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“Orion e il Buio” su Netflix è un film sul potere del racconto

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Orione è una delle costellazioni più note, perché, in virtù della sua posizione vicino all’equatore celeste, è visibile in quasi tutto il pianeta. È anche tra le costellazioni più luminose in assoluto. Il suo nome deriva da un personaggio mitologico facente parte sia della mitologia greca che romana, un gigante cacciatore. Ma Orione è anche il nome del protagonista di Orion e il Buio, film disponibile su Netflix che segna l’esordio nel lungometraggio di Sean Charmatz, che aveva diretto un paio di corti per Trolls, ma soprattutto si era occupato delle scenografie per molti titoli animati statunitensi di richiamo, da Spongebob a Dragon Trainer 3, da The Lego Movie 2 a Angry Birds – Il film.

Orion e il Buio è la storia dell’undicenne Orion, che ha paura di tutto. E questa paura gli impedisce di vivere la vita nella sua totalità, costringendolo a rinunciare a tutte le potenziali cose belle, come una gita al planetario con la scuola o l’amore per una compagna di classe. Questo almeno fino a quando non incontra Buio, che prova a dimostrargli quanto di magico ci sia nella notte.

Orion e il Buio è stato realizzato in animazione 3D con vari inserti di animazione 2D che non riguardano solo gli effetti – come ormai è prassi per buona parte dell’animazione contemporanea – ma anche intere sequenze in cui diventano strumentali e centrali. E se è vero che il film non ha la qualità tecnica di film come Elemental, in cui la precisione dei dettagli e il realismo dei materiali è in effetti strabiliante, è altrettanto vero che l’aspetto visuale ha una cura notevole

L’immagine cinematografica è, dunque, un modo per generare stupore visivo, per costruire poesia cromatica. Il character design, invece, ricorda molto quello utilizzato nelle animazioni in stop motion: i personaggi sembrano quasi pupazzi realizzati in plastilina, e questa commistione di tecniche o suggestioni è un modo per omaggiare la forza dirompente dell’animazione e delle sue innumerevoli declinazioni.

Ciò che rende Orion e il Buio un ottimo film è, però, la scrittura. Infatti, alla sceneggiatura troviamo Charlie Kaufman, che in passato ha scritto Essere John Malkovic e Il ladro di orchidee di Spike Jonze, oltre a Human Nature e Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry. Jonze e Gondry sono due registi che hanno fatto del loro cinema un modo per far dialogare l’immagine con la forza dirompente del sogno, e la scrittura e l’attitudine di Kaufman si sono sposati alla perfezione con questa propensione, che peraltro lo sceneggiatore ha mantenuto nel momento in cui è passato a dirigere i film che ha scritto. 

Sto pensando di finirla qui, tratto dal romanzo di Ian Reid, ne è la dimostrazione. E la scelta di Kaufman di usare l’animazione per esplorare ulteriormente il labile confine tra sogno e realtà, confine in cui vibra l’idea stessa di narrazione (cinematografica e non) è di certo vincente, tanto che tra i suoi film figura anche Anomalisa, realizzato in stop motion.

Orion e il Buio è un film chiaramente destinato ai più piccoli e parla di come superare le proprie paure. Questo è il primo strato tematico, al quale se ne aggiunge ben presto un altro, quello che riguarda la forza delle storie e dei racconti. Una forza creativa che ha il potere di guarire, di completare, di proiettare verso il futuro anche quando tutto appare… oscuro. In un film comunque ben scritto, ma vagamente prevedibile, appare così una svolta narrativa: facciamo un salto in avanti e scopriamo che la storia a cui stiamo assistendo è il racconto del piccolo protagonista che, una volta diventato padre, si ritrova a raccontarla alla figlia. Questo è il vero nucleo tematico di Orion e il Buio. La forza della narrazione, della storia, la possibilità di far proprie le dinamiche di un racconto, diventano l’arma con cui combattere le proprie insicurezze, con cui fare fronte alle proprie fragilità. 

Orion e il Buio è una storia dentro una storia dentro un’altra storia. E questo gioco di scatole non perde mai di vista l’obiettivo finale. Diverte gli adulti, certo, con varie citazioni (una tra tutte dedicata a Werner Herzog), ma è concentrato sul messaggio diretto ai più piccoli: non smettete di meravigliarvi attraverso le storie, siano esse film o fumetti o libri di narrativa. E non smettete mai di creare. Solo così, il mondo si salverà.

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