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Quando Fiorello diventò un fumetto

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La copertina di I fumetti di Fiorello 1, marzo 1995

La carriera di Fiorello è qualcosa di straordinario. Dopo gli inizi come animatore, è diventato uno dei volti più noti dello spettacolo italiano: voce radiofonica, imitatore, conduttore di programmi record di ascolti, cantante, doppiatore, presentatore televisivo, attore… Meno noto è il fatto che, a metà degli anni Novanta, sia diventato anche un fumetto, primo tassello ideale di una sua espansione crossmediale.

In quegli anni, lo showman stava vivendo «il suo primo momento d’oro», come ce l’ha descritto il produttore Claudio Cecchetto, che lo scoprì nei villaggi vacanze dove faceva l’animatore e lo portò a Radio Deejay. «Quando l’ho conosciuto come animatore del villaggio Valtur gli ho detto subito “Tu hai la stoffa per diventare l’animatore del villaggio Italia”.»

Diventato una delle voci di punta della radio, tra il 1992 e il 1994 presentò su Italia 1 Karaoke, un programma serale in cui girava le piazze d’Italia per coinvolgere il pubblico in una gara canora. Partito decisamente in sordina, nel 1993 esplose come fenomeno di costume, e con lui la notorietà del suo conduttore.

All’inizio del 1995, anche se aveva passato il testimone di Karaoke al fratello Beppe, detto “Fiorellino”, Fiorello era ovunque. Compreso il palco dell’Ariston, come concorrente del Festival di Sanremo con il brano Finalmente tu scritto dagli 883 Max Pezzali e Mauro Repetto. Per la cronaca, arrivò quinto con soli 250 punti in meno del vincitore Andrea Bocelli. Dieci giorni dopo fu invece la volta delle edicole di tutta Italia. Non in copertina a un rotocalco di moda o a una rivista musicale, ma come protagonista di una testata a lui dedicata, intitolata I fumetti di Fiorello.

I fumetti di Fiorello 2
I fumetti di Fiorello 2, maggio 1995

La casa editrice che la pubblicava, FPM Editore, era un’estensione dell’omonima agenzia pubblicitaria, un colosso del settore a Milano. La sua fondatrice, Vanna Morini Lebeau, era una donna molto nota nell’alta società milanese, travolgente e amica intima di personalità come Mara Maionchi e Maria Perego, creatrice di Topo Gigio.

Anche per questo, il best seller della casa editrice era proprio la rivista Topo Gigio, varata nel 1994, per cui disegnarono autori umoristici italiani storici come Sandro Dossi, Luciano Gatto, Umberto Manfrin e Pierluigi Sangalli, ma anche di una generazione successiva come Andrea Domestici e Giuseppe Ferrario. Nell’aprile 1995 inaugurò invece Prezzemolo, con protagonista la mascotte di Gardaland, rappresentata secondo il design di Lorenzo De Pretto, e nel novembre dello stesso anno Il giornale di Solletico, ispirato alla popolare trasmissione per ragazzi di Rai 1.

In questo parco testate per bambini, I fumetti di Fiorello avrebbe dovuto essere la rivista per lettori, o meglio lettrici, più grandi, preadolescenti o adolescenti. Fu una specie di test di gradimento, senza ancora un piano marketing definito, e rimase in edicola solo quattro mesi. Ma del resto, dichiara Cecchetto, «il fumetto, per noi, non nacque per una ragione economica, ma una artistica».

Fiorello era in fondo già «un personaggio quasi da fumetto, inconfondibile con la sua coda e le sue giacche». Non una pura operazione di marketing, quindi, più «un’operazione per il nostro divertimento. Perché aveva un sacco di fan, un sacco di richieste di merchandising e noi cercavamo di vagliare le più spiritose, le più interessanti e simpatiche. E quella ci sembrò un’operazione simpatica».

I Fumetti di Fiorello 3. La copertina richiama il programma “Non dimenticate lo spazzolino da denti”, per la gioia di uno dei principali inserzionisti della rivista, una ditta produttrice di spazzolini. 

Paola Salvadori, all’epoca caporedattrice delle testate FPM, attribuisce l’idea iniziale alla stessa Morini Lebeau: «Non più giovanissima ma in assoluto un vulcano di idee, contattò  Radio Deejay e propose la realizzazione nero su bianco di questo fumetto inatteso». Un’intuizione che precorreva i tempi, interamente basata sulla forza travolgente del protagonista: sulle copertine dei quattro numeri campeggiano altrettante foto di Fiorello, accompagnate da strilli che annunciano poster da appendere in cameretta, immancabili gadget delle riviste per adolescenti dell’epoca.

Le fotografie convivono con la caricatura dello showman creata da Carlo Peroni, disegnatore umoristico che aveva esordito addirittura nel 1948 e aveva creato personaggi come Slurp, il proprio alter ego Ispettore Perogatt, il Gianconiglio, Spugna e Zio Boris, aveva disegnato i fumetti dei Flintstones e collaborato alla creazione di Calimero. Un autore di razza, la cui opera piacque molto al team che curava l’immagine di Fiorello.

I Fumetti di Fiorello 4

«Quello che abbiamo visto ci rappresentava perfettamente» ricorda Cecchetto, che al contrario non ha memoria di processi di selezione del disegnatore o di studi del personaggio o di giri di bozze. “Buona la prima” per Peroni, probabilmente. In ogni caso, la caricatura divenne quasi una versione cartoonesca ufficiale di Fiorello. L’idea era di declinare quel design nei vari media o per il merchandising, se ce ne fosse stata la necessità. «Non fu proprio una questione di immagine coordinata. Fiorello era perfettamente rappresentato, quello che volevamo che venisse fuori era quello: Fiorello era quella cosa lì.»

Ce l’ha raccontato anche Riccardo Mazzoli, animatore e regista, che diresse lo spot del Canta Tu Video – un apparecchio domestico per il karaoke – in cui lo showman interagiva con una sua versione animata. Gli era stato mostrato il personaggio di Peroni perché ne prendesse spunto, ma «a Enrico Preziosi [fondatore di Giochi Preziosi, ditta che produceva il giocattolo, Ndr] non piaceva quello stile, perché diceva che era troppo simile a Tiramolla. Lo voleva un po’ più disneyano». Evidentemente si voleva dare uniformità tra ciò che usciva in edicola e quanto sarebbe passato in televisione. «Io ho preso quel disegno, l’ho trasformato un pochettino, l’ho arrotondato», in vari giri di bozze e disegni fino a trovare una via di mezzo che facesse contenti tutti.

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La caricatura in copertina era protagonista anche del fumetto principale della rivista, firmato sempre da Peroni. Si tratta di brevi episodi, collegati da una trama orizzontale, che mischiano il mondo della musica con la fantascienza e l’esoterico. Fiorello e Franchino, ovvero il suo manager Franchino Tuzio, sono coinvolti dalla “strafiga” (sic) Vanytha in un intreccio di viaggi nel tempo, esseri che risucchiano energie vitali e invasori dimensionali. Un mix davvero imprevedibile per una rivista-gadget dedicata a un personaggio televisivo e musicale.

Anche il tono del fumetto era bizzarro. Forse per staccarsi dai fumetti per ragazzi a cui era abituato, Peroni punteggiò le storie con blande battute a sfondo sessuale e una parvenza di turpiloquio e slang giovanile. L’effetto complessivo era decisamente stonato. Commenta al riguardo Paola Salvadori: «Arrivava in redazione una montagna di corrispondenza, cercavamo di seguire le richieste dei fan per adeguarci a uno stile che i giovanissimi dicevano di voler trovare in edicola. Ammetto che non ci convincesse del tutto. Anche in quel senso si trattava di un test: scoprivamo strada facendo il mondo in evoluzione dei più giovani e i loro gusti».

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Fiorello e Franchino in un futuro distopico. I fumetti di Fiorello 2

Più centrate nei temi risultano le altre storie a fumetti presenti negli albi, stavolta disegnate in stile realistico, in cui Fiorello viveva piccole storie di vita quotidiana tra discoteche e programmi televisivi. Gli studi del personaggio – «ho fatto tre faccine di Fiorello che sono state mandate in approvazione a Cecchetto» – erano di Andrea Da Rold, disegnatore negli anni Novanta di serie come Lazarus Ledd e Demon Hunter, che per I fumetti di Fiorello si occupava della supervisione artistica di queste storie più realistiche.

Le tavole a fumetti non erano firmate: studiando i crediti della rivista e incrociandoli con quanto ricorda il disegnatore, probabilmente i testi erano di Claudio Bruneri Fusi, creatore con Da Rold della serie di fantascienza Bad Moon. I disegni, ricorda quest’ultimo, erano stati invece affidati a una ragazza molto giovane, come si può intuire dalle tavole decisamente acerbe. Per esclusione, stando al colophon delle riviste, dovrebbero essere di Nicoletta Cerva, alias “Nicò”, che in carriera ha firmato solo un altro paio di fumetti. In compenso è interessante il fatto che le pagine siano punteggiate di cuoricini, stelline e – ovviamente – fiorellini disegnati al computer, e anche il lettering è digitale, tutto a opera della grafica Maria Cristina Longo. Una tecnica pionieristica nel 1995.

Sia in questo che nel fumetto di Peroni, gli autori evitarono accuratamente di rappresentare personaggi famosi per evitare problemi legali e di diritto d’immagine. «In attesa di capire il futuro di Fiorello, che dal Karaoke stava evolvendo attraverso la presenza a Sanremo e la conduzione di un varietà, il soggetto della trama veniva semplificato al massimo per non influenzare la percezione del personaggio reale, e scritto a braccio tagliando e ricucendo poco prima di realizzare le tavole» ricorda di nuovo Paola Salvadori. «Un po’ un delirio» ha esordito Da Rold durante la nostra telefonata, parlando del suo lavoro di supervisione dei disegni.

Il protagonista si trovò così costretto a vivere storielle senza mordente. In fondo, a chi interessano sul serio sedici pagine in cui il presentatore aiuta una ragazzina, clandestina su una nave da crociera, a ritornare dai propri genitori?

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Due tavole da “Il sosia”, da I fumetti di Fiorello 3

La stessa mancanza di progetto traspariva anche nelle rubriche, che alternavano servizi sull’autocombustione spontanea e sul volo acrobatico a contenuti su musica e spettacolo. Fu il risultato di una redazione “bicipite”, che da un lato dava spazio a collaboratori di Cecchetto e dall’altro coinvolgeva disegnatori di lungo corso grazie al direttore responsabile Duilio Biancini, che veniva dal mondo del fumetto umoristico.

Per questo, servizi su Sanremo e interviste a personaggi della scuderia di Cecchetto come gli 883, Luca Laurenti e Amadeus, a volte firmati da Marco Biondi e Manuela Doriani, si alternano a un giallo a puntate con protagonisti adolescenti, intitolato Novela Flower, scritto dal giornalista e redattore Guglielmo Duccoli e illustrato dal classicissimo pennello dell’illustratore Giuseppe Festino. A completare l’indice si trovano contenuti canonici delle riviste per ragazzi, come le vignette siglate LB (Leonardo Baldini), giochi enigmistici e apprezzatissimi test realizzati da in redazione.

La rubrica dedicata ai fotomontaggi dei lettori. I Fumetti di Fiorello 4

I fumetti di Fiorello restò in edicola per soli quattro numeri. Nonostante lo strano mix di tematiche e il fatto che non fosse chiaro il target a cui si rivolgeva, la rivista vendeva bene, e la redazione era sommersa da lettere dei fan di Fiorello. La chiusura avvenne per stanchezza delle parti coinvolte. Senza un piano solido alle spalle, in casa editrice si era costretti a correre e improvvisare, e i quattro numeri usciti furono un esperimento per saggiare la forza del personaggio. «Mancavano proprio i contenuti – ammette però a distanza di anni Paola Salvadori – e mancava lo stile. Era un Fiorello che non poteva essere un completo Fiorello.»

E aggiunge: «I tempi non erano pronti, purtroppo. Fiorello attraversava a mio avviso una fase di transizione importante». Stava abbandonando codino e giacche vistose in favore di un look più adulto, e probabilmente una caricatura che trasformava il suo vecchio personaggio in un’icona non era l’ideale. Infine era un periodo complesso per la sua immagine pubblica, per via anche della gossippata love story con Anna Falchi. 

Le pagine dedicate all’oroscopo, illustrate da Peroni e firmate da Mina: non la cantante, ma un personaggio fittizio inventato da Salvadori e Longo.

«Un peccato» dichiara ancora la caporedattrice. «Se l’avessimo fatto qualche anno prima, al tempo del Karaoke, o qualche anno dopo, quando Fiorello aveva l’immagine consolidata che conosciamo, sarebbe stato diverso.» Fu tuttavia un esperimento curioso. Un unicum editoriale per la sua epoca, un fumetto nato per il marketing di una celebrità come ce n’erano stati pochissimi in precedenza e anticipatore dei vari fumetti con protagonisti influencer, nato però forse nel momento sbagliato. «Avevo la sensazione che stessimo bruciando una carta potenzialmente vincente» commenta Paola Salvadori. «E purtroppo così è stato.»

Leggi anche: Il fumetto di Daniel Cuello per Dargen D’amico a Sanremo

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