Jacobs era un fumettista molto scrupoloso. Così minuzioso e perfezionista da aver disegnato in quarant’anni di carriera soltanto dieci albi e mezzo con i suoi personaggi (Le tre formule del professor Sato fu completato da Bob De Moor e pubblicato postumo), prima di morire nel 1987. La lunghissima ricerca alla base di ogni sceneggiatura e l’attenzione che dedicava a ogni tavola, a ogni vignetta, a ogni dettaglio non gli permettevano di tenere un ritmo di lavoro più rapido. 

Fu anche questa cura certosina che lo rese uno dei miti della bande dessinée, al centro quasi di un culto personale. «Ogni sua tavola è un tesoro di una minuzia inverosimile» commentò nel 2017 al quotidiano belga Le Soir François Schuiten, il disegnatore di Le città oscure. Ancora oggi l’uscita di un nuovo albo di Blake e Mortimer – realizzati ovviamente da altri autori che ne hanno raccolto il testimone – è un evento editoriale che porta il titolo in vetta alle classifiche di vendita.

Non sorprende che un autore così scrupoloso avesse un’attenzione particolare anche per le proprie tavole originali. Jacobs, in vita, si separò da pochissimi disegni e affidò per testamento tutto il suo archivio alla Fondation Edgar P. Jacobs, fondata nel 1984. Inoltre, rese unico titolare dei diritti dei personaggi il suo amico e collaboratore Philippe Biermé. Fu quest’ultimo a guidare la Fondazione come direttore dal 1989 al 2017, gestendo in prima persona il fondo di originali; e a cedere invece Les Editions Blake et Mortimer e lo Studio Jacobs, e con essi i diritti di pubblicazione dei fumetti, all’editore Dargaud.

Nel 2016 la Fondation Jacobs fu messa in liquidazione da Biermé stesso, che donò l’archivio alla prestigiosa Fondazione Re Baldovino, che lo conserva da allora. O, meglio, bisognerebbe dire “quel che rimaneva dell’archivio”, perché proprio in quel periodo il quotidiano belga Le Soir pubblicò un’inchiesta che fece molto scalpore nel mondo della bédé, sostenendo che oltre 200 originali di Blake e Mortimer mancassero all’appello.

Il mistero della grande cassaforte

Al momento della nascita della Fondazione Jacobs non esisteva un inventario preciso dei materiali conservati. C’era però un elenco dattiloscritto stilato dall’autore stesso delle tavole che non erano più in suo possesso e che veniva distribuito da lui in persona a tutti coloro che potessero aiutarlo a recuperarle per ricostruire l’archivio. Stando a questo documento, erano state smarrite 5 tavole interne, 2 copertine e le colorazioni di 5 disegni. Tutto il resto avrebbe dovuto essere conservato dalla Fondazione, per evitare quella che il testamento definì «la dispersione anarchica».

Eppure, sicuramente da prima del 2010, qualche tavola originale di Blake e Mortimer iniziò a circolare negli ambienti collezionistici. Non si trattava di vendite ufficiali tramite case d’asta o gallerie, ma di trattative private, tenute il più possibile segrete. Nel 2010, poi, una tavola di Il mistero della Grande Piramide fu venduta dalla casa d’aste Tajan, e nel 2015 una di Il Marchio Giallo da Sotheby’s. E – vi sorprenderà – non erano tra gli originali citati nell’elenco. Possibile che ci fosse stata una fuoriuscita di tavole dalla cassaforte della Fondation Jacobs, a cui avevano accesso soltanto presidente e vicepresidente?

Fu a quel punto, il 17 settembre 2017, che arrivò il primo di quattro articoli di Daniel Couvreur su Le Soir ad accendere un riflettore sulla vicenda. «Era dal 2004-2005 che sentivo che alcune tavole di Blake e Mortimer erano fuoriuscite dalla cassaforte della Fondation Jacobs per essere vendute sottobanco o in modo ufficiale in aste e gallerie, quando avrebbe dovuto essere tecnicamente impossibile» ha raccontato il giornalista a Frédéric Bosser, direttore del mensile dBD, sul numero in uscita a febbraio di quest’anno.

Il caporedattore della sezione cultura di Le Soir attese di avere prove certe in mano, grazie a un libraio di Bruxelles di cui non vuole fare il nome. Quindi studiò a fondo il testamento di Jacobs e le carte della Fondazione, raccolse dati e nomi di acquirenti, parlò con una quarantina tra collezionisti e mercanti e con i responsabili della Fondation Jacobs. La sua tesi era che le tavole non sarebbero dovute finire sul mercato, e che qualcuno avesse commesso un illecito. Qualcuno che faceva parte dell’ente nato per non disperdere il patrimonio l’aveva sparpagliato per arricchirsi. «Blake e Mortimer sono stati traditi?» si domandava.

Il caso delle tavole

La doppia pagina di “Le Soir” di domenica 17 settembre 2017, con il dossier di Daniel Couvreur che scatenò pubblicamente il “caso Jacobs”. Immagine via Zona BeDe

Gli articoli di Le Soir puntavano tutti a una persona, ovvero al presidente della Fondation Jacobs Philippe Biermé, uno dei due uomini ad avere le chiavi della cassaforte. Ex grafico delle edizioni Lombard, aveva stretto un rapporto intimo con Jacobs grazie alla comune passione per l’egittologia e l’aveva affiancato negli ultimi anni nella ripubblicazione e nel restauro dei suoi fumetti.

Nel preparare l’inchiesta, Couvreur lo sentì direttamente per avere la sua versione dei fatti, e il quotidiano belga pubblicò un’intervista nella stessa doppia pagina del 17 settembre che fece esplodere il caso. In tutto l’articolo, il presidente della Fondation Jacobs non fece altro che cercare di smarcarsi dalle domande del giornalista e dissipare qualsiasi ombra sul proprio operato, facendo dichiarazioni che oggi, a leggere l’articolo di Le Monde basato sulle carte dell’inchiesta, appaiono decisamente false.

Negava ad esempio di aver ceduto tavole di Jacobs al gallerista parigino Daniel Maghen – lo ritroveremo più avanti in questo articolo -, mentre Couvreur aveva traccia di un assegno da 2,4 milioni di euro, e dichiarava che le pochissime vendute da lui personalmente le avesse ricevute in dono da Jacobs stesso. Al tempo stesso, però, ammetteva che gli risultava che ne circolassero sul mercato circa 200. In fondo, molte erano accompagnate da un certificato di autenticità firmato da lui.

«Ricordo di avergli proposto di vendere “ufficialmente” una o due tavole per poter pagare una persona per fare l’inventario delle opere conservate presso la Fondazione» scrive Frédéric Bosser su dBD, rivangando un episodio accaduto con Biermé negli anni Novanta. «Si offese, sostenendo che Jacobs fosse contrario allo sparpagliamento del suo lavoro…»

blake mortimer disegni originali
Una vignetta originale da “Il Marchio Giallo” venduta per 3.770 € da Artcurial il 5 maggio 2018.

Ma da dove arrivavano quei disegni originali, se non dalla Fondation Jacobs? Biermé, all’esplicita domanda di Couvreur, rispose accusando diverse persone in modo più o meno diretto. «Quando ero incaricato di ritoccare le tavole di Jacobs alle Éditions du Lombard, ben prima della creazione della Fondazione, vedevo spesso passare le tavole originali di vecchi album», sottintendendo che qualcuno in redazione se le fosse portate a casa. Al loro posto «erano stati prodotti dei facsimili di cui lo stesso Jacobs era molto soddisfatto», cosa che però non risultava nel documento redatto dall’autore stesso sulle sue tavole mancanti, né trasparì successivamente, poiché negli anni Biermé non aveva mai fatto fare alcun inventario del fondo.

L’uomo accusava anche gli altri ex collaboratori del creatore di Blake e Mortimer: «Jacobs non sapeva che il suo amico Paul-Serge Mairesse, alias Marssignac, era stato in prigione e che era un falsario professionista». Così come il proprio fratellastro Guy Imperiali, che «vendeva tutto quello che poteva rubare» e il genero di Jacobs, René Quittelier.

Addirittura se la prendeva con un’istituzione prestigiosa come il museo del fumetto di Bruxelles, il Centre Belge de la Bande Dessinée: «Nel 2004, dopo la mostra di Jacobs al CBBD, mi recai per caso al caveau per fare un rapido inventario dei pezzi in prestito. Mi venivano restituiti incorniciati e talvolta mi sorprendeva scoprire, al posto di certi originali, dei facsimili. Chi ha preso cosa? Non lo so, ma qualcuno ha ristrutturato la casa un po’ più tardi…».

Sosteneva di aver denunciato i furti di cui era venuto a conoscenza nei primi anni ma che la Fondation Jacobs non l’avesse mai sostenuto e che la giustizia non avesse mai agito con efficacia, perché – questo è vero – all’epoca i disegni originali non erano ritenuti oggetti di valore. Inoltre dava colpa di molte sparizioni al primo presidente della fondazione, Louis Bos, perché sotto di lui «la casa di Jacobs rimaneva aperta ai quattro venti e questo faceva comodo ai ladri».

«Perché avete acconsentito ad autenticare dei pezzi messi in vendita se la loro provenienza non era chiara?» gli domandò giustamente Couvreur. E Biermé rispose dicendo che l’aveva fatto perché si era accorto che denunciare non serviva a nulla, che la Fondazione non lo sosteneva nella sua battaglia e che almeno in cambio chiedeva delle copie fac simile. E che comunque dal 2010 il consiglio della Fondation Jacobs gli aveva impedito di continuare a farlo. In fondo, riconosceva lui stesso, «non è morale che questi pezzi siano sul mercato».

Le 200 tavole del professor Biermé 

Tavola originale dal secondo volume di “Il mistero della Grande Piramide”, venduta da Christie’s per 205.500 € il 21 maggio 2016.

L’inchiesta giornalistica arrivò sul tavolo del giudice Michel Claise – lo stesso del “Qatargate”, ma anche della decisione sulla distribuzione di Tintin in Congo nonostante le accuse di razzismo – che ne avviò una legale. Nell’autunno 2023 ha depositato il dossier presso la procura reale di Bruxelles, incriminando ufficialmente Biermé per appropriazione indebita e riciclaggio. Con lui sono sotto accusa l’esperto Eric Leroy (frode fiscale e riciclaggio) e il barone Antoine Bich, collezionista ed erede dell’impero delle penne Bic, per ricettazione. Ma risultano nell’elenco degli indagati anche i galleristi Jean-Baptiste Barbier e Daniel Maghen e diversi collezionisti come Philippe Boon, che ha il sogno di aprire un museo del fumetto, e il diplomatico André Querton.

Secondo quanto ha potuto appurare il quotidiano Le Monde dalla lettura del fascicolo, infatti, gli originali che uscivano dalla cassaforte della Fondation Jacobs li trafugava proprio Biermé. Secondo Couvreur, nei primi anni l’uomo lavorava da solo: a dBD ha citato, infatti, un episodio addirittura del 1987 in cui Biermé prestò a un museo di Gent delle riproduzioni facendole passare per originali. In seguito, invece, si appoggiò a Leroy, esperto della casa d’aste Artcurial, che lo metteva in contatto con i clienti. Una nota trovata dalla polizia nell’ufficio di quest’ultimo, datata 10 maggio 2010 e firmata dal direttore della fondazione, recitava ad esempio: «Scambio la copertina di Il Marchio Giallo con Eric Leroy per quattro tavole originali di Asterix». L’illustrazione più famosa realizzata da Jacobs, quindi, era stimata quanto quattro pagine di Uderzo, ovvero tra gli 800 mila e il milione di euro.

Leroy offrì la copertina originale de Il Marchio Giallo a vari collezionisti, chiedendo anche tre milioni, finché non trovò il compratore perfetto nel barone Bich, che poté così colmare un buco nella sua raccolta: di fianco a Hergé, Peyo e Franquin gli mancava proprio un originale di Jacobs. Anche questa transazione avvenne informalmente: «Io sottoscritto Eric Leroy certifico di aver scambiato la copertina in inchiostro di china di Il Marchio Giallo con una BMW 328 del 1936 [questa, dal valore tra i 300 e i 600 mila euro, Ndr] con il signor Bich, residente a Nyon, Svizzera. Questa copertina è stata acquistata da Philippe Biermé, un amico di Jacobs. 4 febbraio 2015». In parallelo, due bonifici partivano dal conto di Bich verso quello privato del direttore della Fondazione Jacobs, per un totale di altri 675 mila euro.

Secondo quanto ricostruito dal giudice Claise, non fu un caso isolato, perché almeno in un’altra occasione l’esperto parigino scambiò una tavola di Blake e Mortimer e alcuni disegni di Hergé per una Porsche d’epoca. Altre volte, invece, le transazioni avvenivano in denaro, senza regolari fatture ma accompagnate da certificati di autenticità firmati dal presidente della Fondation Jacobs. In tutti i casi, il venditore raccomandava la massima discrezione, come ricostruisce approfonditamente ancora Le Monde.

Come ha raccontato Biermé stesso agli inquirenti, Leroy gli indicava quali tavole gli interessavano, e insieme si recavano nella banca in cui erano custodite. Solo lui entrava nel caveau, prendeva il pezzo dalla cassetta di sicurezza e lo consegnava all’intermediario, che qualche tempo dopo gli portava una riproduzione perfetta. Alcune delle copertine più celebri sono ora a Hong Kong, in possesso dell’imprenditore francese Raphaël Geismar; altre pagine sono sparpagliate nelle case di collezionisti grandi e grandissimi, compreso uno che negli anni ha acquistato 25 pezzi. 

blake mortimer disegni originali
Originale di tavola 8 di “Il Marchio Giallo”, venduto da Christie’s il 14 marzo 2015 per 205.500 € con l’expertise di Daniel Maghen.

Ma nel 2015 Biermé, grazie alla già citata vendita milionaria della copertina di Il Marchio Giallo, scoprì che le tavole valevano molto più di quanto gli diceva il suo socio. Si rivolse quindi all’esperto di Christie’s e gallerista Daniel Maghen, che iniziò a gestire il commercio di originali di Jacobs alla luce del sole. In un paio d’anni, il direttore della fondazione ricevette quasi 4 milioni di euro in cambio di 125 tra tavole e bozzetti. Tutte le vendite erano documentate da fatture, e i pezzi venivano certificati da Biermé. Il gallerista non si pose mai dubbi sulla liceità del suo operato, perché da anni circolavano disegni di Jacobs, anche per canali ufficiali, e la fondazione che avrebbe dovuto conservarli non aveva mai mosso un dito.

«Le prime tavole rubate sono apparse nelle aste pubbliche. Non ce n’era mai più di una alla volta» ricostruì nel 2017 Schuiten a Le Soir, ignorando i commerci clandestini precedenti. «Raggiunsero somme enormi, perché tutti erano convinti che il resto fosse chiuso in cassaforte. Strategicamente è stato notevole. E poi il ritmo è aumentato. Sono saltati fuori pacchi di tavole, e solo io ne ho avute tra le mani una trentina…» 

«Non ho mai mancato di dirgli che non condividevo la sua posizione e la sua difesa riguardo alle tavole di Blake e Mortimer» scrive Bosser su dBD, ricordando la sua antica amicizia con Maghen. «Il discorso che mi ha fatto è stato lo stesso che ha fatto alla stampa. Nessun inventario, quindi possibili vendite.»

In totale, fino al 2017, le tavole di Jacobs immesse sul mercato furono oltre 200, tutte rimpiazzate, nella cassaforte che avrebbe dovuto conservarle, da riproduzioni fac simile, identificabili come falsi solo con un’attenta analisi. «Le storie mitiche sono state decimate» ha commentato disperato a Le Monde un membro della fondazione.

«La vendita delle tavole di Blake e Mortimer non avvantaggia in alcun modo l’autore, scomparso da trent’anni, né la sua Fondazione, ma piuttosto persone che non hanno rispetto per l’opera. Questo mi fa arrabbiare. Duecento tavole originali sono una cosa molto seria! L’intero futuro dell’opera è compromesso. In un paese che pretende di essere la patria dei fumetti, è vergognoso» dichiarò ancora Schuiten a Le Soir nel 2017.

S.O.S. Collezionisti

blake mortimer disegni originali
Tavola originale da “Il Marchio Giallo” attualmente ancora indicata come “in vendita” per 140.000 $ sul profilo di Artcurial sul sito per collezionisti Comics Art Fans.

«Ho sempre giurato a me stesso che avrei iniziato la mia vita con una Citroën 2CV e che l’avrei finita con una Rolls» ha dichiarato Biermé agli inquirenti. La vendita delle tavole sottratte alla Fondation Jacobs negli anni gli ha procurato, secondo gli inquirenti, 6.991.706 euro. Una cifra sufficiente a comprare diverse Rolls-Royce… che attualmente sono sotto sequestro da parte dell’autorità belga, così come la sua abitazione e i suoi beni.

La sua difesa, e quella degli altri venditori indagati, probabilmente si concentrerà sulla mancanza di un inventario preciso delle tavole in possesso della Fondazione. Ma, secondo Jérôme Dupuis di Le Monde, intervistato da dBD, «gli investigatori ritengono che nessuno ignorasse il fatto che Jacobs avesse messo tutte le sue tavole in una cassa e che avesse fornito l’elenco delle tavole che gli erano state rubate».

E le tavole che sono state trafugate? Gli inquirenti ne hanno sequestrate una decina nella galleria di Maghen e molte altre a diversi collezionisti belgi. Un appassionato svizzero, che ne aveva venticinque, saputo dell’indagine, è andato di persona a consegnarle alla polizia; un altro è volato a Bruxelles con il suo jet privato per portare un originale di Il mistero della Grande Piramide alla Fondazione Re Baldovino, per reintegrarlo nel fondo Jacobs. Altri disegni sono ancora in mano a collezionisti, che non possono venderli, cederli né prestarli finché non si sarà concluso il procedimento giudiziario e non si saprà se dovranno essere restituiti.

Molti hanno acquistato in buona fede, altri hanno chiuso un occhio. Qualcuno ammette di avere ceduto alla tentazione di portarsi in casa un pezzo di Storia del Fumetto, pur sapendo che le tavole avevano una provenienza poco chiara: «Dice di non aver potuto resistere alla possibilità di acquistare una tavola e che, se non fosse stato lui, altri avrebbero comprato la tavola che sognava di possedere nella sua collezione» riferisce per esempio Couvreur del diplomatico Querton.

Le pagine recuperate sono oltre 120. Alcune però si sa già che non torneranno in Belgio: i pezzi che Geismar ha portato a Hong Kong, ad esempio, perché manca un accordo giudiziario tra il governo locale e quello belga; e probabilmente anche la copertina di Il Marchio Giallo in possesso del barone Bich, che agli investigatori che l’hanno raggiunto in Svizzera ha detto esplicitamente: «Non la restituirò mai!».

blake mortimer disegni originali
Il numero 180 di dBD, che pubblica una lunga intervista ai giornalisti Couvreur e Dupuis. La copertina di Exem cita una scena chiave di “Il Marchio Giallo”.

Nel 2017, su Le Soir, Couvreur aveva chiesto a Schuiten se il fatto che il fondo Jacobs fosse passato nelle mani della Fondazione Re Baldovino – a cui lo stesso autore delle Città Oscure aveva donato alcune sue tavole – fosse una buona notizia. «Aspetto di vedere l’entità del danno. Spero che rimangano abbastanza pezzi per onorare adeguatamente la memoria di Jacobs e allestire la prima vera retrospettiva del suo lavoro perché dalla sua morte, la Fondazione non ha mai svolto il proprio lavoro» rispose il disegnatore.

Un augurio che ha ancora senso oggi che la giustizia ha messo una toppa alla falla, ma che abbiamo anche la certezza che non vedremo mai più gli originali di alcuni tra i disegni più importanti realizzati da un maestro della bande dessinée come Jacobs.

Leggi anche: In Francia calano le vendite di fumetti

Entra nel canale WhatsApp di Fumettologica, clicca qui. O seguici su Threads, Telegram, Instagram e Facebook.

Ultimi articoli

saldaPress: i fumetti in uscita a marzo 2024

La casa editrice saldaPress ha annunciato i fumetti che pubblicherà in fumetteria, libreria ed edicola a marzo 2024.

Lorenzo Mattotti ha illustrato il manifesto per l’Italia ospite d’onore alla Fiera del libro...

L’illustratore e fumettista Lorenzo Mattotti ha realizzato il manifesto della Fiera del libro di Francoforte 2024.

3 cose da vedere in streaming su Netflix a marzo 2024

Una selezione di film e serie tv, d’animazione e live-action, tra le novità disponibili in streaming su Netflix a marzo 2024.
Ads Blocker Image Powered by Code Help Pro

Ads Blocker Rilevato!!!

Abbiamo rilevato che stai utilizzando le estensioni per bloccare gli annunci. Il nostro sito è gratuito e il lavoro di tutta la redazione è supportato dalla pubblicità. Supportaci disabilitando questo blocco degli annunci.

Powered By
100% Free SEO Tools - Tool Kits PRO