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Cyborg in the Machine

Un viaggio nelle storie di ieri e di oggi per provare a immaginare il nostro futuro. "Shock in My Town", una rubrica di Fumettologica a cura di Davide Scagni. Il martedì, ogni 15 giorni.

cybersix
Cybersix di Carlos Trillo e Carlos Meglia

Per capire, o provare almeno a circoscrivere vagamente, il concetto di “cyborg”, prima di riguardare per l’ennesima volta i Terminator di James Cameron o la quadrilogia di Matrix, dovremmo fare riferimento a un saggio del 1985, scritto da una filosofa statunitense femminista: Manifesto cyborg di Donna Haraway.

Con questo scritto illuminante e seminale, Haraway definisce le coordinate di una nuova umanità e formalizza un fenomeno che sta già avvenendo nella nostra realtà ma che facciamo ancora fatica a individuare, se non tramite appunto l’appiglio di certe narrazioni fantascientifiche, della rassicurante alterità della fiction. In effetti, ci dice Haraway, «il cyborg è un ibrido di macchina e organismo, una creatura che appartiene tanto alla realtà sociale quanto alla finzione». 

Il cyborg è una creatura di un mondo post-genere: siamo oltre il superuomo nietzschiano, siamo ben al di là del bene e del male, ma anche al di là del corpo e dello spirito, del confine tra reale e immaginario. Totalmente privo di innocenza ma lontano dai desideri del Padre che lo ha creato, il cyborg sfugge al peccato originale perché non riconosce alcun Eden da cui essere cacciato: «Non è nato nel fango e non può tornare polvere». Figlio illegittimo di una cultura patriarcale e militare, il cyborg rinuncia al Padre, non perché lo odia o lo ripudia, ma semplicemente perché ha capito che i padri sono inutili. 

Nel momento in cui il confine tra la realtà sociale – ovvero l’insieme delle relazioni sociali vissute, la costruzione politica che dà forma al mondo – e la fiction si rivela “un’illusione ottica”, il concetto di cyborg diventa dunque l’espressione più corretta del nostro stare nel mondo, del nostro essere “ibridi”, incroci teorizzati e fabbricati di macchina e organismo. L’idea di un «fantasma dentro la macchina», di un’anima separata dal corpo secondo la nota espressione di Arthur Koestler, viene superata dall’idea del cyborg. 

Chissà se Carlos Trillo nel 1991 aveva letto Donna Haraway. O, forse, da artista popolare e colto quale era, aveva solo intercettato lo spirito del tempo. In Giappone, negli stessi anni, un altro grande fumettista, Masamune Shirow, con Ghost in the Shell aveva dato forma alle medesime suggestioni nel corpo iper-tecnologizzato del Maggiore Motoko Kusanagi. Intanto, Yukito Kishiro cominciava proprio in quel periodo la cruenta ricerca di identità della sua Alita l’angelo della battaglia

Anche in Europa la stessa idea stava trovando terreno fertile nel mondo del fumetto: il superamento del superuomo, l’avvento del cyborg. Cybersix, personaggio inventato apposta per il mercato italiano da Trillo con gli splendidi disegni di Carlos Meglia, è in effetti una «fantastica creatura della notte» dalle molteplici identità, un organismo ibrido tra umano e artificiale, uomo e donna, reale e immaginario.

Creata dallo scienziato pazzo Von Reichter (a sua volta, clone di uno scienziato tedesco fuggito dalla Germania alla fine della guerra), Cybersix è l’ultimo esemplare sopravvissuto (il numero 6, appunto) di una serie di creature artificiali risultate subito particolarmente ribelli e pertanto fatte distruggere dal loro padre-creatore. Ma Cybersix, sensibile fantasma dentro un procace corpo di donna, riesce a sfuggire alla mattanza celandosi nei panni di un professore di letteratura, un certo Adrian Seidelman. 

L’identità fluida di Cybersix si riflette dunque nelle sue due anime, femminile e maschile, soggetto e oggetto, creatura e creatrice, azione e sguardo, e nelle problematiche relazioni che si sviluppano con i comprimari della serie: nel tormentato rapporto d’amore che lega Cybersix al giornalista Lucas Amato, come anche nelle acute riflessioni del professor Siedelman sulla vita e la letteratura. Esemplare espressione del concetto di cyborg, la sua esistenza è una continua mediazione tra la realtà della vita e le regole stabilite della finzione, tra il libero arbitrio e le logiche scritte della programmazione, tra anima naturale e corpo sociale, tra poesia e tecnica. 

Nel suo accidentato percorso in cerca di un’identità, Cybersix esprime quel motto di Fernando Pessoa che Adrian ama citare spesso all’amato-amico Lucas: «Il poeta è un fingitore: finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente». Realtà e rappresentazione si intrecciano caoticamente nel tormentato corpo sintetico di Cybersix. 

Ad aggiungere complessità al curriculum, Cybersix è anche il personaggio creato da un autore di fumetti, un certo Miao Yashimoto che, innamoratosi di lei, la coinvolge in avventure disegnate (tra gli altri, da gente del calibro di Eduardo Risso) che hanno parecchie affinità con le vicende da lei vissute realmente. Il personaggio si rispecchia così nei fumetti che legge, la sua “realtà” dialoga continuamente con la narrazione disegnata, creando ulteriori livelli di interpretazione. Verità e fiction si alimentano e si contraddicono a vicenda, come capita spesso nella vita. 

Per preparare una lezione, Adrian riflette su una frase di J. G. Ballard, tratta dall’introduzione al romanzo Crash: in un mondo dominato dalla fiction, compito dello scrittore è inventare la realtà. Il cyborg incarna la contaminazione, rinuncia a un’idea di innocenza originaria per costruire un corpo, anche sociale, nel quale possa sopravvivere con la sua propria identità. Il percorso di Cybersix consiste nel prendere atto della sua unicità: è questo passaggio che la renderà coscientemente viva, soggetto attivo della sua narrazione. 

Così può capitare che la fiction anticipi la realtà, tracciando casualmente il percorso che la vita seguirà. In uno dei “finti” fumetti disegnati da Yashimoto, Cybersix si trova faccia a faccia con il Padre, Von Reichter, ma decide di non ucciderlo: forse perché, come pensa quest’ultimo, è stata “programmata bene” o forse perché, fedele al Manifesto di Haraway, ha superato ogni rancore verso il suo Creatore e cancellato i vecchi, inutili schematismi del passato. Cosciente del suo essere cyborg, Cybersix ha capito che non esiste rimedio alla perduta innocenza. Fuori dall’Eden, il padre non ha alcuna importanza.

Leggi tutte le puntate di “Shock in My Town”

Leggi anche: Il caso della sparizione di milioni di euro in tavole originali di Blake e Mortimer

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