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Mondi POPAnimazione"Kung Fu Panda 4": Lo SKADOOSH risuona ancora

“Kung Fu Panda 4”: Lo SKADOOSH risuona ancora

di Gianluca De Angelis

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C’è un’intera generazione cresciuta con i primi tre film di Kung Fu Panda, storica saga di DreamWorks Animation che aveva visto una battuta d’arresto dopo il terzo capitolo, uscito quasi 8 anni fa. E, ormai, è inevitabile che anche quella generazione sia cresciuta: ma non solo quella, perché in questo quarto capitolo a crescere è lo stesso protagonista, Po.

Il tanto “pacioccoso” quanto indomabile panda-guerriero, infatti, in questa nuova avventura si trova anche lui a fare i conti con un senso di responsabilità più maturo, passando da impavido combattente a vero maestro e punto di riferimento, la cui più grande sfida sarà quella di lasciare andare il passato, passando il testimone alle nuove generazioni.

La storia di Kung Fu Panda 4 ha inizio, infatti, proprio con il maestro Shifu che sprona il nostro Po – anche questa volta doppiato da un Fabio Volo che riesce ad aumentare il senso di tenera ingenuità rispetto alla controparte più agguerrita della versione originale di Jack Black – a dover scegliere il nuovo Guerriero Dragone che gli succederà.

Il cambiamento, anche se inizialmente rifuggito, arriverà soprattutto quando nella vita della serena quotidianità della Valle della Pace irromperà Zhen, una volpe grigia ladra. Lei, dopotutto, sembra essere il solo mezzo per sconfiggere la nuova minaccia della temibile “Camaleonte”, una potente maga che intende impadronirsi del mondo riesumando anche il ricordo di vecchi nemici del passato.

Il film arriva dopo un momento di impasse di DreamWorks Animation, che nel 2023 aveva visto approdare al cinema i deludenti Ruby Gillman e Trolls 3, e dopo un passaggio di consegne produttivo. Alla fine il progetto è stato lasciato nelle mani di Mike Mitchell (Z la formica, Shrek 2, Shrek Terzo, Mostri contro Alieni) e dell’esordiente Stephenie Ma Stine. E, nonostante il film non spicchi di certo per particolare originalità né tantomeno per indispensabilità, Kung Fu Panda 4 si rivela essere un buon prodotto d’animazione, con vette tecniche ancora una volta di alto livello e una storia divertente che intrattiene e che regala anche diversi momenti da ricordare.

La pellicola scorre per tutta la sua durata alternando momenti divertenti e siparietti simpatici (anche molto riusciti) alle ormai consuete sequenze d’azione spettacolari. Come nei precedenti capitolo della saga, queste ultime colpiscono ancora una volta per la maestria delle coreografie e per la spettacolarità dei movimenti, ma anche per la bellezza degli sfondi e delle ambientazioni, dal design dettagliatissimo e particolarmente ispirato. 

Una formula vincente già vista, certo, ma che è bello ritrovare sul grande schermo a distanza di così tanti anni, in un caleidoscopio colorato e dal sapore familiare, pregno di avventura, che riesce a risultare appagante tanto per un pubblico più giovane quanto per uno più adulto. Questo perché qui si va a parlare non solo di eroismo e di scontri, ma anche della responsabilità che arriva insieme ai poteri più grandi, in quella che è forse l’avventura più importante di tutte: crescere.

Nonostante la sottotrama dei padri di Po (il Signor Ping e Li Shan) sia uno degli aspetti più divertenti del film, qui i Cinque Cicloni sono praticamente assenti per quasi tutta la durata del film. La sfida principale di Po è quella di fare i conti in primis con se stesso, con le proprie paure e con i propri dubbi, affrontando un nemico che riporta a galla le grandi battaglie del passato, da un punto di vista sia empirico che fisico.

La piccola ma terribile Camaleonte, infatti, oltre ad avere un design eccellente, è anche un escamotage narrativo ottimo per “ritrovare” diversi personaggi storici della saga: essendo camaleonte di nome e di fatto, la sua abilità è quella di rubare le conoscenze di diversi combattenti, assumendone una versione distorta e decisamente mostruosa. E le sequenze di trasformazione sono molto ben riuscite, con un frame-rate che cambia nelle fasi di transizione tra uno stadio e l’altro, in quello che è senza dubbio il guizzo tecnico più interessante del film.

Nonostante quindi Kung Fu Panda 4 giochi tutte le carte più facili, senza sforzarsi di scombinare un po’ gli schemi preimpostati e optando invece per una struttura già vista e ampiamente consolidata, questo viaggio più personale e intimo nelle motivazioni di Po riesce a essere allo stesso tempo una chiusa perfetta delle avventure del panda e un’ipotetica apertura per un nuovo ciclo, che tocca le corde giuste e che potrebbe fungere da ponte transgenerazionale attirando anche un nuovo pubblico di bambini. 

Attraverso un’animazione estremamente fluida e sequenze d’azione spettacolari, questo quarto capitolo è un buon prodotto d’animazione che mette in evidenza la perseveranza, la fiducia in se stessi e il riuscire a lasciare indietro gli errori del passato e che fa dimostra come anche i più grandi leader abbiano sempre bisogno di empatia, consigli e umiltà. Senza aver mai paura di cambiare, né di trovare una nuova versione di se stessi in tutti i nuovi ruoli che ci si ritroverà a ricoprire nel corso della vita. A volte migliore, a volte peggiore, ma sempre vera: anche quando arriva dai cambiamenti più inaspettati.

Leggi anche: “Midnight”, il film ispirato al manga di Tezuka, girato con l’iPhone da Takashi Miike

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