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RubricheShock in My TownIl limite è ignoto, per Manu Larcenet

Il limite è ignoto, per Manu Larcenet

Un viaggio nelle storie di ieri e di oggi per provare a immaginare il nostro futuro. "Shock in My Town", una rubrica di Fumettologica a cura di Davide Scagni. Il martedì, ogni 15 giorni.

defunti manu larcenet avventure rocambolesche

Nella deliziosa serie delle Avventure rocambolesche (pubblicate in Italia da Coconino Press), il geniale fumettista Manu Larcenet si diverte a recuperare personaggi celebri reali o immaginari, per far loro vivere ”biografie fantastiche”, spesso assurde e surreali, sempre significative. 

L’ultimo volume della serie si intitola I defunti ed è dedicato al Milite Ignoto francese: la storia è ambientata in un mondo futuro in cui l’umanità, per essere più produttiva, ha deciso di cancellare ogni forma di arte e di divertimento e, tra le altre cose, ha rimosso anche l’idea della morte, spostando letteralmente i defunti al di fuori del mondo civile. I cimiteri sono dunque irraggiungibili, confinati in spazi oltre le mura cittadine, curati soltanto da pochi e solitari guardiani. 

Uno di questi, Ebenezer, si accorge che a un tratto i viveri che dovrebbero arrivare dal mondo civile sono interrotti. In compagnia del Milite Ignoto redivivo, compie dunque un viaggio fuori dal suo territorio, per scoprire che anche il mondo civilizzato è diventato un cimitero. Non esistono più esseri umani vivi, tutta la terra è una immensa distesa di tombe. 

Sembra di essere alla fine de Il buono, il brutto, il cattivo, quando Tuco Ramirez, ovvero Eli Wallach, al termine di un picaresco viaggio in un’America devastata dalla Guerra di Secessione, dopo aver apparentemente seminato i due rivali-coprotagonisti, si trova finalmente davanti alla tanto agognata meta: il cimitero nel quale è sepolto il tesoro che sta cercando dall’inizio del film. Ma la prateria di lapidi che si trova davanti è talmente immensa che pare impossibile trovare quella giusta. 

Quell’enorme campo attraversato da croci di legno sembra contenere tutti i morti della Guerra civile, anzi di ogni guerra che sia mai stata combattuta. Le croci riempiono lo schermo e lasciano solo un cerchio di terra libero, il centro del mondo, che diventerà il palcoscenico del triello decisivo con Clint Eastwood e Lee Van Cleef. Solo in quel ring – nel “cerchio della vita” – il film può procedere: nel fremente montaggio, scandito dalla concitata colonna sonora di Ennio Morricone, che dilata il tempo dell’attesa rappresentando il gioco di sguardi dei tre personaggi, le mani sulle pistole, i loro corpi tesi al colpo che sancirà il vincitore del triello. 

Nella maestosa gestione di questo tempo intermedio si afferma la capacità del cinema di lavorare sulle immagini per guidare in ogni singolo istante lo sguardo dello spettatore, per imporgli un ritmo e suggerire uno stato d’animo. Nel cinema, l’immagine è sempre viva, quindi immortale. Ha bisogno di movimento per conservare quell’inafferrabilità che è propria delle esistenze oltre lo schermo. L’immagine immortale vive un eterno presente che è il presente attuale dei suoi spettatori. Nel cinema la morte non è contemplata perché non rappresentabile, se non tramite il suo contrario: il cerchio in mezzo alle tombe. 

L’immagine non muore mai, nel cinema. Non osa superare il limite della propria esistenza, per lasciare posto a qualcos’altro. Oltre il cinema, c’è solo la vita che ci aspetta, al termine dei titoli di coda. Per questo motivo, i morti sono sempre viventi, come ci ha insegnato George Romero: ben saldi nel nostro presente. Anche nel film di Leone, il milite ignoto non esiste: anzi, sotto la tomba con il nome sconosciuto c’è una cassa piena di dollari. Che siano zombi o flashback, il cinema ha bisogno di immagini sane e salve per esistere

Il fumetto, invece, non deve per forza portare in vita i cadaveri. Il milite ignoto protagonista de I defunti di Larcenet non è uno zombi. Proprio come Sigmund Freud, Vincent van Gogh, Robin Hood e Attila non provavano alcun disagio nell’essere protagonisti delle precedenti Avventure rocambolesche, il Milite Ignoto non riprende esattamente “vita” per diventare fumetto. Non spiega come sia uscito dalla tomba e come faccia a interagire normalmente con il vivo Ebenezer: non ne ha bisogno. 

Il Milite Ignoto è già segno tra i segni, è già defunto tra i defunti. In questa contraddizione, che supera le classiche dicotomie testo e immagine, tempo e spazio, sta forse il fascino più grande del meccanismo del fumetto. Il fumetto guarda oltre i limiti del proprio mondo, e lo fa nell’unico modo possibile: uccidendo il segno. L’immagine del fumetto non è un’immagine che richiede attenzione, infinitamente viva nel presente, come nel cinema, ma è semmai un’immagine finita e in continua trasformazione, in cui ogni segno diventa presente solo nel momento in cui (e finché) lo si sta guardando. 

Quindi, ogni segno uccide il precedente. Ogni volta che lo guardiamo, il segno genera un altro segno che deve ucciderlo, per attualizzarsi. Ecco perché Il Milite Ignoto si trova perfettamente a suo agio, tra i segni defunti del fumetto di Larcenet. Il fumetto è immagine che muore: solo così possiamo guardare ogni sua parte come segno autonomo e, allo stesso tempo, inserito all’interno di un flusso narrativo presente. In ogni istante, l’ignoto segno militante fumettistico viene costantemente smentito dal segno successivo. Così, l’immagine è sempre eternamente viva e eternamente morente. 

Alla fine de I defunti, quando ormai Ebenezer e l’amico si rendono conto di essere le uniche presenze viventi sulla terra, guardiani di un mondo defunto, il guardiano racconta che, da ragazzo, amava passare le estati al cimitero comunale. Era il suo posto preferito, lontano dai ritmi sincopati della fastidiosa umanità: «Tutti hanno bisogno di nascondersi, qualcuno per pochi minuti, il tempo di riprendere fiato. Per altri è più lunga, perché sono soli, o non hanno scelta». Forse questa regola vale anche per il fumetto. Nella ingombrante presenza di segni e immagini in cerca della nostra attenzione, si ha bisogno talvolta di un po’ di riposo. Noi lo sappiamo: non c’è posto migliore di un fumetto per nascondersi.

Leggi tutte le puntate di “Shock in My Town”

Leggi anche: Scoperti e pubblicati i fumetti all’avanguardia di un autore sconosciuto degli anni Venti

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