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Mondi POPAnimazione"Sand Land" è un ritorno alle origini per Akira Toriyama

“Sand Land” è un ritorno alle origini per Akira Toriyama

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Sand Land è il lavoro più recente di Akira Toriyama, l’autore di Dragon Ball, e guardarlo a pochi giorni dalla sua morte trasforma l’esperienza della visione in un misto di amarezza e gratitudine. Perché in Sand Land si percepisce il Toriyama delle origini, quello che non era ancora all’apice del successo e che quindi non era dovuto scendere a compromessi con il mercato e con ciò che era diventato in termini massmediali.

Sand Land si svolge in un mondo post-apocalittico in cui l’acqua è ormai una risorsa rara e preziosa. Una landa desolata in cui le persone cercano di sopravvivere come possono, mentre il sistema politico è retto da un Re che, come si scoprirà ben presto, nasconde qualcosa. Questo fino a quando Rao decide di andare alla ricerca della misteriosa sorgente d’acqua con l’aiuto del principe dei demoni Belzebub e del suo aiutante Thief.

La storia produttiva e creativa di Sand Land ha avuto inizio molto tempo fa e attraversato diverse fasi. La storia nacque come manga pubblicato su Weekly Shonen Jump di Shueisha nel 2000. Toriyama scelse di lavorare senza editor o collaboratori, accentrando su di sé tutta la lavorazione creativa. Il risultato fu proprio un ritorno alle origini, dove lo slapstick si mescolava a urgenze tematiche di stampo sociale. 

Successivamente, Sand Land è diventato un videogioco e un film animato: è proprio da quest’ultimo che sono state tratte le prime sette puntate della serie animata ora disponibile su Disney+. La novità è che, a partire dall’ottava puntata e fino alla tredicesima, ci troveremo davanti a un arco narrativo inedito, con nuovi personaggi.

Da un punto di vista tecnico, Sand Land propone un’animazione dei personaggi in cell shading, una tecnica in 3D che simula il 2D. È un modo di animare i personaggi che sta prendendo sempre più piede negli anime nipponici, con risultati altalenanti. The First Slam Dunk e Heavenly Delusion sono esempi recenti piuttosto riusciti. 

Se il character design è intrinsecamente legato all’immaginario di Toriyama che ben conosciamo – con Belzebub che esteticamente richiama molto Dragon Ball, a metà strada tra un Super Saiyan e Majin Bu – i fondali fatti di deserti ricordano più alcune serie di ambientazione postapocalittica, Ken il guerriero in primis. Insomma, chi si addentra nella visione di Sand Land si ritroverà appieno nell’universo estetico e immaginifico di Toriyama, che del resto ha contribuito alla sua realizzazione in modo attivo. 

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Quel che più convince, però, è la secca presa di distanza da quelle dinamiche narrative che hanno fatto la fortuna del mangaka e in particolare di Dragon Ball, ossia la sequela di combattimenti e scontri. Che qui non mancano, ma che sono funzionali a uno sviluppo narrativo totalmente diverso nel tono e nell’approccio. 

A emergere, infatti, è il primo Akira Toriyama. C’è il tema del viaggio come scoperta di sé e del mondo, come strumento di crescita e apprendimento. C’è un profondo senso per l’avventura, scandita dalle situazioni assurde in cui i protagonisti si ritrovano. C’è, come si diceva, uno humor un po’ demenziale che attraversa tutta la narrazione e al quale si alternano momenti più drammatici: l’equilibrio fra le due parti è miracoloso, il che rende la serie né troppo leggera né troppo pesante.

C’è poi il design ben riuscito dei mostri (un ritorno a Dragon Quest) e soprattutto dei mezzi militari. Il carro armato, che sul fronte narrativo ha un peso specifico non indifferente, è insindacabilmente “toriyamiano”, con quelle sue forme arrotondate, quelle linee così particolari, quella struttura studiata nei dettagli.

C’è, infine, tutto il sottotesto legato all’emergenza climatica, al rispetto del mondo in cui viviamo, ma anche alla spietata strumentalizzazione politica di certe situazioni ecologiste. Una vena politica vagamente critica, che fa emergere il portato etico-morale delle storie di Akira Toriyama.

Sand Land è, insomma, un modo per (ri)scoprire gli amori, le passioni e le direttrici concettuali di un gigante del fumetto e dell’animazione. Una serie che, pur rimanendo su un piano più semplice e meno stratificato, sottolinea ulteriormente l’importanza che l’autore ha avuto per questi due settori.

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