x

x

RubricheShock in My TownLa complessità del bene, da Tuono Pettinato a Maicol & Mirco

La complessità del bene, da Tuono Pettinato a Maicol & Mirco

Un viaggio nelle storie di ieri e di oggi per provare a immaginare il nostro futuro. "Shock in My Town", una rubrica di Fumettologica a cura di Davide Scagni. Il martedì, ogni 15 giorni.

tuono pettinato corpicino fumetto
Un particolare da “Corpicino” di Tuono Pettinato

Uno dei testi più illuminanti per capire la macabra follia dei nostri tempi è, ovviamente, un fumetto. Corpicino di Tuono Pettinato, uscito nel 2013 per Grrrzetic e di recente ripubblicato da Coconino, racconta la storia di un infanticidio. O, meglio, racconta la reazione dell’umanità a questo tragico evento. Il piccolo Marcellino Diotisalvi viene trovato ammazzato in un bosco (ribattezzato dai media il bosco dell’orrore), e il giornalista tutto d’un pezzo Gianni Martinelli è incaricato di seguire il caso. 

Oltre a provare a risolvere il fatto efferato, subito la storia si concentra però sulle reazioni della gente comune, sull’ipocrisia della folla che sente il bisogno di segnalare la propria presenza all’evento, di marcare uno spazio di esistenza nel grande gioco della realtà, sulla necessità di costruire uno storytelling consolatorio identificando subito la vittima e il capro espiatorio, l’Abele da santificare e il Caino da distruggere, entrambi necessari a edificare la grande narrazione collettiva del Bene che trionfa e del Male che deve essere sconfitto. 

Tuono Pettinato aveva forse una opinione ben diversa dell’umanità e, pur nell’apparente semplicità del racconto, non nasconde un gentile cinismo nei confronti di questo spettacolo grottesco e incivile, nel quale tutti, chi in buona fede chi meno, finiscono per cadere inevitabilmente. Come indicato nella citazione iniziale del regista tedesco Fritz Lang, «Ci sono solo due categorie di persone: i cattivi e i molto cattivi. Ma noi siamo giunti ad un accordo e chiamiamo buoni i cattivi e cattivi i molto cattivi».

La visione di Lang è ben espressa nel capolavoro M, il mostro di Dusseldorf, dove già nel 1931 aveva colto i segni inquietanti di una giustizia popolare che, per punire il colpevole, finisce per assomigliargli. In effetti, sappiamo poi com’è andata a finire. Parteggiamo tutti per Abele, dimenticandoci che in realtà discendiamo da Caino. Siamo tutti convinti di essere dalla parte dei buoni, dei giusti, talvolta delle vittime: e dentro questa narrazione, di cui siamo protagonisti, ci sentiamo autorizzati a fare qualunque cosa. Male e bene non sono mai così distinti come ci raccontiamo, e se nel Novecento abbiamo imparato che il Male è banale (lo diceva Hannah Arendt nel 1963), forse in questo nuovo Secolo abbiamo ancora qualche difficoltà a prendere confidenza con la natura del Bene

Da qualche Millennio abbiamo capito che il Bene funziona, è un prodotto vendibile e accattivante, ma la novità di questi ultimi anni è che è diventato un prodotto di consumo, perfettamente inserito nelle logiche commerciali dei Brand che compriamo e nei quali ci rispecchiamo. Una delle affermazioni più sentite durante le riunioni aziendali e i seminari di marketing è che le giovani generazioni sono disposte a spendere di più per i marchi di cui hanno fiducia, ovvero che operano in modo eticamente corretto. Keyword come sostenibilità, inclusione e accessibilità sono diventate regole fondamentali per intercettare la cosiddetta Generazione Z, comandamenti che ogni azienda si impegna a rispettare, in modo più o meno credibile. 

In un contesto in cui consumare e vendere sono diventati atti politici, i brand si impegnano in battaglie ideologiche ampie e condivise per dimostrarsi affidabili nei confronti dei loro consumatori. Questo zeitgeist influisce su tutte le narrazioni, anzi è la macro-narrazione del nostro tempo, sotto la quale germinano migliaia di narrazioni che sostengono il purpose e il valore del marchio. E se ci sono problemi, la narrazione può servire a renderli accettabili, errori di gioventù, tappe utili per giungere a una maggiore consapevolezza, momenti fondamentali per un processo di crescita. 

Un film come Barbie di Greta Gerwig rappresenta il caso più eclatante (ma non l’unico) di questa modalità di racconto promozionale, che costruisce intorno al brand Mattel – tradizionalmente conservatore e “maschilista” – una nuova immagine più inclusiva e adatta ai tempi che corrono. Con la giusta dose di intelligenza e di furbizia, il film contiene già al suo interno le sue stesse critiche, non nega affatto le sue contraddizioni ma le normalizza nell’ambito di una narrazione edificante, una sorta di bildungsroman nell’era del capitalismo: assimilando il contesto nel testo, prende simpaticamente per il culo gli stessi vertici (tutti maschi) di Mattel e dà della “fascista” allo stereotipo di Barbie interpretata da Margot Robbie, lasciandoci però vedere le conseguenze di queste parole nel personaggio, “vittima” suo malgrado di una società patriarcale e ingiusta. 

Così, le rivendicazioni etiche e sociali vengono stemperate con una battuta o con uno spiegone, focalizzandosi sui climax emotivi e finendo per ridurne la portata politica, per raccontare solo il brand in se stesso, la nuova immagine che vuole comunicare. Non stupisce che questo tipo di narrazione sia apprezzata e convincente: «Il capitalismo è l’umanesimo delle cose», dice il Giorgio Morandi scarabocchiato da Maicol e Mirco nel bel Natura morta (pubblicato da 24 Ore Cultura Comics nel 2023). 

In questo umanesimo degli oggetti (cose o persone, poco cambia: anche gli influencer sono dei brand), siamo sottoposti a una perenne sollecitazione come produttori e a un continuo ascolto come consumatori: in una luccicante illusione di democrazia siamo sempre invitati a esprimerci perché il nostro punto di vista determina le nostre scelte di acquisto, e i brand hanno bisogno di sapere quello che pensiamo, per pensarlo anche loro. Questo è forse uno dei pericoli più insidiosi del nostro tempo: non il politicamente corretto, ma il politicamente consumato. Non la Cancel Culture, ma la Purpose Culture

La cultura degli ideali commercializzati, usati come benzina emotiva per alimentare la macchina del capitale. Una delle tante facce del Bene che ci illudiamo di interpretare con le nostre scelte in buona fede e le nostre ansiose battaglie quotidiane. Alla fine di Corpicino il giornalista “buono” Gianni Martinelli riconosce, al di là delle proprie intenzioni, di essere egli stesso parte di un ingranaggio più grande e distruttivo: «Sono un venditore anch’io. Siamo una specie a parte, noi altri. Ovunque passiamo tutto diventa brutto, i colori sbiadiscono al nostro passaggio. E la gente smania per cederci l’anima per un po’ della nostra attenzione». 

Se il Male è banale, il Bene è diventato un’esca particolarmente efficace per intercettare i nostri desideri. Forse il piccolo Marcellino con la sua scomparsa si è preservato dalla grande fabbrica della menzogna, dai troppi commercianti di emozioni che confondono il bene e il male, il giusto e il proficuo, nel grande tritacarne della comunicazione.

Leggi tutte le puntate di “Shock in My Town”

Entra nel canale WhatsApp di Fumettologica, clicca qui. O seguici su Threads, Telegram, Instagram e Facebook.

Ultimi articoli

Ora è possibile abbonarsi a Diabolik

Per la prima volta in 62 anni, sarà possibile sottoscrivere un abbonamento alla serie mensile inedita di Diabolik.
peepshow 15 joe matt

L’ultimo fumetto di Joe Matt, pubblicato postumo

Fantagraphics Books ha annunciato la pubblicazione postuma di Peepshow 15, l'ultimo e conclusivo numero della serie di Joe Matt.

Marvel annuncia altre due nuove serie a fumetti per il nuovo rilancio degli X-Men

Marvel ha annunciato altre due serie a fumetti per il nuovo rilancio degli X-Men intitolato From the Ashes: "Phoenix" e "Nyx".
Ads Blocker Image Powered by Code Help Pro

Ads Blocker Rilevato!!!

Abbiamo rilevato che stai utilizzando le estensioni per bloccare gli annunci. Il nostro sito è gratuito e il lavoro di tutta la redazione è supportato dalla pubblicità. Supportaci disabilitando questo blocco degli annunci.

Powered By
100% Free SEO Tools - Tool Kits PRO