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RubricheAnd So What?Leggere Tex sull'Apple Vision Pro

Leggere Tex sull’Apple Vision Pro

Pensiero critico e laterale attorno a quell'incrocio molto trafficato fra cultura, tecnologia e mercato. "And So What?", una rubrica di Fumettologica a cura di Antonio Dini. Il giovedì, ogni 15 giorni.

apple vision pro tex
Antonio Dini si appresta a leggere Tex sull’Apple Vision Pro

Ho letto un numero di Tex Willer importante. Ne avevamo parlato qui, è l’inizio della fine della gioventù del protagonista, con una storia ripresa da Mauro Boselli a partire da un soggetto di Gianluigi Bonelli: La mano rossa. In pratica, come abbiamo spiegato, la sistematizzazione della vita di Tex Willer arriva al punto di svolta tra la gioventù appena accennata e la maturità che lo vede come pubblico ufficiale (ranger texano) alle prese con manigoldi, tagliagole e traditori.

La mano rossa fu la seconda storia con protagonista il cowboy texano, subito dopo Il totem misterioso, e fu pubblicata originariamente nel 1948 da Edizioni Audace, antesignana dell’attuale Sergio Bonelli Editore, prima nel formato a strisce e poi in quello di “albo bonelliamo” 16×21 (che si chiamava “gigante”).

Adesso Mauro Boselli, curatore e autore di Tex, ha riscritto quella storia e l’ha titolata Le cinque dita della Mano Rossa. Il numero 64 di Tex Willer è il primo di questa nuova epopea che è a tutti gli effetti il remake della storia originaria di fine anni Quaranta. I disegni (ottimi) sono di Marco Ghion.

Tex in the Sky

Orbene, perché questa lunga digressione su Tex Willer? Il fatto è semplice: sfruttando la possibilità di leggere le anteprime in formato digitale che vengono anticipate alla stampa da Bonelli come da altre case editrici, ho fatto un esperimento. Per alcuni giorni, grazie alla cortesia dello youtuber italiano Jakidale, ho potuto testare uno dei primissimi Apple Vision Pro arrivati in Italia. E quale fumetto volete che abbia aperto nello spazio di realtà aumentata per rilassarmi e leggere, prima con lo sfondo del mio piccolo studio casalingo e poi addirittura sulla Luna virtuale? Ovviamente l’albo numero 64 di Tex Willer, tizzoni d’inferno!

In realtà, lo premetto, mi sono poi accorto che non c’era neanche bisogno di fare tanti sforzi, perché era possibile scaricare anche l’app di Sergio Bonelli Editore dove sono disponibili gli albi di tutte le sue serie (o quasi tutte) già in formato digitale e acquistabili sia come storia singola che come abbonamento. Non ci avevo pensato in prima battuta, perché il Vision Pro, non essendo ancora distribuito in Italia, richiede un account americano, e non pensavo che lo store statunitense avesse l’app di Bonelli per iPad.

Invece è disponibile e, vista la compatibilità con il visore (anche se si perdono gli effetti 3D possibili con le app native), chiunque sia in possesso di un Apple Vision Pro si può tranquillamente dilettare nella lettura dei fumetti dell’editore milanese. Nel mio caso, ho semplicemente caricato la preview per la stampa nella app “Books”, cioè Libri, ed è iniziato il divertimento.

tex apple vision pro

Un passo indietro

Apple aveva annunciato, dopo che sono circolate indiscrezioni per anni, il suo visore per la realtà aumentata e virtuale già la scorsa estate. Il lancio era previsto per i soli Stati Uniti, anche se tra non molto arriverà anche in Europa (Italia inclusa fin da subito, forse).

A spiccare sono state tre cose: la incredibile qualità dell’esperienza sia di realtà virtuale che di realtà aumentata (che Apple ha ribattezzato “Spatial Computing” e io chiamo per semplicità XR); le dimensioni scomode con peso considerevole e batteria esterna di durata limitata; il prezzo maiuscolo, cioè 3.500 dollari per la versione “base” (con meno memoria) più tasse. Arrivare a scucire più di 4.000 dollari tasse incluse, cioè 3.700 euro, è un attimo. E sicuramente in Europa il prezzo sarà ancora più alto, tanto da far immaginare che si potrebbe partire da 4.000 euro.

Ok, queste le notizie che tutti quanti hanno avuto dopo il lancio. Il vero, grandissimo problema è che a fare la differenza non è “sapere come va” ma provarlo, semplicemente perché non si ha una esperienza a cui fare riferimento. Il miglior concorrente è l’Oculus 3 di Meta, che tuttavia gioca in un campionato completamente diverso, non solo per il prezzo molto più contenuto (attorno ai 500 euro). È un ottimo prodotto, con un sacco di titoli e una qualità complessiva molto buona ma, nonostante l’accorata difesa fatta da Mark Zuckerberg qualche giorno fa, è tutta un’altra cosa. Come paragonare ping pong e Tennis. Certo, sono due sport con palline e racchette, una rete a metà campo e due avversari che si confrontano. Ma si tratta di due sport molto diversi.

L’Apple Vision Pro ha un grande visore

Il Vision Pro mi ha fatto molta impressione. Valutandolo a prescindere dal prezzo, ma per quel che ha raggiunto come strumento, è veramente notevole. Un’esperienza trasformativa. Questo non vuol dire che occorre fare debiti per comprarselo subito: si vive benissimo senza. Tuttavia, datemi retta, quando qualcuno nel settore informatico riesce finalmente a fare qualcosa che unisce una serie di funzionalità in maniera eccellente e ineccepibile, poi è semplicemente tempo di qualche iterazione per arrivare alla perfezione o quasi.

Non a caso in queste settimane molti hanno citato, per il Vision Pro, l’esempio del primo Macintosh del 1984, che costava in Italia 10 milioni di lire e aveva pochissima memoria, oltre a mancare dell’hard disk. Oppure del primo iPhone, che da noi non è mai arrivato, e non aveva né app store né funzioni base dei telefoni dell’epoca come la connettività 3G (era solo Gsm-Edge) o, nel software, la capacità di fare copia e incolla.

Tutto questo per dire che il Vision Pro è certamente un prodotto “ruvido” ed estremamente costoso. È grosso, decisamente pesante, con il fiato corto per la batteria (Apple la dà per due ore minimo e io l’ho sistematicamente utilizzata più o meno per più di due, ma meno di tre, prima di doverla ricaricare) e costa un botto. Inoltre il software è ancora in via di sviluppo, con limitazioni varie (mancano alcuni degli ambienti 3D, non si possono personalizzare neanche le icone delle app sostandole).

Però quel che fa, a partire dal tracking degli occhi e delle mani, è semplicemente magico. E ve lo dice uno che ha usato tutti i visori di Meta e li apprezza molto. Ma è come passare dal cinema muto a manovella all’Imax.

A cosa serve L’Apple Vision Pro?

Al lancio dell’Apple Watch, Apple non aveva trovato una quadra per indicare quale fosse il suo utilizzo migliore (con il Mac, l’iPod, l’iPhone e l’iPad c’era invece riuscita perfettamente). Nonostante questo, l’Apple Watch ha preso quota, e oggi chi lo usa sa benissimo quali sono i suoi punti di forza e a quali bisogni risponde in maniera ottima.

Allo stesso modo, il lancio del Vision Pro è stato il lancio di un visore “buono per tutte le stagioni”. Ci giochi e ci guardi i film, ci lavori e ci fai cose incredibili come la gestione delle operazioni di alta chirurgia cranica (è una delle demo fatta) oppure smonti motori e altri marchingegni virtuali, studi l’anatomia “da dentro” e via dicendo.

Le limitazioni nell’uso del Vision Pro sono tante: il campo visivo è ristretto e dà una sensazione di guardare il mondo con un binocolo. La stanchezza arriva piuttosto rapidamente, passato il primo entusiasmo. A seconda della forma della vostra testa, della qualità della vostra vista (ci sono gli aggiuntivi ottici di Zeiss) e della tonicità dei muscoli del vostro collo, può affaticarvi un bel po’. Ci sono commentatori che hanno tirato fuori liste infinite di cose che non vanno, perfettamente plausibili e anzi da sottoscrivere. Il punto però è che non è questo il punto.

Tutto attorno a noi

L’Apple Vision Pro per me è stata innanzitutto una sorpresa: per la prima volta una XR realmente coinvolgente e credibile, con una “fisica” coerente e tosta. Posso lasciare finestre aperte nello spazio in altre stanze, spostarmi e ritornare ritrovandole esattamente dove le avevo messe. “Azzecca” tutti i movimenti delle mie mani. Modifica la luce in maniera subdola. E poi immerge in splendidi ambienti spaziali (Apple non li ha ancora presentati tutti: ne mancano un paio). C’è poco o nessun movimento al loro interno, e non saranno come gli sfondi del telefono che basta scaricare un’immagine per avere già un bell’effetto, anche se sarebbe meraviglioso poter riprendere un posto amato e trasformarlo in un ambiente persistente.

I video sono straordinari, per merito del suono avvolgente e della qualità degli schermi 4K (due, uno per occhio), oltre che della resa solidissima della stabilità del dispositivo quando ci si muove. I giochi sono carini e in alcuni casi notevoli. Alcune app davvero spettacolari. Come ha osservato un mio amico a cui l’ho fatto provare, quella per la meditazione farà fallire gli psicoterapeuti, perché basta metterselo e rasserenarsi meditando.

Ci sono momenti straordinari, e sta a ognuno di noi trovare qual è quello che ci emoziona di più, perché ci sono tante possibilità diverse. Come ho già scritto in una recensione più strutturata, a me ha emozionato moltissimo mettere lo sfondo della Luna, che ti trasporta sul nostro satellite e porta a compimento il sogno di bambino di molti di noi di diventare astronauti. Non vedo l’ora che facciano anche altri pianeti e satelliti del nostro sistema solare.

Apple Vision Pro e Tex Willer

tex apple vision pro

E arriviamo a quello per cui mi sono messo a scrivere: Tex. Ma vi garantisco che vale per qualsiasi altro fumetto, anche se non ho sufficienti versioni digitali per fare una panoramica realmente completa.

Seduto sulla mia poltrona da lettura, con un po’ di schermi virtuali che galleggiano discreti al limite del mio campo visivo (l’orologio, una chat, un player musicale), alternando tra la mia fortezza della solitudine lunare e l’ambiente di casa mia con i bambini che passano sullo sfondo, ho trasformato l’esperienza di lettura di un albo di Tex in qualcosa di per me incredibile.

Intanto, la fisicità: poter agganciare con le mani e spostare nello spazio l’albo, ingrandendolo o rimpicciolendolo con una definizione pazzesca che consente di apprezzare il tratto di Ghion come se all’improvviso avessi venti decimi e la miglior luce del mondo. Poi, la rapidità e fluidità di funzionamento. E la comodità di alzare verso il soffitto le pagine, che si angolano per essere sempre perpendicolari rispetto alla direzione del mio sguardo. Cosa che permette di rilassare la testa all’indietro, appoggiati alla comoda spalliera (o a un cuscino del letto, perché no) e leggere in totale relax.

Sarà faticoso alzare la mano e spostare con la punta del dito, oppure tenerla vicina al corpo e con la mossa del “pizzico” agganciare la pagina e farla scorrere? No, ve lo garantisco. È molto meno scomodo che non tenere l’albo in mano.

Ergonomia del digitale

tex apple vision pro

Mi si potrà dire: ci sono altri modi di vedere i fumetti in digitale. Sul computer, certamente. O sull’iPad. O magari su un Kindle o uno dei nuovi lettori eInk a colori. Certo, risponderò io. Però qui parliamo di una cosa completamente diversa. Qui lo schermo è come lo vogliamo noi: un piccolo francobollo di lato, magari per leggere accanto a una videochiamata con FaceTime o con le altre app per i videomeeting. Oppure un maxischermo da più di 100 pollici. Lontano o vicino, vicinissimo, enorme.

Lo schermo, insomma, diventa quello che voglio io. E vi garantisco che si possono cominciare a sperimentare cose notevoli che entrano a toccare il nostro rapporto con la lettura. I libri e gli albi dei fumetti hanno una loro ergonomia che da un paio di secoli è diventata, grazie alla diffusione della stampa, un patrimonio comunque. Ma non confonderei l’ergonomia dei volumi e degli albi rilegati con la loro fisicità.

Intendo dire: certo che un albo a fumetti è meglio di un pdf sul computer. Lo posso toccare, lo posso manipolare, soppesare, ruotare, apprezzare e infine leggere scorrendolo. Sul computer è tutto più distante e freddo. La vera comodità è che posso avere con me una infinità di libri e fumetti con un apparecchio decisamente snello. Le criticità sono invece la risoluzione, la dimensione dello schermo, l’ergonomia ridotta ai minimi termini.

Ora che ce l’hai, guarda che ci fai

Ecco, l’Apple Vision Pro apre la porta a una soluzione per questi problemi. Lo schermo è limitato dal campo visivo e può diventare gigantesco o super dettagliato, a seconda della dimensione e della distanza dal mio volto in cui scelgo di metterlo perché posso non solo ingrandirlo ma anche spostarlo vicino o lontano nello spazio. E questo risolve anche metà dei problemi di ergonomia.

Adesso, con un po’ di fantasia, arriverà anche uno sfogliatore di fumetti e libri pensato per funzionare nello spazio tridimensionale, con un dispositivo che non solo “piazza” le cose nell’ambiente in maniera solida e coerente, ma che mappa anche con grandissima precisione le mani e permette di usarle per far correre ad esempio i cursori di una app da DJ oppure mettere assieme le componenti tridimensionali di un puzzle coinvolgente.

E, a quel punto, come si dice: partita, gioco, incontro. Preparatevi a leggere i vostri fumetti preferiti nella realtà aumentata dal digitale, sovrapposti alla realtà analogica e atomica. Posso garantirvi che è un’esperienza che amerete fare.

Leggi tutte le puntate di And So What?

Leggi anche: Il mercato della nostalgia. Come svendere l’infanzia e vivere felici

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