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BonelliDylan Dog e i nuovi orrori contemporanei

Dylan Dog e i nuovi orrori contemporanei

dylan dog 448

Se dovessimo individuare spannometricamente (ci perdonino i lettori pignoli) gli elementi caratteristici della gestione della testata Dylan Dog da parte di Barbara Baraldi rispetto a quella di Roberto Recchioni diremmo innanzitutto che, dall’appena conclusa trilogia sull’Intelligenza Artificiale, l’orrore è tornato sulla terra ferma

Il Dylan Dog di Recchioni aveva uno sguardo alto, staccato dal suolo, consapevole della finzione e confinato nello ”Spazio Profondo”, in un contesto catastrofico e futuribile – un multiverso di possibilità e di linguaggi fumettistici anche affascinanti, che talvolta cozzavano tra loro, fino ad autodistruggersi (la meteora Sclavi come grande metafora della “fine del mondo”, varco interdimensionale verso nuovi personaggi, contesti, orrori: il Pianeta dei Morti, con un DD invecchiato in mezzo a un’epidemia di zombi, l’universo di Francesco Dellamorte che si fonde con quello di DD, il giorno del giudizio che si avvera nella City londinese del villain cinico John Ghost, eccetera). 

La doppia storia Morte in Sedici Noni e Xenon! (Dylan Dog 444-445) aveva confermato la visione cosmica dello sceneggiatore, trasportando il nostro Esploratore (più che Indagatore) dell’Incubo in un Pianeta di Eros e Thanatos in cui spaventosi dèi lovecraftiani incontravano gli immaginari spaziali di Moebius e di H.R. Giger, grazie al sempre più evocativo tratto di Corrado Roi. 

Con la gestione Baraldi si ritorna invece sulla terra. O, meglio, si torna alla rassicurante familiarità della nostalgia. L’atmosfera e l’estetica del Giallo Italiano di Dario Argento e Mario Bava, costantemente rievocato sin dalle copertine (l’ultima, sempre ad opera dei fratelli Cestaro, omaggia la locandina francese di 4 mosche di velluto grigio, film di Dario Argento del 1971); i continui rimandi visivi e tematici, fin dal frontespizio, ai “primi cento” mitici numeri; il ritorno a un Dylan Dog romantico e sensibile, come quello fan favourite di Mauro Marcheselli (due riferimenti: Il lungo addio e – soprattutto – Johnny Freak). 

dylan dog 448

Un rivolgersi al passato che non trascura i problemi del presente, anzi li cavalca con astuzia per imbastire nuovi orrori contemporanei. Gli “Inferni” sclaviani vengono dunque attualizzati, nella gestione Baraldi, in non-luoghi dove i dannati hanno smesso di patire, perché in effetti non hanno più un’anima: sono loro i nuovi mostri dediti esclusivamente alla performance, senza una vita privata che vada oltre il consumo di oggetti e di esperienze, carenti di sogni e di ambizioni, totalmente condizionati dalle proprie distrazioni e dai propri mediocri desideri. Un appassionato di oggetti vintage può diventare un classico assassino seriale, con l’impermeabile e i guanti di pelle nera; mentre la Morte, ormai stanca, può mettersi al servizio di aziende che necessitano di un cambio frequente di manodopera, più efficiente e meno costosa. 

La storia di Alessandro Russo presente su Dylan Dog 448, intitolata Anatomia dell’anima, tratteggia efficacemente questo mondo post-thatcheriano che è poi il nostro, nel quale l’orrore è talmente presente da passare inosservato. Ai disegni – dopo la superba prova sullo Speciale numero 37 scritto da Alessandro Bilotta, che ha con quest’episodio più di un punto in comune – Sergio Gerasi carica il nostro Dylan Dog di romanticismo e tenerezza. Nel presente che ci tocca vivere, l’anima sembra annullarsi, l’umanità confondersi nell’efficienza della produttività.

Più che un Esploratore di mondi ci vuole un abile Indagatore, tenacemente uguale a se stesso, fedele al proprio passato e ai propri ricordi, per cogliere la follia della realtà e provare, inutilmente, a guarirla. L’Intelligenza Artificiale si realizza appieno in un mondo dove le persone sono ingranaggi di una macchina che non si può fermare mai, e i più deboli, i meno efficienti, vengono semplicemente sostituiti. Nessuno se ne accorge: tranne forse le anime più sensibili che non vogliono cedere al passare del tempo. 

dylan dog 448

Anche Dylan Dog, se vogliamo, è stato sostituito un’infinità di volte. Sempre in cerca di nuove “tirature da far paura”, di risultati degni dei tempi migliori. Così, l’esperimento già tentato nel numero 28 di Tiziano Sclavi e Ferdinando Tacconi (Lama di rasoio) si replica in grande nella Londra contemporanea dei call center e dei contratti a progetto. E chi si rifiuta di lavorare in certe condizioni semplicemente sparisce. Oppure viene “riparato” come un vecchio elettrodomestico, pronto per essere comprato di nuovo da clienti/lettori sempre più esigenti.

Questo orrore non è poi lontano da quanto evocato in scrittori paranoici come Philip K. Dick o J.G. Ballard. Anche Dylan Dog è un cacciatore di androidi, che prova a dimostrare ogni mese di non essere un androide lui stesso. Ciò che è cambiato è che l’orrore non è più qualcosa verso cui tendere, un mistero invisibile da svelare: è in mezzo a noi, terribile e inevitabile come il presente; è nascosto nell’angoscia della precarietà, nell’assenza di una prospettiva, nella morte inutile di animali innocenti, nella fine inspiegabile di un’amicizia, o di un amore. 

Il romantico Dylan Dog non riesce a capire come la ragazza di cui è innamorato non lo chiami più: ma lui stesso, ogni mese, viene ucciso e sostituito da un nuovo Dylan, pronto a innamorarsi e a spaventarci di nuovo. Nella serialità si afferma lo stesso orrore che cresce nel lavoro alienante di un call center. Per sfuggirgli, non basta rifugiarsi nello spazio profondo o in un multiverso di nuove follie. Occorre semmai indagare questa follia presente per ritrovare l’anima di Dylan Dog, e forse – soprattutto – la nostra.

Dylan Dog 448 – Anatomia dell’anima
di Alessandro Russo, Sergio Gerasi
Sergio Bonelli Ediotre, dicembre 2023
brossura, 96 pp., b/n
4,90 € (acquista online)

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